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Celati e il libro dell’Unità: «A Manzoni preferisco il darwiniano Leopardi»

Mag 27, 2010

di Alberto Alfredo Tristano per “Il Riformista

Il professore, alla maniera dell’amato Swift, fa una modesta proposta: far studiare a scuola le Operette morali al posto dei Promessi sposi. Una scelta che ha a che vedere con la sua idea di Italia: «Si parla dei 150 anni dell’Unità, ma non possiamo dimenticare la cecità della cultura piemontese. Cosa fu al sud, quest’Unità, se non una rischiavizzazione dei Savoia?».

Gianni Celati, che ha insegnato linguistica, comparatistica e letteratura in più di un continente, da Princeton a Caen a Bologna, che ha scritto saggi (Finzioni occidentali) e prose di invenzione (Comiche, Parlamenti buffi, Narratori delle pianure), affermandosi come uno dei massimi narratori italiani, oggi fa il libero battitore nei territori del racconto. Non è un neoborbonico del 2010, mai potrebbe, lui nato a Sondrio nel ’37, cresciuto sul Po ferrarese e presto divenuto cittadino del mondo, ma sull’Italia unita e le sue lettere ha un’idea precisa: «L’Unità era un’operazione sacrosanta, bellissima. Ma che errore fu la cancellazione di Napoli dalla cartina politico-culturale del potere italiano… La città di Basile, di Vico, di Giordano Bruno, all’avanguardia su tutte le altre città italiane. Napoli doveva essere la capitale della nuova Italia, altro che Roma: ci si dovrebbe vergognare della boria di Roma, dove tutti han paura che il Papa li sculacci, come diceva Fellini…». E a proposito di libri fondanti: «Prendiamo I promessi sposi, capolavoro autentico che introdusse la stabilizzazione ferrea di un sistema letterario, la definizione imperativa di un racconto nazionale. È giusto studiarlo, ma per me l’opera simbolo che tutti gli italiani dovrebbero leggere, sono le Operette morali di Giacomo Leopardi, suprema forma di darwinismo letterario, che prospetta l’uomo oltre il proprio confine, che ci ricorda la nostra mortalità insegnando a vergognarci delle nostre vanità, a non esser categorici mai. Per me quelle pagine sono l’educazione più sicura, quella a cui sento di dover tornare…».
Celati ha da poco pubblicato con Feltrinelli i suoi Sonetti del Badalucco nell’Italia odierna, metà autobiografia e metà ballata – protagonista è un attore povero e anziano, Attilio Vecchiatto – sul tema di Amleto secondo la versione di quel Jules Laforgue che ispirò il Carmelo Bene di Hommelette for Hamlet. E in questi giorni sta ultimando il montaggio di un suo film documentario sull’Africa, frutto di una lunga permanenza nel continente nero: «Ci andai dopo aver insegnato a Chicago. Lì tutti prendevano Prozac. Anch’io vedevo tutto scuro. Ma in Africa la depressione non esiste…». (more…)