Posts Tagged ‘germania’

Usa e Germania: l’incredibile guerra dei bond della repubblica di Weimar

settembre 8, 2010

Mezza dozzina di risparmiatori americani fanno causa al governo tedesco: si sono ritrovati in casa obbligazioni mai saldate di 86 anni fa e pretendono di essere pagati. Ma Berlino la pensa diversamente. La battaglia legale vale, potenzialmente, più di un miliardo di dollari

Matteo Cavallito per “Il Fatto

I discendenti di un gruppo di investitori americani in possesso di obbligazioni sovrane della repubblica di Weimar vecchie di 86 anni ha intentato una causa contro il governo tedesco per ottenere il rimborso dei bond insolventi. Lo riferisce l’Associated Press svelando i dettagli di una vicenda che ha dell’incredibile e che rischia di imbarazzare non poco i governi dei due Paesi mettendo sul piatto un “bottino” clamoroso, nell’ordine di grandezza del miliardo di dollari.

La causa, ufficialmente apertasi nelle corti federali di New York, Miami e Chicago, coinvolgerebbe per il momento appena mezza dozzina di querelanti. Ma il suo impatto potrebbe essere notevole vista la posta in gioco e la potenziale rilevanza del precedente giudiziario. Davvero niente male per una storia che aveva preso il via otto decenni or sono e di cui quasi tutti, comprensibilmente, avevano perso le tracce. Ma andiamo con ordine. (more…)

Sakineh e Sarrazin, qualcosa non va

settembre 3, 2010

Nell’articolo: Di “caccia alle streghe” ha parlato il famoso giornalista ebreo dello Spiegel Henryk Broder, che ha difeso le idee di Sarrazin. E lo ha fatto anche la scrittrice turca di best seller Necla Kelek, per la quale Sarrazin è stato cacciato perché ha detto “verità amare” […..] “Il coraggio civile è qualcosa di più del semplice coraggio. Rappresenta, infatti, anche un servizio allo stato, le cui norme legali e conquiste sociali meritano di essere difese” […..] Finendo in compagnia dell’olandese Geert Wilders e del vignettista danese Kurt Westergaard, anche Thilo Sarrazin da qualche settimana è entrato nella classifica degli europei sotto protezione della polizia perché obiettivi sensibili dell’islam

Giulio Meotti per “Il Foglio”

“Perché i tedeschi sono così furiosi con il critico dell’islam?”. Con un editoriale a commento della vicenda di Thilo Sarrazin, ieri il Jerusalem Post, giornale certamente al di sopra di ogni sospetto quanto ad antisemitismo e intolleranza razziale, ha insinuato forti dubbi sulla vicenda del banchiere centrale tedesco che i vertici della Bundesbank hanno deciso all’unanimità di sospendere dall’incarico di consigliere. Alcuni giorni fa Sarrazin, ex ministro delle Finanze di Berlino, socialdemocratico dal curriculum impeccabile, aveva lanciato il suo libro “La Germania si distrugge da sola”, dove ha portato accuse molto pesanti al multiculturalismo tedesco e all’islamizzazione strisciante della Germania.“Non desidero che il paese dei miei nipoti e pronipoti diventi in gran parte musulmano, un luogo nel quale si parli prevalentemente turco e arabo, dove le donne portano il velo e il ritmo della giornata è scandito dai muezzin”, si legge nel libro. (more…)

BUONE NUOVE DALLA GERMANIA: “EBREI GENETICAMENTE DIVERSI”

agosto 30, 2010

ONDATA DI SDEGNO CONTRO THILO SARRAZIN, ALTO DIRIGENTE DELLA BUNDESBANK E MEMBRO DELLA SPD (PARTITO SOCIALDEMOCRATICO, SINISTRA, ALL´OPPOSIZIONE) – CONTRO I MUSULMANI, MA ANCHE VERSO I TEDESCHI DEBOLI (I POVERI E DISOCCUPATI PERCETTORI DI AIUTI PUBBLICI, CHE IN PASSATO SARRAZIN HA DESCRITTO COME PIGRI, CONSIGLIANDO LORO DI DIMAGRIRE) – LA CONDANNA DELLA MERKEL…

Andrea Tarquini per La Repubblica, da “Dagospia

Si riparla, a Berlino, di patrimonio genetico degli ebrei come fattore diversificante, ed establishment, media e società insorgono. Il discorso è lanciato dal personaggio più controverso del momento: Thilo Sarrazin, alto dirigente della Bundesbank e membro della Spd (partito socialdemocratico, sinistra, all´opposizione).

Per difendere le sue tesi sull´effetto disastroso dell´immigrazione musulmana in Germania e in Europa, che già hanno spaccato il Paese, egli ha dichiarato tra l´altro in un´intervista a Welt am Sonntag: «Tutti gli ebrei hanno un determinato gene, i baschi anche hanno un gene che li distingue da tutti gli altri».

Durissime, scandalizzate le reazioni del governo e della comunità ebraica: Sarrazin ha passato il segno. Ma lui non si arrende, e conta su simpatie crescenti. Secondo il settimanale conservatore Focus, un tedesco su 5 spera nella nascita di un partito nazionalconservatore, non di destra radicale ma a destra della Cdu, capace di riparlare di normalità tedesca e orgoglio nazionale. E insieme ad altri intellettuali neocon, Sarrazin è indicato come uno dei possibili ispiratori. (more…)

Hu Jintao è stato meglio della Merkel

luglio 4, 2010

Nell’articolo: La crescita dell’economia mondiale si è assestata sul 4% e la Cina genera da sola l’1% di questo incremento. In altre parole, dobbiamo alla Cina il 25% dell’indice di espansione economica mondiale

di Moisés Naim per “Il Sole 24 Ore“, (Traduzione di Graziella Filipuzzi)

Chi, tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente cinese Hu Jintao, si è meglio comportato nel corso di questa crisi economica? Il cinese.
Certamente questa affermazione sarà per molti sorprendente e perfino incredibile. Ci siamo abituati a sentire che sono i bassi stipendi e le sfavorevoli condizioni di lavoro che prevalgono in Cina a contagiare il resto del mondo con la disoccupazione e a imporre la tendenza al ribasso dei salari nei paesi concorrenti.

La Cina viene anche accusata di mantenere basso il valore dello yuan in maniera artificiosa, una situazione che determina un’ulteriore riduzione del costo delle proprie esportazioni e un rincaro dei prodotti d’importazione. Pochi giorni fa, Jeffrey Immelt, amministratore delegato di General Electric, ha detto che la sua società si confronta in Cina con il peggiore clima per lo sviluppo delle imprese degli ultimi 25 anni.
A essere noti sono anche l’autoritarismo della Cina, le violazioni dei diritti umani, i costanti furti di proprietà intellettuale e la sua amicizia con qualsiasi tiranno disposto a mettere a sua disposizione le proprie materie prime. Regimi spaventosi come quelli della Corea del Nord, Myanmar o dei sanguinari autori del genocidio in Darfur possono contare sull’appoggio cinese. (more…)

Günter Grass, Beckenbauer e Kohl due grandi fanfaroni

giugno 8, 2010

Parla il premio Nobel: le promesse non mantenute della Germania, le spine di Obama, gli autogol della democrazia

Nell’articolo: “La vecchia generazione della Ddr era passata da una dittatura all’altra, dal nazionalsocialismo allo stalinismo. Non aveva pratica nelle cose democratiche. Si è proceduto in modo sbrigativo e così questo processo è stato accorciato, o si è pensato di poterlo accorciare, in maniera inaccettabile”

ALBERTO SINIGAGLIA da “La Stampa
Vent’anni fa, mentre ancora si ripulivano le macerie del Muro di Berlino, caduto a fine ’89, cominciava un futuro sognato: la riunificazione delle Germanie, la fine della guerra fredda e delle dure contrapposizioni ideologiche. Ma che cosa è stato fatto? E che cosa è rimasto incompiuto in Germania, in Italia, in Europa? Cerca risposte il festival Passepartout «1990. Oltre il Muro», ad Asti da oggi a domenica. Tra i molti protagonisti, Sergio Romano, Achille Occhetto, Valerio Zanone, Gian Enrico Rusconi, Massimo Cacciari, Sergio Chiamparino, Emanuele Macaluso, Domenico Fisichella, Enrico Mentana, Ferruccio De Bortoli, Domenico Siniscalco, Giorgio Forattini, Emilio Giannelli, Fabrizio Cicchitto, Riccardo Barenghi, Stefano Bartezzaghi, Inge Feltrinelli. Questa sera la testimonianza di Günter Grass in una videointervista di Alberto Sinigaglia che sarà poi diffusa, in lingua originale, dal Goethe Institut. Ne offriamo uno stralcio in anteprima, nella traduzione di Enrico Ganni. Per informazioni: www.passepartoutfestival.it www.bibliotecastense.it

LUBECCA
Günter Grass accende e riaccende tabacco danese nella pipa inglese, guarda il bosco nel quale si nasconde la sua casa poco distante da Lubecca e si raccomanda, cortese: «Non parliamo troppo di politica». Va bene incominciare dalla natura e dal calcio? Sorride. Va bene.

Il 1° luglio 1990, Kohl, alla tv, disse che con la riunificazione la Ddr si sarebbe trasformata in un «paesaggio fiorente». Franz Beckenbauer, appena vinto il campionato di calcio come allenatore della nazionale tedesca, spiegò che la Germania sarebbe stata «imbattibile» per molti anni. Due pessimi profeti, non crede?
«Inizio dal calcio: così come la Germania occidentale si è annessa quella orientale senza che sorgessero fiorenti paesaggi, così i giocatori della Ddr sono stati comprati da squadre occidentali. Anche nel calcio si è verificata, e continua a verificarsi, una sottrazione di energie; per esempio, nella Bundesliga non è rimasta nemmeno una squadra della Repubblica Democratica Tedesca. Due grandi fanfaroni, sia il signor Kohl sia il signor Beckenbauer. Le realtà è diversa, se solo si è disposti a osservarla con attenzione». (more…)

E se a rischio fosse Berlino?

maggio 25, 2010

di Wolfgang Münchau (Traduzione di Fabio Galimberti) per “Il Sole 24 Ore

Eurolandia è insolvente? Nelle ultime settimane, tutti si sono concentrati sulla solvibilità di Grecia, Spagna e Portogallo. Ma nessuno ha mai messo in discussione quei paesi che garantiscono il debito dell’Europa meridionale.
È impossibile rispondere a questa domanda con sbrigativi riferimenti al rapporto fra debito e Pil nei paesi dell’Eurozona. È un approccio macroeconomico che qui serve a poco: secondo questi dati, Eurolandia si trova in una posizione migliore degli Stati Uniti, della Gran Bretagna o del Giappone.

Il problema è che quei numeri non tengono conto del credito condizionato e delle interconnessioni di flussi finanziari.
La tipologia più consistente di credito condizionato è quella costituita dalle varie garanzie offerte negli ultimi due anni dai paesi dell’Eurozona. I governi della Ue hanno garantito le passività di tutto il settore bancario, e anche tutti i depositi bancari fino a un certo limite. Gli stati membri dell’euro hanno garantito il debito greco per i prossimi tre anni, e poi hanno esteso lo stesso meccanismo a tutto il resto di Eurolandia. E queste garanzie probabilmente dovranno essere raddoppiate.
Ho già osservato che non era un caso che l’Eurozona avesse creato uno special purpose vehicle, la cosiddetta “società veicolo”, per gestire questo salvataggio. Non è solo il nome a richiamare alla mente le famigerate strutture finanziarie che hanno determinato la crisi dei subprime: i paralleli ci sono, e sostanziali. (more…)

La neutrale Svizzera fece armi per Hitler

maggio 25, 2010

di Roberto Festorazzi per “Avvenire

Esiste ancora un lato occulto del riarmo dell’Italia, nella seconda guerra mondiale, e ciò getta luce soprattutto sul ruolo equilibratore svolto da Mussolini, come ago della bilancia tra Hitler, da un parte, e la Francia e l’Inghilterra, dall’altra. Dossier illuminanti, che emergono dopo settant’anni dagli archivi privati di un ministro di Mussolini, Raffaello Riccardi, sotto chiave alla Wolfsoniana di Genova (la collezione del miliardario di Miami Mitchell Wolfson), ci mostrano quanto la Svizzera, ad esempio, temesse lo strapotere della Germania nazista in Europa. Il governo della Confederazione elvetica, che pure fin dagli anni Venti aveva ospitato sul proprio territorio la ricerca e lo sviluppo della produzione di armi da guerra tedesche, banditi dai Trattati di Versailles, nel fatale 1940 – dopo la caduta della Francia e lo sconfinamento delle armate di Hitler fino alla Manica – cominciò a temere la cancellazione della nazione dalle carte geografiche. (more…)

Dietro l’angolo i fantasmi del ’31

maggio 7, 2010

Un velivolo di stato fa la spola tra le capitali europee. A ogni sosta il passeggero è ricevuto dal ministro delle Finanze. Chiede una linea di credito urgente per il proprio paese. A Londra, a Parigi, a Basilea la risposta è sempre interlocutoria, sostanzialmente negativa. Non è l’aprile 2010, ma il luglio 1931. Il passeggero non è il ministro del Tesoro greco, ma il presidente della Banca centrale tedesca.
Nell’estate 1931, la Germania non era più in grado di fare fronte al pagamento degli interessi e delle rate sull’enorme debito estero. Nei due anni precedenti, i mercati avevano perso progressivamente fiducia nella capacità di Berlino di rispettare puntualmente i propri obblighi verso i creditori. La Germania, come la Grecia di oggi, era nel ’31 sull’orlo della bancarotta. Per darle tempo sufficiente a ridurre la dipendenza dal debito estero senza ricorrere a politiche eccessivamente aspre dalle conseguenze sociali imprevedibili (la popolarità di Hitler era in ascesa) sarebbe stato necessario un accordo tra i principali paesi europei per sospendere le riparazioni e mettere tempestivamente insieme un adeguato sostegno finanziario d’emergenza. La Francia, che disponeva di enormi riserve valutarie, pose condizioni politiche inaccettabili a Berlino. La Gran Bretagna esitò a impegnare le proprie più esigue riserve, ritenute indispensabili alla difesa della sterlina. Gli altri paesi europei erano troppo piccoli per muoversi senza le due principali potenze finanziarie. Negli Usa, preoccupati dalla propria crisi, l’opinione pubblica non vedeva favorevolmente impegni in Europa. Si persero settimane preziose. Alla fine, priva di sostegni, la Germania limitò drasticamente l’esportazione dei capitali e sospese il rimborso di tutti i prestiti esteri. (more…)

Dalla fine del Muro Berlino non si fida

aprile 30, 2010

Come avvenne con il fallimento di Lehman anche la crisi in Grecia pone uno scomodo interrogativo sull’adeguatezza della democrazia di fronte a fenomeni finanziari violenti, incontrollabili e indifferenti ai perimetri nazionali della politica. La scarsa capacità di analisi del problema greco, delle sue complesse interazioni e infine la debole capacità di decisione testimoniano l’imbarazzo e la lentezza delle democrazie in Europa. Dall’Asia arrivano già le osservazioni di chi ritiene che l’impasse europea sia una prova della superiorità dei sistemi autoritari.

La stessa cosa è già successa negli Usa. Nel 2008 l’allora ministro del Tesoro, Henry Paulson, fece fallire Lehman scatenando una crisi globale perché non voleva affrontare il Congresso che aveva già una volta bocciato un piano di salvataggio delle banche, l’estremo tentativo di Paulson fu un accordo extra-politico e non pubblico con l’inglese Barclays che fallì come era prevedibile.
La reticenza di Angela Merkel a partecipare al salvataggio greco è altrettanto significativa. Dal giorno della sua nomina, il voto in Vestfalia rappresenta l’appuntamento politico che determina le sorti di una coalizione nata male e cresciuta peggio. (more…)

Ecco il ministro cristiandemocratico tedesco che non vuole il crocifisso

aprile 26, 2010

E’ donna, bella, giovanile.  E da oggi, dopo aver giurato nelle mani del governatore della Bassa Sassonia, Christian Wulff, è anche il primo ministro di Land di origini turche e di confessione musulmana. Aygül Özkan, questo il suo nome, doveva essere il secondo colpo da maestro dei cristianodemocratici, dopo quello di cinque anni fa: cioè Angela Merkel, il primo cancelliere donna, nonché nata e cresciuta nell’ex Germania dell’est. In fondo, risultati così ce li si aspettava dai socialdemocratici e dai verdi. Chiaro che per la Cdu, prima Merkel e ora Özkan – quest’ultima figlia di genitori turchi, nata però e fino a poco tempo fa anche vissuta ad Amburgo – sono motivo d’orgoglio. Altro che partito conservatore, provinciale che alla donna continua a riservare un unico posto: cioè quello di moglie e madre tra fornelli e pannolini. (more…)

Gli orrori della Wehrmacht

marzo 31, 2010

Anche l’esercito regolare tedesco fu coinvolto nei crimini contro l’umanità

di Gaetano Vallini
Arrivò a contare quasi diciotto milioni di uomini e, nella più sanguinosa delle guerre della storia, per un certo periodo riuscì a occupare mezza Europa. Ciononostante, quella che è considerata una delle più spietate ed efficienti macchine da combattimento mai approntate finì per soccombere in una totale disfatta. La Wehrmacht, l’esercito voluto da Adolf Hitler in sfregio alla pace di Versailles, fu molto più che una poderosa forza armata. Vincolata com’era a un giuramento di fedeltà al führer prima ancora che alla patria, attraverso i suoi vertici si abbrutì in quell’umiliante sottomissione, divenendo strumento della dittatura nazista e complice di una folle guerra di distruzione e di un inumano progetto di purificazione razziale.
Dopo anni di silenzio, il dibattito su cosa fu la Wehrmacht è stato infuocato in Germania, dove ci si è confrontati su questioni rilevanti:  fino a che punto le forze armate regolari tedesche furono coinvolte nei crimini del Terzo Reich? In quale misura presero parte attiva alla pianificazione e alla realizzazione di azioni belliche contro la popolazione civile e persino alla deportazione e allo sterminio di milioni di ebrei? Perché si fecero coinvolgere nei crimini contro l’umanità? Che cosa sapevano i soldati delle atrocità compiute sotto la bandiera con la croce uncinata? Sono le stesse domande cui ha cercato di dare una risposta Guido Knopp nel libro Wehrmacht (Milano, Corbaccio, 2010, pagine 325, euro 24) nel quale lo storico e giornalista ripercorre la storia dell’esercito del führer soprattutto attraverso le testimonianze di quanti ne fecero parte, dai generali ai semplici soldati. (more…)

Berlino 1921, qui si prepara la Shoah

marzo 22, 2010

Così il futuro direttore della Stampa, in anticipo sui tempi, denunciava i pericoli dell’escalation antisemita

GIULIO DE BENEDETTI
La Germania, dopo la rivoluzione, è diventata il centro del movimento antisemita. Da Berlino e da Monaco non si organizzano naturalmente i progroms [così nel testo, ndr] in Galizia e in Ucraina, ma si dirige questo movimento spirituale che ha millenni di storia e nell’interno del paese si è scatenata contemporaneamente una bassa e volgare agitazione come non ha esempio in nessun paese civile. […] La Germania ha perduto la guerra sui campi di battaglia. […]Ciò non impedisce che vi siano diecine di quotidiani ed alcuni milioni di tedeschi sicuri che la sconfitta, il crollo dell’Impero, la rivoluzione e la pace di Versailles siano stati un’opera degli ebrei. Considerati questi principii, si comprende quali sono le basi del movimento politico antisemita che si svolge attualmente in Germania. […]

Il conte Reventlow, uno dei capi riconosciuti di questo movimento, mi diceva giorni or sono in un lungo colloquio che ha avuto la cortesia di accordarmi: «Il nostro problema giudaico non rappresenta che una parte di quello mondiale. Esso non può trovare una soluzione radicale che in forma internazionale». Come risolverlo però il conte Reventlow non sa: la morte, il massacro, l’espulsione e la confisca dei beni sono misure di cui comprende le difficoltà. Spera in un miracolo: «[…] Innanzi tutto propagandare l’idea, poi, quanto ai mezzi, si vedrà». […] Nell’attesa di misure più energiche egli si accontenterebbe che si ponesse un limite alla loro attività riapplicando quella serie di misure restrittive che il soffio di libertà della seconda metà del secolo scorso aveva abbattuto in tutti i Paesi civili. Il conte Reventlow, sicuro di fare parte di una crociata per la liberazione del mondo, non vuole riconoscere insomma la legge morale che impone di giudicare ogni individuo per quello che è, per quello che fa e non dalla sua origine o dal luogo di nascita dei suoi antenati. (more…)

Socialdemocrazia ultimo atto

dicembre 14, 2009

Il collasso della Spd non riguarda solo la Germania. Un glorioso percorso storico è giunto al capolinea

BERLINO
Non so quanti e quali libri del tedesco anglicizzato Lord Dahrendorf, tormentato analista delle moderne società industriali, recentemente scomparso, suscitino ancora un interesse d’apprendimento fra gli studiosi d’ultima leva. Oserei però esprimere, più che l’impressione, la certezza che della sua monumentale indagine critica della modernità resterà vivo e discusso soprattutto il corollario di una lapidaria constatazione di decesso. «La fine dell’era socialdemocratica».

Dahrendorf ne aveva intuito il declino epocale ancor prima del travolgente crollo comunista d’Oriente. Crollo tutt’altro che isolato o privo di conseguenze che, secondo lui, non poteva non stingere e ripercuotersi anche sulla tenuta e il prestigio tradizionale dei partiti socialisti europei. Il collasso del 27 settembre della socialdemocrazia tedesca, la più antica d’Europa, che nel 2013 celebrerà un secolo e mezzo d’esistenza, è stato in effetti un evento di disastrosa portata continentale. Si direbbe che nel 20° anniversario della fine del Muro, questo sia caduto una seconda volta addosso ai socialdemocratici, non tutti favorevoli alla riunificazione, sprofondandoli in un torpore di stordimento quasi comatoso. Si direbbe, perfino, che il recente editto polacco contro l’esibizione di bandiere con falce e martello abbia vibrato un colpo di grazia emblematico all’insieme della sinistra germanica. Spd allo sbando, Verdi in disarmo, Linke in crescita sull’onda della protesta ma priva di mordente perché erede degli stendardi rossi dell’Est. (more…)

Gli affari delle mafie in Germania

novembre 30, 2009

Intervista alla giornalista tedesca Petra Reski

  Petra Reski, da vent’anni inviata del periodico tedesco Die Zeit in Italia, su cui ha scritto di mafie. Gli affari delle mafie italiane nel nostro paese, ma anche in Germania, dove storicamente la criminalità organizzata italiana fa affari, investe e ricicla denaro sporco. Una presenza ignorata fino alla strage di Duisburg, il giorno di ferragosto del 2007, dove si consumò un regolamento di conti tra ‘ndrine calabresi fortemente radicate in Germania. Da quel giorno, tra mille difficoltà, Petra Reski cerca, con i suoi articoli, di far prendere coscienza ai tedeschi che le mafie sono un problema anche della Germania, e non solo dell’Italia. Il motore trainante dell’economia europea, infatti, è una grande “lavatrice” di proventi illeciti delle mafie, italiane e non solo, a scapito della sicurezza dei cittadini, delle garanzie di libera intrapresa e del libero funzionamento del mercato. Mentre in Italia l’azione antimafia viene messa in discussione da provvedimenti legislativi che indeboliscono il ruolo della magistratura, delle forze dell’ordine e della libera informazione, chiediamo a Petra Reski come la Germania, ma anche il resto dell’Europa, percepisce le mafie e si prepara, se si prepara, ad affrontarle. 

 Dopo la legge sullo scudo fiscale, il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, arriva l’emendamento sulla legge finanziaria che permette la vendita dei beni confiscati alle mafie, quale linea sta seguendo il Governo italiano? 

Sono molto stupita di questa cosa, è ovvio che questo emendamento serva alle mafie. Trovo spaventoso che il parlamento italiano si sia apprestato a votare un emendamento del genere. 

Recentemente il Governo tedesco ha approvato una norma sulla confisca dei beni sulla falsariga di quella italiana… 

Purtroppo su questo è nata una grande confusione nei media. Si tratta di un emendamento che riguarda nientemeno che l’applicazione di una norma amministrativa. Mi sono accorta che i politici, tedeschi ma anche italiani, hanno un po’ diffuso la notizia come se fosse possibile confiscare beni mafiosi anche in Germania, e che in Germani fosse una novità. Non è affatto così, si tratta unicamente di una piccola norma  amministrativa. I beni ai mafiosi possono essere confiscati in Germania quando viene emesso l’equivalente di una sentenza di terzo grado in Italia. Questa norma esiste da trent’anni, non è niente di nuovo. La differenza fondamentale è che ad investire in Germania non sono mafiosi attivi anche in Italia, con una fedina penale lunghissima, e magari  condannati in Italia. Sono mafiosi che vivono da più di quarant’anni in Germania e che non hanno nessun precedente in Italia. Inoltre, è impossibile la confisca dei beni come in Italia finché la legge tedesca non prevede l’associazione mafiosa come reato.   (more…)

Testamento biologico, la Germania ce l’ha fatta. E noi?

settembre 23, 2009

images“Nessuno può essere costretto a sottoporsi, contro la sua volontà, a trattamenti diagnostici o terapeutici per quanto promettenti essi siano”. Lo ribadiscono anche i presidenti della Conferenza episcopale tedesca e del Consiglio della Chiesa evangelica di Germania, che hanno partecipato fino all’ultimo, con dettagliati quanto pacati statement congiunti, ai lavori preparatori della legge, votata il 18 giugno 2009 ed entrata in vigore il 1° settembre.

di Marlis Ingenmey

La preistoria
La legge per il Testamento biologico che la Germania si è data il 18 giugno di quest’anno viene da lontano. Il cammino delle
Patientenverfügungen, “Disposizioni del paziente” – già redatte da 9 milioni di cittadini e da tempo, di norma, rispettate nella prassi quotidiana -, verso l’ingresso a pieno titolo nell’ordinamento giuridico inizia sulla fine degli anni Settanta quando cominciano a circolarne i primi moduli. Nell’80 si costituisce in Baviera, rivelandosi poi la più importante nel suo genere, l'”Associazione tedesca per una morte umana” (DGHS), che si batte per il “diritto” della persona – insito nel “diritto alla vita” – “a morire con dignità” nel momento e nei modi da lei stessa prescelti, e presenta, tra l’86 e il ’97, una serie di petizioni per invitare il Governo a legiferare in merito, e, nel ’99, una proposta più circostanziata. (more…)

Berlino, dove i tedeschi nascondevano gli ebrei

settembre 13, 2009

imagesMancano solo i materassi a terra e l’armadio piazzato davanti la porta per camuffare l’ingresso. Per il resto è rimasto tutto come allora: le grosse tavole di legno a formare il pavimento, il piccolo forno in un angolo, le pareti screpolate. E prive di finestre. Perché nessuno, in quel lontano 1943, doveva scoprire che in questa stanza non più grande di dieci metri quadrati al primo piano di un palazzo della Rosenthaler Straße a Berlino l’allora fabbricante di scope e spazzole Otto Weidt nascondeva una famiglia ebrea. Weidt aveva capito che ormai non poteva più corrompere la Gestapo per impedire la deportazione dei suoi dipendenti (quasi tutti ebrei), come aveva fatto fino ad allora. Per questo ricorse all’ultimo mezzo che gli restava: nasconderli. (more…)

Le elezioni tedesche minacciano la ripresa

agosto 29, 2009

23046_27618_20090825T1_1579399_mediumIl quadro politico non è mai stato così frammentato e rissoso. C’è chi teme che dalle urne possa uscire un governo debole e senza munizioni per affrontare la crisi a “W”

Le alleanze e i “semafori” delle possibili coalizioni post elettorali sono impazziti. Dall’appuntamento alle urne del 27 settembre la Germania potrebbe uscire non soltanto la peggiore disfatta di sempre dei socialdemocratici. Quella data potrebbe segnare anche la fine del bipartitismo imperfetto che ha sempre caratterizzato la repubblica federale. Le due grandi Volksparteien, la Cdu/Csu e la Spd che negli anni Settanta raccoglievano il 90 per cento dei consensi, potrebbero faticare a raggiungere il 60. E sono ormai assediate da partiti che si sono stabilizzati da anni sopra la soglia del 5 per cento e pretendono tutti di fare l’ago della bilancia. (more…)

Berlino anni 30, strisce di crisi

luglio 25, 2009

imagesGli anni della repubblica di Weimar fanno da sfondo a quanto racconta Berlin di Jason Lutes, un’ampia narrazione a fumetti, pubblicata in due volumi dalla Coconino Press (2009, ambedue di 214 pagine, 17 euro ciascuno). Giunge in Italia dopo Weimar: tre inchieste di Jan Karta (1925 1934) di Roberto Dal Prà e Rodolfo Torti (2006, 001 edizioni), ma il copyright dell’autore precede di un lustro quello dei due italiani, risalendo al 2001; di contro, le tavole di Torti e Dal Prà risalgono agli anni Ottanta e le tre inchieste avevano già avuto un’edizione francese della quale l’attuale non dà nessuna indicazione.Sono due opere interessanti che descrivono significativi aspetti della vita nella difficile Germania degli anni caratterizzati da quella profonda crisi che, irrisolta, venne producendo un ottimo terreno di cultura per il nazismo. Sono però anche due opere piuttosto lontane: una, le inchieste di Karta, incentrata su un personaggio eccezionale, un detective dilettante, talmente agiato da sembrare che lavori per passare il tempo, una specie di Holmes; l’altra, Berlin, un’accumulazione di microstorie che un po’ s’incastrano, un po’ si disperdono. Dunque, la prima, ha il perno in un «eroe», l’altra è corale, di popolo, come un «romanzo storico». (more…)