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Obama e la lezione di Roosevelt

novembre 8, 2010

Robert Reich, da “Il Sole 24 Ore

Quale lezione seguirà il presidente Obama dopo la sconfitta nelle elezioni di midterm? Quella di Bill Clinton nel 1996 o quella di Franklin D. Roosevelt nel 1936? Sarà questa scelta a delineare la sua strategia nel corso dei prossimi due anni. E si spera che il Presidente trovi più rilevante il 1936.
Obama non deve farsi ingannare dall’idea che nel 1996 la rielezione di Clinton sia scaturita da un suo spostamento verso il centro. Io c’ero. Clinton fu rieletto perché ormai l’economia era ripartita e andava bene.

Sul voto del 1996 ha influito poco altro. Dick Morris, sondaggista e principale consulente politico di Clinton (che di fatto ha preso in mano l’apparato di definizione delle politiche della Casa Bianca poco dopo la vittoria di Newt Gingrich e dei repubblicani al Congresso nel 1995) raccomandò al presidente di dire soltanto: «L’economia va a gonfie vele e questo è solo l’inizio».
Nel 2012 il presidente Obama non avrà questo lusso.
Molto probabilmente l’economia sarà ancora anemica. Al momento cresce a un ritmo non superiore al 2% l’anno: troppo lento per ridurre il tasso di disoccupazione. Le vendite stanno tuttora rallentando, così come i ricavi delle imprese. Le transazioni immobiliari e i prezzi delle abitazioni sono in calo, mentre i pignoramenti aumentano.
Per i prossimi due anni, i repubblicani cercheranno di dipingere Obama come un liberale fautore del “grande governo”, che ha perso contatto con l’America ed è responsabile della persistente debolezza economica. (more…)

Franklin D. Roosevelt, un maestro per tutte le emergenze

agosto 28, 2010

Nell’articolo: Tra il 1929 e la fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa conosce uno dei periodi più bui della sua storia, con la nascita del nazismo, del fascismo e del comunismo sovietico. A Roosevelt dobbiamo la sopravvivenza del sistema sociale che ha prevalso nel mondo di oggi: un sistema in cui l’economia di mercato e la libertà di impresa convivono con un esteso sistema di regole e di protezione sociale […..] Franklin D. Roosevelt è il prototipo dell’uomo politico che cerca di risolvere i problemi del suo paese adottando scelte coraggiose e non temendo di sfidare le lobby e il potere delle grandi imprese e della finanza. I suoi critici potrebbero ribattere che, in questo modo, egli abbia ceduto troppo al populismo e all’improvvisazione, determinando un eccesso di regolamentazione  […..]L’esperienza dell’ultimo decennio ci dice che possiamo correre molti rischi anche a causa di un’eccessiva cautela o timidezza dei politici nei confronti delle lobby che perseguono un interesse di altro genere: quello di agire incontrastati approfittando di un relativo potere di mercato, di un’assenza di regolamentazione e di una mancanza di trasparenza. Il coraggio di andare contro questi interessi è stato una delle qualità principali di Roosevelt ed è mancato ai presidenti americani che si sono succeduti negli ultimi decenni, oltre che ai politici europei

Pietro Reichlin per “Il Sole 24 Ore

La centralità della figura di Franklin D. Roosevelt nel panorama della storia politica del secolo scorso spiega, in parte, le controversie che circondano il suo nome. In campo economico, Roosevelt ha forgiato il sistema di sicurezza sociale americano, ha legittimato il ruolo istituzionale dei sindacati, ha introdotto una severa regolamentazione dell’attività bancaria e della finanza, ha combattuto la concorrenza, ha allargato la presenza dello stato nell’economia (sia per contrastare la disoccupazione che per dare impulso alle infrastrutture) e ha promosso le svalutazioni competitive.

Queste azioni spiegano perché la sinistra esalti il periodo rooseveltiano come un periodo d’oro della politica americana e perché la destra lo consideri in termini critici. In realtà, Roosevelt ha promosso un misto di buone e cattive politiche economiche. Molte di esse devono essere poste “nel contesto” della situazione di allora: la profondità della depressione economica e l’assenza di strumenti assicurativi contro i rischi di povertà e disoccupazione. Per stessa ammissione degli estimatori del presidente americano, molte politiche adottate allora avevano un carattere di emergenza o sperimentale. L’introduzione di un sistema relativamente esteso di protezione sociale, i sussidi di disoccupazione, la limitazione del monte ore settimanali, l’assicurazione sui depositi e la Sec sono azioni che hanno anticipato una tendenza che avrebbe coinvolto tutte le grandi democrazie occidentali. Ancora oggi queste politiche costituiscono un patrimonio fondamentale del nostro sistema sociale. (more…)