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Robert Gallo: «I virus ci danno lezioni che noi non sappiamo imparare»

settembre 12, 2010

La preoccupazione del direttore dell’Institute of Human Virology: «Siamo ancora impreparati alle epidemie»

Nell’articolo: La grande maggioranza delle persone sieropositive può condurre oggi una vita ragionevolmente normale, sia per qualità che per durata. E vengono continuamente studiati altri medicinali (ne vengono messi in circolazione di nuovi circa ogni due anni) […..] «A parte il vaccino, naturalmente… Primo, continuare la ricerca di base. Secondo, portare le cure necessarie nei Paesi in via di sviluppo. Terzo, diffondere molto di più il test Hiv in modo da aumentare la diagnosi precoce e limitare le infezioni da parte di chi non è consapevole di essere sieropositivo»

Vera Martinella per “Il Corriere della Sera

«Quando avremo un vaccino contro l’Aids?» Da più di un quarto di secolo Robert Gallo si sente fare questa domanda. Protagonista della celebre contesa sull’identificazione dell’Hiv con il francese Luc Montagnier, lo scienziato americano non ha mai smesso di cercare una risposta e ora, in Italia per la Sesta Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza (organizzata a Venezia, dal 19 al 21 settembre, dalla Fondazione Umberto Veronesi) ha qualcosa di nuovo da dire: l’antidoto per l’Hiv forse è un po’ più vicino e a breve potrebbero iniziare le sperimentazioni per verificarne l’efficacia. Ma Gallo non viene in Italia per parlare solo di questo.

Robert Gallo, gli studi e la contesa con Montagnier

Tre pandemie in un decennio: mucca pazza, aviaria, suina

Professore, a Venezia lei terrà una conferenza sulla preparedness, cioè “sull’essere preparati”. Che cosa intende?
«Sappiamo che i virus sono sempre presenti nella società e che altre epidemie potranno esplodere, ma non siamo mai pronti. Gli uomini paiono dimenticarsi di una pandemia dopo una trentina d’anni e iniziano a credere che i virus non siano più una priorità, così l’arrivo di una nuova infezione ci trova sempre impreparati. Temo, ad esempio, che se scoppiasse un’emergenza virale intorno al 2040 ancora una volta peccheremmo d’impreparazione. Anche perché credo manchi una rete globale di virologi qualificati, perché oggi molto del lavoro viene affidato agli epidemiologi e a chi si occupa di salute pubblica, ma sono i virologi che devono poter studiare nei laboratori i patogeni umani o i possibili agenti pericolosi. Solo così potremmo essere pronti di fronte al contagio di virus finora sconosciuti, potremmo sviluppare in fretta test diagnostici e antidoti». (more…)