Posts Tagged ‘egitto’

Erdogan, l’Egitto e i Fratelli Musulmani

settembre 19, 2011

Original Version:  أردوغان ومصر والإخوان, da “Medarabnews

La recente visita del primo ministro turco in Egitto ha rappresentato da un lato il tentativo di rafforzare l’ascesa regionale di Ankara attraverso un’intesa strategica con il Cairo, ma dall’altro ha costituito una parziale delusione per i Fratelli Musulmani, quando Erdogan ha invocato la nascita di uno Stato laico in Egitto – scrive l’analista politico libanese Issam Naaman

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Recep Tayyip Erdogan ha preparato la sua visita in Egitto con estrema cura. Gli atteggiamenti, gli eventi, la scelta di tempo e le parole, tutto era stato preparato con cura e precisione. Egli ha agito come un ospite d’eccezione che portava con sé un messaggio importante a un padrone di casa ardentemente desideroso di conoscerne il contenuto. Questo messaggio non era rivolto solo all’Egitto, ma anche agli arabi e alle altre nazioni della regione. Perciò il leader turco ha voluto che la diffusione di tale messaggio fosse ripartita in numerose occasioni affinché esso potesse giungere a tutti.

Forse egli si è immaginato nei panni del sultano ottomano Mehmet, il conquistatore di Costantinopoli (Istanbul), avendo pacificamente conquistato il Cairo, dopo secoli e generazioni, per consacrare “una fase di cambiamento storico, rivoluzionario e democratico”. Egli ha tuttavia mantenuto un comportamento abbastanza umile assegnando il ruolo di Mehmet il Conquistatore alla gioventù egiziana che “ha chiuso una pagina, aprendo la pagina di una nuova civiltà”.

Centinaia di giovani egiziani, ed in particolare di giovani appartenenti ai Fratelli Musulmani, hanno effettivamente immaginato che egli fosse il sultano “Mehmet Recep”, il nuovo califfo dei musulmani, e gli hanno preparato un’accoglienza solenne all’aeroporto del Cairo. Hanno portato bandiere, gli hanno tributato applausi e ovazioni, hanno innalzato grida e invettive, chiedendogli di fondare un califfato islamico sotto la guida della Turchia. Questi giovani hanno confermato ai mezzi di informazione di rappresentare una delegazione dei Fratelli Musulmani, che era stata selezionata sotto la supervisione dell’Ufficio della Guida suprema per esprimere il sostegno e l’appoggio alle politiche del leader turco. Essi hanno intonato rumorosi slogan a sostegno di Erdogan, come: “Erdogan, Erdogan, una grande benvenuto dai Fratelli Musulmani”, “Egitto e Turchia, mano nella mano”, “Egitto e Turchia, vogliamo un califfato islamico”.

Ma Erdogan ha deluso le speranze dei Fratelli Musulmani poiché, durante il secondo giorno della sua visita, nel corso di un’intervista televisiva ha invitato a redigere una nuova costituzione per l’Egitto fondata sui principi dello Stato laico, sottolineando che ciò non vuol dire uno Stato senza religione, ma uno Stato che si pone alla stessa distanza da tutte le religioni. Egli ha aggiunto: “Non abbiate paura dello Stato laico; io auspico l’esistenza di uno Stato laico in Egitto”.

Il leader turco non vuole soltanto uno Stato laico per l’Egitto, ma anche uno Stato moderno. Egli ha affermato che l’Egitto “potrà costruire uno Stato moderno dopo la rivoluzione, se compirà tre passi rappresentati rispettivamente dalla buona amministrazione dei cittadini, dall’interesse nei confronti dell’istruzione, e infine da una buona organizzazione delle sue finanze, così come dall’eliminazione della corruzione e dalla realizzazione della stabilità”.

Forse i Fratelli Musulmani sono d’accordo con lui riguardo a questi tre passi, ma che dire dello Stato laico? (more…)

Il Cairo, i salafiti di ‘Al Nour’ attaccano: “Siamo noi il popolo egiziano”

agosto 9, 2011

Parla Mohamed Nour, uno dei leader della frangia più estrema del gruppo islamista: “Qui non esistono liberali. I media hanno rappresentato un punto di vista del tutto minoritario”. Il programma politico non prevede sfumature: “Noi vogliamo l’applicazione della legge islamica in tutti gli ambiti della vita”. E sulla possibilità che una donna vinca le elezioni: “Le donne hanno i loro ruoli specifici nella società, gli uomini altri. Ognuno sta nel posto che è più idoneo””

Giovanna Loccatelli per “Il Fatto

“In Egitto non esistono i liberali, è un’invenzione europea, è un’idea che piace molto al mondo occidentale. Al massimo esistono ‘musulmani liberali’, se si vuole chiamarli così, ma sono un numero irrilevante, in netta minoranza”. Parola di Mohamed Nour, uno dei leader del movimento dei salafiti in Egitto, la frangia più estremista del gruppo e portavoce del partito “Al Nour” (‘la luce’).

Nour è un uomo alto e robusto, con barba lunga e capelli corti. Ha un evidente livido nero in mezzo alla fronte. I musulmani più osservanti, infatti, quando pregano, sbattono violentemente la fronte per terra, in modo da farsi venire questo segno. E’ un modo per essere rispettati ovunque vadano, in tutti gli ambienti della società.

Ha un ufficio grande non lontano dal centro del Cairo. Arriva intorno alle 11. Con l’inizio del Ramadan, i ritmi lavorativi cambiano e molti cairoti non cominciano a lavorare prima della tarda mattinata.

È molto contrariato rispetto al ruolo svolto dai media, specie internazionali, durante e dopo la rivoluzione egiziana: “I media, compreso Al Jazeera, – incalza Nour – hanno mostrato delle immagini di parte della rivoluzione, hanno dato un’informazione filoccidentale, che piace all’America. Hanno rappresentato un punto di vista assolutamente minoritario, che di certo non rispecchia l’intero Paese”. (more…)

Egitto, la sospetta legge elettorale decisa dai militari

luglio 30, 2011

Il governo retto ad interim dai militari ha reso noto il contenuto della nuova legge elettorale. Secondo alcuni osservatori si tratta di un compromesso tra le richieste della Fratellanza musulmana e quelle dei gruppi d’ispirazione liberale. Ma c’è il sospetto che sia anche un tentativo per preservare parte degli interessi degli esponenti del passato regime

Giovanni Mafodda per “Limes

Il governo egiziano, retto ad interim dai militari, ha reso noto il contenuto delle norme che trasformano l’attuale legge elettorale e che verranno utilizzate per gestire le elezioni parlamentari, nelle speranze di molti le prime genuinamente democratiche, che dovrebbero tenersi alla fine di novembre. (more…)

Cinque mesi dopo, l’Egitto è di nuovo a Piazza Tahrir

luglio 9, 2011

Carta di Laura Canali

La transizione dopo la caduta di Mubarak è troppo lenta per i manifestanti che continuano a ritrovarsi ogni venerdì nella piazza simbolo della rivoluzione. L’esercito non cede il potere, la Fratellanza musulmana si organizza e l’opposizione laica si divide

Azzurra Meringolo per “Limes

Piazza Tahrir, l’epicentro della rivoluzione scoppiata il 25 gennaio scorso, torna a essere assediata. Non succedeva dallo scorso febbraio, quando i manifestanti l’avevano circondata insieme ai militari per assicurarsi che non vi entrasserobaltaghia, emissari del vecchio regime con l’intento di creare caos e disordine tra gli attivisti.

I carri armati sono ormai tornati nelle centrali militari, ma da ieri notte migliaia di giovani hanno iniziato a circondare la piazza, creando cordoni e check-point per impedire l’ingresso di uomini armati e garantire sicurezza. Non un poliziotto nelle vicinanze. “Tahrir, di venerdì, è considerata zona verde dall’esercito”, spiega un manifestante. “Temiamo solo l’arrivo dei baltaghia”. (more…)

Nella battaglia del Nilo l’Etiopia sfrutta la debolezza egiziana

giugno 28, 2011

Addis Abeba e il Cairo sono storicamente in contrasto sulla gestione delle acque del fiume. Gli etiopi vogliono approfitttare dell’instabilità politica in Egitto. Il ruolo del nazionalismo e le conseguenze sull’economia

Letizia Santangelo per “Limes

Nell’aprile 2010, a Sharm el-Sheik, la riunione straordinaria del Consiglio dei ministri dell’Iniziativa del bacino del Nilo si chiudeva in modo fallimentare per l’Egitto. I paesi rivieraschi, a monte del fiume, decidevano infatti di procedere alla firma del Cooperative framework agreement sulla gestione delle acque del Nilo, anche senza il consenso di Egitto e Sudan. Mossa che sottolineava sia la perdita di autorevolezza da parte dell’Egitto nei confronti dei vicini subsahariani, sia il profilarsi di un confronto con l’Etiopia, l’altro antico impero della regione, che del glorioso passato conserva forte impronta nel carattere orgoglioso della propria gente e nelle aspirazioni nazionali.


Lo sfruttamento delle acque del Nilo ha sempre rappresentato un elemento strategico cruciale nella definizione dei rapporti tra Egitto ed Etiopia. Proprio su di esso, il governo di Addis Abeba sta giocando una partita importante, tanto per il futuro sviluppo economico della propria nazione, quanto per le sue mai sopite ambizioni regionali, determinato a non lasciarsi sfuggire il momento propizio data l’attuale debolezza del paese rivale. (more…)

Il dialogo difficile tra musulmani e copti per salvare la rivoluzione (e le minigonne)

giugno 9, 2011

Sergio Romano per “Il Corriere della Sera”

Il 1 gennaio, 24 giorni prima dell’inizio della rivoluzione egiziana, un terrorista suicida si è fatto saltare in aria di fronte alla chiesa dei Santi, in Alessandria, dove si celebrava con il rito copto l’arrivo dell’anno nuovo. L’esplosione ha provocato 21 morti e 70 feriti. Nei giorni seguenti i copti del Cairo hanno dimostrato di fronte alla cattedrale di San Marco, sede del loro capo spirituale, e inscenato una manifestazione contro i rappresentanti del governo che erano venuti a presentare le loro condoglianze a papa Shenuda III. Vi sono stati violenti scontri con la polizia, il presidente Mubarak è apparso alla televisione per denunciare la presenza di «mani straniere» nell’attentato di Alessandria ed esortare alla concordia le due maggiori confessioni religiose del Paese. Poco più di tre settimane dopo, parecchie migliaia di giovani copti e musulmani hanno accolto l’invito, ma lo hanno ritorto contro Mubarak per chiedere insieme la fine del suo regime. Abbiamo assistito da allora, in piazza Tahrir, ad alcune promettenti manifestazioni di riconciliazione religiosa. È apparso un nuovo simbolo: una croce iscritta all’interno di una mezzaluna. Sono stati creati piccoli spazi in cui i fedeli delle due religioni potevano fare le loro devozioni. Abbiamo intravisto un Egitto in cui la minoranza copta (il 10%della popolazione secondo stime ufficiali, fra il 15 e il 20%per coloro che accusano il governo di sottostimarne l’importanza) avrebbe gli stessi diritti civili della maggioranza musulmana, fra cui quello di costruire liberamente le proprie chiese. (more…)

La guerra segreta fra Iran ed Egitto

maggio 31, 2011

Guido Olimpio per “Il Corriere della Sera”

Guerra di 007 tra Egitto e Iran. La sicurezza egiziana ha fermato sabato sera Qassem Al Husseini, un diplomatico iraniano al Cairo accusato di spionaggio. Per il funzionario, rilasciato ieri, scatterà l’espulsione. Da Teheran hanno cercato di ridimensionare l’incidente, ma hanno acceso le loro «antenne» . Perché l’arresto di Qassem Al Husseini può far saltare qualcosa di più serio. La spia non era, infatti, da sola. Gli iraniani – secondo quanto rivelato da fonti diplomatiche al Corriere – si sono mossi fin dai primi giorni di aprile dopo l’annuncio che Egitto e Iran sono pronti a ristabilire i rapporti diplomatici interrotti nel 1980. Una svolta storica che i mullah hanno accompagnato con una seconda iniziativa. Riservata. Teheran vuole allargare la presenza della sua intelligence in Nord Africa e ha mobilitato l’Armata Qods, il braccio clandestino dei pasdaran. Il suo comandante, Ghassem Soleimani, ha attivato diversi operativi destinati ad agire in Egitto e passato direttive precise al rappresentante iraniano al Cairo Mojtaba Imani, convocato di gran fretta a Teheran. A un ufficiale della Qods, inviato con la classica copertura diplomatica, è stato affidato il compito di gestire il network. Era Al Husseini? O lui aveva solo un ruolo esplorativo? Gli 007 iraniani – secondo gli ordini di Soleimani -devono sfruttare l’apertura egiziana per ampliare il traffico d’armi in favore dei palestinesi di Hamas a Gaza. Un team di agenti ha studiato come favorire il transito del materiale che arriva in Sudan dall’Iran e poi prosegue verso la striscia palestinese grazie alla filiera del contrabbando. Tre elementi sudanesi – uno di loro è conosciuto come «l’esperto» – si sono trasferiti di recente nella penisola del Sinai per coordinare l’invio delle armi insieme. Altrettanto importante il ruolo di alcuni pasdaran fino a poche settimane fa basati a Khartum e ora arrivati in Egitto. L’altra missione degli agenti è l’infiltrazione nel tessuto politico egiziano e la diffusione dell’ideologia khomeinista. La rivolta contro il regime ha creato opportunità che Teheran non vuole farsi sfuggire. Ci sono tanti giovani delusi da quanto è accaduto e gli iraniani hanno molto da offrire. Consigli, aiuti e, se necessario, fondi. Per il «piano Egitto» l’Armata Qods – sostengono le medesime fonti diplomatiche -avrebbe un budget di diversi milioni di dollari. Un piccolo tesoro per una grande operazione.

Informazione Corretta

L’Egitto al bivio: da che parte stanno i Fratelli Musulmani?

aprile 21, 2011

Original Version: Egypt at a crossroads; where does the Muslim Brotherhood stand?

In questo momento cruciale della storia egiziana, i Fratelli Musulmani devono dire chiaramente se stanno con le forze rivoluzionarie o con quelle forze che vogliono talebanizzare l’Egitto – scrive l’analista egiziano Emad Gad

da “Medarabnews

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Anche se i Fratelli Musulmani non sono stati uno dei gruppi promotori delle proteste del 25 gennaio, si sono presto uniti alla lotta partecipando con le forze nazionaliste alle manifestazioni che si sono trasformate in una rivoluzione popolare. I giovani dei Fratelli Musulmani hanno svolto un ruolo efficace e vitale nella rivoluzione insieme alle forze civiche provenienti da tutto il panorama politico per creare lo “spirito di piazza Tahrir”. I Fratelli Musulmani non hanno partecipato fin dal primo giorno, a causa del modo in cui il gruppo vede se stesso e le forze nazionaliste. Il gruppo ritiene di essere l’unica forza organizzata nel paese, e che se non avesse partecipato, allora le altre forze non sarebbero riuscite a radunare più di poche centinaia di seguaci, dato che i Fratelli Musulmani rappresentano l’unico gruppo in grado di mobilitare  centinaia di migliaia di partecipanti.

Dal momento che l’appello a manifestare del 25 gennaio non era stato lanciato dai Fratelli Musulmani, il gruppo ha deciso di non prendervi parte. La supposizione preliminare era che le proteste del 25 gennaio avrebbero fallito, e che sarebbero state come le precedenti, alle quali avevano  partecipato poco più di qualche centinaio di manifestanti. Appena la manifestazione del  25 gennaio si è dimostrata un successo ed il movimento si è rafforzato, i Fratelli Musulmani hanno deciso di partecipare in modo da non essere lasciati indietro in questo momento politico di importanza cruciale. (more…)

Israele e il doppio rebus d’Egitto

febbraio 9, 2011

Shlomo Avineri, da “Il Sole 24 Ore

Due preoccupazioni hanno caratterizzato la reazione d’Israele agli eventi in Egitto, una ovvia, l’altra un po’ meno. La prima è che se l’Egitto precipitasse nel caos o andassero al potere i Fratelli musulmani – che si oppongono strenuamente al trattato di pace con Israele – potrebbero essere in serio pericolo i trent’anni di pace continua tra Israele e il più importante paese arabo. (more…)

Tra Italia e Egitto un antico legame: i ricordi di Silvio Curto

febbraio 1, 2011

Tra Otto e Novecento architetti, archeologi e avvocati italiani hanno dato forma all’identità moderna del Paese

Maurizio Assalto per “La Stampa

TORINO
“A Alessandria d’Egitto gran parte della città moderna è stata costruita dagli architetti italiani, all’inizio del ’900. In certe strade sembra di essere a Torino. Al Cairo è interamente italiano il quartiere di Zamaleq. Ma anche in diverse cittadine dell’interno ci sono case signorili in perfetto stile liberty nostrano».

Del profondo legame tra Egitto e Italia, Silvio Curto è un testimone privilegiato, nella duplice veste di sovrintendente-direttore per un ventennio, dal 1964 al 1984, del Museo Egizio di Torino, e di (invidiabile) ultranonagenario che alla civiltà dei faraoni ha dedicato l’esistenza. Un legame che risale al tempo dei Romani, quando dopo la battaglia di Azio, nel 31 a.C., l’Egitto acquista il rango di prefettura per diventare il granaio dell’Urbe, e rinsaldato tra Otto e Novecento: con Bernardino Drovetti, piemontese di Barbania, console di Francia, dalla cui collezione è nato l’Egizio torinese, secondo al mondo dopo quello del Cairo; con il padovano Giovanni Battista Belzoni, che lavorava per il console inglese, esaltato Oltremanica come il fondatore dell’archeologia scientifica; con il biellese Ernesto Schiaparelli, storico direttore dell’Egizio, che arricchì con i suoi scavi; con Giuseppe Botti, egittologo originario del Verbano, fondatore del Museo Greco-Romano di Alessandria. (more…)

Le ‘repubbliche dei Patriarchi’. I clan che reggono il Nord Africa

gennaio 13, 2011

Sergio Romano per “Il Corriere della Sera”

Ogni discorso sulle condizioni politiche ed economiche dei Paesi nordafricani di cui si è molto parlato nelle scorse settimane dovrebbe partire da alcuni dati anagrafici. Il presidente egiziano Hosni Mubarak ha 82 anni, è capo dello Stato dal 1981 e si accinge a completare il suo quarto mandato. Muammar Gheddafi, guida della rivoluzione libica, ha 69 anni ed è al potere dal 1969. Il presidente della Tunisia Zine el-Abidine Ben Ali ha 75 anni ed è capo dello Stato dal 1987. Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ha 74 anni, è stato eletto per la prima volta nel 1999 e ha iniziato il suo terzo mandato nel 2009. Il primo di questi patriarchi è un generale dell’aeronautica, il secondo un colonnello, il terzo un poliziotto (per alcuni anni direttore della Pubblica sicurezza) e il quarto proviene dai ranghi della guerra di liberazione contro la Francia. Il primo ha conquistato la presidenza dopo l’assassinio del suo predecessore. Il secondo si è impadronito del potere con un colpo di Stato. Il terzo ha estromesso con la forza Habib Bourguiba, fondatore della Tunisia moderna. Il quarto è stato eletto dopo una guerra civile che ha provocato non meno di duecentomila morti. Per restare al potere tutti hanno «aggiustato» la costituzione o eliminato la clausola che limitava il numero dei mandati. (more…)

Non staccate la spina all’Egitto

agosto 7, 2010

Ora Washington deve decidere se mantenere ancora i Mubarak o rischiare un Iran bis

Nell’articolo: La retorica ufficiale del regime è sempre più in sintonia con i sentimenti della “piazza araba”, con tutti i passaggi obbligatori di accuse all’“imperialismo”, “sionismo” e in particolare agli Stati Uniti. Una propaganda che viene mandata avanti attraverso i media, le scuole e soprattutto i religiosi allineati con il regime, che cercano di battere nel loro fervore antioccidentale i sempre più popolari predicatori dell’opposizione

Anita Taksa per “Il Foglio

In un ospedale del Cairo è stato allestito un intero piano zeppo di sofisticate apparecchiature pronto ad accogliere in qualunque momento un paziente d’eccezione, con la sua numerosa corte: Hosni Mubarak, l’82enne presidente-padrone dell’Egitto. A Washington, a sentire le voci che girano, è stata messa in piedi una task force dell’Amministrazione che segue i segni vitali dell’anziano rais e riferisce direttamente a Barack Obama le minime palpitazioni provenienti dal Cairo. Ufficialmente, il leader egiziano ha solo qualche problema minore di salute dopo l’asportazione della cistifellea in Germania, qualche mese fa. Ma continua a rimandare incontri, viaggi e apparizioni in pubblico, e nel mondo degli analisti, dei diplomatici e dell’intelligence pochi dubitano che in realtà stia morendo di tumore al pancreas. Anche se gli sforzi dei medici e l’abitudine al potere al quale si aggrappa da trent’anni lo terranno ancora in vita per qualche mese, l’anno prossimo l’Egitto va alle urne, sperimentando per la seconda volta nella sua storia le elezioni presidenziali con candidati multipli. E, a meno di un anno dal voto, nessuno sa non solo quale nome figurerà sulla scheda come sfidante dell’opposizione, ma nemmeno chi verrà schierato dal regime come successore di Mubarak.

Una transizione che ha fatto dire a John Kerry, ex candidato alla presidenza americana e capo della commissione Esteri del Senato, che “la successione a Mubarak è il dossier che più preoccupa gli Stati Uniti in medio oriente”, addirittura più del nodo israeliano-palestinese. Non che l’anziano faraone non avesse già chiesto l’avallo americano per il suo erede designato: nell’agosto dell’anno scorso si era presentato alla Casa Bianca con tutto il suo governo e il figlio Gamal, segretario generale del Partito nazional-democratico al potere in Egitto. Per quanto ufficialmente ancora non in gara, il secondogenito del presidente viene visto come il delfino del Cairo, e nonostante al Congresso si levino sempre più voci che chiedono maggiori pressioni sull’Egitto troppo poco democratico, è probabile che Washington si turi per l’ennesima volta il naso benedicendo un passaggio di potere dinastico. La posta in gioco è troppo alta: il più fedele e forte alleato americano in medio oriente, e la potenza militare più forte della regione dopo Israele. Il generale Anthony Zinni, ex comandante del Centcom, una volta ha sintetizzato il ruolo strategico dell’Egitto in modo estremamente esplicito: “E’ il paese più importante nella mia area di responsabilità perché mi dà l’accesso alla regione”. Una portaerei su terra ferma, che permette di controllare il medio oriente e garantire il transito nel canale di Suez, sia per le petroliere sia per la marina militare americana che così manda una dozzina di navi al mese dal Mediterraneo al Golfo Persico e all’Oceano Indiano.   (more…)

Egitto: alla ricerca di un’alternativa a Mubarak

giugno 14, 2010

Il figlio Gamal, i Fratelli musulmani, El Baradei. La lunga strada verso le elezioni del 2011. L’Egitto è da anni in pieno fermento. Può esplodere come l’Iran nel 1979

Nell’articolo: “Grazie alle pressioni americane di democratizzare le dinamiche politiche interne, nel 2005 Mubarak ha permesso alla Fratellanza di partecipare alle elezioni legislative e questa si è aggiudicata ben 88 dei 160 seggi in palio. L’imprevisto successo ottenuto da questo movimento ha spaventato in primis gli Stati Uniti che hanno quindi immediatamente smesso di insistere sulla democratizzazione egiziana, consentendo al raìs di escludere questo movimento dalle elezioni legislative del 2007”

Azzurra Meringolo per “Limes

A partire dal 1 giugno scorso e per i prossimi 18 mesi, per ben tre volte i cittadini egiziani si recheranno alle urne. Alla vigilia del primo dei tre appuntamenti elettorali, Adam Shatz aveva affermato sulla London Review of Book che, da qualche anno a questa parte, l’Egitto vive una fase molto simile a quella vissuta dall’Iran pre rivoluzionario, quando il governo dello scià stava per essere rovesciato dalla rivoluzione khomeinista. Come avvenne nel 1979 a Teheran, secondo Shatz la legittimità dello stato egiziano è messa totalmente in discussione, mentre si fa strada, s’intensifica un combinato di fervore islamico e di malcontento popolare.

Che qualcosa nel paese delle piramidi sia in fermento è evidente almeno dal 2005. Da allora il movimento per il cambiamento – più conosciuto con il nome di Kifaya – avendone letteramente abbastanza del regime – kifaya in arabo vuol dire abbastanza – è sceso più volte in piazza al Cairo, prendendo di mira il presidente Hosni Mubarak, in carica ormai dal 1981, accusato di ostruire la strada al ricambio generazionale. In questi anni, centinaia di migliaia di egiziani hanno dato vita a manifestazioni, spesso duramente represse dal regime: islamisti che chiedono la fine dello stato di emergenza in vigore da trent’anni e appena proragato per altri due, lavoratori che rivendicano salari più elevati e magistrati che contestano gli emendamenti costituzionali degli ultimi anni tesi a sottrarre alla loro competenza l’attività di supervisione nei processi elettorali. Saranno questi i primi sintomi di una rivoluzione che sembra bussare alle porte?  (more…)

Cina e Stati Uniti si confrontano in Medio Oriente

giugno 2, 2010

Original Version: China, US jostle in Middle East

Richard Javad Heydarian per “Medarabnews

Questo secolo ha visto emergere la Cina come il principale sfidante allo status di superpotenza degli Stati Uniti. In modo drammatico, la Cina sta cominciando a stabilire la sua presenza nella regione altamente strategica, e ricca di risorse energetiche, del Medio Oriente, stringendo forti legami con le potenze regionali e cominciando gradualmente a sfidare l’egemonia israelo-americana nella regione. Grazie a decenni di rapidissima crescita economica, e accelerando la modernizzazione militare, la Cina ha ora sia la necessità che la capacità di impegnarsi in Medio Oriente.

Confinata ai margini durante la Guerra Fredda, la leadership cinese ha finalmente individuato una finestra di opportunità per fare il proprio ingresso nella politica regionale ed espandere le proprie esportazioni militari. Nel corso degli anni ‘80, la Cina criticò in maniera crescente il disinteresse sovietico ad assistere le “potenze revisioniste” regionali come la Siria contro gli alleati degli Stati Uniti. Di conseguenza, essa cercò di guadagnare influenza nella regione, stringendo forti legami con le principali potenze antiamericane dell’area.

Il Medio Oriente è stato teatro dei conflitti della Guerra Fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. La regione diventerà un campo di battaglia nel conflitto del XXI secolo tra una Cina in ascesa e la potenza stagnante degli Stati Uniti? (more…)

In Egitto Mubarak ha fatto i conti senza la piazza (e la Borsa)

aprile 8, 2010

Le forze di sicurezza egiziane avevano occupato piazze, università e stazioni ferroviarie al Cairo e nel resto del paese in attesa della manifestazione contro il regime del presidente, Hosni Mubarak. Il bilancio è stato pesante per i giovani dimostranti che martedì hanno tentato di raggiungere il Parlamento chiedendo democrazia, libere elezioni e la fine dello stato di emergenza che dura da quasi trent’anni. Secondo alcune fonti, soltanto nella capitale sono state arrestate più di novanta persone, molte delle quali gravemente ferite dalle manganellate dei poliziotti. La protesta, guidata dal cosiddetto movimento dei “Giovani del 6 aprile”, apre un periodo d’incertezza sul futuro dell’Egitto alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2011, le seconde nella storia egiziana. (more…)

Egitto, i copti «cattivi» diventano bestseller

febbraio 12, 2010

Polemiche in Egitto, polemiche in Italia. Non per gli stessi motivi, anche se la materia del contendere si riferisce comunque al clima incandescente del V secolo, che per la Chiesa fu stagione di sottigliezze dottrinali e di scontri consumati anche all’interno dei concili. Come quello celebrato a Efeso nel 431, nel corso del quale il patriarca di Alessandria, Cirillo, ottenne la condanna del confratello di Costantinopoli, Nestorio, colpevole – secondo l’accusa – di professare un’interpretazione capziosa della natura di Cristo. Non vero uomo e vero Dio kath’hupostasin, ossia per unione intima e inscindibile, ma soltanto nel prosopon, nell’aspetto esteriore. Al punto che Maria, nell’insegnamento di Nestorio, non andrebbe venerata in quanto “Madre di Dio” (Theotokos), bensì quale “Madre di Cristo” (Christothokos). (more…)

Le nuove piaghe d’Egitto

gennaio 8, 2010

Sei cristiani uccisi in una mattanza islamista nel Natale copto

Ieri in Egitto sicari musulmani hanno assassinato in un agguato sei cristiani copti all’uscita da una chiesa. E’ avvenuto in occasione del Natale dei copti, una delle più antiche e originarie comunità cristiane di tutto il mondo arabo. I cristiani sono stati uccisi da un commando islamico armato che ha aperto il fuoco contro un gruppo di fedeli che aveva appena partecipato alle celebrazioni della festività copta. Mentre Gamal Mubarak, figlio del presidente Hosni e suo erede designato, partecipava al Cairo alla messa celebrata da Shenuda III, il Papa dei cristiani copti egiziani, nel villaggio di Nagaa Hammadi avveniva la strage.

Il sanguinoso episodio di violenza è avvenuto nella provincia di Qana, seicento chilometri a sud del Cairo, in una regione abitata da una cospicua comunità copta. Fonti locali hanno riferito che, dopo l’attentato, nella cittadina è stato imposto il coprifuoco e sono state schierate numerose forze di polizia. Nel frattempo migliaia di cristiani hanno marciato salmodiando slogan come “Lunga vita alla croce” e “No alla persecuzione”. Secondo una nota del governo egiziano, “l’incidente è collegato al rapimento e allo stupro di una bambina musulmana della zona”, che sarebbe stato compiuto da un giovane cristiano. Ma i copti replicano che si tratta invece del brutale culmine di una lunga e violenta campagna d’odio e persecuzione contro le chiese e i fedeli da parte dei gruppi islamisti. L’episodio è infatti il più grave nella scia di scontri intra-confessionali iniziati in Egitto dagli anni Novanta, segnato dalle più note stragi di turisti. (more…)

A Gaza anche un Muro egiziano, la Striscia sarà chiusa su ogni lato

dicembre 11, 2009

Le hanno provate tutte per bloccare i tunnel della vita e della morte che alimentano il contrabbando dall’Egitto verso la Striscia di Gaza. Pattugliamenti continui lungo il confine, delicati sensori capaci di registrare anche il movimento di una piccola zolla, allagamento dei cunicoli, persino il gas. Ma niente ha fatto indietreggiare l’esercito delle talpe. Adesso, su suggerimento e forse anche finanziamento degli americani, le autorità del Cairo ci proveranno con una barriera sotterranea di metallo impenetrabile, capace di resistere anche all’esplosivo, lunga 10-11 chilometri e profonda fino a 20-30 metri la cui posa è già iniziata in gran segreto. Durata prevista dei lavori, un anno e mezzo. (more…)

La spaccatura all’interno dei fratelli musulmani

dicembre 10, 2009

La repressione del regime egiziano nei confronti dei Fratelli Musulmani ha determinato una seria spaccatura nel movimento, e forse la più grave crisi della sua storia – scrivono Roula Khalaf e Heba Saleh dal Cairo

Un anziano leader dei Fratelli Musulmani d’Egitto ha riconosciuto che la repressione del governo ha aggravato la spaccatura all’interno dell’organizzazione, dove gli esponenti più conservatori, che temono per la sopravvivenza del gruppo, si stanno scontrando con i riformisti riguardo ai benefici della partecipazione politica.

Secondo alcuni analisti, questo sconvolgimento interno potrebbe essere il più grave di tutti gli 80 anni di storia del partito, che non è ufficialmente riconosciuto. I Fratelli Musulmani, il più ampio gruppo di opposizione in Egitto, stanno elaborando la loro strategia per le elezioni parlamentari dell’anno prossimo.

La grande manifestazione di forza dei candidati indipendenti legati alla Fratellanza, nelle elezioni del 2005 – essi ottennero il 20% dei seggi – intimorì il regime del Presidente Hosni Mubarak.

Al fine di prevenire una ripetizione di questo risultato, le autorità hanno fatto passare una serie di emendamenti costituzionali, apparentemente adottati per arginare i Fratelli Musulmani e ridurre la trasparenza del processo elettorale, soprattutto ridimensionando sensibilmente l’importante ruolo della magistratura, in gran parte indipendente.  (more…)

Egitto-Algeria: come il calcio è diventato politica

novembre 28, 2009

La bufera politica seguita alla partita di qualificazione per i mondiali fra Egitto e Algeria ricopre ormai da giorni un ruolo da protagonista sulle pagine di tutti i giornali arabi. La velocità con cui gli incidenti si sono estesi, e con cui la crisi sportiva si è trasformata in una crisi politica, rappresenta l’ennesima testimonianza delle divisioni interarabe, e forse del tentativo dei regimi coinvolti di “esportare” le loro crisi interne – scrive il giornalista Osama Al-Sharif

Quando si tratta di calcio, gli arabi sono probabilmente fanatici tanto quanto – diciamo – gli inglesi, i brasiliani o i coreani. O forse no! Le tristi vicende che circondano la partita di qualificazione alla Coppa del Mondo tra Egitto e Algeria, tenutasi in Sudan, hanno guastato le nobili caratteristiche che molte nazioni attribuiscono a questo gioco. Una partita decisiva che coinvolge due squadre nazionali è stata trasformata in una contesa amara e detestabile tra popoli e governi.

L’Egitto ha perso la partita, e con essa la qualificazione. L’Algeria sarà l’unico paese arabo a giocare in Sudafrica il prossimo anno. Ma ciò che ha avuto luogo dopo la partita è stato allo stesso tempo scioccante e inquietante. I dimostranti ad Algeri hanno attaccato gli interessi egiziani nella città, distruggendo e incendiando diversi uffici. Al Cairo, migliaia di giovani egiziani arrabbiati hanno tentato di marciare verso l’ambasciata algerina, ma sono stati fermati dalla polizia in tenuta anti-sommossa. Vi sono state accuse secondo le quali i tifosi egiziani sarebbero stati attaccati e maltrattati dagli algerini a Khartoum, mentre si stavano recando all’aeroporto. Altre notizie riferiscono che bar e ristoranti di proprietà egiziana sono stati dati alle fiamme a Marsiglia, in Francia, dove vive una grande comunità di espatriati algerini. (more…)

Libano: aspre accuse all’Egitto

ottobre 30, 2009

imagesL’Egitto è stato ultimamente accusato da diversi esponenti dell’opposizione libanese di ostacolare la nascita di un governo di unità nazionale in Libano. Il Cairo ha diversi interessi in Libano, tuttavia è solo uno fra i molti attori sulla scena libanese – scrive la ricercatrice Omayma Abdel Latif

All’inizio di questo mese, il politico libanese Rifaat Ali Eid, segretario generale del Partito Democratico Arabo, un partito politico che rappresenta la minoranza alawita a Tripoli, ha accusato “alcuni elementi dell’intelligence egiziana” di complottare per fomentare la violenza settaria tra gli abitanti sunniti indigenti di Bab Al-Tebana e gli alawiti che vivono nella vicina ed altrettanto povera comunità di Jebel Mohsen.

La violenza di natura settaria tra i due quartieri risale ai giorni della Guerra Civile libanese. Le tensioni sono cresciute a partire dal 2005 in seguito all’assassinio dell’ex Primo Ministro Rafik Al-Hariri. Esse hanno avuto un andamento altalenante a seconda della situazione politica. Gruppi salafiti finanziati dell’Arabia Saudita sono stati di solito accusati di celarsi dietro le violenze che hanno colpito Tripoli a partire dal 2005. (more…)

Egitto e Israele: interessi che si allineano

settembre 10, 2009

imagesSta diventando difficile per il Cairo nascondere il fatto che i suoi interessi di politica estera sono più in linea che mai con quelli di Tel Aviv – sostiene il giornalista egiziano Ashraf Khalil

Gli israeliani la chiamano “pace fredda”. Gli egiziani preferirebbero non nominarla affatto, dato che questo significherebbe ammettere che c’è effettivamente qualcosa a cui dare un nome.

Per anni l’esatta estensione della cooperazione politica ed economica tra i due paesi vicini è stata oggetto di un’intensa discussione e argomento di sporadiche campagne mediatiche al Cairo. Il governo del presidente Hosni Mubarak, il cui predecessore, Anwar Sadat, firmò nel 1978 gli accordi di Camp David, cerca solitamente di mantenere una notevole discrezione sui dettagli delle relazioni tra i due paesi, ammettendo tali rapporti solo quando le cose diventano troppo evidenti per essere negate. (more…)

In Egitto c’è un Voltaire arabo a cui gli islamisti stanno dando la caccia

agosto 11, 2009

imagesI fondamentalisti islamici hanno già affisso il suo nome sulle porte di alcune moschee radicali. Il terrore per Sayed al Qimani è aumentato a dismisura dopo che il governo egiziano gli ha assegnato un prestigioso premio. Figlio di un imam della povera provincia egiziana, Qimani è oggi un uomo in fuga, il primo secolarista arabo sulla lista nera dei taglialingue. L’Economist lo ha già ribattezzato il “Voltaire arabo” per le sue idee liberali. Nel 2005, per timore di cadere sotto i colpi dei jihadisti, Qimani rinunciò a esporre le proprie tesi in pubblico. Una dozzina di sue opere, fra cui la celebre “Rabb al Zaman” (“Il Dio del nostro tempo”), sono state bandite dall’Università al Azhar, il più importante ateneo sunnita. Altri religiosi lo hanno bollato come “apostata”. Ahmad Omar Hashem, ex rettore di al Azhar, sostiene che in caso di blasfemia, “il mondo islamico non si calmerà se non ci sarà la punizione decisiva e immediata”. (more…)

Egitto

luglio 28, 2009

imagesIn Egitto prosegue il dibattito sulla successione al presidente Hosni Mubarak; ma il vero problema del paese è la transizione a un regime democratico – scrive l’analista egiziano Osama Al-Ghazali Harb

 

La situazione dell’Egitto è oggi “al suo meglio”. Secondo indicatori scientifici oggettivi, nazionali e internazionali, l’Egitto è ancora un Paese arretrato, superato da molti Paesi asiatici, africani e latino-americani che fino a poco tempo fa erano meno sviluppati. Nonostante molti sforzi da parte del governo, i risultati sono infatti ancora modesti.Ad esempio, il peggioramento del sistema educativo, specialmente negli ultimi due decenni, ha gravemente limitato una risorsa fondamentale per il progresso del Paese. A questo si aggiunge un divario sempre maggiore e senza precedenti tra ricchi e poveri. I milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà nei cimiteri e nei quartieri degradati rappresentano infatti una bomba a orologeria vivente.Questa situazione è sicuramente da imputare in primo luogo all’attuale regime politico autoritario e non democratico in carica da più di mezzo secolo, che è riuscito a indebolire tutte le istituzioni politiche. Il regime ha di fatto allontanato la maggior parte degli egiziani dalla vita politica, creando una condizione di passività e indifferenza rara nel mondo contemporaneo, perfino nei Paesi meno sviluppati. (more…)