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In modo buffo verso il baratro

maggio 26, 2010

Il premio Nobel analizza la situazione tragica dell’Italia. Ecco il testo dell’intervento al Festival del Giornalismo d’Inchiesta di Marsala

di Dario Fo da “Il Fatto

1 L’Italia oggi.

Che paese è oggi l’Italia? Per capire dove siamo e dove siamo arrivati, bisognerebbe andare indietro e ricordare il valore, il significato delle cose che sono avvenute in Italia nei secoli passati. A partire dal Medioevo. La nascita di uno dei fenomeni più importanti della coscienza umana, che sono i comuni. Noi abbiamo inventato un modo collettivo di giustizia, che nel mondo si studia ancora oggi. E poi c’è stato l’Umanesimo: straordinario valore e poi grandi pittori, grandi scienziati, grandi scopritori; e tutta la scienza che è venuta avanti, l’invenzione, la poesia, lo scrivere. Abbiamo inondato di opere tutto il mondo intiero. Poi c’è stato il momento di un silenzio pericoloso, a parte che il Settecento italiano è anche importante. È il tempo dei Lumi, e anche noi abbiamo partecipato. Da lì abbiamo fatto una calata incredibile: siamo arrivati anche al Fascismo, siamo arrivati anche a fondare l’Italia, ad affondarla anche; siamo risaliti. Finita la guerra, io devo dire che, l’ultima guerra, un’aria straordinaria, di impegno, di convinzione al fare, al realizzare, al cambiare, all’inventare una vita. E tutti quanti ci siamo dati come pazzi al gioco e alla gioia di realizzare questo mondo diverso. Tutti quanti, veramente tutti quanti, dagli operai, ai contadini, alle donne. Siamo stati la meraviglia del mondo, perché nessuno ha avuto un ritmo di rinascita così imponente e importante. Poi ecco che la politica, il furto, lo scanno, il derubare e il distruggere è stato all’ordine del giorno. Naturalmente il governo non dice, non accetta, anche quando viene preso con le mani nel sacco (come in questi giorni, con tutti i ministri che dovrebbero essere cacciati via a pedate), che naturalmente continua a minimizzare, dice: “No, non siamo al momento della strage finale, ma no! Non è il tempo di vent’anni fa, quando andavano in galera, uno dopo l’altro: ministri, deputati, ecc. ecc. Mani Pulite non c’entra niente.” E invece siamo dentro. Non volere accettare, non vedere che siamo in un momento tragico, proprio come quello di Mani Pulite, forse anche peggio, è un’incoscienza, soprattutto in un momento come questo. Con la crisi che ci viene addosso. Con gli operai che non trovano più lavoro. Con la gente che si sbatte giorno per giorno. Con le scuole che non funzionano, con il traffico che non funziona, con questa aria intasata, con questa mancanza di rispetto anche per la vita dei bambini, dei vecchi etc. etc. Stiamo andando verso un bel baratro. Ora è un pessimismo. Io sono felice di essere pessimista. Perché il pessimista è quello, a differenza dell’ottimista cosiddetto, che guarda le cose, che va a fondo. Non si accontenta della speranza, anzi, non vuol sentire parlare di “speranza”, ma di fatti veri, reali, di progressione, di trasformazione. Continuo. Io sono pessimista, perché voglio veramente l’Ottimo. (more…)

Intervista a Dario Fo

agosto 29, 2009

imagesBoris Sollazzo
Dario Fo lo troviamo ad Alcatraz. Tranquilli, non lo hanno (ancora) rinchiuso, il suo teatro politico non è diventato così inviso al Potere da costringere il nostro più grande attore e teatrante in una cella d’isolamento. L’Alcatraz di cui parliamo è il paradiso ideale dove molti di noi vorrebbero stare, quella libera università del figlio Jacopo che rappresenta un esempio di ideali di progresso sostenibile portati nella realtà (per saperne di più iscrivetevi al suo esilarante e geniale blog). Ha appena concluso una lezione per gli alunni di Stefano Benni, è già in fibrillazione per lo spettacolo Da Giotto a Mistero buffo (mix tra l’ultimo lavoro e quello più famoso) che lo vedrà mattatore il 1° settembre nella Piazza Grande di Gubbio. (more…)

“Giù le mani da Giotto”. Il vescovo caccia Dario Fo

giugno 30, 2009

imagesIl Nobel lo ritiene troppo giovane per aver dipinto gli affreschi di Assisi. Il prelato: no allo show

ALESSANDRA CRISTOFANI
ASSISI (Perugia)
Giotto non si tocca. Parola di vescovo. Monsignor Domenico Sorrentino, presule delle 63 parrocchie di Assisi, lo ha detto a chiare lettere. Poco importa se Dario Fo è un premio Nobel. Lui, pastore di oltre ottantamila anime, all’artista ha consigliato di cambiar aria, di portare altrove lo spettacolo «Giotto o non Giotto?», che avrebbe dovuto andare in scena nella piazza davanti alla basilica superiore di Assisi. Perché il veto? Qualche motivo di natura religiosa, neppure troppo sorprendente in un autore come Fo, mai troppo tenero con il clero? Tutt’altro: a irritare il vescovo Sorrentino è il contenuto «culturale» del monologo, nel quale Fo afferma che gli affreschi della basilica con le storie di San Francesco non sono attribuibili a Giotto come vorrebbe la tradizione. (more…)