Posts Tagged ‘francesco cossiga’

Ho portato una iena al Quirinale. E Cossiga rise

agosto 30, 2010

Nel diembre dell’86 con le marionette del Teatro dei Sensibili. Una storia truculentissima che divertì il Presidente

Nell’articolo: Mi domando: che cosa può nascere, di buono, in un luogo così distante dalla vita reale? (Stessa sensazione la sperimenti entro le mura vaticane)

Guido Ceronetti per “La Stampa

Un giorno d’inizio dicembre 1986, il bagaglio di scena di un piccolo teatro di marionette che lavorava allora a Torino per il Teatro Stabile attraversava il portone di servizio del Quirinale sul lato di via XX Settembre.

Non so se mai entrò qualcosa del genere in quel palazzo all’epoca dei Papi; nel periodo dei Savoia, certamente mai; e così da De Nicola a Cossiga. Ma Cossiga di quel teatrino (che era il mio Teatro dei Sensibili) non sapeva nulla come i suoi predecessori. Però aveva, come si sa, degli estri, dei lampi che lo rendevano un Presidente non di routine. La proposta gli venne fatta dal suo addetto stampa, Ludovico Ortona; Cossiga ne fu stuzzicato. L’invito fu giubilo per lo Stabile, che non volle il rimborso di Stato, ma non ci guadagnò in immagine, perché il Quirinale richiese, avendoci rapiti, il silenzio stampa. La notizia ne apparve, forse, in poche righe, e forse soltanto su questo quotidiano.

Nell’immensità del palazzo fu scelta, per la recita, una sala (sono tutte bellissime) sufficiente a ospitare un castelletto con piccolo boccascena, dove si sudava crudelmente, lo stesso che usavamo al tempo del teatro in appartamento delle nostre recite romane di famiglia. (more…)

Francesco Cossiga e la leggenda metropolitana del picconatore

agosto 20, 2010

Nell’articolo: Forse l’averlo confuso con un “picconatore” deriva dal fatto che negli ultimi due anni del suo settennato si mise a insultare, nel modo più gratuito e sguaiato, uomini politici e non, con cui aveva vecchie e nuove ruggini personali: “piccolo uomo e traditore” (il dc Onorato), “cappone” (il dc Galloni), “zombie con i baffi” (il pds Occhetto), “poveretto” (il dc Flamigni), “analfabeta di ritorno” (il dc Zolla), “mascalzone, piccolo e scemo” (il dc Cabras), “cialtrone e gran figlio di puttana” (Wallis, caporedattore della Reuter) e, infine, un onnicomprensivo “accozzaglia di zombie e di superzombie” appioppato all’intero Parlamento

Massimo Fini, da “Il Fatto

Che Francesco Cossiga sia stato “il picconatore” della Prima Repubblica, come hanno titolato ieri tutti i giornali, di destra e di sinistra, è una leggenda metropolitana che non si capisce come si sia potuta creare. Se “picconò” mai qualcosa fra il 1990 e il 1992, quando era Capo dello Stato, fu proprio quello che allora veniva chiamato “il nuovo che avanza”: la Lega, la Rete, Leoluca Orlando, Mani Pulite.

La telefonata a Miglio
Prima delle elezioni del 1990, violando ogni regola di imparzialità imposta dalla sua carica, attaccò pesantemente la Lega allora agli albori e qualche mese dopo definì i leghisti “criminali”. Inaudita è la telefonata intimidatoria che fece a Gianfranco Miglio, il principale consigliere di Bossi, come qualcuno ricorderà, il 26 maggio 1990, pochi giorni dopo le elezioni, e che lo stesso Miglio ha raccontato in un libro: “Rovinerò Bossi facendogli trovare la sua automobile imbottita di droga; lo incastrerò. E quanto ai cittadini che votano per la Lega li farò pentire: nelle località che più simpatizzano per il vostro movimento aumenteremo gli agenti della Guardia di Finanza e della Polizia, anzi li aumenteremo in proporzione al voto registrato. I negozianti e i piccoli e grossi imprenditori che vi aiutano verranno passati al setaccio: manderemo a controllare i loro registri fiscali e le loro partite Iva; non li lasceremo in pace un momento. Tutta questa pagliacciata della Lega deve finire” (Io, Bossi e la Lega, Mondadori, 1994, p. 28). E Miglio così proseguiva: “Confesso che la sorpresa provocatami in questa sfuriata mi lasciò senza parola. Cossiga era per me un amico ma era anche il Presidente della Repubblica! Mi avevano detto che piccoli operatori economici in odore di leghismo, avevano ricevuto insistenti ispezioni della Finanza; ma se addirittura il custode della Costituzione era pronto ad avallare atti illeciti a danno di cittadini colpevoli soltanto di avere un’opinione politica diversa da quella dominante, dove andavano a finire le garanzie dello Stato di diritto?”. (more…)

Il labirinto di Francesco Cossiga

agosto 10, 2010

Dall’uccisione di Moro la sua vita è stata solo una sequenza tragica (pubblicato il 13-06-2002)

Nell’articolo: Esplose al quinto anno della sua permanenza al Quirinale. Annunciò che da quel momento in poi si sarebbe tolto i sassolini che aveva nelle scarpe (ma quali?) e che gli impedivano di camminare spedito. Si mise all’opera con il fervore e l’empito di chi aveva deciso di combattere contro un’oppressione ignota, contro un fantasma che gli rubava il tempo e il respiro. Si dette il nome di Picconatore e menò fendenti in tutte le direzioni, risparmiando soltanto i servizi segreti e l’Arma dei Carabinieri

Eugenio Scalfari per “L’Espresso

“Ebbene sì sono un depresso”: ha detto Cossiga durante la conferenza stampa convocata  per confermare le sue irrevocabili dimissioni da senatore a vita contro Carlo Azeglio Ciampi; ‘sono un depresso ma non un euforico; ciò non mi impedisce di lavorare e di avere la mente chiara anzi chiarissima. Ci sono state molte illustri persone afflitte da questa malattia”. E ha citato Montanelli e perfino Nietzsche. Qualcuno, prendendo spunto da quest’ultimo nome, sussurrava la sera di quello stesso giorno nella frescura dei giardini del Quirinale in festa per l’anniversario della Repubblica: ‘Infatti stamattina Cossiga ha abbracciato un cavallo’ (l’episodio accadde a Torino nel dicembre del 1889 e segnò il passaggio di Nietzsche dalla depressione alla follia). L’ex presidente della Repubblica non è un folle e questo lo sappiamo tutti, ma certo è un caso, ‘un carattere le cui pieghe sono diventate più profonde col passare degli anni’ dicono le persone più legate a lui: una frase volutamente generica che manifesta un disagio senza spiegarne la natura. Sono stato abbastanza intimo di Francesco Cossiga per poterne parlare con qualche cognizione di causa. Dopo parecchi anni di amicizia, dal 1977 fino al 1990, ci fu una rottura politica che non fu più ricucita anche se negli ultimi mesi si era in qualche modo cicatrizzata. Avevo anch’io capito che il peso della vecchiaia incipiente aveva ‘approfondito le pieghe del suo difficile carattere’ e questa comprensione mi sollecitava ad un giudizio più equanime. Sicché posso esprimere oggi, di fronte a questa sua ultima bizzarria, un parere ‘pro-veritate’. Ci provo. (more…)

Il liceo dei due Presidenti dove Ledda insegna teatro

giugno 18, 2010

Nell’articolo: Gavino Ledda, pastore, era stato analfabeta fino ai vent’anni. Non era un «leone». Ma non voleva nemmeno continuare a essere un agnello, come aveva detto suo padre Abramo quando andò a prelevarlo da scuola, in prima elementare, e lo mise a governare le pecore a Baddevrùstana, nella campagna di Siligo, il paese in cui Ledda è nato e vive ancora oggi.

Carlo Vulpio per “Il Corriere della Sera

Si dice «azuniano» come per dire «marziano». Di un altro pianeta. Chi viene dal liceo classico Domenico Azuni di Sassari sa di essere condannato al privilegio di questo marchio di origine. E ovviamente si guarda bene dal proclamarsi innocente. Questa è l’unica scuola superiore in Italia che può vantarsi d’aver avuto tra i propri studenti due presidenti della Repubblica – Antonio Segni e Francesco Cossiga – e una sfilza di politici, giuristi, scrittori, artisti, studiosi, che prima di incamminarsi per vie diverse sono tutti passati da qui, dal liceo intitolato al grande giurista Domenico Alberto Azuni da Sassari.

All’Azuni – e all’università, che ha una storia e un prestigio non meno solidi – in questi centocinquant’anni di unità d’Italia si è formato un gran bel pezzo di ceto dirigente nazionale, senza interruzioni, fin dagli anni immediatamente successivi ai moti del 1848. Quando i preti, Gesuiti e Scolopi, persero il monopolio dell’istruzione cittadina. Che divenne pubblica, e quindi laica, illuminista, garibaldina, mazziniana, e perciò anche massonica e anticlericale, ma non ciecamente antireligiosa.

 L’Azuni è diventato presto «il» luogo della formazione delle classi dirigenti del Regno d’Italia e della Repubblica italiana e gli azuniani «giovani leoni» pronti a raccogliere l’eredità di chi li aveva preceduti, se necessario anche attraverso guerre generazionali. (more…)

IL TESTAMENTO DEL GATTOSARDO: VECCHIO E MALATO, QUESTO LIBRO È L’ULTIMA PAROLA

Mag 27, 2010

Tratto dal libro “Fotti il Potere – manuale sul potere politico”, scritto da Andrea Cangini con Francesco Cossiga (Aliberti Editore http://blog.alibertieditore.it/?p=2777)

1 – “POLITICA E DENARO? I BILANCI DEI PARTITI SONO ANCORA FALSI”
Andrea Cangini 
per “QN – Quotidiano Nazionale ”

Tutto ritorna, parrebbe: Mani Pulite, la corruzione, il rapporto perverso tra politica e denaro. C’è da scandalizzarsi? Secondo Francesco Cossiga, no. Perchè, come spiega nel libro in uscita per Aliberti ‘Fotti il Potere, gli arcana della politica e dell’umana natura’, «tra politica e denaro ci sarà sempre un legame indissolubile» e non bastano «le logiche moraliste tipicamente italiane a cancellarlo». Si può nasconderlo, al massimo.

Ma non si può pensare che le regole non scritte del gioco politico vengano come d’incanto sovvertite. Dice infatti il presidente che «come accadeva durante la Prima repubblica, i bilanci di tutti i partiti sono ancor oggi sistematicamente falsi», i soldi che ricevono attraverso il finanziamento pubblico «sono solo una minima parte di quelli di cui possono effettivamente disporre» e pertanto «non c’è personalità politica che non possa essere sbattuta in galera per tangenti».

E’ capitato anche a Cossiga di maneggiare denaro altrui, e nel libro lo racconta. Racconta anche che, oggi come allora, non c’è grande partito in cui non emergano personaggi i cui meriti politici restano avvolti nel mistero ma le cui carriere si giustificano con il rapporto esclusivo che hanno saputo tessere con chi il denaro lo ha davvero. Perché «i politici sono ormai marionette nelle mani dei banchieri», e «sul fiume di denaro frutto della corruzione navigano le carriere e le fortune personali di molti di loro». (more…)

Cossiga consiglia Berlusconi: “Ora riporta l’Italia alle urne”

novembre 14, 2009

imagesPresidente emerito Francesco Cossiga, a volte i sogni aiutano a vivere meglio. Altre volte, invece…
«Altre volte capita che l’anestesia per un piccolo intervento chirurgico aiuti a vedere meglio quel che accade sotto gli occhi».

Piccoli e grandi incubi di mezzo autunno: così capita che si materializzi l’accerchiamento del generale Custer a Little Big Horn.
«Capita. Ma quando hai indiani e frecce da tutte le parti, se non vuoi fare la fine di Custer, l’unica è spezzare l’assedio. Attaccare è la miglior difesa».

Quindi ne ha tratto le dovute conclusioni.
«Sarà forse perché angustiato dal pessimismo che accompagna qualche piccolo malessere o appunto il mio intervento chirurgico… Ma penso a questi giorni come agli ultimi di Pompei. O di Napoli, della Lombardia, di Arcore o di Macherio che dir si voglia…». (more…)

NOVISSIME PICCONATE

settembre 24, 2009

imagesCHI ERANO GLI AUTORI DELLE MINACCIOSE TELEFONATE ANONIME CHE RIEMPIRONO DI TERRORE GLI ULTIMI MESI DI VITA DI MARCO BIAGI, IL GIUSLAVORISTA ASSASSINATO DALLE BRIGATE ROSSE – COSSIGA: “LETTERE E LE TELEFONATE ANONIME ERANO OPERA DEGLI ASSISTENTI E DEGLI AMICI”…

Francesco Alberti per il Corriere della Sera

 

Chi erano gli autori delle minacciose telefonate anonime che riempirono di terrore gli ultimi mesi di vita di Marco Biagi, il giuslavorista e all’epoca consulente del ministero del Lavoro, assassinato dalle Brigate rosse di Nadia Desdemona Lioce il 19 marzo 2002 sotto la sua abitazione nell’ex ghetto ebraico di Bologna?

A riaccendere prepotentemente i riflettori su quello che resta uno dei misteri del caso Biagi sono alcune dichiarazioni del presidente emerito Francesco Cossiga, secondo il quale «le lettere e le telefonate anonime erano opera degli assi-stenti e degli amici» del giuslavorista e l’allora questore di Bologna, Romano Argenio, «quando lo scoprì », ritenne per questo che non sussistevano le condizioni di pericolosità per ridare al professore universitario quella scorta che gli era stata revocata e che lui disperatamente chiedeva di riavere. (more…)

COSSIGA SULLA BIGA

settembre 22, 2009

imagesIL GATTOSARDO SCRIVE A BAGNASCO E NON LA MANDA A DIRE: “LA CHIESA ITALIANA È STATA MOLTO PIÙ COLPITA DALLA RETICENZA CON CUI IL CASO BOFFO È STATO TRATTATO DALLE GERARCHIE ECCLESIASTICHE – BASTAVO DIRE: “NON È OMOSESSUALE, OPPURE È UN OMOSESSUALE CHE VIVE IN CASTITÀ… E CONVINCERLO A FAR PUBBLICARE LE CARTE DI TERNI”…

Signor Cardinale, ho letto con grande attenzione e deferenza la prolusione da Lei pronunziata in apertura della sessione in corso del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana.

 

Lei sa come io sia un “cattolico infante”. E cioè uno di quei cattolici che ritengono di dover uniformare anche le loro decisioni in materia politica pur anche a livello parlamentare agli insegnamenti della Chiesa in materia di dottrina e morale, ed anche a quelli della legge naturale come dalla Chiesa accolta, illuminata e annunziata.

Posizione, questa, certo non comune a tutti i politici cattolici che infatti, non molto tempo fa, senza alcuna reazione della Conferenza Episcopale, dichiararono in un documento scritto e sottoscritto da ben sessanta parlamentari, di respingere le critiche rivolte ad un disegno di legge presentato anche da membri “cattolici militanti” del governo volto a dare valore sul piano dei diritti e dei doveri alla unioni di fatto anche tra non eterosessuali. (more…)