Posts Tagged ‘franz kafka’

E se Kafka non fosse morto di tubercolosi…

luglio 26, 2011

Un libello di Roth a metà tra realtà e fantasia ipotizza una diversa fine per l’autore del «Processo». E arriva ad immaginare che lo scrittore sia stato il suo insegnante a scuola. Cambia la storia ma non il risultato: anche il finto professore morì solo e infelice

Stefano Giani per “il Giornale

Kafka e Roth. Scrittori. Ebrei. Poco altro. Nulla lega – tra loro – Kafka e Roth. Se non un desiderio. Quello dello scrittore americano che immagina di aver avuto come insegnante lo scrittore cecoslovacco. O meglio, che l’autore del «Processo» non fosse mai morto in quel lontano 1924, l’ultimo felice della sua breve vita. Anzi. Si fosse trasferito a Newark dove il piccolo Roth era nato e viveva. E andava a scuola. Sembra quasi un atto d’amore «Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno. Ovvero guardando Kafka» (Einaudi, pp.40) attualmente in libreria, testo di sconcertante ma affascinante approccio. Non già un saggio, non certo un romanzo, forse semplice narrativa d’invenzione, a metà strada tra l’ucronia e il semplice sogno. (more…)

Kafka, l’ultimo mistero è nascosto in un frigorifero

marzo 31, 2011

Sulle tracce dei leggendari taccuini scomparsi nella Germania nazista: la chiave per trovarli si trova in un appartamento di Tel Aviv abitato da un’anziana signora con un centinaio di gatti

Fabio Sindici per “La Stampa

L’ultimo processo di Kafka va in scena in questi giorni, nelle aule del tribunale di Tel Aviv, dove sono stati appena riesumati i «resti» letterari dell’inventore dell’angoscia contemporanea. Come in una trama dello scrittore di Praga, in questa storia s’incontrano schiere di avvocati, una casa quasi stregata – abitata da un’anziana signora e da un centinaio di gatti -, lettere nascoste all’interno di un frigorifero, manoscritti sepolti nei caveau di alcune banche svizzere, squadre contrapposte di bibliofili, una cacciatrice di documenti che porta lo stesso cognome dell’ultima compagna dell’autore del Processo. In palio, quel che resta dell’eredità di Franz Kafka; e, forse, la chiave finale per capirne l’opera e la vita, che, per i critici e i biografi, conserva molte zone oscure. (more…)

Liberate Kafka

gennaio 25, 2010

Tel Aviv, un giudice ordina alle eredi di Max Brod di consegnare le carte segrete

MARIO BAUDINO
Un giudice israeliano sta per scarcerare Franz Kafka: o almeno, tutto quel che di lui è rimasto. L’archivio consegnato dallo scrittore morente, nel 1922, all’amico Max Brod, perché lo distruggesse, dovrà uscire entro due settimane dalle cassette di sicurezza in cui è sigillato a Tel Aviv. Dentro non si sa con esattezza che cosa ci sia: gli studiosi hanno fatto molte ipotesi per anni; si è parlato anche di un romanzo finora sconosciuto, oltre a lettere, diari, forse abbozzi di nuovi lavori. L’unica cosa certa è che conteneva anche l’originale del Processo, perché questo prezioso manoscritto nel 1988 è stato venduto a Londra per due milioni di sterline, e di lì proveniva.

Tutto il resto è mistero: anzi, un paradossale mistero che si trascina da mezzo secolo, e fa perno intorno a una signora israeliana, morta a 101 anni nel 2008, che lo ha messo sotto chiave, sorda a qualsiasi richiamo, implorazione, supplica della comunità internazionale. Sotto chiave non è la parola esatta, o almeno è un poco riduttiva rispetto alla forma di detenzione subita da quelle carte. Esther Hoffe, la proprietaria, le teneva nel suo appartamento, piuttosto umido a detta dei giornali, e affollato di cani e gatti. Aveva avuto quel tesoro da Max Brod, nel 1968. L’amico di Kafka era riuscito a fuggire da Praga nel 1939, mettendo fortunosamente in salvo dai nazisti trionfanti se stesso e le preziose carte che andava pubblicando. (more…)

La vicenda kafkiana delle carte di Kafka: manoscritti segreti in un caveau

novembre 27, 2009
Una nuova scoperta rischia di rendere ancora più kafkiana l’odissea dell’eredità letteraria di Franz Kafka (1883-1924). In una cassetta di sicurezza nel caveau di una banca svizzera, a Zurigo, ci sarebbero carte dello scrittore praghese che potrebbero cambiare l’esito del contenzioso legale tra Israele e Germania per la proprietà degli autografi di Kakfa.
«Riteniamo che a Zurigo ci siano documenti importanti di Kakfa, sottratti in forma clandestina ad Israele, violando la legge», ha dichiarato Meir Heller, legale della Biblioteca Nazionale di Israele, che rivendica per intero la proprietà dei manoscritti kafkiani. La scoperta è stata rivelata dal quotidiano tedesco «Die Zeit», ipotizzando che in quella cassetta di sicurezza potrebbe esserci, tra l’altro, la versione autografa di «Lettera al padre» (1919), oltre sessanta pagine che l’autore non ebbe poi il coraggio di consegnare al destinatario.
La lettera ripercorre la storia di un rapporto assolutamente squilibrato tra un padre troppo forte ed un figlio troppo debole, accusandolo di essere prepotente: il testo è considerato uno dei picchi più alti della letteratura di Kafka. Con la «Lettera al padre» ci sarebbero nel caveau della banca di Zurigo anche diari e quaderni con schizzi di disegni sempre appartenuti a Kakfa. La presenza di questi cimeli letterari nella banca svizzera non è la destinazione a cui aveva pensato l’autore di «Il processo» e «Il castello» per le sue carte né il suo grande amico Max Brod. (more…)

Il pugile messo ko da uno scarafaggio

agosto 13, 2009

att_jpgNel 1922, all’età di ventitré anni Ernest Hemingway, che conosceva già l’Italia per avervi partecipato, in qualità di autista di ambulanze, alla Grande Guerra, si trovava di nuovo in Europa come inviato del Toronto Star. Aveva già scritto diversi racconti che si trovavano tutti nel cassetto e nessuno dei romanzi e dei racconti che avrebbero fatto di lui uno dei massimi scrittori del secolo aveva ancora visto la luce.Viveva di preferenza a Parigi, dove aveva già preso contatto con il mondo artistico e letterario, che con numerosi grandi nomi ben noti a tutti comprendeva anche un buon numero di suoi connazionali, alcuni dei quali si autoproclamavano esuli non perché lo fossero davvero, ma così, perché essere esuli era molto di moda. Proprio in quell’anno era finalmente uscita l’edizione definitiva di un romanzo molto scandaloso, Ulysses, scritto dall’irlandese James Joyce, dove si parlava molto, oltre che di sesso, anche di esilio. (more…)