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Rivoluzionario Emir Kusturica: “Amo i perdenti e i banditi”

gennaio 17, 2010

«Mi sento come un paracadute che scende mentre tutti gli altri restano immobili». Il regista che in Underground fa volare la sposa con una pennellata alla Chagall, ricorre a un’immagine leggera, di pittura o di sogno, per descrivere la sua solitudine d’autore in un assedio di celluloide conformista: quella maggioranza rumorosa d’invasori riveriti – «nothing movies», film zero, li definisce -, scodellati dal calderone Usa sul pianeta cinema.
«All’inizio del secolo scorso», riflette Emir Kusturica, «eravamo tutti convinti che l’arte dei grandi, da Joyce a Proust, a Picasso, ci stesse preparando a una rivoluzione dello spirito. Ma davanti all’attuale produzione cinematografica, si ha l’impressione d’essere riprecipitati a fine Ottocento». Qualcosa avrà pure apparenze contemporanee: «Sì, i clip, gli spot: e Luis Buñuel. Sembrerà strano, ma se si guarda con attenzione Mtv e la pubblicità, si scopre un filo diretto con la libertà formale di Buñuel, che sbriciola la routine iperspettacolare degli Studios: i quali, a differenza di clip e spot – e di Buñuel – perseverano nel fare tv, non cinema».

Lei ha aperto il suo paracadute al crepuscolo del secolo del cinema, già sotto attacco dei videogame. «Ho risposto alla nuova era, alla morte annunciata del grande schermo, con film che miscelano i generi, aperti a ogni influsso e gioco combinatorio, come il Maradona di tre anni fa. Provengo dai Balcani, influenzati dal cinema francese e del basso Mediterraneo. Son finito dietro la cinepresa perché adoravo Bergman, ma anche Bruce Lee. Underground è puro Shakespeare filtrato dai fratelli Marx: più che dal cinema discende dai Clash». (more…)

Kusturica: “Ora faccio la rivoluzione”

novembre 21, 2009

CLAUDIA FERRERO. TORINO

Come attore ha da poco conquistato i francesi, che per la sua interpretazione di una spia del Kgb nel film Affaire Farewell hanno parlato di «spessore shakespeariano». Lui, da regista, ricorda che nel girare il suo film capolavoro, Underground, aveva un pensiero fisso: «Shakespeare che guarda i Fratelli Marx». Ecco Emir Kusturica, arrivato al Torino Film Festival con aereo privato per ricevere il Gran Premio voluto da Gianni Amelio per i registi che più hanno rinnovato il linguaggio cinematografico. E chi meglio di lui così colorato, musicale, simbolico, bizzarro anche nel raccontare le guerre che hanno dilaniato la sua terra? «Underground coincide con il periodo più infelice della mia vita – racconta il regista serbo -: avevo perso il mio Paese, la mia città, la mia casa, i miei ricordi. Ho messo tutto nel film. Andò a Cannes, vinse, e viste le accuse politiche che avevo ricevuto nel girarlo, questo mi salvò. Quando lo rivedo, non mi riconosco: ero così vivo, così pieno di energie. Aveva vinto, comunque, la vita». (more…)

L’intervista: Il regista di Sarajevo pronto a girare un film sul guerrigliero messicano

luglio 28, 2009

imagesKusturica: il mio Pancho Villa sarà un eroe con il volto di Depp

 

VENTOTENE (Latina) — Emir Kusturica posa per un momento la chitarra, lascia la sua No Smoking Orchestra che riprenderà a settembre (concerti il 5 a Frascati e il 6 a Ancona) e torna alla sua prima pelle, quella del regista. Ma la musica, seppure di stampo classico, rientra subito dalla finestra: «Farò un film sul vostro Verdi, uscirà nel 2012, a ridosso dell’anniversario verdiano che cadrà nel 2013. Ma prima, il prossimo anno, ne girerò uno su Pancho Villa». In fondo i due sono accomunati dall’essere stati due patrioti. Ride: «Pancho Villa è stato l’eroe della mia vita, mentre il mio primo contatto con Verdi fu a Sarajevo alle elementari, la maestra cercava di farci ascoltare le sue arie, io non mi comportavo bene e fui cacciato dall’aula». (more…)