Posts Tagged ‘filippo astone’

Il vero volto della casta dei padroni

giugno 10, 2010

Nell’articolo: “Confindustria gestisce un bilancio complessivo – compresi i bilanci delle Unioni provinciali e regionali – di oltre 500 milioni di euro ma nessuno ne sa nulla (mentre per i bilanci dei sindacati viene chiesta, giustamente, la massima trasparenza)”

di Salvatore Cannavò, ilmegafonoquotidiano.it, da “Micromega

Un altro segno della crisi della sinistra è il libro di Filippo Astone “Il partito dei padroni” (Longanesi, 383 pg., 17,60 euro). Un giornalista in forza al Mondo, il settimanale della Rcs, il giornale del salotto buono; una casa editrice che non sta nella tradizione della sinistra culturale italiana anche se oggi è un tassello di quel gruppo Mauri Spagnol che rappresenta l’outsider principale contro Mondadori e Rizzoli. Eppure il libro costituisce un’analisi impietosa, di quelle che la sinistra non riesce a fare, di quello che è oggi la classe padronale italiana, dei suoi equilibri politici interni e dei suoi comportamenti in diretta sul campo, a volte al limite del voltastomaco. Come il caso che Astone sceglie di mettere in apertura del libro per presentare “la faccia truce dei padroni” quella della Umbria Olii, distrutta da un incendio nel quale persero la vita cinque operai, bruciati vivi. Giorgio Del Papa, amministratore delegato e principale azionista dell’azienda, ha citato le famiglie degli operai morti chiedendo un risarcimento di 35 milioni di euro perché l’incendio sarebbe stato provocato dalla noncuranza di quei poveri lavoratori. Un’infamia oltre che un’ingiustizia, hanno risposto le famiglie, che si sono rivolte anche al Capo dello Stato (cosa ha risposto?) e che piene di rabbia e di dolore sono costrette a sostenere un vero e proprio processo giudiziario. (more…)

“Confindustria, la vera casta, riesce a far rimpiangere il partito comunista cinese…”

maggio 23, 2010

Filippo Astone: “È un apparato da ministero degli Esteri che difende i grandi con i soldi dei piccoli”. E gli imprenditori veneti stufi di versare 150 euro per dipendente si schierano con lui

Stefano Lorenzetto per “Il Giornale

Predica contro la politica politicante, ma è il più vecchio e il più influente partito italiano, 142.000 iscritti che danno lavoro a 4,9 milioni di persone, ramificato come nessun altro sul territorio. Predica contro la burocrazia, ma si avvale di un apparato faraonico di 4.000 dipendenti, paragonabile per dimensioni soltanto a quello che consente al ministero degli Esteri di operare nei cinque continenti. Predica contro gli sprechi, ma preleva ogni anno dalle tasche dei propri associati qualcosa come 506 milioni di euro, poco meno di 1.000 miliardi di lire, per tenere in piedi una sede romana, 18 strutture regionali, 102 provinciali, 21 federazioni di settore e 258 organizzazioni associate. Predica contro la casta, ma è un organismo piramidale, dominato dal nepotismo, che procede dal padre e dal figlio come lo Spirito Santo nel Credo.
A questo punto sembrerebbe calzante la similitudine con cui Filippo Astone introduce nelle prime tre righe Il partito dei padroni (Longanesi), in libreria da giovedì scorso: «In Italia il cuore del potere pulsa con il ritmo di due grandi partiti che non si presentano direttamente alle elezioni: la Confindustria e la Chiesa cattolica». Con l’unica differenza che, mentre il battito della seconda è costantemente monitorato nelle piazze, sui giornali, in televisione, al cinema, nella saggistica, quello della prima è talmente flebile da risultare impercettibile.
Ad auscultarlo in profondità, con uno stetoscopio lungo 384 pagine, provvede ora Astone, 38 anni, torinese, da 10 redattore del settimanale economico Il Mondo, un cronista che viene dalla gavetta e, con tutta evidenza, non pare aver paura di ritornarci. «Mio padre morì quando avevo 14 anni. Appena laureato in scienze politiche, ho dovuto mantenermi da solo. Ho cominciato come abusivo nel 1992 a Roma, a Paese Sera, raccomandato da Adele Faccio, che mi ospitava a casa sua. Giravo in tram e, quando non avevo i soldi, non pagavo il biglietto. L’anno dopo ho vinto una borsa di studio al gruppo Class: Campus, Mf, Italia Oggi. Fino al 2000 ho collaborato a 25 diverse testate, incluso Il Giornale. Il primo anno a Milano eravamo in tre in una camera, poi in due, poi da solo, poi mi sono fatto il monolocale, poi il bilocale, poi la casa, dove ora vivo con Katarzyna, polacca, che nel 2000 rimase vedova all’improvviso, a 24 anni, con una bimba di 6 mesi. Ci siamo sposati a gennaio. Il mio istinto di orfano mi ha portato a prendermi cura di lei e di Camilla, che per me è più d’una figlia».
Sul giornalismo Astone ha le idee chiare: «Penso che il nostro mestiere consista nel raccontare ciò che i lettori non sanno e nello spiegare ciò che sanno». Con l’editore Longanesi aveva pubblicato lo scorso anno Gli affari di famiglia, nel quale faceva a pezzi alcuni celebri rampolli, accusati, bilanci alla mano, di non essersi rivelati all’altezza dei padri, inclusi Maurizio e Piergiorgio Romiti, figli di Cesare, presidente onorario della casa editrice per cui Astone lavora.
Stavolta la faccenda è assai diversa, molto meno personalistica e assai più politica, perché Il partito dei padroni ha trovato prim’ancora d’uscire parecchi sponsor proprio all’interno di Confindustria, soprattutto nel Nordest, dove il crescente malcontento per la gestione romanocentrica dell’elefantiaca organizzazione è palpabile da un decennio. Di sicuro almeno dal 2004, da quando il trevigiano Nicola Tognana fu costretto, nonostante fosse sponsorizzato dal presidente uscente Antonio D’Amato e da Silvio Berlusconi, a ritirarsi dalla corsa per la presidenza di Confindustria, avendo i poteri forti puntato su Luca Cordero di Montezemolo. Non a caso il libro di Astone domani alle 18.30 non sarà presentato ufficialmente né a Roma né a Milano, bensì a Venezia, nell’aula magna dell’Ateneo veneto in Campo San Fantin. Al fianco dell’autore, tre imprenditori che nel volume occupano parecchie pagine: Enrico Marchi, presidente della Save; Franco Moscetti, amministratore delegato dell’Amplifon; Ettore Riello, presidente della Riello group. (more…)