Posts Tagged ‘francesco merlo’

Gheddafi, un circo che ci umilia

agosto 30, 2010

Nessun’altra diplomazia occidentale tollera e incoraggia gli eccessi pittoreschi di un dittatorello e degrada la propria capitale a circo. Ci dispiace anche per il presidente del Consiglio, la cui maschera italiana si sovrappone ormai a quella libica, indistinguibili nel pittoresco, nell’eccesso, nella vanità, nel farsi soggiogare dalle donne che pensano di dominare

Nell’articolo: Il capotribù vuol far credere alla sua gente di avere sedotto, nientemeno, le donne italiane e di averle folgorate recitando il messaggio del profeta […..]  È vero che gli esperti di Orientalistica sostengono che la tribù in Libia è matriarcale e che dunque la moglie di Gheddafi sarebbe la generalessa del colonnello, ma questo Berlusconi non lo sa, la sua Orientalistica è ferma a quella dell’avanspettacolo, al revival di Petrolini: “Vieni con Abdul che ti faccio vedere il tukul” […..]  e c’è sempre il solito Frattini accovacciato fuori dalla tenda ad aspettare, aspettare, aspettare. E poi il tramonto, la luna…

Francesco Merlo per “La Repubblica

ANCHE ieri c’era il picchetto in alta uniforme ai piedi della scaletta dalla quale sono scese due amazzoni nerborute e in mezzo a loro, come nell’avanspettacolo, l’omino tozzo e inadeguato, la caricatura del feroce Saladino. Scortato appunto da massaie rurali nel ruolo di mammifere in assetto di guerra. E va bene che alla fine ci si abitua a tutto, anche alla pagliacciata islamico-beduina che Gheddafi mette in scena ogni volta che viene a Roma, ma ancora ci umilia e davvero ci fa soffrire vedere quel reparto d’onore e sentire quelle fanfare patriottiche e osservare il nostro povero ministro degli Esteri ridotto al ruolo del servo di scena che si aggira tra le quinte, pronto ad aggiustare i pennacchi ai cavalli berberi o a slacciare un bottone alle pettorute o a dare l’ultimo tocco di brillantina al primo attore.

È vero che ormai Roma, specie quella sonnolente di fine estate, accoglie Gheddafi come uno spettacolo del Sistina, con i trecento puledri che sembrano selezionati da Garinei e Giovannini, la tenda, la grottesca auto bianca, le divise che ricordano i vigili urbani azzimati a festa, e tutta la solita paccottiglia sempre uguale e sempre più noiosa ma, proprio perché ripetuta e consacrata, sempre più umiliante per il Paese, per i nostri carabinieri, per le istituzioni e per le grandi aziende, private e pubbliche, che pur legittimamente vogliono fare i loro affari con la Libia. (more…)

Il salotto volgare delle penne snob

agosto 27, 2010

Rusconi, Merlo e Magris eterni indignati del giornalismo da salotto: non perdono occasione per dare voti e pagelle

Nell’articoloTuttavia bisogna essere gentili, e non rispondere male neppure a Madame Merlo, anche se ti scappa, anche se ti scapperebbe. Bisogna essere molto raffinati e francesi e noblesse oblige anche quando, sulla Repubblica, la suddetta Madame ti rifila un predicozzo contro i «nuovi guappi» e contro l’uso della parola «fanghiglia» riferita a Famiglia Cristiana, e non serve intercettarle, basta immaginarsele. «Oh Signore, hanno detto fanghiglia!», «Oh Gesù, cara, hai sentito?», «Fanghiglia? Fanghiglia Cristiana? Oh Santo Cielo, oh mon Dieu, non c’è più religione!»

Massimiliano Parente per “Il Giornale

«Penso dei comunisti da salotto ciò che penso del salotto. Merda», così sbottò il sempre citato Pier Paolo Pasolini, il quale però oggi sarebbe stato bacchettato sulle falangi dalle nuove maestrine morali del giornalismo salottiero italiano, tipo le terribili Madame Rusconi, Madame Merlo, Madame Magris, più simili alla signorina Rottermaier di Heidi che alla Madame Verdurin di Proust. A Madame Rusconi, per esempio, è come se gliel’avessero scodellata proprio sul centrotavola di pizzo del salotto buono: che «involgarimento del linguaggio pubblico», che «volgarità», «volgarità nel senso letterale del volgo, appunto», appunto, il volgo, orrore, con questi editoriali pieni di «strizzatine d’occhio tra giornalista e lettore», e quanti strizzoni di pancia a ogni strizzatina per lor signore, così snob, così distaccate, così chic ormai poco radical. Per fortuna, a fronte di cotanta volgarità e parolacce («per usare un termine che ora suona deamicisiano» ci informa Madame Rusconi, oui, oui, je me souviens), c’era già stato il pronto intervento di Madame Magris, altrimenti non avremmo saputo come orientarci. Quest’ultima è molto esperta nel distinguere le diverse merde, per esempio quella che Cambronne grida a Waterloo va bene, quella pronunciata dalla Santanchè a proposito di Fini no, perché «difficilmente Victor Hugo potrebbe scorgere qualcosa di nobile e elevato in questo termine adottato dalla signora», e come gli sarà venuto, alla Magris, di associare Cambronne alla Santanchè non si saprà mai e alla fine chi se ne fotte.

No, no, pardon, come non detto, ce ne fotte eccome, bisogna stare attenti a come si parla con queste signore che si sono svegliate tutte insieme e tutte incazzate, non fai in tempo a leggerne una che il giorno dopo scrive l’altra indignatissima, ed è tutto un galateo, un perbenismo, uno sdegno, uno spettinamento di acconciature, un bon ton con le boccucce a culo di gallina e dopo anni di vaffanculismi e santorismi e vaurismi e travaglismi che danno dei mafiosi e delinquenti a mezza Italia ma senza mai insultare nessuno, sempre elegantissimi, invitando il noto gentleman Ciancimino, pendendo dalle labbra dell’ultima escort eroina d’Italia, quella che registra tutto, questa è classe. (more…)

Il codice della superbia

luglio 29, 2010

Francesco Merlo per “La Repubblica

Reagiva come se se fosse stata la collega dell’Unità e non la Banca d’Italia a promuovere quel commissariamento del suo Istituto di credito che è stato firmato dal ministro Tremonti. Rivolgeva a un altro collega le insolenze che avrebbe voluto rivolgere ai magistrati che lo hanno interrogato per nove ore.

Era come se sui suoi presunti illeciti stesse indagando Rainews 24 e non tre Procure della Repubblica.  Ebbene, anche se fosse innocente, Denis Verdini non è degno di ricoprire una carica pubblica. Mai infatti si era vista una conferenza stampa più losca di quella messa in scena ieri. Neppure un imam di una repubblica islamica insulta, minaccia irride e offende i giornalisti come ha fatto lui. Nemmeno Berlusconi, che pure è uno specialista di guerre all’informazione, era arrivato a tanto. Il comportamento sguaiato e violento di Verdini ricorda quello dei boss che in aula sputano per terra quando hanno sotto gli occhi gli infami cronisti. Insomma il focoso Denis non si comporta da maledetto toscano ma da guappo napoletano: non indignazione ma coda di paglia. (more…)

Il faccendiere di Munchausen

luglio 25, 2010

Nell’articolo: Verdini è stato il vicerè di Berlusconi. Aveva in mano il partito. E si vantava di sapere appunto “resistere” ai mille questuanti che gli chiedevano un posto in commissione, una poltrona di sottogoverno, un prestito, un aiuto, un appalto… Raccontava agli amici di addormentarsi la sera contando gli sms degli “accattoni” del Pdl ai quali non avrebbe mai risposto

Francesco Merlo per “La Repubblica

COME il barone di Münchausen, Denis Verdini cade e si tira i capelli per non cadere. “Denis, devi resistere” è infatti il titolone di prima pagina del quotidiano di Denis, il Giornale della Toscana, ed è appunto un titolo che non riesce a farci sorridere.

Al contrario, quasi ci commuove che Verdini si dica da solo quello che nessuno gli dice. Berlusconi gli dà dello sfigato. Il Foglio, che è un giornale del quale il banchiere Verdini possiede una quota di minoranza, lo pizzica e lo sfotte con un’ironia tutto sommato compassionevole. I colleghi di partito, che con lui erano mendici e queruli, lo commiserano e lo evitano. Il suo famoso, affollatissimo telefono, ormai non squilla più. Che altro fare se non autoincoraggiarsi? Se non dirsi da sé quello che vorrebbe sentirsi dire dagli amici, dai colleghi, dai beneficiati, dai complici? Insomma, se nessuno lo acchiappa mentre precipita nel vuoto, al barone di Münchausen non rimane che acciuffare se stesso e tirarsi ferocemente per i capelli. (more…)

La responsabilità delle promesse

luglio 8, 2010

Nell’articolo: Tutti sanno che il governo Berlusconi esordì con le promesse della ripulitura di Napoli e della ricostruzione dell’Aquila. E nessun’altra catastrofe sismica ha provocato tanti carmi e tante elegie, odi e inni sulla ricostruzione e sul suo miracolo, neppure la rinascita di Lisbona che nella storia dell’umanità è stata certamente la più cantata

Francesco Merlo per “La Repubblica

MA PERCHE’ sono stati mobilitati i reparti antisommossa per fermare un corteo di terremotati pacifici, senza black bloc e senza giovani rivoluzionari armati di estintori? Le immagini in diretta della benemerita Sky, che non è certo una riedizione di Telekabul ma soltanto si limita a non applicare il “codice Minzolini”, hanno fatto vedere in maniera inequivocabile che la marcia degli Aquilani a Roma era al tempo stesso popolare e ragionevole. Di sicuro, tra molte donne e tanti anziani non c’erano i professionisti del passamontagna, niente sbarre e bastoni, niente bandiere rosse e neppure ghigni e grugni di facinorosi.

In generale si sa che i terremotati sono spesso arrabbiati ma raramente pericolosi, e in particolare gli abruzzesi dell’Aquila sono di natura ben più quieti dei sovversivi siciliani del Belice, non sono agitati dalle turbolenze plebee degli irpini e non hanno neppure le durezze calviniste dei friulani. Insomma, da che mondo è mondo, tutti i terremotati cercano aiuti e organizzano marce, chiedono procedure speciali e facilitazioni fiscali come quelle che ieri sera sono state inserite e approvate, con un lodevole emendamento, nella finanziaria.
I terremotati dell’Aquila esigono, con molte buone ragioni, i mutui agevolati, pungolano la cultura scientifica, premono sulle banche, sperano nei governi e pretendono la solidarietà che, per la verità, gli italiani sono sempre disposti a dare, anche in forma di tasse e pur diffidando da sempre, e giustamente, della buona amministrazione: “Si incolpa solo il Fato/ l’Evento se è ferale / l’uomo è peggior del male / l’aiuto ei si rubò” scriveva il principe di Biscari dopo la distruzione di Messina in un lunghissimo e bellissimo poemetto che prefigura la Protezione civile del pio Bertolaso. (more…)

Il ministro impresentabile

giugno 28, 2010

Nell’articolo: Ma Brancher, che non vuole dimettersi, non è un cialtrone, non è pittoresco e si capisce benissimo che la combriccola che lo vuole ministro a tutti i costi ha più ragioni di temerlo che di premiarlo

Francesco Merlo per “La Repubblica

L’ULTIMA mutazione genetica del berlusconismo: il Bertoldo di Stato, lo stralunato compare, il finto tonto perfetto, il furbissimo sciocco che si nasconde dietro una disperante inadeguatezza e una imbranataggine comica, insomma il falso scemo che ci prende per scemi veri.

Ieri, per esempio, proprio quando era stato smascherato come simulatore dal capo dello Stato, si è meravigliato perché i cronisti insistevano a ficcare il naso nelle sue vicende, e ha detto al Tg3 che non è educato disturbare un brav’uomo la domenica, che forse è il giorno riservato alla contabilità delle mazzette e non certo alle domande dei giornalisti.

E ha aggiunto di non capire, il povero Brancher, perché non sfruculiano Lippi, che se le merita davvero, invece di importunare il povero neoministro di non si sa che cosa. Con un’aria da furfante gentiluomo che non sente rimorsi né prova vergogna ha sostenuto che gli italiani sfogano su di lui la rabbia per l’eliminazione dai Mondiali, che è una genialità da imbonitore, la “mossa” dello scugnizzo di Belluno. (more…)

Il paese dei balocchi

maggio 25, 2010

Francesco Merlo per “La Repubblica

Da ministra del rigore a ministra del tempo libero, da sacerdotessa dello studium a fanatica dell’otium, da bacchetta che castiga a sbracata Lucignola che vuole mandare tutti i bimbi italiani nel paese dei balocchi.
Insomma “per favorire il turismo” la ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini vuole ritardare di un mese l’apertura dell’anno scolastico, dai primi di settembre ai primi di ottobre. Attenzione: non per ragioni didattiche né per qualche forma, sia pure contorta o distorta, di saggezza pedagogica, ma soltanto per allungare la vacanza, per aiutare l’industria del tempo libero, per fare divertire di più i ragazzi italiani che solitamente bastona e per fare riposare di più i professori contro i quali scaglia lampi ed emette tuoni.
Dopo avere maltrattato gli insegnanti come fannulloni ignoranti e avere insultato gli studenti come somari e pelandroni, dopo avere predicato il ritorno alla disciplina e al faticoso impegno, Nostra Signora dei Grembiulini ha dunque scoperto la virtù della pigrizia rilanciando il sogno di tutti gli asini del mondo e persino riproponendo quel modello sessantottino contro il quale si batte in maniera ossessiva: viva la strada che libera gli istinti e abbasso la scuola che li reprime. (more…)

La confusione della Chiesa

aprile 14, 2010

di Francesco Merlo

È un disagio più che un errore, non è un’analisi più o meno grossolana ma una reazione scomposta, è un danno che la Chiesa non fa agli omosessuali ma a se stessa.

Il cardinale Tarcisio Bertone, che è un uomo di solito prudente ed è, nientemeno, il numero due dello Stato Vaticano, per difendere il celibato ha abusato dell’omosessualità: “Molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che non c’è relazione tra celibato e pedofilia – ha detto in Cile – e invece molti altri hanno dimostrato, me lo hanno detto recentemente, che c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia”.
 Sulla natura e le origini della pulsione pedofila sono state scritte molte cose, ma che ci sia un rapporto statistico-scientifico tra omosessualità e pedofilia è sicuramente una bugia. Detta da un teologo la bugia è ancora più grave. Il cardinale Bertone ha infatti un rapporto altissimo con il candore e con l’amore, un’abitudine filosofica con la profondità, è un uomo di Dio. Perciò davvero ci sorprende che sia entrato a piedi uniti su una questione così delicata e complessa. E ci pare, alla fine, che le sue parole non debbano essere lette come un manifesto teocratico dell’intolleranza a uso e consumo degli omofobi, ma come una drammatica confessione di debolezza, dello stato confusionale in cui si trova la Chiesa cattolica in questo momento. (more…)

BRUNETTA INCARTA IL “FOGLIO

settembre 17, 2009

images“NON SAPETE PIù ESSERE Né CHIC Né RADICAL, DARE SOLDI PUBBLICI AI CINEASTI È FASCISTA” – “IL RIFORMISTA” RIFORMA MERLO, L’UNICO RADICAL-CHIC DI DESTRA CHE SCRIVE SU “REPUBBLICA”: IL LOMBROSIANO MERLO – BRUNETTA E BONDI HANNO “UN CONTO APERTO CON LA NATURA E LA SOCIETÀ” (MA ALLORA FA BENE PAPI A CANDIDARE VELINE E SOUBRETTE?)…

1 – BRUNETTA AL “FOGLIO”: “DICO QUEL CHE PENSO E CERCO DI FARE QUEL CHE CREDO GIUSTO”…
Lettera di Renato Brunetta ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione a “Il Foglio”

 

Vorrei fare osservare ad Annalena, e ai lettori del Foglio, che non scherzavo affatto. Ho una condotta piuttosto piatta e lineare: dico quel che penso e cerco di fare quel che credo giusto. L’idea di scherzare, sulle cose serie, non mi sfiora neanche. Le sovvenzioni all’industria dello spettacolo sono un non senso economico, mentre le commissioni lottizzate per assegnare i finanziamenti un’offesa alla cultura. Questo penso e questo dico. (more…)

MERLO UCCELLA IL CASO BOFFO-FELTRI

settembre 8, 2009

AUS2GGSCA1XAXQWCA9LIK7HCASE444ACAHOJ23BCA9VG091CAYQPTH7CA3Y173JCANLVACKCAF1OODZCA7U0371CAZMXOOTCA9WFPNLCAXJT38DCAVPUN1FCAKRZGZQCAI0MUA7CA8MDTUZCASGNISLFrancesco Merlo per “La Repubblica

 

Classici sono il corvo, la talpa, la civetta: sigle anonime ma affollate come un coro o una processione, ingenerose con il mondo animale perché non esistono in natura corvi che compongono lettere anonime e talpe che fanno le spie. In compenso sono scritte da somari le sgrammaticate veline che, come quella sulle inclinazioni sessuali di Dino Boffo, non svelano ma velano e avvelenano. E nel gergo degli spioni si chiamano anche “fischiate”. (more…)