Posts Tagged ‘gaza’

Il mio piano per Gaza

luglio 6, 2010

Nell’articolo: Israele da anni presenta una posizione rigida, ristretta e unilaterale, gonfia sempre di più i muscoli e dichiara che non si tirerà indietro nemmeno di un millimetro, finché, tutto d’un colpo, nell’arco di un giomo o di una notte, la situazione si capovolge di 180 gradi, il terreno o il mare gli scivola sotto i piedi ed Israele è costretto a tirarsi indietro lungo tutta la linea, molto più di quanto avrebbe fatto nell’ambito di un dialogo negoziale (ed è ovvio che riceve anche un compenso molto più limitato in cambio delle sue rinunce)

David Grossman per “La Repubblica

Invece di intestardirsi per anni sul numero e sull’identità dei detenuti di Hamas da liberare o non liberare in cambio del rilascio di Gilad Shalit detenuti che Israele alla fine libererà in un modo o nell’altro, nell’ambito di questo o quell’accordo forse conviene che si rivolga ora a Hamas con una proposta molto più ampia e audace?
Una proposta per un’intesa che comprenda il cessate-il-fuoco totale, l’interruzione di tutte le azioni terroristiche da Gaza e la sospensione dell’assedio della Striscia. Un accordo, in cui la questione Gilad Shalit e detenuti di Hamas sia solo uno dei suoi paragrafi, quello che verrà applicato per primo, subito dopo l’apertura del negoziato?
E’ chiaro che nella realtà che ci è nota cioè nella realtà che siamo stati abituati a vedere come tale un’idea del genere sembra assurda, ma è davvero così assurda?
Davvero lo Stato di Israele e il governo di Hamas non sono in grado di arrivare con la mediazione di elementi stranieri a un accordo del genere, parziale ma effettivo ?
Davvero un accordo del genere sarebbe una legittimizzazione di un’organizzazione terroristica , come sostengono gli oppositori a qualsiasi contatto con Hamas, o piuttosto si tratterebbe dell’atto sagace di uno stato che agisce con audacia ed elasticità, per migliorare la sua difficile situazione?
A proposito, nel negoziato condotto oggi con Hamas non vi è una forma di legittimazione di un’organizzazione terroristica ? (more…)

Grossman: “Un atto criminale che riaccende odio e vendette”

giugno 1, 2010

David Grossman, da “la Repubblica

NESSUNA spiegazione può giustificare o mascherare il crimine commesso da Israele 1 e nessun pretesto può  motivare l’idiozia del suo governo e del suo esercito. Israele non ha inviato i suoi soldati a uccidere civili a sangue freddo, in pratica era l’ultima cosa che voleva che accadesse, eppure una piccola organizzazione turca, dall’ideologia fanatica e religiosa, ostile a Israele, ha arruolato alcune centinaia di pacifisti ed è riuscita a fare cadere lo Stato ebraico in una trappola proprio perché sapeva come avrebbe reagito e fino a che punto era condannato, come una marionetta, a fare ciò che ha fatto.

Quanto deve sentirsi insicura, confusa e spaventata una nazione per comportarsi come ha fatto Israele! Ricorrendo a un uso esagerato della forza (malgrado aspirasse a limitare la portata della reazione dei presenti sulla nave) ha ucciso e ferito civili al di fuori delle proprie acque territoriali comportandosi come una masnada di pirati. È chiaro che queste mie parole non esprimono assolutamente consenso alle motivazioni, nascoste o evidenti – e talvolta malvagie – di alcuni dei partecipanti al convoglio diretto a Gaza. Non tutti sono pacifisti animati da intenzioni umanitarie e le dichiarazioni di alcuni di loro riguardanti la distruzione dello stato di Israele sono infami. Ma tutto questo ora è irrilevante: queste opinioni non prevedono, per quanto si sappia, la pena di morte. (more…)

Tra i ‘dead men walking’ di Gaza dove Hamas processa le sue spie

marzo 28, 2010

Da qui non si scappa neanche sulle ali della fantasia. Perché se mai si riuscissero a saltare le grate coperte di lamiera, i cancelli, le spirali di filo spinato e le guardie armate in divisa blu del carcere di Ansar, ci sarebbero sempre, insormontabili, i valichi chiusi e i confini bloccati della Grande Prigione di Gaza: la “gabbia a cielo aperto”, dove un milione e mezzo di palestinesi vivono rinchiusi da quando Hamas ha preso il potere nella Striscia.
Ansar, un accozzaglia di prefabbricati ed edifici diroccati nel cuore della città, ospita 380 detenuti, tutti “definitivi”, privati anche della speranza dell´appello. Per molti di loro un´inaspettata opportunità d´evasione si presentò, un anno fa, durante l´Operazione Piombo fuso: la vecchia prigione centrale venne distrutta dall´aviazione israeliana e i reclusi ne approfittarono per fuggire. Ma dopo qualche settimana, tutti tornarono in cella. (more…)

A Gaza anche un Muro egiziano, la Striscia sarà chiusa su ogni lato

dicembre 11, 2009

Le hanno provate tutte per bloccare i tunnel della vita e della morte che alimentano il contrabbando dall’Egitto verso la Striscia di Gaza. Pattugliamenti continui lungo il confine, delicati sensori capaci di registrare anche il movimento di una piccola zolla, allagamento dei cunicoli, persino il gas. Ma niente ha fatto indietreggiare l’esercito delle talpe. Adesso, su suggerimento e forse anche finanziamento degli americani, le autorità del Cairo ci proveranno con una barriera sotterranea di metallo impenetrabile, capace di resistere anche all’esplosivo, lunga 10-11 chilometri e profonda fino a 20-30 metri la cui posa è già iniziata in gran segreto. Durata prevista dei lavori, un anno e mezzo. (more…)

Due analisi di Guido Olimpio del “Corriere della Sera”

ottobre 5, 2009

imagesL’Iran e le nuove rotte delle armi

WASHINGTON — Gennaio, area a nord di Khartoum, Sudan. In luogo sicu­ro si incontrano ufficiali dei pasdaran iraniani e contrabbandieri. Discutono sull’invio di armi verso la striscia di Ga­za, materiale destinato ai palestinesi di Hamas. Il vertice — secondo quanto ri­velato da fonti di intelligence al Corrie­re — si trasforma in uno scontro: quat­tro iraniani vengono assassinati in mo­do brutale per una questione di soldi. In quegli stessi giorni caccia e velivoli senza pilota «sconosciuti» distruggono un convoglio di 28 camion nell’area di Port Sudan. Poi tocca ad un mercantile sospettato di trasportare munizioni e lanciagranate. Si scoprirà, dopo alcune settimane, che i raid sono stati condotti dall’aviazione israeliana.
La duplice azione era mirata ad inter­rompere il «corridoio delle armi» in fa­vore dei militanti palestinesi. Una pipe­line alimentata dagli iraniani, decisi a sostenere Hamas ma anche ad allargare la loro influenza nel Continente nero. Come ha affermato il ministro degli Esteri di Teheran, Mottaki, il 2009 è una «pietra miliare» nei rapporti Iran-Africa. È quello che gli esperti chia­mano il safari dei mullah. Un’iniziativa di ampio respiro contrastata da egizia­ni, americani e israeliani. Una partita giocata con agenti segreti, diplomatici, apparati militari e traffici. (more…)

L’ultima battaglia per Gaza

agosto 31, 2009

imagesIl 15 agosto Hamas e un gruppo salafita hanno combattuto aspramente: 28 le vittime. Ma perché è successo?

La calma, si fa per dire, sembra tornata nella Striscia di Gaza dopo che due settimane fa è scoppiato l’inferno. I miliziani delle Brigate Izz al-Din al-Qassam, ala militare di Hamas, e i poliziotti del movimento islamico hanno messo a ferro e fuoco la città di Rafah, al confine con l’Egitto. Obiettivo dell’operazione il gruppo Jund Ansar Allah e il suo leader e fondatore Abdul-Latif Moussa.

Ferragosto di fuoco. Almeno 28 persone sono morte e 150 sono rimaste ferite nello scontro a fuoco avvenuto tra gli uomini di Hamas, che controllano la Striscia dal 2007, e i seguaci di Moussa, barricati nella loro moschea di Rafah, la Ibn Taymiya. Lo stesso leader ha perso la vita nella battaglia, secondo alcune testimonianze vicino a uno dei suoi fedelissimi che si è fatto esplodere all’ingresso dei miliziani di Hamas nel luogo di culto dove, il giorno prima, Moussa aveva tenuto il sermone della discordia. Secondo il quotidiano israeliano Jerusalem Post, invece, lo stesso leader si sarebbe fatto trovare con un giubbino carico di esplosivo azionato al momento dell’arresto. La ricostruzione ufficiale di Hamas, infatti, individua nel contenuto della predica tenuta da Moussa il 14 agosto scorso il casus belli. ”Hamas ha abbandonato la retta via dell’Islam, sono infedeli. Proclamo l’Emirato Islamico di Palestina”, avrebbe detto il predicatore, che per la prima volta da quando aveva iniziato la sua attività leggeva il sermone da un foglietto, come mostra un video postato su YouTube. (more…)

Confessione choc dei soldati israeliani: A gaza violazione dei diritti umani

luglio 15, 2009

A3BPINOCAPRC9XNCA8ZRTKTCANRH0JUCAWP686NCA8NH6A1CA0MJ8W6CAR8L65DCAWKXSGNCABZGZ8WCA047K93CAN8ZAKJCASN7VHSCA1YD2XPCA8B4KC6CAPFS2BQCATQ71V6CA8TRE3XCAELQLUPLe testimonianze: ci ordinarono di sparare sempre per primi e usare i palestinesi come scudi umani

GERUSALEMME
I militari israeliani impegnati nell’offensiva condotta nel dicembre scorso nella Striscia di Gaza utilizzarono dei palestinesi come scudi umani, senza fare distinzioni fra miliziani e popolazione civile e senza altre regole di ingaggio se non quella di minimizzare le proprie perdite: è quanto risulta dalle testimonianze rese note dall’ong Breaking the Silence. Il militare ha affermato di non aver visto miliziani palestinesi utilizzare degli scudi umani, anche se gli venne detto dai suoi superiori che ciò era accaduto. La sua unità utilizzava una variante di questa pratica – proibita nel 2005 dall’Alta Corte israeliana – denominata «procedura del vicino» e utilizzata nei rastrellamenti casa per casa: prevedeva che fosse un civile a bussare alle porte delle abitazioni per accertare se vi fosse qualcuno dentro. (more…)

Gaza

giugno 27, 2009

AH0420DCA2A4ECJCAZ4IJEBCAK6HD11CA25BBCQCAB4IJFFCA129DVRCAE7R8XYCA2B50PYCAF7JJOTCAE25C1DCAPO1FSWCATGI1V8CAFVRGTFCAVX0CNCCAUFPCS4CAF3G15JCATIX9O4CA6U4WEZGaza sei mesi dopo: Onu e case di fango

 

GAZA — Case così, non s’erano più viste. Con le colonne, le cupole. Pure le decorazioni. Tutte di fango. Sabbia, acqua e fantasia. A Gaza hanno co­minciato a costruirle in marzo, quand’era chiaro che gli israeliani non avrebbero mai lasciato passa­re il cemento, il vetro, l’acciaio che temono serva a fabbricare razzi. «Cent’anni fa, le case di fango le facevamo anche qui — racconta il geometra Ah­med Taha, un 42enne tutto preghiera e betoniera —. Le tirava su il mio bisnonno. Ma era il tempo degli Ottomani. E nessuno ormai si ricordava la tec­nica ». Poi saltò fuori uno di Hamas, Ziad Zaza, mini­stro di un’Economia che non c’è. Ho fatto i cantieri nello Yemen, rivelò Ziad all’amico Ahmed: là è tut­to di terra seccata, so come si fa. Il geometra e i suoi operai hanno imparato subito. E ora scarriola­no, impastano, edificano fra le macerie di Zeitun. (more…)