Posts Tagged ‘eugenio scalfari’

Il decennale di Vito Laterza, Scalfari: “Ha segnato il Novecento”

maggio 30, 2011

Il fondatore di “Repubblica” racconta il sodalizio con il grande editore barese morto nel maggio 2001. Seppe affrancarsi dall’eredità crociana aprendo il dibattito culturale e politico al presente, rileggendo in chiave moderna il pensiero liberaldemocratico

Antonio Di Giacomo per “la Repubblica

Dieci anni dopo la sua scomparsa, la memoria di Vito Laterza non è un esercizio retorico. Lo conosceva bene Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica, che, non per caso, si ritroverà oggi, lunedì,, a Roma, nella sede di casa Laterza, insieme con Tullio De Mauro, e alla presenza del presidente Giorgio Napolitano, a testimoniare l’avventura intellettuale di un editore che ha lasciato il segno. “È passato ben più di mezzo secolo e – confida Scalfari – il mio primo incontro con Vito Laterza non lo rammento davvero. Mi ricordo, invece, quando già ci si conosceva indirettamente e ancora non s’era cominciato a collaborare insieme. Vito era un editore di prestigio che, insieme col cugino, aveva ereditato una casa editrice che, fino ad allora, tuttavia, s’era limitata al ruolo di tipografia di Benedetto Croce”.

Un’eredità ingombrante, che pure aveva segnato l’affermazione delle edizioni Laterza definendone l’identità.
“C’era stato in origine un incontro di idee, una condivisione della concezione della vita e della cultura liberale che aveva fatto sì che Giovanni Laterza diventasse lo stampatore del pensiero di don Benedetto e dei suoi amici”. (more…)

La storia di un viaggiatore nella caverna della psiche

maggio 6, 2011

Anticipiamo un brano tratto dalla prima parte di “Scuote l’anima mia Eros”, il nuovo libro di Eugenio Scalfari. Il lascito della modernità è rimasto incompiuto perché ha aperto una strada che porta a una terra incognita

Eugenio Scalfari, da “la Repubblica

LA caverna degli istinti: è così che penso di chiamare la regione dell’inconscio dove gli istinti si agitano senza che il nostro io, cioè la nostra coscienza, sia consapevole del come e del perché: una caverna, un luogo oscuro dove affondano le radici della nostra natura.

La coscienza non ignora l’esistenza degli istinti e del resto tutte le lingue, non solo le moderne ma le antiche e le antichissime di tutto il pianeta conoscono e pronunciano quella parola e la mente ne pensa il concetto. Lo pensa, sa quanto gli istinti determinano la volontà, intuisce la loro sotterranea e continua tessitura dalla quale emerge la figura che chiamiamo Psiche.

Anche la Mente è una figura pensata e immaginata. Psiche regna nella caverna oscura dell’inconscio, la mente nel mondo luminoso della razionalità. Ma le radici della mente scendono fino alla caverna degli istinti e questi a loro volta pervadono ogni cellula del nostro organismo corporale, viaggiano sui fasci nervosi, arrivano con la velocità della luce alle mappe neuronali del tessuto cerebrale. La dialettica tra la natura dionisiaca e quella apollinea è stata elaborata dalla cultura dei Greci ed è ancor oggi un modo appropriato per descrivere la duplicità della nostra specie. (more…)

Tre carneadi cofondatori

agosto 28, 2010

Rotondi, Pionati e Giovanardi. Vogliono contare come Fini. E con i loro dieci deputati e quattro senatori potrebbero far male a Berlusconi in difficoltà. E poi c’è anche Nucara

Nell’articolo: Ho però dimenticato di dirvi che c’è un quinto cofondatore. Si chiama Nucara ed è proprietario dell’Edera, il vecchio simbolo del Partito repubblicano. Finora Nucara è stato zitto ma ormai è questione di ore, si farà vivo anche lui e ne vedremo delle belle

Eugenio Scalfari per “L’Espresso

Vi do tre nomi e vi invito a dire chi sono: Rotondi, Pionati, Giovanardi. Vi metto sulla buona strada: sono tre uomini politici. Ancora non ci siete? Sono tre cofondatori del partito di Berlusconi. Non ci siete ancora? Un altro aiutino: due di loro sono ministri senza portafoglio (per fortuna) nell’attuale governo. Non vi viene in mente niente?
È terribile per quei poveretti aver lavorato una vita al servizio – si fa per dire – del paese e non aver lasciato alcuna traccia. Pensate: uno di loro è addirittura proprietario della Dc. Ma sì, avete capito bene: proprietario del logo del partito, lo scudo crociato. L’ha registrato a proprio nome perché nessun altro aveva pensato a farlo. Qualche anno fa ha fatto rivivere il partito e si è fuso con Berlusconi. Dei tre è il più importante. Rotondi. Nel momento della fusione è stato seguito da una decina di amici e da un paio di parenti acquisiti. (more…)

Il labirinto di Francesco Cossiga

agosto 10, 2010

Dall’uccisione di Moro la sua vita è stata solo una sequenza tragica (pubblicato il 13-06-2002)

Nell’articolo: Esplose al quinto anno della sua permanenza al Quirinale. Annunciò che da quel momento in poi si sarebbe tolto i sassolini che aveva nelle scarpe (ma quali?) e che gli impedivano di camminare spedito. Si mise all’opera con il fervore e l’empito di chi aveva deciso di combattere contro un’oppressione ignota, contro un fantasma che gli rubava il tempo e il respiro. Si dette il nome di Picconatore e menò fendenti in tutte le direzioni, risparmiando soltanto i servizi segreti e l’Arma dei Carabinieri

Eugenio Scalfari per “L’Espresso

“Ebbene sì sono un depresso”: ha detto Cossiga durante la conferenza stampa convocata  per confermare le sue irrevocabili dimissioni da senatore a vita contro Carlo Azeglio Ciampi; ‘sono un depresso ma non un euforico; ciò non mi impedisce di lavorare e di avere la mente chiara anzi chiarissima. Ci sono state molte illustri persone afflitte da questa malattia”. E ha citato Montanelli e perfino Nietzsche. Qualcuno, prendendo spunto da quest’ultimo nome, sussurrava la sera di quello stesso giorno nella frescura dei giardini del Quirinale in festa per l’anniversario della Repubblica: ‘Infatti stamattina Cossiga ha abbracciato un cavallo’ (l’episodio accadde a Torino nel dicembre del 1889 e segnò il passaggio di Nietzsche dalla depressione alla follia). L’ex presidente della Repubblica non è un folle e questo lo sappiamo tutti, ma certo è un caso, ‘un carattere le cui pieghe sono diventate più profonde col passare degli anni’ dicono le persone più legate a lui: una frase volutamente generica che manifesta un disagio senza spiegarne la natura. Sono stato abbastanza intimo di Francesco Cossiga per poterne parlare con qualche cognizione di causa. Dopo parecchi anni di amicizia, dal 1977 fino al 1990, ci fu una rottura politica che non fu più ricucita anche se negli ultimi mesi si era in qualche modo cicatrizzata. Avevo anch’io capito che il peso della vecchiaia incipiente aveva ‘approfondito le pieghe del suo difficile carattere’ e questa comprensione mi sollecitava ad un giudizio più equanime. Sicché posso esprimere oggi, di fronte a questa sua ultima bizzarria, un parere ‘pro-veritate’. Ci provo. (more…)

Eugenio Scalfari, viaggio nella modernità

maggio 7, 2010

Da Montaigne a Diderot, da Tolstoj a Freud. Nel suo nuovo libro, il fondatore di “Repubblica” traccia un intenerario fra letteratura e filosofia

Alberto Asor Rosa

L’antecedente immediato di quest’ultimo libro di Eugenio Scalfari, Per l’alto mare aperto (Einaudi, pagg. 281, euro 19,50), è Incontro con io (Rizzoli, 1994). Immediato? Sono passati sedici anni, come si vede, fra l’uno e l’altro, e nel frattempo Scalfari ha pubblicato quello che definirei un romanzo allegorico, La ruga sulla fronte (Rizzoli, 2001) e quella che definirei un’autobiografia filosofica, L’uomo che non credeva in Dio (Einaudi, 2008), oltre, s’intende, vari altri testi di carattere più decisamente politico- economico ed impegnato. Immediato in che senso, allora? Nel senso che Incontro con io segna il punto di partenza di un lungo percorso (tornerò su questo termine) che l’Autore ha deciso non da ora di compiere attraverso la cultura della modernità, passando però, e via via sempre più instancabilmente, attraverso se stesso, attraverso “io”.

Questo percorso raggiunge il suo culmine (per ora) in Per l’alto mare aperto. Il catalogo degli autori che Scalfari chiama a raccolta per sostenere la propria idea di modernità si è fatto sempre più vasto e comprensivo: da Montaigne a Pascal, da Diderot a Tocqueville, da Cartesio a Kant, da Spinoza a Marx, da Leopardi a Baudelaire, da Dostoevskij a Tolstoij, da Rilke a Kafka a Proust, da Freud a Nietzsche, le varie “cime” (raramente tranquille, più spesso tempestose) della modernità sono scalate dal nostro Autore con straordinaria agilità e incredibile capacità comunicativa (che però non diviene mai volgarizzazione pura e semplice). Però, al tempo stesso, si è fatta sempre più vasta e comprensiva la problematica dell'”io” che filtra, deposita, organizza, dà “senso” (espressione scalfariana), sistematizza i materiali che mette (o rimette) a disposizione del lettore. Al centro del libro, dunque, non sta, puramente o semplicemente, la cultura della modernità, come Scalfari la intende. Ma c’è Scalfari come sperimenta, vive, modifica, vivendola, la cultura della modernità nell’atto d’intenderla. Se si perde di vista questo doppio passaggio, c’è il rischio di perdere di vista il senso assai complesso dell’intero libro. (more…)

Scalfari, il prototipo assoluto del radical chic

maggio 6, 2010

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo un articolo di Massimo Fini dal volume Senz’anima (Chiarelettere, pagg. 472, euro 15, in libreria da oggi). Uscì in origine su Giudizio Universale, nel 2007

Una volta chiesi a Montanelli un giudizio su Eugenio Scalfari. «Non è dei nostri», rispose senza esitazione il grande Indro, intendendo dire che non è un giornalista. Il suo stile è orripilante: ciceroniano, «ore rotundo», privo di capacità di sintesi, involuto, avvocaticchio, retorico, pomposo, magniloquente, sussiegoso, oracolare. E corrisponde perfettamente all’uomo. In un libro senile, Incontro con io, con ambizioni penosamente filosofiche, ha scritto: «Ho finalmente raggiunto la pienezza di me». Non osiamo immaginare, perché pieno di sé Scalfari lo è sempre stato. Parlando, come suole, ex cathedra, non ha mai rinunciato a impartire lezioni, soprattutto di morale; in particolare ai colleghi. Del suo giornale ha scritto: «La qualità culturale e morale di Repubblica non ha riscontro con nessun fenomeno analogo nel giornalismo italiano… i suoi lettori rappresentano il meglio della società». (more…)

Pagella elettorale

aprile 9, 2010

Da Bersani a Zaia il voto ai protagonisti delle elezioni regionali. Berlusconi si merita 10. Purtroppo

di Eugenio Scalfari

Sul Corriere della Sera di giovedì 1 aprile Pierluigi Battista ha sfornato una pagina di pagelle (12 per l’esattezza) in poche ma efficaci righe dedicate ai protagonisti delle elezioni regionali. Non avevo pensato che si potesse adottare questo metodo di giudizio anche per la politica; di solito lo si pratica sui giornali sportivi, ma Battista mi ha dato un’idea e gliene sono debitore, perciò mi ci proverò anch’io. La politica è un’attività molto complessa, si mescolano insieme tanti elementi: emotività, razionalità, geometria, volontà di potenza, vanità personale. Infine carisma. Quest’ultima è la più difficile da spiegare perché impalpabile, inafferrabile, però decisiva come il sex appeal nel campo dell’eros. Ma anche il giudizio sportivo è frutto di molti elementi: forza fisica, statura, velocità, capacità di tocco, calcolo e improvvisazione. Perciò se si danno pagelle sportive si può fare anche con la politica. Le mie sui protagonisti di questa campagna elettorale sono le seguenti.

BERSANI Una persona perbene. Non è grintoso. Leale e sorridente. Vede sempre il bicchiere mezzo pieno. Carisma no, simpatia molta. Buona competenza economica. In questa campagna elettorale ha giocato in difesa, non ha segnato gol e non ne ha presi. O meglio: i gol li hanno presi i candidati che lui non ha scelto ma piuttosto subito. Il mio voto è 6.

CASINI Si è visto abbastanza sulle televisioni. Lui è un bravo comunicatore, riesce a lanciare con impeto affermazioni spesso del tutto banali. Simpatia abbastanza. Un po’ di carisma per via della bella presenza, ma nulla di più. Ha sbagliato completamente strategia. Il suo partito è stato irrilevante salvo che in Puglia dove la scelta di andare da solo ha aiutato Vendola ma chi ha deciso la sua condotta è stato da una parte il ministro Fitto e dall’altra la Poli Bortone. In tutte le altre regioni l’irrilevanza dell’Udc è stata completa tenendo presente che nelle elezioni regionali non c’è ballottaggio e vince chi prende più voti. Quando la corsa dei due candidati è molto affiancata tutte le liste alleate diventano determinanti, quella di Casini esattamente quanto le altre. Il mio voto per lui è 5. (more…)

“CARO BETTINO, GRAZIE DAL PROFONDO CUORE PER QUELLO CHE HAI FATTO. TUO SILVIO”

gennaio 3, 2010

PER L’IMMORTALE SERIE, “I MORTI AGGREDISCONO I VIVI”, LE CARTE SEGRETE DI CRAXI – NAPOLITANO, MIELI, OCCHETTO, SCALFARI, L’ITALIA IN GINOCCHIO DAL ‘CINGHIALONE’ – E POI DOSSIER SCALFARO-SISDE E NICOLA MANCINO, GLI ASSEGNI DI GALEAZZO CIANO A MONTANELLI PER L’ARTICOLO “IL NUOVO EROISMO”, CARTEGGI SUI FINANZIAMENTI ESTERI DEL PCI (LA MISTERIOSA FINANZIARIA MALTESE SAPRI BROKER), IL PASSATO “CINESE” DEL PM FRANCESCO GRECO, UNA MISSIVA SIBILLINA IN DATA 1979 DI COSSIGA A LICIO GELLI, L’OPERAZIONE DI CARLO DE BENEDETTI NEL 1989 QUANDO LA SUA OLIVETTI INCORPORÒ LA SRL SYSTEM DI ROMA CHE DI FATTO ERA UNA COOPERATIVA INFORMATICA LEGATA AL PCI… –

Filippo Facci per ‘Libero’

Carte, appunti, fascicoli, informative, soprattutto lettere. Bettino Craxi spesso non le leggeva neanche, talvolta neppure le apriva: resta che ne riceveva a tonnellate. E’ ben chiaro che le missive fossero proporzionali, per numero e spesso per l’adorazione che promanavano, al potere che il leader socialista deteneva prima di schiantarsi: ecco perché sono centinaia e perché ne faremo se va bene un sommario.

Come detto, non è solo posta più o meno confidenziale: ci sono lettere di portata storica – quella di Ronald Reagan, per esempio – più altre non meno importanti come quelle dei principali leader europei.

Ci sono carte e informative e dossier: roba interessante mischiata a spazzatura. C’è un dossier sull’allora Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro circa i suoi rapporti col Sisde e coll’imprenditore Valerio Valetto. C’è una lettera autografa di Indro Montanelli in cui, il 31 luglio 1934, dichiara di ricevere 150 lire dall’Ufficio stampa del Capo del governo per l’articolo «Il nuovo eroismo»; allegato, anche il tagliando dell’assegno intestato a Galeazzo Ciano e girato a favore di Montanelli. (more…)

Colloquio con Eugenio Scalfari

ottobre 8, 2009

imagesCome se non bastasse, siamo arrivati al reato: ai giornali del premier e a quelli vicino al premier che incitano all’evasione, all’illegalità…

Secondo Eugenio Scalfari la campagna contro il pagamento del canone Rai scatenata dal “Giornale” diretto da Vittorio Feltri e da “Libero” firmato da Maurizio Belpietro, meriterebbe l’intervento della magistratura. All’ennesimo attacco berlusconiano contro stampa e tv pubblica, dopo denunce, minacce di denunce, intimidazioni, il fondatore del gruppo Espresso e di “Repubblica” analizza il tentativo di scacco ai media da parte del presidente del Consiglio, la posizione dei grandi giornali, l’intervento del governo per monitorare i contenuti Rai. E la maniera di far sentire in modo più forte la voce della parte critica del paese.

Ci sono state varie stagioni nel rapporto tra Silvio Berlusconi e i media. Questa è la fase estrema, quella finale?
“Ora c’è il desiderio di dominare completamente l’informazione. Di smobilitare, di smantellare tutte le trasmissioni e i giornali che non si comportano come il presidente del Consiglio desidera. Ho appena sfogliato “L’Osservatore romano”. Essendo del Vaticano, il quotidiano si occupa del papa. Adesso Benedetto XVI si è recato in visita nella repubblica ceca. Lì ha fatto una quantità di discorsi, di conferenze stampa, di omelie e come sempre “L’Osservatore romano” ha riportato tutto fedelmente. E si capisce: quello è il papa. Bene. Questo è il modello e il metro che vorrebbe il premier”. (more…)

PANSA CHE TI RIPANSA

ottobre 6, 2009

imagesSI TOGLIE UN MACIGNO DALLE SCARPE – EU-GENIO, DA EDITORE PURO A MILIARDARIO IMPURO – LA VENDITA DI REPUBBLICA ED ESPRESSO A CDB RIEMPÌ I PORTAFOGLI DI SCALFARI E CARACCIOLO, MA FU LA PREMESSA DELLA BATTAGLIA DI SEGRATE – UN POTENTE DC MI DISSE: “IL CAF NON DIMENTICA E DENTRO SEGRATE, BETTINO HA UN AGENTE DORMIENTE: SILVIO BERLUSCONI”…

Giampaolo Pansa per “Libero”

 

Oggi che è tornata di moda la guerra di Segrate fra il Cavaliere e l’Ingegnere, qualcuno si domanderà quando è cominciata. Ho in mente una città e una data: Torino, l’11 aprile 1989.

Quel pomeriggio, nello splendore del Teatro Carignano, si festeggiava la nascita dell’edizione torinese di “Repubblica”. Sul palco c’era Eugenio Scalfari, affiancato dai due vicedirettori: Gianni Rocca e il sottoscritto. Seduto in sala, avvolto in uno splendore carismatico, stava Gianni Agnelli, venuto a sentire quali fossero i propositi di quei pazzi saliti da Roma a insidiare il monopolio della sua “Stampa”.

Dal palco ci chiedemmo perché mancasse l’Ingegnere, ossia Carlo De Benedetti, padrone della Mondadori. I suoi rapporti con Eugenio e il principe Carlo Caracciolo erano già molto stretti. E di lì a pochissimo si sarebbe saputo che lo erano diventati ancora di più. Poi anche l’Ingegnere arrivò puntuale, alle 17,30 spaccate. Sembrava incerto sulla poltrona da occupare. Il capo ufficio stampa della Fiat, Alberto Nicolello, si accorse di lui. E gli cedette il posto accanto all’Avvocato, per la goduria dei fotoreporter. (more…)

L’irresistibile carriera del giornalista infallibile che le ha sbagliate tutte

settembre 1, 2009

imagesTra i moralisti che non hanno titolo per esserlo, svetta Eugenio Scalfari. Forse lo sa o forse no, comunque se ne impipa e da mezzo secolo ci ammannisce predicozzi. Ha collezionato infiniti errori, senza mai fare autocritica. Aiutato da una psicologia elementare che non dà spazio al dubbio, Scalfari è la quintessenza del doppiopesismo: ciò che vale per me, per te non vale. Ho ragione, anche se dico l’opposto di quello che ho già detto perché – parole sue – «la coerenza è la virtù degli imbecilli». Insomma, barba da profeta, mentalità da spaccone.Nell’ultimo sermone domenicale, quanto mai scombiccherato, il Fondatore di Repubblica ha detto la sua sull’«aggressione del Giornale all’Avvenire». Ha scritto in particolare che «Vittorio Feltri è un giornalista dedito a quello che i francesi chiamano chantage o killeraggio». Come sempre quando Scalfari si cimenta con le lingue prende fischi per fiaschi. Chantage in francese significa ricatto. Ora l’atteggiamento del Giornale verso Dino Boffo, il moralista che dirige l’Avvenire, tutto è salvo che un ricatto. Boffo non è stato minacciato per ottenere da lui qualche indebito vantaggio, ciò che è tecnicamente un ricatto. Boffo è stato colpito e affondato come punizione per essersi impancato senza averne le credenziali. (more…)