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Falsificare Pound per antifascismo

gennaio 15, 2012

Ezra Pound

Pierluigi Battista per “Il Corriere della Sera

Ezra Pound era un grande poeta. Meglio: un grande poeta fascista. Forse gli scrittori e gli intellettuali che hanno firmato una lettera di solidarietà alla figlia di Pound in lotta contro l’«appropriazione indebita» da parte di Casa-Pound pensano invece che un grande poeta non possa essere un grande poeta fascista. Dicono infatti di essere «sdegnati» per l’«uso improprio» che l’estrema destra farebbe del «valore universale della poesia» di Pound. Perché, le poesie di un grande poeta fascista, nel caso fossero grandi poesie belle ed emozionanti, non possono avere un «valore universale»? Dicono anche con una certa imprudenza interpretativa, i Belpoliti e i Cucchi, i Magrelli e i Guglielmi, i Ghezzi e i Balestrini e gli altri firmatari dell’appello, che l’estrema destra che si appropria del nome di Pound sarebbe lontana «dall’universo culturale» del grande poeta (fascista). «Lontano» in che senso?

Ezra Pound era un grande poeta fascista. Era così fascista che concepì i suoi meravigliosi Cantos vicino a Pisa, precisamente nel campo di Coltano, insieme a numerosi altri fascisti che lì erano internati dopo il 25 aprile, dove il grande poeta venne rinchiuso in una gabbia all’aperto, sotto il sole cocente o sotto una pioggia torrenziale: non ci furono grandi poeti e scrittori dello schieramento antifascista che si sentirono di difendere il «valore universale» di Pound. Pound era così fascista che venne segregato per tredici anni in un manicomio criminale perché, da fascista, durante la guerra aveva fatto il propagandista di Mussolini contro gli Stati Uniti: un fascista, e per giunta traditore del suo Paese. Pound era un grande poeta. E purtroppo, con le sue polemiche sull’usurocrazia delle banche a suo avviso pervase di «spirito giudaico», non esente da un antisemitismo imperdonabile. Non c’è nessuno scandalo nel fatto che, a molti anni di distanza, dei gruppi giovanili fascisti si rifacciano al nome di un grande poeta fascista. Come non ci sarebbe scandalo se un gruppo dell’estrema sinistra si richiamasse al comunista Bertolt Brecht, o al comunista Pablo Neruda. Ne verrebbe forse compromesso il «valore universale» di magnifiche opere teatrali e di splendide poesie?

Si fatica ad accettare l’idea che una grande cultura possa essere partorita da un fascista e che tra fascismo e cultura, malgrado le indicazioni di Norberto Bobbio contenute in una delle opere meno brillanti del grande filosofo torinese, non ci siano una inconciliabilità e una incompatibilità assolute. Si considera ancora il fascismo dei grandi scrittori, artisti, poeti, architetti, drammaturghi, registi fascisti come una parentesi insignificante, un accidente biografico, al massimo un deplorevole ma momentaneo cedimento che non inficia la grandezza dell’arte e della letteratura. Oppure li si depura, si dà loro una versione purgata, narcotizzata, decolorata della loro arte e del loro pensiero.

Si sente ancora l’eco delle furiose polemiche degli heideggeriani di sinistra contro una biografia di Heidegger che si era permessa di sottolineare l’adesione del grande filosofo tedesco al nazismo e il celeberrimo discorso universitario in cui il grande filosofo tedesco riconosceva in Adolf Hitler l’uomo del Destino venuto a guidare il suo popolo verso le vette dell’autenticità.

Anche Carl Schmitt è stato sottoposto a un processo di denazificazione postuma per farne un maestro della filosofia politica asettico e neutro. I recenti lavori critici di Ernesto Ferrero e Riccardo De Benedetti hanno restituito di Louis-Ferdinand Céline una pienezza di significati che non prescinde dalle nefandezze antiebraiche profuse da Céline nelle pagine delle Bagatelle per un massacroViaggio al termine della notte è un capolavoro della letteratura del Novecento, ma l’opera di Céline non può essere tagliata a fette, a seconda delle simpatie e delle convenienze. Céline era un grande scrittore, ma un grande scrittore antisemita. Purtroppo le due cose possono convivere: la cosa peggiore è far finta che non sia così, dare un’immagine di comodo di uno scrittore maledetto, scrostarlo di ogni contaminazione ideologica, darne una biografia culturale dimezzata. Del resto, non tardarono ad accorgersi dell’identità fascista degli scrittori e intellettuali appena menzionati i vincitori della Seconda guerra mondiale che non esitarono a sanzionare duramente Heidegger, Céline e Carl Schmitt (il cui caso finì addirittura a Norimberga). A Pound venne riservata, come abbiamo visto, la punizione più crudele. Furono pochissime le voci indignate per il trattamento subito dal grande poeta, pochissimi si interrogarono sul paradosso che vedeva un poeta artefice di poesie di «valore universale» trattato come un pericoloso criminale. E perché mai gli estremisti di destra non dovrebbero rivendicare la loro simpatia per Pound? E come si può ragionevolmente dire che Pound era «lontano» dall’universo culturale dell’estrema destra?

Il difetto sta appunto nel voler dividere l’indivisibile, nel nascondere le parti brutte per prenderne solo quelle più belle. Invece bisognerebbe per prima cosa riconoscere che cultura e fascismo non sono incompatibili. E in secondo luogo ammettere che l’ammirazione per le poesie di Pound (o per i romanzi di Céline, o per il teatro di Brecht) può benissimo convivere con la certezza che il loro autore disse e scrisse anche mostruose sciocchezze. In terzo luogo ricordare che purtroppo la stragrande maggioranza degli artisti e degli scrittori appoggiò uno dei grandi totalitarismi del Novecento, e talvolta, ma non tanto infrequentemente, tutti e due, in più o meno rapida sequenza. È così «improprio» ricordarlo?

«Cantos» senza teologia

dicembre 4, 2011

Gianfranco Ravasi per “Il Sole 24 Ore”

Quando ero Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano m’imbattei in una scarna lettera dattiloscritta datata «Rapallo 4 novembre 1929», segnata col motto Res publica, the Public Convenience e con la firma autografa di Ezra Pound. In un italiano sgangherato il poeta scriveva: «Quando viene il fotografo chi ha fatto gli alti fotos. lei prego darli questa lettera, con richiesta di far me Bianco su nero solamente Ms. 0.63 superiore». Era, dunque, l’ordinativo di una riproduzione fotografica di alcuni fogli di un codice cartaceo del XV secolo che conteneva una silloge di sonetti danteschi e stilnovisti. Da anni, infatti, Pound frequentava l’Ambrosiana e il suo Prefetto, Achille Ratti, il futuro Pio XI, che citerà persino in uno dei suoi Cantos; anzi, nel 1911 aveva scoperto nella Biblioteca alcune partiture musicali delle canzoni provenzali di Arnaut Daniel. Fui, comunque, emozionato di avere tra le mani una testimonianza così personale di un grande poeta, convinto che la poesia fosse «l’unica arte in cui la mediocrità è imperdonabile». Infatti, egli era consapevole che «in principio c’era la Parola, ma la Parola è stata tradita»; per questo era pronto a pagare per le sue convinzioni anche discutibili, perché «se un uomo non è dispostoa rischiare per le proprie idee, o non vale niente lui o non valgono niente le sue idee».

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Missione segreta per liberare Pound

ottobre 25, 2011

Ezra Pound

Luca Gallesi per “Avvenire

​Il 25 luglio 1943, poco prima che venisse letta la drammatica notizia dell’arresto di Benito Mussolini e dell’armistizio firmato da Badoglio, Ezra Pound trasmetteva dai microfoni di Radio Roma l’ultimo dei discorsi che gli sarebbero costati l’accusa di alto tradimento e la detenzione senza processo per tredici anni nel manicomio criminale di Washington.

Il poeta aveva parlato di speculazioni finanziarie, poeti francesi e giustizia sociale, come spesso accadeva durante i suoi interventi nel corso del programma “An american hour”, a sua insaputa attentamente monitorato dai servizi segreti britannici e dall’F.B.I. sin dal 1941. Alla fine della guerra, Pound venne arrestato, condotto in America e, giudicato infermo di mente, non fu ritenuto in grado di sostenere il processo, che quindi non venne mai celebrato.

Molto è stato scritto sulla lunga e ingiustificata prigionia dell’autore dei Cantos, così come sono noti gli appelli e le pressioni di familiari e amici -Thomas Sterns Eliot, Robert Frost ed Ernest Hemingway, tra i primi – per restituire la libertà a un grande poeta, che, secondo loro, avrebbe anche meritato degnamente il premio Nobel; ma finora nessuno, tra gli studiosi o i biografi che si sono addentrati nella vita spericolata di Pound, aveva scoperto il ruolo determinante nella sua liberazione giocato da Dag Hammarskjöld, segretario generale della Nazioni Unite e gentiluomo con la passione per le belle arti e la poesia.

Questa notizia è il frutto delle lunghe ricerche di Marie-Nëlle Little, una docente all’Utica College, in Usa, che ha appena pubblicato The knight and the troubadour (Dag Hammarskjöld Foundation, disponibile anche online al sito della fondazione), un appassionante e agile saggio che mischia storia, politica, spionaggio e letteratura.

La storia dell’amicizia tra il Cavaliere (Hammarskjöld) e il Trovatore (Pound), due spiriti liberi che non si incontrarono mai, si intreccia infatti con le vicende geopolitiche e diplomatiche che caratterizzarono le vite dei due uomini. Hammarskjöld, nella sua veste ufficiale di diplomatico al servizio della pace nel mondo era perfettamente consapevole delle delicatissime implicazioni del “caso Pound”, e quindi seppe esercitare abilmente e segretamente le giuste pressioni su Washington senza che queste risultassero indebite ingerenze esterne. Dal canto suo, Ezra Pound non volle mai rinunciare alla sua coerenza e fino all’ultimo combattè perche alle sue idee venisse riconosciuta la dignità che meritavano, battendosi perché venissero seriamente considerate una alla volta, e non liquidate come le farneticazioni di un pazzo. (more…)

Sfogo di Ezra Pound in cella: “Hitler? un santo raggirato”

ottobre 24, 2011

Simone Paliaga per “Libero

«Hitler e Mussolini erano uomini semplici provenienti dalla campagna. Ritengo che Hitler fosse un Santo, e non brigasse per alcun tornaconto personale. Credo che fosse stato trascinato nell’antisemitismo. E questo lo ha rovinato». A sostenerlo è «Ezra Loomis Pound, residente temporaneamente a Sant’Ambrogio 60, – recita burocraticamente un verbale – un piccolo villaggio vicino a Rapallo, Italia».

Si tratta delle dichiarazioni scritte rilasciate dal grande poeta americano a Frank L. Amprim, agente speciale dell’Fbi a Genova l’8 maggio 1945 a completamento dell’interrogatorio rilasciato qualche giorno prima alle autorità alleate. Questo supplemento di deposizione si trova negli Archivi nazionali britannici di Kew Gardens, da poco desecretati, che risultano ora a disposizione di storici e ricercatori. Sono gli stessi documenti che Mario Cereghino e Giovanni Fasanella hanno messo a frutto per il loro libro il Golpe inglese (Chiarelettere), di cui «Libero» ha già parlato. Della deposizione aggiuntiva di Pound ne ha dato l’annuncio «il Piccolo» di Trieste traendoli dal ricco sito di Giuseppe Casarrubea, dove sono riprodotti e scaricabili gli originali dei documenti. Ezra Pound è il poeta americano che oltre a rivoluzionare la lirica del Novecento si industriò a fornire agli americani con i suoi Cantos quel poema epico che essi non conoscevano. Ma il suo curriculum è segnato da una macchia. Aveva infatti sostenuto, durante il secondo conflitto mondiale, Benito Mussolini, perché considerato erede delle politiche agrarie e populiste del presidente americano Jefferson.

Alla fine della guerra però è costretto a fare i conti con la giustizia americana. La sua posizione giuridica, dinanzi ai vincitori, è difficile da districare. Per gli americani Pound è, semplicemente, un traditore. E quando il 3 maggio del 1945 si trova in ceppi tenendo in tasca i detti di Confucio, che s’accingeva a tradurre, ignora quanto difficili sarebbero stati gli anni immediatamente successivi alla fine delle ostilità. Non sapeva del calvario che lo avrebbe atteso. Non sospettava che dopo il Disciplinary Training Center nei pressi di Pisa, dal 18 novembre dello stesso anno lo avrebbero aspettato per lunghi anni i rigori della giustizia democratica elargita dal manicomio St.Elizabeth di New York. (more…)

L’esile ponte tra Pound e Luciani

giugno 23, 2011

Roberto Festorazzi per “Avvenire

«Nei primi anni della mia presenza a Venezia, ho avuto modo di vedere, qualche volta, il poeta Ezra Pound fermo a metà del ponte dell’Accademia, appoggiato al parapetto che guarda verso San Marco. Un giorno lo incontrai ai piedi del ponte, mi vide, mi salutò togliendosi il cappello, lo salutai. Era pallido, magro, camminava come fosse estraneo e assente dalla realtà che lo circondava». Sono parole che Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I, consegnò alla discrezione di padre Francesco Saverio Pancheri, al tempo in cui era patriarca di Venezia, tra il 1970 e il ’78. Al religioso, direttore del Messaggero di Sant’Antonio del quale era prezioso collaboratore, il cardinale Luciani confidò di conoscere il dramma vissuto da Pound, come uomo e letterato. E di certo aveva letto qualche pagina dei Cantos, se si sentiva interpellato da quel vecchio con la barba bianca, che sostava sul ponte assorto nei suoi pensieri, come se provenisse da un mondo lontano, messaggero del mistero e dell’ignoto. I due patriarchi, attraversandosi con lo sguardo per un istante durato l’eternità, specchiarono i loro animi l’uno nell’altro lasciandovi l’impronta di un interrogativo e, forse, di una risposta. (more…)

Cantos quotidiani per mamma e papà

gennaio 29, 2011

Dalla corrispondenza coi genitori emerge per la prima volta un ritratto intimo e completo del poeta. Fra desideri e ambizioni da adolescente, consigli letterari e istruzioni per la comprensione della sua opera

Luca Gallesi per “Il Giornale

Tutto è fatidico, a cominciare dai nomi. Un grande poeta non poteva che avere Omero e Isabella come genitori, e come nome quello di un profeta dell’Antico Testamento, visionario e sensibile al destino del suo popolo. Stiamo ovviamente parlando di Ezra Pound (1885-1972), indiscutibile rinnovatore della poesia moderna e discussa «intelligenza scomoda» del ’900, il quale pagò il proprio impegno contro le ingiustizie scontando, dopo la guerra e senza alcun processo, 12 anni di reclusione nel manicomio criminale di Washington. Seguendo ancora il destino, questa volta scritto nel cognome, che in inglese significa «sterlina», volle occuparsi di denaro, studiandone i misteri e denunciando gli speculatori, da lui bollati sin dagli anni Dieci come usurai e per questo scaraventati all’inferno nei Cantos. Le sue idee si possono riassumere in una frase di Confucio, così tradotto e interpretato dallo stesso Pound: «La buona amministrazione del regno ha la sua radice nel buon ordine della famiglia». Ordine naturale, bellezza e giustizia, i principi che dovrebbero modellare la società, sono appunto i cardini della sua educazione sin dalla più giovane età, come appare dalla lettura del ponderoso e appassionante epistolario con i suoi genitori appena pubblicato nel Regno Unito: Ezra Pound to His Parents. Letters 1895-1929, a cura di Mary de Rachewiltz, A. David Moody e Joanna Moody (Oxford University Press, pagg. 776, sterline 35), una raccolta completa e arricchita da un apparato critico, preziosissimo anche per il lettore colto non specialista. (more…)

La lettera del poeta chiuso in gabbia a scrivere i “Cantos”

ottobre 31, 2009

143940_3110_P36_CulCom_A03_F01Il 17 ottobre del 1945 Ezra Pound si trovava rinchiuso nel Disciplinary Training Center a Metato, vicino a Pisa. Un luogo che la figlia del grande poeta, Mary de Rachewiltz, descrive così: «Una specie di buco d’inferno, una vera “fossa dei serpenti”».

 Si trattava – come ha ricordato nei giorni scorsi Pierluigi Battista sul Corriere della Sera – di una «gabbia per gorilla», nella quale uno dei più grandi artisti del secolo passato viveva (anzi, sopravviveva) «bruciato dal sole, bagnato della pioggia».

 La visita.  Quel giorno del ’45 a visitare il Disciplinary Training Center arrivarono la piccola Mary e la compagna di Pound, la violinista Olga Rudge. Poco tempo dopo, Ezra indirizzò alla sua bambina una lettera lunga e bellissima, finora mai resa pubblica. (more…)

«Mio padre Ezra indagò sull’eccidio di Katyn»

ottobre 25, 2009

142669_2510_P32_CulCom_A04_F01Abbiamo incontrato Mary de Rachewiltz, la figlia di Ezra Pound, nel suo castello di Brunnemburg in Tirolo. L’ombra del grande poeta sembra aleggiare in ogni pietra e in ogni angolo del castello millenario, che vide la stesura degli ultimi Cantos. Qui si custodiscono i suoi cimeli (dall’elegante cappotto ai mobili fabbricati da lui stesso) e una biblioteca straordinaria, divenuta tappa obbligata per studiosi di tutto il mondo. Mary ha dedicato la vita allo studio e alla traduzione delle opere del padre, una missione di cui fu investita dallo stesso Pound durante la Seconda guerra mondiale, quando era una ragazza appena quattordicenne.

 Come colloca la figura di Ezra Pound nella letteratura del ‘900?

 «I Cantos di Pound sono la Divina Commedia degli Stati Uniti d’America, anche se forse gli americani non l’hanno compreso. Pound voleva ripartire da Dante e quando scriveva era pieno di speranza per le sorti americane. Fin dal 1910-1911, con il testo Patria mia, auspicò un Rinascimento per l’America. Sentiva che l’America aveva bisogno dei Classici, questa era la sua ossessione: “The thought of what America would be like / If the Classics had a wide circulation / Troubles my sleep…”. Pound voleva consegnare all’America un poema nazionale, come Omero per la Grecia, Confucio per la Cina, Dante per l’Italia, ma la “questione Pound” negli Stati Uniti non è ancora risolta. Il famoso processo a suo carico non è mai stato celebrato e a lui non è mai stata restituita la personalità giuridica. Il suo nome continua a essere pietra di scandalo. La stessa critica universitaria è divisa in due: c’è chi lo considera un autore grandissimo e chi non accetta che neppure sia nominato. Continuano a perdurare i vecchi cliches secondo cui fu addirittura antisemita se non fascista. Ho avuto la fortuna di leggere i Cantos con un rabbino e mi ha confermato di non aver trovato nulla di antisemita nell’opera». (more…)

E Pound il “folle” stese il suo medico sul lettino

settembre 30, 2009

imagesIl professor Romolo Rossi (che ebbe la fortuna di conoscere anche Sylvia Plath) ha scandagliato dal punto di vista clinico la mente di Ezra Pound. Rossi, allora giovane medico nello staff del professor Cornelio Fazio, ebbe un rapporto molto speciale con l’autore dei Cantos. Il suo racconto, commosso e avvincente, si apre nel ricordo del 10 marzo 1966.

 Quel giorno, all’ingresso della Clinica per le malattie nervose e mentali di Genova, si era presentato un personaggio misterioso che nascondeva la sua identità sotto pseudonimo: era appunto Ezra Pound, che aveva allora 80 anni. Il poeta era stato consigliato da Giuseppe Bacigalupo, medico curante e amico, che nel suo Ieri a Rapallo (appena ristampato per le Edizioni Campanotto) ha lasciato memorabili cammei della vita di Pound e del milieu culturale di Rapallo negli anni ’30. (more…)

Ezra Pound

luglio 1, 2009

imagesL’ultimo dei grandi trovatori provenzali nacque in America, in un paese del Far West, nel 1885. Nell’Idaho lo battezzarono come un profeta biblico, «Ezra»: e di profetico ebbe il volto corrusco, fra l’aquila e il leone, la barba ispida, i capelli ventosi, negli anni terribili e tragici in Italia, quelli dell’adesione al fascismo mussoliniano, poi quelli della prigionia e della condanna per collaborazionismo, infine gli ultimi dopo l’uscita dall’ospedale psichiatrico americano, fra il 1958 e il novembre ’72.
Il cognome, «Pound», in inglese designa due unità di misura, una di peso, la «libbra», e una monetaria, la «sterlina». Dovette ossessionarlo dall’infanzia quest’idea di portare deposto nel nome un così feroce destino di doppiezza, l’anima della misura e del valore di scambio e l’anima della sconfinata visionarietà. Suo padre, Homer Loomis Pound (che nel proprio fato iscriveva Omero), fu assistente alla zecca di Filadelfia; Ezra pubblicò studi sull’«economia ortologica» e sulla sostanza della moneta, e fu ossessionato dai temi dell’usura e della natura economica delle guerre, quelle epiche e quelle della cruda storia. Sullo sfondo di tanto interesse per la potenza metafisica del denaro s’intuisce, cupa, tempestosa, una visione apocalittica del consumarsi inarrestabile del tempo e dei valori. (more…)