Posts Tagged ‘gianfranco fini’

«Mirabello? E Montecarlo?»

settembre 4, 2010

Alessandro De Angelis per “Il Riformista

Dice Feltri: «Ma chissenefrega di Mirabello, Fini pensi a rispondere su Montecarlo». Il direttore del Giornale, alla vigilia dello strappo del presidente della Camera, ribadisce la linea dura contro i ribelli di Fli e annuncia altre inchieste.

Direttore, siamo alla vigilia della rottura di Fini. Si sente un po’ colpevole?

Assolutamente no. O è una colpa aver previsto tutto? Non era mica così difficile vedere che dall’inizio della legislatura Fini si è messo in rotta di collisione col Pdl, o che sfruttando il suo ruolo istituzionale ha impedito al governo di governare, o che se ti applaude la sinistra sull’antiberlusconismo c’è qualcosa che non va.

Non salva proprio nulla.

Per carità: sui temi etici, io che sono un laico sono d’accordo con Fini, dal testamento biologico alle coppie di fatto. Ma il punto è la strumentalità di certe battaglie.

E domani, di fatto, Fini annuncerà un nuovo partito.
E chissenefrega. Non vivo la passione dell’attesa. Tra l’altro mi chiedo che successo può avere con le sue battaglie da partito radicale.

Il tema della legalità non è di destra?
Da che pulpito parla… Chiariamoci: se uno dice sono per la legalità, siamo tutti d’accordo. È ovvio. Ha mai sentito un politico dire «siamo per l’illegalità»? È come quando i comunisti dicevano «vogliamo pane e lavoro». Qualcuno forse diceva «vogliamo il digiuno e la disoccupazione»? Cose ovvie, appunto. Ma al di là degli slogan servirebbe, e mi riferisco a Fini, una coerenza tra i principi e la propria condotta quotidiana. (more…)

A cercar la bella destra

settembre 1, 2010

Franco Servello, l’ultimo dei missini

Nell’articolo: La delusione per il progetto del Pdl, dal punto di osservazione dell’anziano Servello, dipende anche, un po’, dalla guerra interna tra Berlusconi e Fini. “Questo conflitto non lo capisco”, dice. “I due leader non si dividono tanto sui contenuti, sui progetti, su una visione diversa e inconciliabile della storia o della cultura di destra. Berlusconi e Fini danno vita a un conflitto politico che inerisce alla contingenza più stretta. C’è un conflitto di poteri e c’è una discrasia sul terreno di due diverse sensibilità personali e caratteriali. Francamente incomprensibile. In politica bisogna trovare i motivi del consenso, dell’unità, del dibattito. Fini e Berlusconi devono fare adesso ogni sforzo per superare gli stati d’animo che creano confusione […..] Insomma, il premier non può davvero pensare di distruggere Fini e tutto quello che esiste intorno a Fini. E’ questo che desidera? […..] Della cittadinanza breve e della nuova politica dei diritti civili che ne pensa Servello? “Sono d’accordo con Fini su questi argomenti. Mio padre era un migrante, figuriamoci se non sono per la tolleranza e l’apertura

Salvatore Merlo per “Il Foglio

Ha ottantanove anni Franco Servello, è stato giornalista del Secolo, dirigente del Msi, parlamentare di An, avversario politico di Gianfranco Fini, poi suo alleato e sostenitore. Da qualche mese ha licenziato per Rubbettino un libro sul Duce, si intitola: “Perché uccisero Mussolini e Claretta. Oro e sangue a Dongo”. Sta bene Franco Servello, “non come questo centrodestra di oggi”, dice. “Sono l’ultimo in vita tra gli uomini che videro nascere da dentro il Movimento sociale e qualcosa l’ho imparata. Questa destra non mi piace. E’ incompiuta, pazzotica, rischia di essere una strana anomalia in Europa”. Ha parole di simpatia per Fini e per Berlusconi l’anziano senatore, ma in tutta evidenza, dopo il dissidio che ha diviso i due uomini, lui che pure conobbe il Cav. per primo portandolo da Almirante alla fine degli anni Settanta e poi da Fini agli inizi degli anni Novanta, adesso si è schierato con l’ex leader di An (“l’erede carismatico di Almirante”) e considera il premier “un uomo con meriti straordinari per la destra, ma che, allo stesso tempo, incarna anche l’anomalia che potrebbe strozzarla”.

E’ stato un errore il Pdl con lo scioglimento di Alleanza nazionale? “E’ stata un’azione avventata da parte dei dirigenti di An. Si era vicini alle elezioni e questa soluzione sembrava necessaria. Ma non è andata bene. Dov’è finita l’anima nazionale e sociale? A Berlusconi si deve rendere atto di aver incarnato una svolta enorme nella storia di questo paese, senza di lui si sarebbe arrivati a soluzioni di sinistra e temo non positive per gli interessi generali dell’Italia. Ma allo stesso tempo Berlusconi rappresenta solo una parte della destra, ne interpreta solo un aspetto, quello più economicistico, funzionalista, se vogliamo. (more…)

LA CRICCA NELL’UFFICIO DI FINI

agosto 29, 2010

Franco Bechis per Libero, da “Dagospia

Sono due i passi rilasciati dall’ufficio di sicurezza della Camera dei deputati che legano Gianfranco Fini alla cricca degli appalti pubblici. Sono stati rilasciati fra la fine di novembre 2009 e il gennaio 2010 per recarsi nell’ufficio del presidente della assemblea di Montecitorio a Francesco De Vito Piscicelli, l’imprenditore che con Diego Anemone è diventato il più noto alle cronache della nuova tangentopoli.

De Vito Piscicelli è infatti l’imprenditore intercettato con il cognato mentre rideva e si fregava le mani la notte del terremoto de L’Aquila pensando a quanti affari avrebbe potuto realizzare con le sue imprese. Non è noto se in quelle occasioni avesse avuto un incontro diretto con Fini. È invece documentato – grazie a lunghe intercettazioni e pedinamenti dei carabinieri del Ros – l’incontro con Rita Marino, segretaria particolare del presidente della Camera che fu al suo fianco sia nel Msi che in An nei lunghi anni in cui Fini guidò quel partito.

La Marino è risultata determinante per sbloccare con procedura anomala un pagamento da 1,5 milioni di euro a De Vito Piscicelli per uno degli appalti per i mondiali di nuoto, quello per la realizzazione della piscina di Valco San Paolo, poi finita nel mirino della magistratura. (more…)

“A” “A” “A”! ECCO IL TESTO DELL’INTERVISTA INTEGRALE DEL GENTILUOMO SGARBI

agosto 13, 2010

“TRA GAUCCI E FINI, ANCH’IO HO CONOSCIUTO BENE ELISABETTA TULLIANI. VENIVA A TROVARMI A CASA. MA ANCHE LA RUSSA LA FREQUENTAVA MAGARI CI ANDAVA IN DISCOTECA

Nell’articolo: «Un dettaglio: Elisabetta mi chiamò mille volte per avere la “Freccia alata”, la tessera per andare nelle sale vip degli aeroporti. Tutto quell’impegno per un obiettivo minimo non ha deposto a suo favore. Poi con Fini ha alzato il tiro

Maria Latella per “A”, da “Dagospia

“L’unica morale possibile è questa: abbiamo sopravalutato Fini e sottovalutato la Tulliani».

Anche Fini l’avrebbe sottovalutata?
«Esatto. Eppure era una curva ben segnalata. Mi sembrava impossibile andarci a sbattere».

Vittorio Sgarbi ride, e poi fa balenare una moneta d’oro: «Peccato che lei non sappia alcune cose, che io peraltro non posso dire».

Conosceva anche lei la Tulliani?
«Ottimo intuito. La conoscevo bene. Per questo sono sconcertato: come poteva un uomo con le ambizioni di Fini avere un rapporto stabile e profondo con la Tulliani?» (more…)

BUTTAFUOCO GETTA FINI NELLA FIAMMA DEL VECCHIO MSI: “A NOI SILVIO CI HA SALVATO”

agosto 11, 2010

giorgio almirante e italo bocchino

Nell’articolo: Io e Italo Bocchino abitavamo in un appartamento romano, vicini di pianerottolo di un transessuale che manco ci salutava tanto l’antifascismo era ed è religione civile. Un tabù fatto proprio oggi da Alemanno, da Fini e senza avere la simpatica malizia di Maurizio Gasparri che alla solita domanda su Mussolini risponde: “Conosco solo Alessandra”

Pietrangelo Buttafuoco per Libero, da “Dagospia

Camerati, a noi è toccato il ruolo di essere i becchini del berlusconismo, bene. Ma almeno un esame di coscienza lo possiamo fare? Ancora due giorni prima delle elezioni, quelle del 1994, la gloriosa macchina da guerra di Achille Occhetto si scontrava con quei fantastici citrulloni dalla cravatta con il nodo grosso, i primi militanti di Forza Italia.

E c’era Il Corriere della Sera, il giornale dei moderati e dei borghesi, che la buttava proprio chiara: “No a Berlusconi”. Uno degli argomenti forti, certamente quello più scandalizzato, era l’imbarazzante apparentamento con il Movimento Sociale Italiano, il partito nel cui emblema, sotto la fiamma, c’era ancora visibile la bara di Benito Mussolini.

Camerati, a noi in quei giorni venne in sorte di vederci cambiata la vita: dall’oggi all’indomani. Due giorni dopo, incredulo, lo stesso Corriere raccontava l’inaudito: vinceva le elezioni l’uomo della plastica, il ricco non elegante, quello delle televisioni cui faceva contorno un’idea d’Italia senza salotti e senza le terrazze di Ettore Scola. Solo arredi Aiazzone. E quella “storia italiana” poi, il depliant propagandistico di un animatore da villaggio intento a curare i fiori nel proprio giardino. (more…)

INTERVISTA A GIUSEPPE CIARRAPICO

agosto 11, 2010

Nell’articolo: Ripeto: io non mi scandalizzo, l’ho sempre saputo da quando il vecchio camerata Zanenga mi chiamò per dirmi che c’era un ragazzo di Bologna che doveva passare, se ricordo bene, da magistero a lettere, e che lo voleva mandare al Secolo. “È uno dei nostri?” chiesi. E lui. “Beh, proprio dei nostri non direi. È un fighetto”

da “Il Giornale

Giuseppe «Peppino» Ciarrapico, detto il Ciarra, imprenditore, editore, senatore del Pdl, fascista, «prego, mussoliniano» (precisa lui). Lei che conosce da sempre Gianfranco Fini come la vede questa storia della casa di Montecarlo?
«Malissimo. Le otto non risposte di Fini hanno aggravato la sua posizione. E poi scaricare così sul cognato. È una gran brutta storia, brutta, brutta, brutta».
L’immagine di Fini ne esce compromessa?
«Irrimediabilmente. Ma è solo l’ultimo atto di un percorso che parte da lontano. È passato dal saluto romano alla kippà, ha detto e fatto tutto e il contrario di tutto. Ha tradito gli ideali della gente di destra, che per questi ideali, in taluni casi, ha sacrificato addirittura la vita. Poi ha rinnegato il fascismo». (more…)

GAUCCI: “SAPEVO CHE FINIVA COSÌ, CON ELY PRENDI ANCHE IL FRATELLO”

agosto 9, 2010

Nell’articolo: Ma lei le fece firmare una dichiarazione che attesta che la signora Tulliani era una prestanome?
Sì, ma l’ho persa, chissà dove è finita perché sono un gran disordinato

Corrado Zunino per La Repubblica, da “Dagospia

Risponde alla telefonata intercontinentale la fidanzata dominicana: «Lusciano, pe´ te». Luciano Gaucci è in vacanza nel suo ranch vicino a Bavaro Beach, in quell´isola caraibica che l´ha salvato dall´arresto quando il Perugia calcio fallì.

Gaucci, lo sa che Giancarlo Tulliani, il fratello della sua ex fidanzata Elisabetta, ha fatto arrabbiare anche il presidente della Camera Gianfranco Fini?
«Era l´ora, quel buono a nulla. Si è sempre mosso insieme alla sorella e al resto della famiglia. T´innamoravi di Elisabetta e prendevi il pacchetto completo».

Giancarlo ha fatto tanti mestieri: presidente della sua Viterbese, manager televisivo, immobiliarista nel Principato di Monaco.
«Macché immobiliarista, non è preparato per fare certe cose, non ha esperienza. Alla Viterbese ce lo misi io perché ero innamorato della sorella. Poi mio figlio Alessandro, che di Elisabetta è stato compagno di classe, mi portò una cassetta con una telefonata registrata: padre e figlio si stavano portando via anche le seggiole. Iniziai ad aprire gli occhi».

Era il caso di mettere in piazza i vostri stracci: lei e la Tulliani vi accusate di esservi vicendevolmente portati via case, quadri, schedine miliardarie?
«Se la Tulliani dice falsità, non posso stare zitto. La schedina l´ho vinta io, il versamento era sul mio conto corrente. Se producono altre carte, vuol dire che sono false».

Ma l´avvocato Montone l´ha abbandonata sostenendo che lei, strumentalizzato da legali vicini al premier, si è prestato a un´operazione per gettare fango su Fini.
«Gli avvocati li scelgo io, Montone si può accomodare».
2 – QUELLE CASE SONO TUTTE ROBA MIA – LA VINCITA AL SUPERENALOTTO, I RAPPORTI CON I TULLIANI, I REGALI E GLI IMMOBILI… L’EX PRESIDENTE DEL PERUGIA CALCIO, CONDANNATO PER BANCAROTTA, RACCONTA I SUOI ANNI CON LA COMPAGNA DI FINI. E DI COME LE HA INTESTATO UNA PARTE DEL SUO PATRIMONIO PER SALVARLO DAI CREDITORI.
Fabrizio Paladini per Panorama

Buongiorno dottor Gaucci, mentre lei si gode in vacanza il sole di Santo Domingo, lo sa cosa sta accadendo in Italia?
Parla di Fini che è andato via dal partito? (more…)

Il ritratto: quei tre tordi che si credono aquile anti-Cav

agosto 4, 2010

Nell’articolo: Pierferdy nel ’94 era un democristianone di seconda fila. Allevato dal doroteo Bisaglia, alla sua morte si era appollaiato sulle esili spalle di Forlani. Travolto costui da Mani pulite, Casini evitò di naufragare con la Dc di Martinazzoli spogliandosi momentaneamente delle penne del tordo per fare il salto della quaglia in grembo al Cav. Si inventò prima un partitino con Mastella dal nome roboante di Centro cristiano democratico. Poi lo fuse con un ectoplasma analogo, il Cdu del filosofo vaticano Buttiglione. Ne scaturì la mitica Udc che era la coda del Polo di centrodestra

Giancarlo Perna per “Il Giornale

La maturità è arrivata, si profila la vecchiaia e Gianfranco Fini, 58, Ciccio Rutelli, 56, Pierferdy Casini, 55, sono sempre più delle anime in pena. Hanno avuto tanto e al di là dei meriti. Nulla è più diseducativo che mietere senza avere seminato: si perde il senso della realtà. È quanto succede ai tre. Sono dei tordi ma si considerano delle aquile e si sentono sottovalutati. Delusi, incolpano Berlusconi, l’estraneo che li condanna al ruolo di comparse. Così, i tre sparvieri mancati vaneggiano di allearsi.
A parte che non è chiaro cosa possano fare unendo le loro debolezze, ci vuole una dose da cavallo d’ingratitudine per prendersela col Cav. Senza di lui, dei tre si sarebbe da anni perduta la memoria. Col rimescolamento delle carte seguito al crollo della prima Repubblica, Fini e il Msi avrebbero avuto le ore contate. Solo la mano tesa del Cav gli ha prolungato la vita. Idem per Casini, che senza la sponda berlusconiana si sarebbe inabissato assieme alla Dc. Rutelli che, diversamente dagli altri due si è schierato a sinistra, è diventato un personaggio opponendosi al Cav, ma con una certa grazia che gli ha permesso di tenere i piedi in due staffe rendendolo interessante a fasi alterne. Questo però lo sanno anche le pietre. Più istruttivo, invece, ripercorrere le carriere del trio all’ombra del berlusconismo. (more…)

Come ti infeltrisco Fini / Rettifica dei legali di Elisabetta Tulliani

agosto 3, 2010

“querelare senza spiegare né motivare è un atto di spocchia e di arroganza che non chiarisce la vicenda dell’appartamento di Montecarlo – Da notare che Fini, oltre a parlare ogni due minuti di moralità e legalità, si proclama difensore della libertà di stampa. Quale libertà di stampa? Quella che consente di sbertucciare i suoi avversari e soltanto quelli? Qui non siamo di fronte a una storia di letto e di corna: c’è di mezzo il patrimonio di un partito che non è proprietà privata del suo ex leader, bensì appartiene a tutti gli iscritti”…

Da Il Velino.it, da “Dagospia

Gianfranco Fini ci ha querelato. Ma querelare senza spiegare né motivare – scrive Vittorio Feltri su IL GIORNALE – è un atto di spocchia e di arroganza che non chiarisce la vicenda dell’appartamento di Montecarlo. Vicenda complessa di cui oggi forniamo ulteriori particolari che ne comprovano la fondatezza nei termini descritti dal nostro inviato Gian Marco Chiocci.

Riassumo. Una nobildonna lascia in eredità ad Alleanza nazionale un alloggio nel Principato di Monaco affinché sia destinato a finanziare ‘la buona battaglia’ degli ex missini. Valore dell’immobile: oltre 2 milioni di euro. Trascorre un po’ di tempo e si scopre che il quartierino è nella disponibilità del fratello di Elisabetta Tulliani, compagna di Fini. (more…)

Stamm’a a sentì, Gianfrà!

agosto 1, 2010

di Elisabetta Tulliani, (testo raccolto in sogno da Luca Telese), da “Il Fatto

A Gianfrà, come so’ contenta! Stavolta ce l’abbiamo fatta davero! Ce stavamo a ffà ‘a colla nel Pidielle! Me sento libera come il giorno che lasciai Gaucci come un fico secco.

Adesso non me devo più vergognà colle amiche mie intellettuali, quando vado dalla parrucchiera: “E st’omo tuo, Elisabbè, parla parla, ma alla fine non conclude…” Non conclude ‘n cazzo!, je dico la prossima vorta che le vedo! Te ne dovevi annà subbito, dopo quella porcata che me fecero a me a Striscia la notizia coi firmini de Gaucci.

La verità e che se eravamo già sposati, si t’avevo già ripulito come ho fatto mo’, le comiche finali dovevano finire subbito, il giorno del Predellino. E’ stato ‘no strazio, vive‘ ‘sti du’ anni co’ la morte ner core. E’ stata dura, Gianfrà, venitte a sentì in quel terificante congresso alla fiera de Roma: io nun te capivo, ma te so’ stata al fianco, perché so’ la donna tua, c’abbiamo due pupe fatte insieme.

E’ stata dura ritrovasse su Novella 2000, io co’ na mano che me sistemo er perizoma, tu con l’attrezzo de fori. Ma siamo andati avanti lo stesso. (more…)

Dal predellino alla catastrofe i 16 mesi crudeli del Pdl

luglio 29, 2010

Che cosa è cambiato meno di due anni dopo la Fiera di Roma. Le macerie della politica e il deserto progettuale. Il partito ha conosciuto terribili passaggi ancora segreti che si verranno a sapere a tempo debito

Filippo Ceccarelli per “La Repubblica

BREVE la vita e infelice del Popolo della Libertà. Dopo 16 mesi dalla tecno-apoteosi del congresso fondativo e fasullo, con il palco rock, i milioni di led, le riprese di riguardo e a planare, l’applausometro in delirio, e gli inni trionfali, il salottino per la supernomenklatura, le abbronzature invernali delle future veline. Ecco, a debita distanza dall’evento e dall’indubbia megalomania che aleggiava sui baracconi incantati della Fiera di Roma, si può concludere con qualche ragionevole cinismo che il “popolo” invocato in pompa magna al posto del convenzionale “partito” era forse un’entità troppo impegnativa. Almeno per come, tra alti e bassi, stop and go, rabbie e dispetti, interviste costruttive e distruttive, comunque sta andando a finire nel Pdl.

Quanto alla libertà, termine invero piuttosto generico in tempi abbastanza vuoti e crudeli, ci si limita a ricordare che sempre in quella fastosa occasione, quando Fini prese la parola per ben 55 minuti, con matematica e sistematica regolarità non solo disse sempre “partito”, ma ogni volta riferì “alle” libertà, plurale, e non all’unica e dogmatica libertà campeggiante sui grandi e ripetuti emblemi che dominavano la scena fondante e preliminare.
Ciò nonostante, conclusa la cauta e sinuosa controrelazione del “cofondatore”, il presidentissimo Berlusconi, che per tutto il tempo seduto accanto alla bionda Tulliani aveva annuito e pure fatto okay con la mano, ritenne di dover irrompere sul palchetto, anche a costo di interrompere lo scontato tripudio tricolore. E allora salì lì sopra, d’impeto, a larghe falcate, e buttò le braccia al collo di Fini e gli impresse un bacio, che l’altro accolse con impercettibile diffidenza per via della fitta coltre di cerone. Ma siccome Berlusconi è (anche) un grande uomo di spettacolo subito si mise alla destra del presidente della Camera, così conquistando una posizione di preminenza ottica oltre a una maggiore facilità di movimento. (more…)

COME ERAVAMO (FASCISTI)

luglio 15, 2010

“LIBERO” SCOVA UNA MITOLOGICA INTERVISTA (A.D. 1990) DI UN GIOVIN BOCCHINO AL RAMPANTE FINI – RICORDARE AI FAN SINISTRI DI GIAN-MENEFREGO FRASI COME: “È PREOCCUPANTE CHE ALL’INTERNO DEL MSI VI SIANO TENDENZE ALL’ARCHIVIAZIONE DELL’ESPERIENZA FASCISTA” – ITALO CHIEDE LUMI SU PERICOLI ESTERNI QUALI “LE LEGHE AUTONOMISTICHE L’AMERICANISMO E L’IMMIGRAZIONE SELVAGGIA DAL TERZO MONDO”. E IL FUTURO PRESIDENTE DELLA CAMERA NON SI TIRA INDIETRO: “COMBATTEREMO LA BATTAGLIA CONTRO L’EUROPA METICCIA”…

Da “Libero“, “Dagospia

Pubblichiamo un’intervista di Italo Bocchino a Gianfranco Fini per l’apertura del giornale del Fuan, “All’Orizzonte”, diretto da Roberto Menia nel gennaio del 1990

BOCCHINO: Con il congresso di Rimini l’Msi affronta gli anniNovanta. Qualidovrebbero essere le linee principali della politica della Destra sociale fino al 2000? FINI: Io non credo a differenza di alcuni piagnoni ad oltranza che il Msi debba rassegnarsi a vedere concluso il suo ciclo e quindi a vedere calare il consenso elettorale di cui gode, quasi che ad ogni elezione si debba registrare un più o meno leggero calo di consensi.

Questo atteggiamento mentale di rassegnazione è comprensibile in chi per ragioni temporali non ha davanti a sé ampi spazi ed è quindi indotto a considerare la politica come una sorta di azione quotidiana senza prospettive e ampi orizzonti. Ma chi invece è consapevole di cosa significhi vivere l’espe – rienza del Fascismo, attualizzandola ed ha quindi la speranza che il Msi possa riprendere il suo cammino ritornando a vincere, il congresso di Rimini assume grande importanza…

BOCCHINO: In che modo l’Msi di oggi si pone in relazione alla eredità fascista e come intende valorizzarla?

FINI: Da un lato è incredibile come a pochi anni dal 2000 e a quasi mezzo secolo dalla fine della seconda guerra mondiale ci sia ancora chi ritiene che il rapporto fra il Msi e il Fascismo debba essere unicamente un’ostentazione nostalgica, e quindi priva di qualsiasi significato politico, di quelli che furono i simboli e le modalità di espressione del fascismo stesso. Dall’altra parte è anche preoccupante che all’interno del Msi vi siano delle tendenze di sostanziale storicizzazione, di archiviazione dell’esperienza fascista. (more…)

silvio, stai lontano dai pierfurby

luglio 13, 2010

L’ELEFANTINO PRO-FINI CONSIGLIA L’AMICO SILVIO: “LO SCAMBIO IPOTIZZATO DA VESPA E BENEDETTO DALLA SEGRETERIA DI STATO È UNA COGLIONATURA” – “la partnership democristiana, benedetta quanto si voglia in alto loco e allo sportello del potere che conta, quello bancario, presenta più pericoli di quanti se ne vedano”….

Giuliano Ferrara per “Il Foglio

Adunata di banchieri e cardinali dal principe del giornalismo governativo. Era di giovedì, presso Trinità dei Monti. Berlusconi corteggia Casini, rinverdisce vecchi ricordi, seduce. Casini fa il ritroso, sotto gli occhi premurosi di Bertone, di Letta, di Draghi e Geronzi. Uno spettacolone sulla scia della eterna romanità salottiera della compianta Maria Angiolillo, che abitava dappresso.

Poi partono le solite veline: il Cavaliere gli ha offerto il ministero di Scajola, forse anche gli esteri, e tanto calore umano di cui è incapace “quel traditore di Fini”; Casini vuole la crisi, che al nostro Amore dispiace assai, ma forse una crisina pilotata si può fare. Anche un bambino capisce che lo scambio Casini-Fini, se fosse possibile, sarebbe a somma zero. Anzi, probabilmente in perdita.

Casini ha la stessa età di Fini, è anche più giovane, ed è democristiano e ambizioso come lui. A differenza di Fini, Casini in uno scontro virtuale o reale con Berlusconi ha l’alternativa della rendita a bassa intensità, l’elezione sempre possibile di un pattuglione di ex democristiani tutelati dalla Cei, già successo due anni fa; oppure ha spazio per manovre con i poteri forti, in mezzo all’affetto di parenti che si comportano bene nel mondo e sono assai ricchi, più giochi generazionali vari; e Casini non ha il residuo handicap di qualche foto col braccio alzato. (more…)

Agcomiche

aprile 29, 2010

di Marco Travaglio

Ieri, come ha detto Fini che sta pure diventando spiritoso, il fratello dell’editore del Giornale ha espresso “la più convinta solidarietà a Fini per gli attacchi personali che quest’oggi il Giornale gli ha mosso” a proposito degli appalti Rai alla suocera di Fini perché “la critica politica, anche più severa, non può trascendere in aggressioni ai familiari e su vicende che nulla hanno a che fare con la politica”. Stiamo parlando di Silvio Berlusconi. Da non confondere con Paolo che, com’è noto, è l’editore de Il Giornale talmente geloso dell’indipendenza della testata che – assicura Silvio – non permette a nessuno, meno che mai a Silvio, di influenzarne la linea. Infatti Silvio, rispondendo l’altro giorno a Fini, ha comunicato dolente che “io non parlo col direttore del Giornale e sul Giornale non ho alcun modo di influire”, ma se Fini volesse influire un po’ “potrebbe far entrare nella compagine azionaria un imprenditore suo amico”, perché lui, Silvio, pur non avendo alcun modo di influire, ha “convinto un mio familiare (una zia? Un cugino? Un nipotino? Il solito fratello Paolo?, ndr) a mettere in vendita il Giornale“. (more…)

Ferrara: il dissenso fa bene a Berlusconi

aprile 26, 2010

Dicono che Gianfranco Fini sia un traditore. Ma che vuol dire traditore? Non mi pare che spari alle spalle: parla in pubblico e dice la sua quotidianamente. Non mi sembra abbia cercato e coltivato contatti trasversali con tanti dei nemici di Silvio Berlusconi, nel palazzo della politica e in quelli di giustizia, allo scopo di farlo fuori. La categoria del tradimento è un’arma difficile da maneggiare, bisogna evitare forzature di significato, facilismi, demagogie, altrimenti si rischia di proiettare la propria viltà sul comportamento degli altri, sublimando psicologicamente con la calunnia la propria inclinazione alla slealtà. Dare del traditore a qualcuno, al cospetto di un potente di cui si è al servizio, può essere, se non ne ricorrano precisamente i termini, un adottare il lessico dell’invidia, del servilismo più basso.

Il percorso di Fini in politica è disseminato di cadaveri, come sempre succede e come occorre a tutti i capi. La carriera politica è un flusso di promesse non mantenute, di abbandoni, di voltafaccia, di attese tradite, di ambizioni sbagliate, perché il potere ha questo volto maligno, oltre alla luce che lo giustifica da millenni agli occhi del mondo. Ma finora quel che caratterizza la storia di questo delfino del leader neofascista Giorgio Almirante, fattosi uomo delle istituzioni e aspirante costruttore di una destra politica normalizzata, di tipo democratico-europeo, non è il tradimento. Lo scambio ha funzionato. Bisogna onestamente riconoscerlo. Come fece Berlusconi a Fiuggi, quando disse ai neofascisti, mentre lasciavano «la casa del padre», che lui non li aveva affatto sdoganati, perché si sdoganano le merci, non le persone. Fini ha firmato contratti di alleanza politica e con scarti, stupidaggini, velleità, alla fine li ha sempre onorati. (more…)

Non vogliamo i colonnelli

aprile 20, 2010

Fini è nato e cresciuto con loro, ma per diventare grande ha dovuto abbandonarli

Pubblichiamo un estratto del libro “La conversione di Fini” di Salvatore Merlo (Vallecchi, 220 pagine, 16 euro), in libreria dal prossimo 28 aprile

Per comprendere quali siano i rapporti tra il generale, Gianfranco Fini, e i suoi colonnelli è necessario tenere a mente due cose: la prima è che sono cresciuti quasi tutti nella militanza romana del Msi e si conoscono benissimo, la seconda è che sin da ragazzi Fini era il capo e loro i diadochi. Da sempre e senza eccezioni, legati l’uno agli altri da un patto generazionale e da un vincolo di solidarietà e sostegno reciproci. Fini era il capo indiscusso che garantiva l’equilibrio tra le correnti, ma senza le correnti non ci sarebbe stato un capo così come senza il capo le correnti sarebbero finite con il combattersi e l’annullarsi reciprocamente.

Questa profondissima empatia spiega la ragione per la quale la classe dirigente di An non si è mai rinnovata né modificata. Persino l’accentratissimo universo berlusconiano, nei suoi oltre quindici anni di storia, ha vissuto profonde modificazioni: oggi sono pochissimi i dirigenti sopravvissuti alla discesa in campo del 1994. Così non è stato per Alleanza nazionale e per i suoi colonnelli che sono lo stesso gruppo dirigente che alla fine degli anni Ottanta si condensò attorno a Fini sostenendolo nella definitiva presa del potere ai danni della vecchia classe dirigente missina: “I ragazzi di Sorrento”. Certo sono finiti nel sottoscala dei ricordi Publio Fiori, Domenico Fisichella, Gustavo Selva. Ma non è forse vero che non erano missini? Erano forse i coetanei di Fini? No. Gli unici a essere stati allontanati, nel corso degli anni, sono stati quegli uomini che paradossalmente rappresentavano le componenti culturali più nuove e contaminanti che si allearono con il Movimento sociale per costruire Alleanza nazionale. (more…)

Gasparri: “Gianfranco non lo sente più e non mi dispiace”

aprile 18, 2010

Maurizio Gasparri, vi siete sentiti, in questi giorni tempestosi, con il presidente Fini? «No, mai».

Vi sentite sempre meno? «Non capita frequentemente». Maurizio (Gasparri) aveva 17 anni, Gianfranco (Fini) 21. Era il 1973. Funerali dei fratelli Mattei, bruciati dentro casa a Primavalle. Si conobbero lì. Poi, frequentarono assieme la sezione del Msi di via Sommacampagna. Dal 1987 Fini fu segretario e di Gasparri si scrisse: «La sua fedeltà al capo è indiscussa, la sua obbedienza militare».

Gasparri, le dispiace quello che sta succedendo? «Nessun dispiacere. Da tempo fra me e Fini c’è solo dibattito politico. E non condividiamo gli stessi obiettivi. Oggi ho buoni rapporti con molti ex An ed ex Forza Italia. E ho un ottimo rapporto personale con Berlusconi». (more…)

Intervista a Vittorio Feltri

aprile 14, 2010

Alessandro De Angelis per “l Riformista”  

«Ma quale fighettismo… Io a questi suggerisco le bettole della Brianza»: Vittorio Feltri, direttore del “Giornale”, è scettico sulla tesi di Lucia Annunziata («Fini, liberati del fighettismo di destra »). Per lui il problema è Fini. Punto: «Rema contro e impedisce di governare e fare le riforme ».

Direttore, il problema di Fini è il fighettismo di destra?

Non escludo che il problema sia il fighettismo, ma francamente questo fighettismo non l’ho notato. E non ho ben capito cosa sia. Ricordo che qualche anno fa c’erano i sanbabilini, che avevano filiali di fascistelli in ogni città in nome di un malinteso superomismo, ma il fighettismo finiano non lo vedo.

Neanche tra gli intellettuali?

Figuriamoci… Ma li ha visti bene? Ma come fa a essere fighetto uno come Filippo Rossi che come testimone di nozze aveva Teodoro Buontempo, detto “er pecora”? Sia chiaro: a loro piacerebbe entrare nei cosiddetti salotti buoni della sinistra e prendere applausi. Ma al limite fanno qualche comparsata da Fazio: mica l’ex governatore di Bankitalia, vanno da quello delle previsioni del tempo in tv. Io suggerisco di frequentare le bettole della Brianza. Sono ambienti più sani. (more…)

Il bacio della morte

aprile 12, 2010

di Marco Travaglio

Giuliano Ferrara è stato avvistato l’altroieri a pranzo con Gianfranco Fini che, scrivono i giornali, “l’apprezza molto” e si fa consigliare da lui. Già l’idea di farsi consigliare da un impiegato del suo peggior nemico non pare particolarmente brillante. Se poi si tratta di Ferrara, la trovata è doppiamente suicida. Stiamo parlando del maggior collezionista di fiaschi della storia moderna: la sua scia è lastricata di cadaveri politici, anche se lui passa sempre per “molto intelligente”. Solo per motivi anagrafici non potè augurare buon viaggio ai passeggeri del Titanic, ma fu come se l’avesse fatto. Ci permettiamo pertanto di consigliare il presidente della Camera di tenersi a debita distanza, per evitare le schegge in caso di esplosione. (more…)

Fini va via e il Pdl va in pezzi

marzo 8, 2010

di Giampaolo Pansa

È stato saggio il presidente della Repubblica nel firmare il decreto che riporta alla normalità la competizione delle regionali. Ha evitato una situazione pericolosa per il paese. Adesso Giorgio Napolitano dovrà osservare con cura le reazioni dell’opposizione. Sono molto irritate, perché pensavano di aver già vinto a tavolino in Lazio e in Lombardia. Antonio Di Pietro si distingue per la follia verbale: chiede la messa sotto accusa del presidente e ci chiama alle armi, però in modo democratico. Mi ricorda un dirigente comunista che, prima del 18 aprile 1948, strillava: «Faremo la rivoluzione, ma nell’ordine e nella legalità!».

È certo però che l’ultima fase della campagna risulterà molto avvelenata dagli errori marchiani del Pdl e dalla rissa sul decreto interpretativo. Ma a decidere saranno gli elettori, chiamati a votare in assoluta libertà. A vantaggio di chi? Nessuno può saperlo. Ci saranno italiani di centro-sinistra che non si asterranno, come avevano deciso di fare, e andranno a votare per protesta contro il decreto. E anche italiani di centro-destra che, per rabbia contro il pasticcio bestiale causato dagli incapaci della propria parte politica, rifiuteranno di recarsi al seggio. (more…)

Se il Cav molla tutto, Fini va Ko

novembre 17, 2009

di Giampaolo Pansa

Sono stato a Roma per tre giorni e dappertutto mi hanno raccontato la stessa storia. Riguarda Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Del Cavaliere si dice che è cotto, che si rende conto di essere assediato da troppi nemici e ha voglia di mollare tutto. Ma soltanto dopo aver tentato un’ultima sortita con le elezioni anticipate.

Del presidente della Camera si sostiene che, se il Cav si ritira, lui è perduto. Per un motivo semplice: Gianfranco ha bisogno di Silvio, la sua pietra di paragone negativa. E senza il Berlusca la guerriglia finiana di questi mesi chiude bottega. Perchè non avrebbe senso combattere un leader che non c’è più.
Ho provato a riflettere su quel che ho sentito. E ne ho ricavato tre ipotesi. Che adesso andrò a illustrare, sia pure in modo stringato com’è inevitabile nel Bestiario. (more…)

Pink Floyd, ’68 e Eluana: Fini è un altro Fini Mutazione da fantascienza per l’ex leader Msi

novembre 4, 2009
imagesCon questo articolo, dall’oltretomba, il più famoso scrittore di fantascienza inizia la sua collaborazione con Il Fatto quotidiano, all’insegna dello slogan: “Nulla è più incredibile della politica italiana”. Il suo racconto, “Il futuro delle libertà”, è in realtà la recensione di un autentico saggio di Gianfranco Fini
di Philip K. Dick

Nel 1962, come è noto, dopo mille insuccessi, avevo rinunciato a fare lo scrittore e aiutavo mia moglie a vendere gioielli. Ma siccome lei mi dava le parti più rognose del lavoro, mi inventai di aver firmato un contratto con una casa editrice per scrivere un libro in hard cover. Non avevo in mente nessuno spunto preciso, se non che il Giappone e la Germania avevano vinto la guerra. Non avevo nemmeno una trama, e così mi appoggiai ai Ching. Il libro ebbe un successo incredibile, prese il titolo Svastica sul sole, venne acclamato come un capolavoro della fantascienza, e inaugurò il filone della cosiddetta “storia eventuale”. Il mio editore mi chiese subito un sequel.

Non volevo correre il rischio di deludere, e così mi immaginai una trama ambientata nel dopoguerra, in Italia, una storia altrettanto assurda e incredibile. Focalizzai l’intreccio sui due destini possibili di un leader della destra postfascista. Decisi che il personaggio si sarebbe chiamato Gianfranco, in onore del proprietario di un ristorante italiano dove io e mia moglie Anne andavamo a mangiare. E scelsi come cognome Fini, in omaggio a una espressione italiana che mi pareva emblematica di quel che volevo raccontare: “L’eterogenesi dei fini”. (more…)

Fini dice qualcosa di destra

ottobre 9, 2009

imagesNelle due recenti sortite, il presidente della Camera ha riscoperto la vocazione legalitaria della destra italiana: l’eredità di Paolo Borsellino e la battaglia per Mani Pulite e contro l’immunità

di Marco Travaglio

Sinora Gianfranco Fini si era smarcato dalla Banda Berlusconi su temi sacrosanti, ma poco sentiti – o addirittura avversati – dalla pancia dell’elettorato di destra: biotestamento, fecondazione, immigrati, laicità, difesa del Parlamento contro gli uzzoli duceschi del premier. Queste prese di distanze l’avevano allontanato dalla destra giovanile e valoriale di Giorgia Meloni. E l’avevano esposto alle volgarità dei Feltri e dei Veneziani sul “tradimento” del “compagno Fini”. Il disprezzo più evidente, e comprensibile, per i colonnelli alla Gasparri (“Dovrebbe avere la decenza di tacere”, ha sbottato di recente) aveva scavato un fossato fra lui e l’establishment della fu An, ormai intruppata nel partito Mediaset. (more…)

NON FATE LEGGERE A FINI LA PAZZESCA BIO DELL’EX LATITANTE DI S. DOMINGO

settembre 23, 2009

imagesDal libro “Luciano Gaucci Latitante… ai Tropici” di Francesco Giuseppe Catullo (Armando Curcio editore)

(…) Le foto scorrevano nelle mani di Santillo che le scrutava con attenzione alla ricerca di qualche volto a lui noto. Quindi si fermò su una perché credeva di aver riconosciuto i soggetti ritratti. La osservò bene e poi domandò al padrone di casa: “Questa è la compagna del presidente della Camera Gianfranco Fini, vero?” “Dici Elisabetta?” rispose Gaucci con tono d’orgoglio.

 

“L’ho vista più volte sui giornali”, fu la risposta di Paolo, mentre constatava che Luciano Gaucci era una specie di Forrest Gump, onnipresente personaggio nelle più svariate situazioni. “Certo che lo so che è la fidanzata di Fini. Sono stato io a presentarli. Fu una mattina di primavera. Stavo passeggiando insieme a Elisabetta vicino Montecitorio per fare delle spese nella galleria. (more…)

ULTIMA CHIAMATA DAL BOIA FELTRUSCONI: O FINI CAMBIA ROTTA O GLI ROMPIAMO LE OSSA (IN CAMERA DA LETTO)

settembre 14, 2009

imagesVittorio Feltri per “Il Giornale”

Dopo la rabbia, le dichiarazioni incendiarie, l’indignazione e le “vendettine” personali, vale la pena esaminare cosa è rimasto sul campo di battaglia.

Una settimana fa circa, il Giornale ha pubblicato un articolo per cercare di capire dove intendesse andare Gianfranco Fini con le sue brusche deviazioni dalla linea della maggioranza, ben note ai lettori. Nei giorni successivi, mentre gli elettori del centrodestra hanno mostrato di condividere le nostre analisi, nel Palazzo si sono registrati disorientamento, sorpresa e fastidio: come mai Feltri ha attaccato il presidente della Camera? L’avrà fatto su commissione del premier, ha detto qualcuno, molti. Poi è arrivata la solidarietà di Berlusconi a Fini, e allora altri hanno chiesto le mie dimissioni, Insomma, la solita storia. (more…)

La rischiosa guerriglia anti-Cav

settembre 14, 2009

24652_28956_bella_mort_1649944_mediumdi Giampaolo Pansa

Molti sottocapi del Popolo della Libertà avvertono la difficoltà di arginare un Cavaliere sempre più fuori dalle righe. Qualcuno di loro pensa che anche Silvio, come Gianfranco Fini, dovrebbe “rientrare nei ranghi”. Ma sono speranze vane. Il premier non ha nessuna intenzione di moderarsi. Mentre il presidente della Camera è già fuori dal partito. Anzi è già contro il partito che pure ha contribuito a fondare.
Ho ascoltato per intero il discorso di Fini a Gubbio grazie alla tivù di Sky. E ho visto la sua grinta nel pronunciarlo. (more…)

Intervista a Marcello Veneziani

giugno 17, 2009

imagesVeneziani: “Fini? La sua è una destra marziana”

 

Veneziani, queste elezioni come hanno cambiato la geografia interna del Pdl?
Io non credo che sia cambiata, nel senso che ho l’impressione che non ci sia una vera e propria geografia di questo partito. C’è una forte leadership e poi c’è qualche conato di divergenza al suo interno.

Devono fischiare le orecchie al presidente della Camera?
Sì, come quello che rappresenta Fini. Ma non mi pare di intravedere un diverso equilibrio di rapporti. L’unico vero fatto eclatante è lo scioglimento della realtà di Alleanza Nazionale all’interno del Pdl. (more…)