Posts Tagged ‘georgia’

Nella guerra tra Russia e Georgia cambiano le armi

ottobre 25, 2011

Carta di Laura Canali

Mosca e Tbilisi non si sparano ma cercano ancora di annientarsi, usando questa volta l’economia per piegare l’avversario. Putin ci prova con l’Unione eurasiatica e Saakashvili risponde col suo veto al Wto

Cecilia Tosi per “Limes

È di nuovo guerra tra Russia e Georgia. Non volano proiettili, ma solo perché non vanno più di moda. L’arma più efficace, oggi, è quella economica ed entrambi pensano di poterla usare a loro vantaggio.

La Russia, come al solito, ci va giù pesante. Approfitta delle sue dimensioni, geografiche e politiche, per cercare di strozzare la Georgia, unico ex satellite di Mosca che si ostina a rivendicare una totale indipendenza. (more…)

Soli contro il nemico

agosto 10, 2011

Carta di Laura Canali

Dal conflitto del 2008 a oggi la retorica contro il Cremlino non ha fatto che crescere, assumendo toni sempre più aggressivi e deliranti. La mania del complotto dipende dall’isolamento, un male che affligge la Georgia da sempre e che da tre anni a questa parte sembra diventato incurabile

Cecilia Tosi per “Limes

L’Unione sovietica è crollata vent’anni fa ma a Tbilisi la guerra fredda non è mai finita. Complotti degni delle più intrigate spy story vengono serviti ogni giorno alla popolazione georgiana dal corrotto apparato di Mikhail Saakashvili, un uomo che alle spalle ha 7 anni di presidenza e una guerra che ha fatto xx morti e in qualche modo deve pure conservare la sua poltrona.

Per lui e per i suoi ministri la causa di tutti i mali risiede in Russia. Dal conflitto del 2008 a oggi la retorica contro il Cremlino non ha fatto che crescere, assumendo toni sempre più aggressivi e deliranti. La mania del complotto dipende dall’isolamento, un male che affligge la Georgia da sempre e che da tre anni a questa parte sembra diventato incurabile. (more…)

Georgia, arrestate 13 spie russe. Alta tensione tra Mosca e Tiblisi

novembre 7, 2010

Accusati di violare segreti militari. Secca reazione del Cremlino: «E’ una provocazione e una farsa politica»

Matteo Alviti per “Liberazione
Nella rete tesa dal controspionaggio di Tbilisi sono finiti in 13. Nove georgiani e quattro russi. Una bella pesca per il David transcaucasico di nuovo alle prese con il suo Golia. O una «farsa politica», come la giudica il viceministro degli esteri russo Karasin, oltraggiato per quel che Mosca ritiene accuse inconsistenti.
Il ministro degli interni georgiano Shota Utiashvili ha reso noto ieri l’arresto di tredici persone accusate di aver organizzato una rete di spionaggio in grado di tenere aggiornato il servizio segreto militare russo per l’estero, il Gru, su informazioni sensibili riguardanti la sicurezza georgiana – dai sistemi di difesa al commercio di armi con gli alleati occidentali. «Si tratta di un grande successo per la Georgia e di un duro colpo al Gru», ha chiosato Utiashvili. (more…)

Non è un mio problema

novembre 22, 2009

Come è presentata oggi nei media russi la questione cecena e come è stato affrontato il conflitto russo georgiano, ne parliamo con il sociologo Boris Dubin e il giornalista Boris Dolgin

Boris Dolgin Vice Capo Redattore e Redattore Scientifico di Polit.ru e Boris Dubin, Direttore del Dipartimento di Studi Sociali e Politici del Centro Levada per gli Studi Politici e Sociali

In primavera è stata annunciata la fine del regime antiterrorismo in Cecenia; parallelamente si è assistito ad una crescita della violenza nella regione, culminata negli attentati suicidi di settembre e ottobre. Come viene recepita questa contraddizione dal punto di vista del fruitore russo dell’informazione?

Dubin: Se teniamo in considerazione i sondaggi sociologici russi in generale, direi che il problema della Cecenia per l’opinione pubblica russa praticamente non esiste. E’ qualcosa che accade in un universo parallelo e che non ha alcun effetto diretto nell’esistenza del russo medio. Non è una questione nuova, anzi, risale a diversi anni fa: il potere di risoluzione della questione cecena è stato delegato interamente alle autorità: “Ristabilite l’ordine in Cecenia, ma non fateci sapere a quale prezzo, perché noi comunque non lo vogliamo sapere. L’importante è che la cosa non ci disturbi.” Il risultato è stato che durante la seconda guerra cecena è stato cancellato dai mezzi di comunicazione di massa, in particolare dalla televisione, qualsiasi punto di vista che non riflettesse quello ufficiale; chi non ha particolare desiderio di cercare notizie su quanto successo in Cecenia, non le trova disponibili sugli organi di stampa più diffusi. Il ragionamento del fruitore medio è il seguente: “Non è un mio problema, che lo risolvano le autorità, che se la sbrighi l’esercito, comunque la cosa non mi riguarda.” E’ anche vero che ogni volta che accende la televisione, tre – quattro volte al giorno, non si imbatte mai nel problema Cecenia, per cui la questione semplicemente non si pone. (more…)

Avrebbe potuto essere diverso

agosto 25, 2009

14390-220x220Il 9 aprile 1989 le truppe sovietiche dispersero i manifestanti a Tbilisi, uccidendo venti persone. Fu un evento che cambiò il dibattito politico in Georgia. Un’intervista a Marina Muskhelishvili

Marina Muskhelishvili è senior researcher presso il Centre for Social Studies (Centro per gli Studi Sociali, CSS) di Tbilisi, Georgia. È stata una dei fondatori del CSS, un’organizzazione indipendente non governativa dedita allo studio dei problemi relativi allo sviluppo della democrazia e alla trasformazione post-sovietica.

Il 9 aprile 1989 le truppe sovietiche dispersero i manifestanti anti-sovietici che protestavano davanti al Parlamento di Tbilisi. Venti persone furono uccise, centinaia ferite. Che cos’hanno rappresentato questi eventi per la Georgia?

Penso che sia stato l’evento più importante degli ultimi vent’anni per la Georgia, perché l’impegno profuso in queste proteste e il modo in cui andarono le cose influenzarono in un certo senso gli sviluppi successivi. Il dibattito politico si fece molto radicale ed estremizzato e dopo questi eventi sembrava impossibile avere un approccio pragmatico e razionale. Se non fosse stato per questi eventi, la storia recente della Georgia sarebbe stata meno violenta, meno rivoluzionaria, meno orientata al conflitto e alla guerra. Forse le cose si sarebbero sviluppate nella stessa direzione, ma con risultati meno dolorosi. Quello del 9 aprile fu un evento terribile. Fu, in un certo senso, uno spartiacque che separò il passato dal futuro e che non avrebbe mai permesso uno sviluppo evolutivo. (more…)

08.08.08

agosto 10, 2009

imagesScontri sul confine de facto, nessuna relazione tra Mosca e Tbilisi, decine di migliaia di sfollati. E’ ancora pesante l’eredità della guerra ”dei cinque giorni”, che ha visto coinvolte un anno fa Georgia, Ossezia del Sud, Russia e Abkhazia

L’orologio segna qualche minuto dopo le 19.00. Il Presidente Mikheil Saakashvili appare in televisione. Si rivolge ai cittadini georgiani, “indipendentemente dall’origine etnica”. Si rivolge a tutti i suoi compatrioti, compresi gli osseti, per parlare dell’escalation delle violenze sul confine amministrativo tra Georgia e Ossezia del Sud. “La situazione intorno ed a Tskhinvali è peggiorata […] Anche in questo momento, mentre mi rivolgo a voi, sono in atto intense sparatorie d’artiglieria, di carri armati, di sistemi auto-propellenti di artiglieria e di altri tipi di armi, inclusi mortai e lanciatori di granate”. “Voglio dichiarare in piena responsabilità e confessare – continua Saakashvili con un tono molto serio e preoccupato – che alcune ore fa, in qualità di Comandante in Capo della Georgia, ho rilasciato un ordine molto doloroso che prescrive a tutte le forze di polizia georgiane di non rispondere al fuoco, anche nel caso in cui debbano affrontare intensi bombardamenti”. (more…)

Georgia-Russia, dieci mesi dopo

luglio 3, 2009

AQZKSZMCA941O8XCA9SSFL4CAJ5XD16CA4ML108CAGWQHQZCA97TD0HCA72ZXZKCA02P7PRCA0LN013CAHMM949CANGA1CFCAYA3ATICAH1ZJ1SCA8FSHP8CAHBTULBCA0BEYVZCAA8JU9LCA0LQB9PInternational Crisis Group nel suo recente report su Russia e Georgia, denuncia che la situazione in Ossezia del Sud e in Abkhazia rimane preoccupante e potrebbero nuovamente scaturire aperte ostilità

 

Dieci mesi dopo la “guerra di agosto” tra Georgia e Russia, violenti incidenti e la mancanza di un efficace regime di sicurezza all’interno e nelle vicinanze delle zone di conflitto dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia creano una pericolosa atmosfera da cui potrebbero nuovamente scaturire aperte ostilità. La Russia non ha ottemperato agli aspetti chiave degli accordi per il cessate il fuoco che il presidente Medvedev aveva raggiunto nell’agosto/settembre 2008 insieme al presidente francese Sarkozy, che ricopriva allora il ruolo di presidente di turno dell’UE. Il veto posto dalla Russia al Consiglio di sicurezza il 15 giugno all’estensione del mandato della missione degli osservatori ONU in Georgia e Abkhazia, missione che opera da 16 anni, e la sua apparente intenzione di richiedere la rimozione della missione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) entro la fine del mese, sono duri colpi inferti alla sicurezza regionale che alimenteranno ulteriormente le tensioni. Si sta smantellando così sul campo la maggior parte degli apparati preposti alla risoluzione del conflitto. Mosca dovrebbe rivedere le sue controproducenti posizioni e lavorare per un ragionevole compromesso che permetta agli osservatori dell’ONU e dell’OSCE di continuare il loro importante lavoro. (more…)