Posts Tagged ‘ebraismo’

Freud e l’ebraismo, un rapporto da psicanalizzare

novembre 4, 2011

Lucetta Scaraffia per “L’Osservatore Romano

Il rapporto fra scienza e religione ha una lunga storia e una complessità che spesso non viene riconosciuta dai molti che insistono nel separarle, per quello che ritengono il bene della ricerca scientifica. «La religione è una cattiva scienza», scrive Richard Dawkins, riproponendo una ostilità che caratterizza da secoli gli atei scientisti. Proprio per questo scienziati, filosofi e scrittori hanno molto riflettuto al proposito nel corso del Novecento, con risultati diversi ma sempre stimolanti. In particolare, negli ultimi anni ci sono stati dei significativi ritorni sul tema, centrati intorno alla figura emblematica di Sigmund Freud.

Nel 1899 esce uno dei libri che avranno più importanza nella trasformazione della cultura contemporanea, L’interpretazione dei sogni di Freud, e da questa data si fa iniziare la psicanalisi. Ma non è stato tutto semplice e immediato: la storia del testo è complessa (come rivelano le otto edizioni fra il 1899 e il 1930) e attesta un interscambio ininterrotto tra l’autore e i lettori (colleghi, pazienti, critici, seguaci) che ne trasforma decisamente il carattere iniziale, attutendone in parte la potenzialità rivoluzionaria. La prima edizione dell’opera, infatti, si presentava come un evento irripetibile: l’autoanalisi di Freud, che analizzava i propri sogni per spiegare il suo nuovo metodo di cura, proponendo così il coinvolgimento diretto del medico curante come fattore fondamentale per garantire la riuscita della terapia. Lyda Marinelli e Andreas Mayer (Sognare a libro aperto. L’interpretazione dei sogni di Freud e la storia del movimento psicoanalitico, 2010) ricostruiscono la galassia di rapporti che si crearono intorno a Freud dopo l’uscita del libro: molti intervennero per suggerire modifiche o aggiunte nelle edizioni successive, fino a divenire coautori, come Otto Rank e Sandor Ferenczi. Discussioni che con Adler, Stekel e Jung si trasformarono in furiose polemiche.

In una prima fase (1899-1909) il libro venne utilizzato soprattutto come un manuale di metodologia psicanalitica, e i lettori spesso descrissero a Freud i propri sogni per avviare analisi epistolari. Fu subito evidente, però, che non bastava la sola lettura del libro a garantire una buona autoanalisi, ma era indispensabile un contatto personale con l’autore. Ciò non impedì comunque il diffondersi di una cultura interpretativa estranea alla medicina, fatta di psicologia spicciola e chiacchiere da salotto, che portò anche a interpretazioni scherzose.

La seconda fase (1909-1918) coincise con la nascita dell’Associazione psicoanalitica internazionale, quando (con un lavoro collettivo che si rivelò laboratorio di gravi conflittualità) Freud cercò di rafforzare la tesi del libro integrandolo con un repertorio di simboli. Al materiale analitico del medico e dei pazienti si aggiunse quindi materiale «impersonale» che avrebbe dovuto spostare la discussione su un nuovo terreno, quello del mito, della storia, della letteratura. Fra il 1909 e il 1914 l’interpretazione dei sogni divenne la sede del confronto critico fra il maestro e i suoi allievi, portando a laceranti rotture, ma anche alla definizione di concetti base della psicanalisi: come il complesso di Edipo e la rimozione, che sottobanco incoraggiò la tendenza a vedere ogni forma di critica alla psicoanalisi come una resistenza.

Infine, nella terza fase (1919-1930) il libro assunse il ruolo di documento storico, di cui Freud cercò di riprendere il controllo: nel 1925 ripropose, infatti, una ristampa della prima edizione, cioè solo il testo scritto da lui e relativo alla sua autoanalisi.

Rimase aperta la questione delle radici religiose del metodo psicanalitico, problema che nasceva dall’analisi del sistema di simboli di riferimento a cui attingevano i sogni esaminati. Su questo si aprì il conflitto con Jung e la scuola di Zurigo, che tendeva ad attribuire importanza all’appartenenza religiosa del sognatore, inducendo così a una presa di posizione morale e religiosa dell’interprete del sogno. Il confronto serrato fra il gruppo di Zurigo e quello di Vienna prese quindi la forma non solo di due stili analitici diversi, ma di confronto fra cultura ebraica e cultura cristiana.

Freud, che pure era circondato da seguaci ebrei e aveva pazienti quasi solo ebrei, preferiva negare ogni parentela fra cultura ebraica e psicanalisi, preoccupato di fare di questa nuova disciplina una scienza universale valida per tutti. «Volete farmi passare per un volgare kabbalista?» risponde al collega Sandor Ferenczi, che vorrebbe fargli interpretare un sogno dal carattere marcatamente ebraico, nel libro di Tom Keve Triad (tradotto in italiano nel 2005).

Il tema del profondo legame intellettuale tra Freud e la sua cultura originaria è uno dei fili portanti di questo romanzo filosofico complesso e fascinoso. Il libro inizia con il viaggio che Freud, Jung e Ferenzci fanno nel 1909 negli Stati Uniti e pone subito il problema del rapporto del maestro con il discepolo cristiano, il delfino designato Jung, e con il correligionario Ferenzci. Davanti a Freud, che rifiuta ogni contaminazione della psicanalisi con la tradizione religiosa, sia Ferenczi, da parte ebraica, sia Jung, da quella cristiana, si rendono conto che questa rimozione è impossibile: «I sogni e la loro interpretazione sono la più antica forma di comunione con Dio. E questa comunione con Dio a immagine di quale uomo è fatta? È guardare nella profondità di se stessi. Introspezione. Investigazione dell’anima umana, niente altro. L’importanza dei numeri, della gematria, i giochi di parole, la Temurah, la libera associazione, tutto è là». (more…)

La repubblica ? Nasce dalla Bibbia

settembre 12, 2010

Nell’articolo: Nel primitivo Stato degli ebrei, potere politico e potere religioso erano uniti. Bene, si dirà, proprio il contrario della concezione moderna, ma – e qui sta il “trucco” di Nelson – una simile unione funzionava solo poiché i detentori del potere civile (prima i Giudici, poi i Re e alla fine il Sinedrio) avevano anche potere religioso. Questo significa che non c’era presso gli ebrei un’autorità religiosa autonoma; pertanto, quello che potrebbe sembrare un modello teocratico per eccellenza, limitava gli interventi delle autorità in materia di fede solo a ciò che toccava il bene comune, lasciando libere le coscienze e i cuori

Giulio Busi per “Il Sole 24 Ore”

«Religione e politica non sono forse la stessa cosa? ». Agli inizi dell’Ottocento, quando quell’inguaribile testa calda di William Blake poneva questa domanda ai (pochissimi) lettori del suo Jerusalem, la frase aveva ormai un valore soprattutto provocatorio. Erano quasi due secoli che gli intellettuali europei si scagliavano contro la vecchia alleanza tra Stato e Religione, e le rivoluzioni settecentesche avevano sancito la separazione tra i due domini. Il distacco tra cosa pubblica e istituzione di fede è generalmente considerato il risultato di un lento cammino di laicizzazione della società occidentale. In un nuovo libro, destinato a far discutere, Eric Nelson dell’Università di Harvard prova a smontare questa vulgata e per farlo non esita a gettare nella mischia pii teologi protestanti del Seicento e, cosa ancora più inaspettata, un bel numero di rabbini tradizionalisti. (more…)

Il paradosso delle sinagoghe costruite sempre da non ebrei

agosto 30, 2010

Nell’articolo: Più tardi, nel XVI secolo, la Chiesa vietò la presenza, in ogni ghetto, di più di una sinagoga. Nel ghetto di Roma cinque sinagoghe di diverso rito furono così accorpate in un unico edificio, le Cinque Scole […..] A Roma, nella demolizione del ghetto attuata a fine Ottocento, anche l’edificio delle Cinque Scole, già danneggiato da un incendio, fu demolito e il nuovo Tempio, alto e solenne, ideato dagli architetti Vincenzo Costa e Osvaldo Armanni, anch’essi non  ebrei,  si  inaugurò solennemente nel 1904 alla presenza delle autorità dello Stato italiano, a indicare simbolicamente la raggiunta uguaglianza

Anna Foa per “L’Osservatore Romano

In occasione della giornata europea della cultura ebraica, che si terrà domenica 5 settembre, le sinagoghe di tutte le comunità italiane saranno aperte al pubblico. In quest’occasione, sarà anche riaperta, dopo essere stata chiusa per restauri, la sinagoga ottocentesca di Sabbioneta, dipendente dalla comunità di Mantova. Le sinagoghe sono numerosissime sul territorio italiano:  sinagoghe normalmente usate nel culto; sinagoghe di comunità quasi scomparse, di fatto trasformate in musei; antiche sinagoghe riportate alla luce. E dato che la giornata di quest’anno è dedicata ai rapporti tra l’ebraismo e l’arte, vorremmo fermare la nostra attenzione non solo sulle sinagoghe e sulla loro storia, ma anche sull’architettura sinagogale. La sinagoga non è, per l’ebraismo, uno spazio sacro, e questa è forse la più grande delle differenze esistenti tra una sinagoga e una chiesa. Essa è un luogo di preghiera pubblica e di studio, e nel passato anche un luogo di riunione comunitaria. (more…)

Da Abramo di Ur ad Abraham Geiger

agosto 18, 2010

L’opera di Karl Erich Grözinger sul pensiero ebraico nei secoli

Nell’articolo: Inoltre, nel trattare la Cabala egli pone il padre della ricerca moderna sulla Cabala, Gershom Sholem, come il “patrono del suo libro”, per dirla con le parole di Thomas Mayer. Sholem, che era radicato pienamente nella tradizione filologica tedesca compì uno sforzo enorme per razionalizzare il pensiero mistico nella Cabala; come già disse Amleto “c’è del metodo in questa follia”. Gli allievi di Sholem, Josef Dan e Moshe Idel non rimasero sempre fedeli agli insegnamenti del loro maestro, ma esposero le molte facce del pensiero mistico a discapito di una Cabala troppo razionalizzata. L’impresa di Grözinger è stata di integrare entrambe le tendenze

Mordechay Lewy per “L’Osservatore Romano

Nell’era del taglia e incolla, non siamo più tanto abituati ad affrontare l’opera genuina di uno studioso che illustra un intero campo della conoscenza quale è il pensiero ebraico nei secoli. L’opus magnum di Grözinger (Karl Erich Grözinger, Jüdisches Denken – Theologie, Philosophie Mystik, 3 volumi, Francoforte, Campus, 2004-2009, pagine 2249, euro 74) è un raro caso di erudizione e di mente innovativa che oggigiorno è raggiungibile quasi esclusivamente attraverso il lavoro di una squadra di studiosi. Si tratta, infatti, di un tour de force di storia intellettuale, da Abramo il Patriarca ad Abraham Geiger e Hermann Cohen:  i tre volumi comprendono 2249 pagine con 6961 note a pie’ di pagina. Karl Erich Grözinger, professore emerito di storia delle religioni e di studi ebraici alla Potsdam University, è fluente in ebraico e molto preparato nelle relative fonti e nella letteratura secondaria. Ciò che lo rende una rarità è che non è limitato ad un campo, ovvero il suo background luterano, ma mette in discussione i testi tralasciando qualsiasi zavorra teologica, come solo pochi studiosi ebrei farebbero. (more…)

Segre: «Io ebreo tra Kafka e Isaia»

agosto 7, 2010

Nell’articolo: Rammento che c’era molta paura, soprattutto dopo la proclamazione delle leggi razziali, appunto nel ’38, e che i miei – antifascisti dichiarati – continuavano a ripetermi: non farti riconoscere, mimetizzati… come i camaleonti! L’unico compagno di quella stagione con cui ho conservato dei rapporti è uno svizzero… casualmente

Brunetto Salvarani per “Avvenire

«Sono stato allevato in una famiglia a-religiosa, senza ricevere alcuna educazione alla fede. Ho saltato la prima classe elementare, frequentando invece la seconda e la terza, in una scuola comunale milanese; la quarta, per me, sarebbe cominciata nell’autunno del 1938, ma non l’ho mai frequentata, in quanto di razza ebraica…». Incontrare Bruno Segre è sempre un piacere. Da molti anni questo signore distinto, dalla bella barba bianca e l’eloquio sicuro, è una presenza fissa agli incontri di dialogo nel nostro Paese (e non solo).

Nato a Lucerna nel 1930, studiò filosofia a Milano, occupandosi poi di sociologia della cooperazione e di educazione degli adulti nell’ambito del Movimento Comunità fondato da Adriano Olivetti. Dopo aver insegnato in Svizzera dal 1964 al ’69, per oltre un decennio ha fatto parte del Consiglio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Dal 1991 fino a tre anni fa ha presieduto l’Associazione italiana Amici di Nevè Shalom/Wahat al-Salam, e oggi dirige la rivista ebraica Keshet. Che significa arcobaleno… emblema di pace sin dai tempi di Noé.

La sua famiglia era ebraica…
«Certo, ma in famiglia c’erano solo vaghi segnali di ebraicità… Sapevo che la mia famiglia era ebraica, ovviamente, ma da essa non ho ricevuto nessun accostamento agli aspetti halakhici dell’ebraismo. A scuola, i miei genitori mi hanno fatto esonerare dalle lezioni di catechismo tenute dalla maestra, per cui venivo messo in corridoio ad attendere la fine della lezione. La giornata scolastica cominciava con la recita del Padre nostro, per cui percepivo l’esistenza di una devozione religiosa degli altri, anche perché nell’aula campeggiava il crocifisso, con a destra e sinistra i ritratti del re e del duce». (more…)

Così ebrei e cristiani tornarono amici

giugno 11, 2010

Nell’articolo: “Resta curioso che lo stesso Isaac, ebreo, abbia ricevuto più attenzione, culturale e di relazione, dall’ambiente cristiano che da quello ebraico. Nessuna delle sue opere è stata tradotta in ebraico. Lui stesso, nel 1945, si lamenta con Chouraqui: «Purtroppo, se so a chi rivolgermi sul versante cristiano, non lo so su quello ebraico».”

Lorenzo Fazzini per “Avvenire

Se la storia non procede come un percorso perfettamente lineare, di tanto in tanto vi sono personaggi che le fanno compiere colpi d’ala e tornanti fondamentali. Nel rapporto tra Chiesa cattolica e popolo ebraico colui che ha rivestito «un’importanza storica» – parola di Benjamin Mazar, dal 1953 al ’61 presidente dell’Università ebraica di Gerusalemme – è stato Jules Isaac (1877-1963), storico francese di origine ebrea. Che ad Auschwitz aveva perso la moglie, due suoi figli e un genero.

Risale esattamente a 50 anni fa – era il 13 giugno 1960, un lunedì – l’udienza privata fra Giovanni XXIII e Isaac, a quel tempo presidente dell’Amicizia ebraico-cristiana di Francia, da lui fondata nel 1948. Un incontro di 20 minuti tra il pontefice che aveva annunciato un nuovo Concilio e uno tra gli storici più apprezzati Oltralpe, autore del manuale scolastico sulla storia più diffuso a Parigi e dintorni. 
Yves Chevalier, attuale direttore di “Sens”, la rivista dell’Amicizia, definisce Isaac «pioniere del riavvicinamento tra ebrei e cristiani».  (more…)

Tatuaggi sulla carne e nell’anima

maggio 21, 2010

La corporeità nel pensiero e nell’arte

Il 23 maggio si concluderà a Torino l’ostensione della Sindone. Continua invece fino al 1 ° agosto alla Venaria Reale la mostra – organizzata da Imago Veritatis e curata da Timothy Verdon – “Gesù. Il corpo, il volto nell’arte”. Dal catalogo (Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2010, pagine 336, euro 35) pubblichiamo quasi integralmente il saggio scritto dall’Ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede.

di Mordechay Lewy  per “L’Osservatore Romano

La corporeità nell’ebraismo, in contrapposizione alla spiritualità nel cristianesimo, è stata per secoli oggetto di numerose polemiche, conclusesi, a volte, in maniera disastrosa per gli ebrei. Scrivendo questo mio saggio, non è mia intenzione rinfocolare il circolo di polemiche. Al contrario, vorrei far luce su alcuni aspetti che possano ridurre la polarizzazione creatasi nel corso dei secoli. Né il giudaismo né il cristianesimo hanno aderito sempre pienamente alla corporeità o alla spiritualità rispettivamente. Talora troviamo ebrei che elaborano la loro dottrina adottando la filosofia ellenistica, come, per esempio, Filone d’Alessandria, o persino concezioni aristoteliche della vita dopo la morte, come Maimonide. La Qabbalah ebraica ha sviluppato un concetto molto corporeo di Dio, compresa l’idea di reincarnazione dell’anima. La maggior parte dei cristiani hanno inteso Dio quale entità corporea adottando l’idea dell’incarnazione, del Verbo fattosi carne. L’idea della transustanziazione contribuì al culto del Corpus Christi stabilito nel 1264. L’arte cristiana divenne corporea nel momento in cui furono necessari dipinti più naturalistici per diffondere la nuova dottrina. Tuttavia, pur prendendo in prestito gli uni dagli altri, ebrei e cristiani rimasero fedeli ciascuno alla propria verità.  (more…)

L’Islam tollerante che liberò gli ebrei

dicembre 29, 2009

di Paolo Mieli

È noto che ci fu un’epoca che durò alcuni secoli, quelli precedenti e quelli immediatamente successivi all’anno Mille, in cui i rapporti tra ebrei e musulmani furono assai diversi (e migliori) degli attuali. Un’epoca approfondita poco meno di una trentina di anni fa da un fondamentale studio di Bernard Lewis in un libro, Gli ebrei nel mondo islamico, che la Sansoni ha ripubblicato nel 2003 con un acuto saggio introduttivo di Fiamma Nirenstein. Lewis faceva riferimento a un campo aperto nel 1833 da Abraham Geiger con un volume dal titolo Che cosa ha accolto Maometto dall’Ebraismo? in cui si attirava l’attenzione del lettore sulla presenza di elementi biblici e rabbinici nei primi testi islamici «con l’ovvia implicazione che, per dirla con semplicità, si trattava di prestiti ebraici all’Islam». A quella lunga stagione si richiamano coloro che sostengono la non irreversibilità delle tensioni di oggi e appare significativo che adesso gli storici tornino sull’argomento per cercare di approfondirlo e trarne qualche, più o meno implicita, lezione. È il caso di Michael Brenner, docente di Storia e cultura ebraica all’Università di Monaco, di cui Donzelli manda in libreria, nella pregevole traduzione di Paolo Scopini, la versione italiana della Breve storia degli ebrei che, al suo apparire nel 2008, ha conosciuto grande fortuna in Germania. Perché questo interesse per la vicenda del popolo del Vecchio Testamento? Osserva Brenner che la Bibbia ebraica è il libro di maggior successo ma anche il più influente della letteratura mondiale e che la storia della sua fortuna è tanto più stupefacente se consideriamo che non fu scritta da uno dei popoli più importanti dell’antichità come gli egizi, gli assiri, i persiani o i babilonesi, bensì «da una nazione piccola, che nel corso della sua storia fu dominata da tutti i popoli citati». Una considerazione legislazione ostile agli ebrei». Inoltre gli ebrei nei confronti delle autorità islamiche «disponevano fin dall’inizio di riconosciute autorità spirituali centrali nel quadro di un’autoamministrazione sovraordinata alle singole comunità (gli esilarchi babilonesi e i gheonim, capi delle scuole superiori, autorità corrispondenti anche in Egitto e in Spagna), mentre nell’Europa cristiana le autonome comunità ebraiche vivevano fin dall’antichità l’una accanto all’altra e non erano rappresentate da nessuna autorità sovraregionale». (more…)

Ritorno alla sinagoga

dicembre 25, 2009

La storia dei settanta contadini pugliesi che negli anni Venti diventarono ebrei e nel 1948 emigrarono in Israele

Sannicandro, oggi San Nicandro, è una cittadina pugliese, un paesotto del Gargano che poco ha di urbano a tutt’oggi, figuriamoci alla fine degli anni Venti del secolo scorso, quando vi iniziò un’avventura straordinaria, quella che portò una settantina dei suoi abitanti a diventare ebrei, ad attendere molti anni di potersi convertire formalmente all’ebraismo e infine a trasferirsi in Israele, subito dopo il 1948. Erano, quelli successivi alla Prima guerra mondiale, anni percorsi da fermenti politici e religiosi di ogni tipo anche nel sud, profondamente modificato dalle migrazioni di tanti suoi figli in America. Diffusi ed attivi nel proselitismo erano i protestanti, in particolare i movimenti pentecostali. Il protagonista di questa vicenda, unica nella lunga storia dei rapporti tra mondo cristiano e mondo ebraico, è un bracciante analfabeta, Donato Manduzio, tornato invalido dalle trincee della Grande guerra. In ospedale ha imparato a leggere e a scrivere e, costretto alla quasi immobilità, passa il tempo immerso nelle letture. Letture disparate, spesso casuali. Quando un vicino gli regala una Bibbia avuta da un predicatore pentecostale – una Bibbia in italiano, nella traduzione di Lutero – Manduzio vi si immerge totalmente, scoprendo che nel testo biblico non si faceva parola né della Trinità né del Papa né di Gesù e che vi si narrava invece di un popolo perduto in paesi lontani a cui Dio apparve sulla montagna consegnando la “vera fede”. Intorno a lui cominciano a radunarsi amici, parenti, vicini. Il gruppo discute le parole lette da Manduzio, con ingenuità e curiosità, senza preconcetti. (more…)

Un simbolo per due mondi

agosto 31, 2009

200q04b1Il sangue nelle culture ebraica e cristiana

di Anna Foa

Il sangue nelle culture degli ebrei e dei cristiani, il sangue come simbolo che attraversa i due mondi e le loro credenze e ritualità:  il sangue dei sacrifici e il sangue di Cristo, il sangue dei martiri, quello della circoncisione e quello dell’accusa di omicidio rituale rivolta agli ebrei. Un appassionante percorso tra le due culture, attraverso questo filo rosso che le congiunge e al tempo stesso ne separa la strada, ripercorso nei tempi lunghi della storia, dalla Bibbia fino all’oggi, da David Biale, professore di storia ebraica in California noto al pubblico italiano soprattutto per il suo L’eros nell’ebraismo, tradotto nel 2003 (Firenze, La Giuntina). Di questa storia complessa l’autore individua continuità e rotture, ma anche suggestioni reciproche, inaspettati prestiti culturali e simbolici, riaffermazioni identitarie contrapposte. Il libro (David Biale, Blood and belief. The circulation of a symbol between jews and christians, Berkeley, University of California Press, 2007; traduzione  francese, Montrouge, Bayard, 2009, pagine 397, euro 29) vuole infatti essere uno “studio di mentalità”, si propone di “analizzare la storia culturale di una sostanza materiale”. Uno sguardo sintetico di lungo periodo, che si fonda su un impressionante apparato di fonti e di bibliografia critica, e al tempo stesso racconta, spiega, interroga le curiosità del lettore in un linguaggio sempre accessibile, mai rivolto esclusivamente agli addetti ai lavori. (more…)