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Napoleone Bonaparte: il Proclama agli ebrei scritto 213 anni fa

dicembre 28, 2011

Napoleone Bonaparte, predecessore di Theodor Herzl, è quanto si apprende dal libro di Jaques Attali ” Les Juifs, le Monde et l’Argent ” disponibile in edizione francese nei Livres de Poche, mai tradotto in italiano, pur essendo un testo di grande interesse storico.

 A pag. 423/424 Attali riporta questo documento che merita la nostra attenzione, in quanto profetico di quel che sarebbe evvenuto nella realtà 150 anni dopo. Napoleone Bonaparte sionista, ancora prima che il sionismo diventasse il movimento di liberazione ebraico che è stato.

Nel marzo del 1798, Napoleone Bonaparte, giunto in Alessandria d’Egitto , pubblica un proclama in cui istituisce un consiglio degli Ebrei dell’Egitto, che prevede anche una funzione per il gran sacerdote. Egli spera poi di occupare Acco, raggiungere immediatamente Gerusalemme, dove emanare un secondo proclama, per annunciare la creazione , in Palestina, di uno stato ebraico indipendente.

Tutto prima di occupare Damasco. Gli Inglesi, giunti in aiuto ai Turchi, costringono però Napoleone a ritirarsi; non può quindi entrare a Gerusalemme. Il testo della Proclamazione alla Nazione Ebraica, che doveva , si presume, datare I° floreale anno VII della Repubblica Francese (20-aprile 1799), Quartier Generale Gerusalemme, non è stato quindi più pubblicato.
E’ il primo testo sionista , ma non solo, è un testo che propone una riflessione sul problema della emancipazione dei popoli. Merita di essere letto proprio in quanto anticipa , in modo radicale, nuovo, ciò che sarebbe dovuto valere per i secoli successivi.

Napoleone Bonaparte, comandante in capo delle armate della Repubblica francese , in Africa e in Asia,

agli Ebrei,

eredi legittimi della Palestina, solo popolo , che le conquiste e le tirannidi , patite per migliaia di anni, hanno privato della terra dei propri antenati, ma non del loro nome e della loro identità di nazione!….

In piedi,

per la vostra felicità, o esiliati! Questa guerra , senza esempi nella Storia, è stata fatta a sola difesa di una nazione , le cui terre d’origine erano per i suoi nemici preda offerta da smembrare. Ora questa nazione si vendica di duemila anni di vergogna……La Provvidenza mi ha mandato , capo di un’armata giovane, sotto la guida della giustizia e in compagnia della vittoria. Gerusalemme è il mio quartier generale; fra pochi giorni sarò a Damasco, la cui prossimità la città di Davide non dovrà più temere.

Eredi legittimi della Palestina!

La Grande Nazione (la Francia), che non baratta uomini e paesi come coloro che hanno venduto a tutti i vostri antenati (Joel I Cronache 5,4-6), non vi chiama alla conquista del vostro patrimonio. No, vi chiede di divenire padroni di quello che lei ha conquistato. E, sotto la sua protezione e con il suo aiuto, vi chiede di essere i signori di questa terra e proteggerla dai nemici , che non mancheranno.

Alzatevi!

Dimostrate che la forza dei vostri oppressori non ha potuto distruggere il coraggio di chi discende da eroi che avrebbero fatto l’onore di Sparta e Roma. (Macc.12,15)

Mostrate

 che duemila anni di schiavitù non hanno soffocato questo coraggio.

Affrettatevi!

è il momento e forse non tornerà se non tra mille anni, di reclamare la restituzione dei vostri diritti civili, di occupare il vostro posto in mezzo agli altri popoli, nel mondo. Avete il diritto ad esistere politicamente, perchè siete una nazione fra le altre nazioni.

(traduzione di Florence Colombo)

Informazione Corretta

Ebrei in camicia nera, l’assurda alleanza

maggio 5, 2011

Anna Foa per “Avvenire

Nel 1922, quando il fascismo prende il potere in Italia, gli ebrei – una piccolissima minoranza della popolazione, circa 45000, cioè l’uno su mille – erano profondamente integrati nel contesto sociale e culturale del Paese. Avevano appoggiato il processo risorgimentale, partecipando attivamente ai moti e alle guerre d’indipendenza e legando strettamente la loro emancipazione al processo di costruzione della nazione italiana. Erano stati protagonisti dell’irredentismo, avevano partecipato con entusiasmo, come gli ebrei tedeschi e quelli francesi, alla prima guerra mondiale, nella convinzione che i legami di appartenenza nazionale si sarebbero ulteriormente rinsaldati versando il proprio sangue per la patria italiana. Avevano dato alla politica italiana ministri come Luzzatti, sindaci come Nathan, alti funzionari dello Stato e dell’esercito. Erano, cioè, profondamente italiani. Anche il sionismo, che aveva in quegli anni profonde radici nel mondo ebraico dell’Europa orientale, rappresentava in Italia a quella data un movimento assai marginale, patrimonio di una piccola élite, e tale sarebbe rimasto anche negli anni seguenti, nonostante il crescere di gruppi che univano all’anelito per il ritorno a Sion quello di un profondo rinnovamento interiore dell’ebraismo. Quando per gli italiani l’adesione alla patria si identificherà con quella allo Stato fascista, quindi, anche gli ebrei italiani, come gli altri cittadini, aderiranno al fascismo. In che forma e in che misura rispetto al resto degli italiani, è una questione che merita di essere vista più da vicino. (more…)

Ebrei, il popolo della modernità

aprile 7, 2011

Yuri Slezkine

Sergio Romano per “Il Corriere della Sera”

La sterminata letteratura sull’Olocausto ha avuto l’effetto di oscurare un aspetto fondamentale della storia contemporanea. Abbiamo parlato molto di antisemitismo ricercandone le origini soprattutto nelle società della Francia, della Germania e della Russia tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Ma non abbiamo prestato sufficiente attenzione alla straordinaria rinascita del popolo ebraico e ai suoi grandi successi nello stesso periodo. Non lo abbiamo fatto, probabilmente, perché temevano che la trattazione contemporanea dei due temi (rinascita e persecuzione) desse a qualcuno il pretesto di giustificare l’antisemitismo con argomenti capziosi. Ma il rapporto esiste ed è stato affrontato con una analisi particolarmente acuta da uno studioso americano, Yuri Slezkine, che può contare, per meglio affrontare questo tema, su tre vantaggi. Ha una nonna ebrea, una nonna cristiana e appartiene a una famiglia che proviene dalla Russia, vale a dire dal Paese dove agli inizi del Novecento vivevano 5,2 milioni di ebrei su un totale, nel mondo, di 8,7 milioni. (more…)

BUONE NUOVE DALLA GERMANIA: “EBREI GENETICAMENTE DIVERSI”

agosto 30, 2010

ONDATA DI SDEGNO CONTRO THILO SARRAZIN, ALTO DIRIGENTE DELLA BUNDESBANK E MEMBRO DELLA SPD (PARTITO SOCIALDEMOCRATICO, SINISTRA, ALL´OPPOSIZIONE) – CONTRO I MUSULMANI, MA ANCHE VERSO I TEDESCHI DEBOLI (I POVERI E DISOCCUPATI PERCETTORI DI AIUTI PUBBLICI, CHE IN PASSATO SARRAZIN HA DESCRITTO COME PIGRI, CONSIGLIANDO LORO DI DIMAGRIRE) – LA CONDANNA DELLA MERKEL…

Andrea Tarquini per La Repubblica, da “Dagospia

Si riparla, a Berlino, di patrimonio genetico degli ebrei come fattore diversificante, ed establishment, media e società insorgono. Il discorso è lanciato dal personaggio più controverso del momento: Thilo Sarrazin, alto dirigente della Bundesbank e membro della Spd (partito socialdemocratico, sinistra, all´opposizione).

Per difendere le sue tesi sull´effetto disastroso dell´immigrazione musulmana in Germania e in Europa, che già hanno spaccato il Paese, egli ha dichiarato tra l´altro in un´intervista a Welt am Sonntag: «Tutti gli ebrei hanno un determinato gene, i baschi anche hanno un gene che li distingue da tutti gli altri».

Durissime, scandalizzate le reazioni del governo e della comunità ebraica: Sarrazin ha passato il segno. Ma lui non si arrende, e conta su simpatie crescenti. Secondo il settimanale conservatore Focus, un tedesco su 5 spera nella nascita di un partito nazionalconservatore, non di destra radicale ma a destra della Cdu, capace di riparlare di normalità tedesca e orgoglio nazionale. E insieme ad altri intellettuali neocon, Sarrazin è indicato come uno dei possibili ispiratori. (more…)

L’ORRIBILE CASO SLÀNSKIJ

giugno 8, 2010

Nell’articolo: «La riabilitazione di Slànskij – scrive Togliatti al capo del partito cecoslovacco Antonin Novotny – venendo pochi giorni prima (delle elezioni), darebbe luogo a una campagna forsennata contro di noi. Tutti i temi più stupidi e provocatori dell’anticomunismo verrebbero messi al centro dell’attenzione pubblica. Vi prego di differire la pubblicazione a dopo le nostre elezioni»

Ugo Finetti per “Il Giornale

Quando Gustaw Herling scrisse che a differenza degli ebrei che vennero perseguitati da Hitler come «razza», le vittime di Stalin potevano essere anche comunisti a lui fedeli, autorevoli intellettuali come Cesare Segre dalle colonne del Corriere della Sera – era il giugno 1999 – lo accusarono di utilizzare parole che «fanno venire i brividi»: Herling indicava nella Shoah, in contrapposizione all’arbitrio stalinista, una causa precisa e così facendo finiva col giustificare i lager nazisti. «Dunque Herling protesta a ragione contro l’illegalità degli arresti e la mancata imputazione di colpe precise ai deportati dei Gulag; mentre gli pare che l’essere ebreo, zingaro od omosessuale costituisca una motivazione in qualche modo valida per quelli dei Lager» (Segre). Herling in realtà affermava che lager e gulag «sono gemelli. Ed è essenziale dirlo e capirlo perché altrimenti si sottovalutano i Gulag». (more…)

Vilipendere gli ebrei è una bestemmia

maggio 19, 2010

Quando «L’Osservatore Romano» condannò l’antisemitismo

Arriva in libreria il volume Vaticano, fascismo e questione razziale (Roma, Guerini, 2010, pagine 283, euro 23,50). Anticipiamo parte dell’introduzione dell’autore e uno stralcio dal secondo capitolo del libro

di Valerio De Cesaris

Il 1938 fu un anno di contrapposizione tra il Vaticano e il governo fascista, sia per la controversia sul ruolo e l’assetto dell’Azione Cattolica, sia per la questione razziale. Su questo secondo aspetto, è diffusa tra gli storici l’interpretazione che riconosce alla Chiesa di Pio xi di aver condannato con decisione il razzismo, mentre le attribuisce molta minore fermezza rispetto all’antisemitismo. Ciò è unanimemente considerato il portato del secolare antigiudaismo cattolico e della scelta di non contrapporsi eccessivamente al governo italiano, più che il prodotto dell’adesione all’antisemitismo razziale.
Eppure diversi articoli apparsi su “L’Osservatore Romano”, accanto ai pronunciamenti di altri organi di stampa e di personalità cattoliche, e alla documentazione vaticana ora disponibile, consigliano una rivalutazione complessiva della questione, per cogliere le diverse sfumature e ricostruire le differenti posizioni che si ebbero sia nel mondo cattolico italiano che in Vaticano. Alcuni brevi esempi riguardanti “L’Osservatore Romano”:  il 25 dicembre 1937 Guido Gonella, citando l’ebreo convertito René Schwob, scriveva:  “Vi è nell’antisemitismo trionfante qualche cosa che lo Schwob chiama “ignobile”. Ed è la lotta contro una razza semplicemente in nome di un’altra razza, la lotta contro una religione non perché è religione dell’errore ma semplicemente perché è una religione universalistica. In tutto ciò l’antisemitismo non è affermazione dello spirito, bensì una delle tante esaltazioni della potenza della carne contro lo spirito”. Il 4 marzo 1938 il giornalista Renzo Enrico De Sanctis, proveniente dalla Fuci, dopo aver ricordato che “Iddio si è fatto uomo ebreo”, si chiedeva “come esprimere l’enormità dell’oltraggio e della bestemmia che consiste nel vilipendere la razza ebraica?”. Il 24 novembre dello stesso anno il giornale riportava un intervento dell’arcivescovo di Parigi, cardinale Jean Verdier, in cui si leggeva una chiara critica all’antisemitismo:  “A migliaia e migliaia di uomini vicini a noi si dà la caccia, in nome dei diritti della razza, come a delle bestie feroci, spogliandoli dei loro beni, veri paria che cercano invano in mezzo alla civiltà asilo e un pezzo di pane. Ecco il risultato fatale della teoria razzista”. Alla stampa fascista che presentava un Cristo estraneo “alla razza ebraica, maledetta e deicida”, la stampa vaticana replicava che quella teoria era una vera e propria eresia e che “l’odio in un’ora di persecuzione, contro dei perseguitati non solo incappa in pericolosi spropositi contro la dottrina della Chiesa, ma altresì contro la carità”. Nel bel mezzo dell’offensiva antiebraica e della messa a punto delle leggi razziali anche in Italia, la stampa vaticana scriveva che “gli ariani esistono allo stesso grado degli Iperborei, dei Lillipuziani e dei Giganti danteschi. Sono, cioè, spiritose invenzioni di poeti e d’altri sapienti fantasiosi”, aggiungendo che “togliere a Cristo, oggi, la universalità – la cattolicità – della sua dottrina, che annulla le razze nella superiore unità della figliolanza da un unico Padre, è ripetere un’eresia non meno pericolosa di quella dell’antico arianesimo”. (more…)

I volenterosi alleati di Hitler

aprile 16, 2010

Nell’Europa della Shoah gli ebrei, se appena lo potevano, cercavano di raggiungere un Paese o una regione ove la persecuzione antisemita fosse meno grave. Questa è la storia di come la fuga di 51 di essi si concluse tragicamente, con una corresponsabilità italiana. Il fatto fu subito attestato dalla storiografia jugoslava (scarsamente ripresa in Italia); ma la sua ricostruzione particolareggiata è risultata possibile solo ora, grazie all’estesa ricerca storico-documentaria della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea sulla condizione degli ebrei in Albania durante l’occupazione italiana, ricerca finanziata dall’assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia. (more…)

Israele, attenti al mito

aprile 15, 2010

L’etnocentrismo che è servito a creare lo Stato in futuro rischia di contribuire alla sua distruzione

SHLOMO SAND
Ai loro primi passi quasi tutte le nazioni sono state guidate dal sogno di impersonare l’autocoscienza e la memoria «etnica» di un popolo. Le varie modalità di definizione dei gruppi nazionali hanno dato la stura a conflitti a partire dal XIX secolo, alcuni dei quali perdurano tutt’oggi. Ma, nella maggior parte degli Stati-nazione liberali e democratici, alla fine si è imposta una concezione civile e politica della nazionalità, mentre negli altri resta dominante una concezione etnocentrica di appartenenza. Il sionismo, nato nell’Europa orientale, ha senza dubbio caratteri prevalenti etno-biologici ed etno-religiosi. I contorni della nazione non vengono individuati nella lingua, nella cultura secolare corrente, nella presenza sul territorio e nel desiderio di integrazione nella collettività. Invece l’origine biologica e frammenti di «nazionalismo» religioso costituiscono il criterio di inclusione nel «popolo ebraico». Sarebbe impossibile a chiunque integrarsi in questa nazione sulla base di un’appartenenza volontaria secolare, così come è impossibile smettere di appartenere al «popolo ebraico». Questi elementi originari sono tuttora basilari in Israele, e ciò costituisce la vera fonte del problema. (more…)

Lo scandalo pedofilia e le ‘colpe’ degli ebrei

aprile 14, 2010

Vittorio Dan Segre per “Il Sole 24 Ore”

Una storiella yiddish racconta di un ebreo che in treno sente un passeggero dichiarare: «Gli ebrei sono la causa di tutti i nostri guai». Interviene dicendo: «Sono d’accordo. Ma anche i ciclisti ». «Che cosa c’entrano i ciclisti?». «Non c’entrano come gli ebrei?».Questa barzelletta ritorna di attualità quando gli ebrei (coi massoni e gli atei) vengono indicati come una delle cause se non addirittura la principale – della bufera che sta scuotendo l’autorità della Chiesa. Perché è di autorità, è di potere che si tratta, non di fede o di religione. Come in tutte le lotte di potere, anche in questo caso la storia – come diceva Marx – si manifesta prima in chiave di tragedia, poi di commedia. (more…)

Vichinghi e Malmöstosi

febbraio 25, 2010

La columnist del Jerusalem Post Caroline Glick, in un suo recente articolo, ha scritto che “Malmö è uno dei posti più pericolosi in Europa per gli ebrei”. Affermazione recisa che registra il crescente disagio delle circa 700 persone che compongono la piccola comunità ebraica della terza città svedese. Al punto che alcuni hanno deciso di traslocare. Eppure la Svezia è stata nel Novecento uno dei luoghi più accoglienti per gli ebrei, che sono circa 20 mila in tutto il paese. Molti di essi si rifugiarono nello stato scandinavo in fuga dal Terzo Reich e durante la guerra la quasi totalità degli ebrei danesi trovarono un porto sicuro in Svezia insieme con migliaia di correligionari provenienti da altri paesi. (more…)

Chabad, gli ebrei «d’assalto»

febbraio 16, 2010
È senza dubbio uno dei fenomeni più importanti dell’ebraismo contemporaneo. Sottovalutato, come accade spesso con i grandi cambiamenti che si giocano negli stretti confini di una confessione religiosa, senza sforare troppo in ambito profano. Si tratta di Chabad – acronimo ebraico di Saggezza, Comprensione e Conoscenza – il movimento degli ebrei Lubavitcher, chiamati così dal nome della cittadina nell’attuale Russia da cui prese inizio la loro storia oltre due secoli fa. È il gruppo chassidico divenuto, nella seconda parte del ’900, non solo il più numeroso, con oltre 200mila aderenti, ma quello di gran lunga più dinamico e in espansione, all’insegna di una missione ben precisa: riavvicinare all’ortodossia ebrei agnostici o non praticanti, riportare una presenza ebraica viva in comunità ridotte al lumicino, iniziarne di nuove là dove l’ebraismo non era mai arrivato o quasi, diffondere – anche con l’uso assai spigliato dei mezzi di comunicazione – la propria spiritualità.

Questo è ciò che è avvenuto per esempio in Cina, dove Chabad è arrivato nel 2001, trovando pressoché il vuoto; in meno di 10 anni è diventato il perno di una comunità di 1500 anime a Shanghai, aprendo centri in altre sei città. È ciò che è avvenuto in India, dove il nome dei Lubavitcher è salito tristemente agli onori delle cronache perché due di loro – il rabbino Gavriel Noach e sua moglie Rivka, oltre a 4 ospiti del centro Chabad in cui si trovavano – sono stati uccisi negli attacchi terroristici del 2008 a Mumbai. È ciò che è avvenuto in zone estreme come la Repubblica del Congo o nelle lande più marginali dell’America latina come il Paraguay, in cui una minuscola comunità ebraica, data come prossima all’estinzione all’inizio degli anni ’80, ha trovato con l’arrivo di Chabad una nuova vita. (more…)

COINCIDENZE VATICANE

febbraio 1, 2010

SPUNTANO NUOVI DOCUMENTI SUI SILENZI DI PIO XII NEI CONFRONTI DEGLI EBREI – PROPRIO NEI GIORNI IN CUI UN DECRETO PAPALE OFFRE AI PRETI ANGLICANI PIÙ CONSERVATORI LA POSSIBILITÀ DI ENTRARE A FAR PARTE DELLA CHIESA CATTOLICA (SARA’ UN CASO?) – PAPA PACELLI TEMEVA GLI EBREI PIù DELLE “BANDE COMUNISTE”…

Pierangelo Sapegno per “la Stampa

Sarà solo una coincidenza, ma da quando il Vaticano ha aperto su Pio XII per la sua beatificazione, non passa giorno senza che vengano fuori nuove polemiche o nuove carte. Così, dopo le accuse di Bernard-Henri Lévy a Rolf Hochhuth, l’uomo che per primo attaccò i silenzi del Pontefice durante l’Olocausto («è un negazionista patentato, condannato più volte come tale», ha detto di lui il filosofo francese, «amico e sodale di David Irving, lo storico che nega l’esistenza delle camere a gas»), ieri, da Londra sono venuti alla luce alcuni documenti abbastanza scottanti che gettano altre ombre sull’atteggiamento tenuto da Papa Pacelli nei confronti dello sterminio di ebrei operato dalla Germania nazista.

Queste carte attesterebbero la mancata volontà del Pontefice di condannare apertamente il regime hitleriano. Li ha resi noti lo storico Giuseppe Casarrubea, specializzato nella ricerca sugli archivi inglesi di Kew Gardens. (more…)

Dall’accusa di deicidio al dialogo, i secoli oscuri della persecuzione

gennaio 17, 2010

Un altro Papa in Sinagoga, ventiquattro anni dopo “la prima” di Giovanni Paolo II. Una ripetizione utile a confermare una discontinuità, rispetto a una storia in cui l´Ebreo Errante aveva subito modelli di discriminazione di origine papale. Il ghetto, il distintivo giallo, i battesimi forzati, ecco alcuni brevetti “papali” che avrebbero dato lezione all´inferno. Tutto comincia con Costantino che proibisce i matrimoni tra ebrei e cristiani. L´Ebraismo, primo soggetto religioso a importare il monoteismo all´ombra del Pantheon pagano, viene degradato a paganesimo. Gli ebrei non possono avere servi cristiani. Un Padre della Chiesa, San Giovanni Crisostomo, equipara la Sinagoga a un bordello. La più antica comunità ebraica d´Occidente viene molestata durante la preghiera del Sabato. Molte sinagoghe vengono trasformate in chiese cristiane. L´antisemitismo doveva essere allarmante se Gregorio Magno nel 590 proibisce con una bolla «di vituperare gli ebrei». (more…)

L’IDEOLOGIA ISRAELIANA

gennaio 16, 2010

di Rossana Rossanda

Anche da Israele viene la critica ai miti che accompagnano dovunque l’idea di nazione e in più con il crisma di una religione rivelata. Ma non ha sfiorato i governi di Sharon, di Barak e Tzipi Livni, né sfiora oggi quello di Netaniahu e di Lieberman. È come se vi coesistessero, ignorandosi, una storia in genere, libera nelle edizioni e per gli studiosi, e una «storia degli ebrei» inquadrata, ufficiale, base dell’istruzione obbligatoria.
Qualche mese fa è uscito in Francia il volume dello storico israeliano Shlomo Sand: Comment le peuple juif fut inventé (letteralmente «Come è stato inventato il popolo ebreo», Fayard, Parigi, pp. 446, euro 23, già segnalato da Maria Teresa Carbone nella edizione inglese, Verso). Shlomo Sand insegna all’Università di Tel Aviv e fa parte della giovane scuola di storici degli anni Novanta, che sulle tracce di Baruch Zimmerling (Berkeley, 1993) e Boaz Evron (Bloomington, 1995) – a loro volta seguendo i lavori di Etienne Balibar, Immanuel Wallerstein ed Eric Hobsbawm – discutono alla radice i concetti di popolo, nazione e razza prosperati in Europa nella seconda metà del XIX secolo. E rifioriti adesso con la caduta dell’«universalismo» dei lumi e del movimento operaio socialista e comunista. Ma quel che i nostri nonni si sono raccontati, e cioè che in ogni terra sarebbe insediato ab origine un popolo o razza o etnia rimasto immutato nei secoli che quindi su di essa vanterebbe un diritto naturale, è un «romanzo» ottocentesco. Destinato a rafforzare gli stati, la loro chiusura e le loro eventuali velleità espansionistiche. Così anche per Israele. (more…)

Pio XII e quei rapporti segreti delle Ss: “Il Vaticano aiuta gli ebrei a scappare”

gennaio 15, 2010

“Pio XII appoggia gli ebrei. Deve essere stato un ottimo segretario di Stato, eppure da Papa tende a fuggire le sue responsabilità”. È il 1941, un anno cruciale per la Seconda guerra mondiale. E i rapporti segreti che da Roma, copiosi e preoccupati, giungono via via sul tavolo del ministro degli Esteri del Terzo Reich, Joachim von Ribbentrop, danno un quadro molto netto della figura di Pacelli pontefice. Il Papa sostiene gli ebrei – ammettono i telegrammi e le relazioni che gli agenti nazisti infiltrati nelle mura della Santa Sede inviano a Berlino – ma la sua azione pontificale è in generale timorosa.

Per comprendere pienamente l’operato di Pio XII forse non è necessario aspettare – quando mai avverrà – l’apertura dell’Archivio vaticano. I tedeschi, già allora, avevano inquadrato Pacelli in modo perfetto. In attesa che le stanze contenenti la parte documentale del suo pontificato diventino accessibili, Repubblica ha intanto fatto l’operazione inversa ed è andata a cercare le carte su Pio XII da poco disponibili in alcune biblioteche in Germania, presso il ministero degli Esteri federale, all’Archivio dell’ex servizio segreto comunista a Berlino, in fondazioni private e archivi personali. Decine di pagine, per ora, che possono aiutare a definire in modo più ragionato e sereno la complessa figura di un Papa che, a settant’anni dal suo pontificato, continua a far discutere. (more…)

Gli ebrei contro il capitale

novembre 20, 2009

A Lanny Ebenstein, che nel 2007 avrebbe mandato in stampa una delle sue prime biografie postume, Milton Friedman lo chiarì sin dalla prima conversazione che ebbero: “Quello che dico a una persona, lo dico a tutti”. E in effetti la vita dell’economista americano fu perlopiù un libro aperto, anche nei suoi aspetti privati, avventurosi ma non troppo per un paese dove quella del self-made man non è mai stata una specie rara. Gli stessi argomenti utilizzati per consigliare il presidente Ronald Reagan, Friedman li espose pubblicamente nelle sue tre visite nella Cina comunista; le stesse lezioni trasmesse ai tanti allievi incontrati nella carriera universitaria furono al centro dei dibattiti con Mises, Popper e Hayek nella Mont Pèlerin Society che gli stessi fondarono nel 1947. Si ripeteva spesso e volentieri Friedman, all’inizio incompreso, poi sempre più spesso celebrato, tanto che nella sua autobiografia del 1988 scrisse: io e mia moglie, Rose, oggi siamo “nella corrente principale di pensiero e non, come cinquant’anni fa, una minoranza derisa da tutti”. Una figura dunque, quella del luminare liberista scomparso nel 2006, da ricostruire innanzitutto attraverso i suoi interventi pubblici. E a maggior ragione acquista valore, perfino storiografico, la registrazione inedita che da qualche giorno l’Università di Chicago ha recuperato e messo a disposizione del pubblico. (more…)

Il Corsaro Nero portava la kippà

ottobre 22, 2009

245q05a1Storie di pirati ebrei tra il Mar dei Caraibi e il Mare del Nord

È appena uscito il primo numero di “Pagine ebraiche”, mensile dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Pubblichiamo uno degli articoli dedicato al volume Jewish Pirates of Caribbean (New York, Doubleday, 2008, pagine 352) del giornalista e storico americano Edward Kritzler.

di Anna Foa

È strano come gli ebrei, pur appartenendo a una religione piuttosto restia ad accettare proseliti, siano affascinati dalla prospettiva di scoprire dappertutto ebrei, o mezzi ebrei, o remoti discendenti di ebrei. A sollecitare l’entusiasmo nostalgico del mondo ebraico sono soprattutto le vicende dei marrani, cioè degli ebrei convertiti perseguitati dall’Inquisizione nella penisola iberica e nelle Americhe. Questa vera e propria epopea romanzesca, di vite duplici, di identità celate e disvelate e di persecuzioni non smette di affascinarci, e leggiamo con entusiasmo i libri che sostengono la presunta appartenenza marrana di questo o di quello. Qualche anno fa, ad esempio, andava molto di moda sostenere che Cristoforo Colombo era di origine ebraica, anche in seguito all’uscita di un libro, storicamente assai debole ma emotivamente convincente, nientemeno che di Simon Wiesenthal. (more…)

Intervista ad Anna Foa

ottobre 19, 2009

images«La diaspora europea rischia di trasformarsi in un oggetto da museo»

Guido Caldiron
«Ricordate la bambina dal cappotto rosso di Schindler’s List ? L’unico colore nel bianco e nero del film, un colore che serve ad individuarla nel mucchio dei cadaveri, dopo il massacro, ma anche a trasformarla nel simbolo stesso della Shoah. Eppure, contrariamente a quanto a volte si dice, quest’immagine di morte non è l’unica a rappresentare gli ebrei del Novecento. C’è anche quella dell’intellettuale, dello scienziato. C’è Freud che reinterpreta il mondo della mente, c’è Einstein che scopre nuove leggi all’universo, c’è Schoenberg che scompone la musica, ci sono scrittori, artisti, poeti che sono rimasti a segnare indelebilmente della loro creatività e vitalità la cultura del Novecento. E ancora altre immagini: quella dell’ebreo sionista, che è capace di far fiorire la terra di Israele, oltre che di vincerne le guerre. E quella del rivoluzionario, che getta alle ortiche la tradizione e cambia il mondo con la violenza. Pensiamo a Trotskij, che crea l’Armata Rossa, reprime gli operai di Kronstadt e muore assassinato in esilio, divenuto “l’eretico” di tutte le rivoluzioni. Tutte immagini forti, dotate di grande capacità di suggestione: gli ebrei del Novecento. O, citando da un libro recente di Yuri Slezkine, il Novecento come secolo degli ebrei».
Anna Foa è una delle più note storiche del nostro paese, insegna Storia moderna all’Università La Sapienza di Roma e sarà una delle protagoniste della seconda edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica che si apre sabato nella capitale. Foa si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna, di storia della mentalità e di storia degli ebrei. Tra le sue pubblicazioni, Ebrei in Europa. Dalla Peste Nera all’emancipazione (Laterza, 1999), Eretici. Storie di streghe, ebrei e convertiti (Il Mulino, 2004) e Diaspora. Storia degli ebrei nel Novecento (pp. 304, euro 19,00) pubblicato all’inizio dell’anno da Laterza. (more…)

L’ultimo ebreo di Kabul Whisky, Torà e ricordi

ottobre 13, 2009

Image_1KABUL — Una versione ebraica della classica storiella del naufrago sull’isola deserta racconta di un rabbino particolarmente intraprendente. È solo, in mezzo al mare. Ma presto si organizza per pescare, raccogliere acqua piovana, coltiva persino la terra. Alla fine costruisce due sinagoghe. «Come mai due?», gli chiederanno incuriositi i salvatori, anni dopo. Risposta: «Perché nella seconda io non metterò mai piede».
A Kabul la sinagoga è solo una. Si trova in una via del centro, la cosiddetta Flowers Street. Un edificio fatiscente, il cortile invaso da macerie, i muri percorsi da crepe profonde, le finestre rotte. La sinagoga sta al secondo piano e nella stanzetta sul ballatoio vive Zebulun Simentov.
«L’ultimo ebreo di Kabul», lo definiscono i giornalisti locali e stranieri che occasionalmente vengono a trovarlo. La storiella del naufrago gli calza a pennello per il solo fatto che con Isaac Levy, fino alla sua morte nel 2005 il penultimo ebreo di Kabul, litigavano come cane e gatto. «Levy non era neppure ebreo, negli ultimi anni si era convertito all’Islam», farfuglia adesso Simentov, a testimonianza dei vecchi livori.
Un personaggio che sembra uscito da un classico di Dostoevskij, compresa la parodia degli stereotipi antisemiti. A chi lo va a intervistare chiede subito dollari in contanti, «non moneta afghana che non vale nulla», e come minimo due bottiglie di whisky. «Ma di marca, se possibile Johnnie Walker, lo trovi agli spacci della Nato», insiste. E aggiunge con tutti i reporter: «Tu guadagni da questa intervista. Perché non ci posso ricavare anch’io qualche cosa?». (more…)

La politica estera afro-americana: il conflitto tra ebrei e neri

settembre 23, 2009

Obama_supportersAlla fine degli anni Settanta, un episodio inizialmente marginale si trasformò nella scintilla di un conflitto che infiammò l’America: quello tra ebrei e afroamericani. Le conseguenze sulla politica estera americana.

Meno di un mese prima delle elezioni presidenziali dell’anno scorso, Jesse Jackson se ne venne fuori con un’intervista abbastanza estemporanea. Dichiarò che i “Zionists who have controlled American policy for decades” (i sionisti che hanno controllato la politica Americana per decadi) avrebbero perso la loro influenza se Barack Obama fosse stato eletto presidente.

Immediatamente, lo staff elettorale di Obama emise un comunicato in cui precisava che Jackson “is not an adviser to the Obama campaign and is therefore in no position to interpret or share Barack Obama’s views on Israel and foreign policy.” Insomma, Jackson parla a titolo personale. A rincarare la dose, Wendy Morigi, il portavoce di Obama sui temi della sicurezza nazionale, ribadì che, una volta eletto, Obama “will ensure that Israel can defend itself from every threat it faces, stand with Israel in its quest for a secure peace with its neighbors, and use all elements of American power to end Iran’s illicit nuclear program”. Insomma, si riaffermava la relazione speciale tra Israele e Stati Uniti. Infine, David A. Harris, executive director dell’American Jewish Committee, ringraziava lo staff di Obama per aver declinato ogni supporto alla dichiarazione di Jackson e al contrario aver ribadito il suo “unshakeable commitment to Israel’s security”. (more…)

Perchè gli ebrei americani dovrebbero piantarla di essere così liberal

settembre 18, 2009

imagesNorman Podhoretz, storico direttore della rivista Commentary, ha pubblicato il suo dodicesimo libro – intitolato “Why Jews are Liberals?” (Doubleday 2009) – che è dedicato a un tema sul quale, come dice lui stesso al Foglio, “ha meditato per molti anni, come minimo trenta”. Podhoretz, uomo della sinistra poi approdato al neoconservatorismo, spiega perché la stragrande maggioranza dei suoi concittadini ebrei non soltanto vota regolarmente per il Partito democratico ma ne condivide l’agenda liberal, che, a suo giudizio, “cozza contro il loro stesso interesse”. Che cosa ha spinto Podhoretz a scrivere questo libro? “La domanda ‘perché gli ebrei sono liberal?’ mi è stata posta così tante volte, soprattutto dai conservatori non ebrei, che alla fine ho deciso di raccontare tutta la storia per filo e per segno”. Scrive: “La maggior parte degli ebrei americani è sinceramente convinta che il proprio progressismo, assieme al proprio impegno per il Partito democratico quale suo principale veicolo politico, derivi dagli insegnamenti del giudaismo e rifletta l’eredità dei valori ebraici”. Rifiutando questa convinzione come un semplice mito, Podhoretz commenta: “Se questo fosse vero, gli ortodossi dovrebbero essere il gruppo più liberal di tutta la comunità ebraica perché sono i più profondamente influenzati dai cosiddetti valori ebraici; sono quelli che conoscono meglio il testo della Bibbia e gli scritti rabbinici, e la loro vita è del tutto determinata dai comandamenti del giudaismo. (more…)

Berlino, dove i tedeschi nascondevano gli ebrei

settembre 13, 2009

imagesMancano solo i materassi a terra e l’armadio piazzato davanti la porta per camuffare l’ingresso. Per il resto è rimasto tutto come allora: le grosse tavole di legno a formare il pavimento, il piccolo forno in un angolo, le pareti screpolate. E prive di finestre. Perché nessuno, in quel lontano 1943, doveva scoprire che in questa stanza non più grande di dieci metri quadrati al primo piano di un palazzo della Rosenthaler Straße a Berlino l’allora fabbricante di scope e spazzole Otto Weidt nascondeva una famiglia ebrea. Weidt aveva capito che ormai non poteva più corrompere la Gestapo per impedire la deportazione dei suoi dipendenti (quasi tutti ebrei), come aveva fatto fino ad allora. Per questo ricorse all’ultimo mezzo che gli restava: nasconderli. (more…)

I profughi ebrei dai paesi arabi

giugno 20, 2009

imagesll sedici giugno, in un’audizione alla Commissione Esteri della Camera, è stata affrontata la questione dei profughi ebrei dai paesi arabi. Di fronte alla Commissione ha parlato il Prof. Irwin Cotler, già Ministro della Giustizia Canadese e presidente onorario dell’organizzazione “Justice for Jews from Arab Countries” e il Prof. David Meghnagi dell’Università di Roma Tre, lui stesso fuggito dalla Libia insieme ai familiari nel 1967.  Purtroppo gli italiani conoscono molto poco la storia del Medio Oriente e quasi tutti ignorano quella degli ebrei di quelle terre. E’ importante parlare oltre che dei profughi palestinesi che abbandonarono le proprie case nel 1948 durante la guerra d’Indipendenza israeliana, anche degli ebrei che furono costretti a fuggire dai luoghi nei quali avevano vissuto per millenni da ben prima, cioè, dell’invasione araba del VII secolo.  (more…)

Shoah

giugno 18, 2009

imagesebrei salvi nelle Filippine

 

Tre porte spalancate, di dimensioni tra loro diverse. Tre porte che in un gioco di forme geometriche intrecciate, vanno a comporre tanto il triangolo della bandiera filippina quanto la stella di Davide della bandiera israeliana. Si presenta così Open Doors, un nuovo monumento che verrà inaugurato domenica 21 giugno nel Memorial Park di Rishon LeZion, la quarta maggiore città israeliana (e che si trova all’interno della grande area metropolitana di Tel Aviv). Si tratta di un avvenimento in qualche modo storico: per la prima volta, infatti, un segno ricorderà in Israele l’ospitalità offerta dalle Filippine a un migliaio di ebrei in fuga dalla Germania nazista. (more…)

Libia

giugno 13, 2009

images” Ricordo i pogrom del ’67, poi la fuga “

«Quando mio padre, mia madre, i miei nonni ed io fummo costretti a lasciare la Libia avevo 8 anni. Eppure ricordo tutto benissimo. Ricordo un legame strettissimo con l’Italia, che era ovunque. Alla televisione, nei giornali, nell’abbigliamento. L’Italia era lì, dietro l’angolo. Si andava e si veniva. Era il punto di riferimento. Culturalmente, economicamente, idealmente. Ma noi eravamo e restavamo libici, anche se con un legame fortissimo con l’Italia e se di religione ebraica. La Libia di quegli anni la ricordo come un paese in fermento, ricordo un clima quasi di euforia portato dal petrolio. Ricordo un paese bellissimo, o forse così me lo raccontano i miei genitori, o, che vuole, sono i ricordi dell’infanzia». (more…)