Posts Tagged ‘giorgio bocca’

Bocca il “partigiano” sdoganò il Duce prima di Pansa

agosto 20, 2010

Il giornalista, che ha compiuto novant’anni, attacca sempre i revisionisti. Ma negli anni Ottanta fu un vero precursore nel rivalutare il Ventennio. Prima di cedere alla furia ideologica elogiava la politica sociale ed economica del fascismo

Marcello Veneziani per “Il Giornale

Celebrando giustamente Giorgio Bocca, La Repubblica riesce ad essere imprecisa anche con una sua firma, dicendo che compirà i novant’anni a fine agosto. Li ha compiuti in realtà il 18 agosto, ed io vorrei associarmi per fargli gli auguri che merita. Per non guastare la festa non tirerò in ballo i soliti scheletri giovanili dall’armadio, il suo fascismo giovanile, il suo articolo razzista del ’42, e nemmeno i suoi vizi proverbiali, l’attaccamento arcaico al soldo o la sommarietà un po’ grossolana dei suoi libri. Ma parlerò di una cosa che è stata dimenticata nelle celebrazioni del Bocca partigiano: il suo revisionismo storico sul fascismo. Bocca precedette Pansa nel revisionismo storico. Nell’83 pubblicò con Garzanti un testo revisionista, Mussolini socialfascista, in cui l’autore più citato era un ragazzo di destra, il sottoscritto, allora autore di un saggio su Mussolini, che secondo un grande firma di Repubblica, Enrico Filippini, Bocca aveva saccheggiato. Nello stesso anno dialogò con Almirante su Storia Illustrata diretta allora da Guerri. Poco prima aveva dialogato con me sull’Espresso, condividendo la necessità di sdoganare la destra e dialogare (il servizio di supporto era firmato da Paolo Mieli). E scrisse risposte sorprendenti per un libro collettaneo, Il fascismo ieri e oggi a cura di Enzo Palmesano, che pubblicai nel 1985 in una collana di Ciarrapico. Vi offro una sintesi virgolettata, senza commenti, del suo revisionismo. (more…)

Giorgio Bocca: “Tutti i regimi alla fine cadono”

agosto 17, 2010

Il decano del giornalismo italiano compie novanta anni e racconta la sua carriera. Fino ai giorni nostri:”Berlusconi è peggiore di Mussolini”

Nell’articolo: Uno considerato un grande manager, come Sergio Marchionne, dice che l’unica cosa che importa sono i conti e mette in discussione il diritto di sciopero. E se non vi va bene, dice, sposto la produzione in Serbia: non si era vista una cosa così dal tempo degli imperi. E di questo i giornali non si occupano, o fanno finta che non sia importante

Gianni Barbacetto per “Il Fatto

Giorgio Bocca sarà festeggiato per i suoi novant’anni, il 18 agosto, in un momento complicato per il Paese, “difficile per la democrazia”, dice. Partigiano, giornalista, ha fatto un pezzo della storia del giornalismo italiano. E oggi assiste allo spettacolo di giornali e tv poveri di notizie e ricchi invece di silenzi, omissioni, dossier e ricatti.

Cominciò negli anni Sessanta, dopo la gavetta alla Gazzetta del popolo, con il Giorno di Italo Pietra, che cambiò la maniera di fare giornalismo: “Era il 1962 – racconta – Pietra mi chiama e mi dice: devi scoprire che cos’è l’Italia reale. Vai a vedere che cosa c’è a Vigevano. E io pensavo: ma questo che cosa dice? Chi se ne importa di Vigevano! Invece ci sono andato e ho scoperto che c’era davvero un mondo da raccontare. Era il boom economico, il grande cambiamento dell’Italia. Come editore avevamo Enrico Mattei: un avventuriero con grande passione per il giornalismo e grandi mezzi. Ha profuso miliardi nel giornale”.

C’era anche un gruppo di giornalisti che cambiato il modo di raccontare la politica e soprattutto la società italiana.
Certo, è vero. Il giornalismo, la notizia, l’inchiesta erano preminenti su tutto. Ma devo dire che avere alle spalle un editore che non badava a spese aiutava… Poi il Giorno è finito già subito dopo la morte di Mattei. È arrivato Gaetano Afeltra, la negazione del giornalismo. E l’Eni di Raffaele Girotti viveva il Giorno come un fastidio.

Sarà forse morto il Giorno, ma non la maniera di fare giornalismo che avevate inventato.
Il nostro gruppo è passato quasi tutto a Repubblica. Lì la cosa nuova è che c’era come direttore un grande giornalista, Eugenio Scalfari, che è un vero direttore d’orchestra. Vedo che nel Fatto quotidiano ci sono gli stessi principi ispiratori. A volte siete un po’ disordinati ed eccessivi, e pretendete di poter scrivere tutto. Ma almeno ogni tanto dite qualcosa, e questo spiega il vostro successo. Forse vi manca quello che avevamo noi al Giorno: molti mezzi, un grande editore alle spalle.

Oggi il giornalismo prevalente, in tv e nei giornali, le notizie proprio non le ama…
Non ci sono più editori che credono nel mercato delle notizie. Conta di più la pubblicità. Come si fa a essere liberi di scrivere tutto quello che si vuole, se poi gli inserzionisti ti tolgono la pubblicità? E poi è arrivato il gossip, il pettegolezzo si è impossessato di tutti i giornali. Anche i migliori (compresa Repubblica) sparano pagine e pagine di pettegolezzi e istruzioni su come si fanno le marmellate. In passato, lo scontro politico era durissimo, eppure la destra non ha mai attaccatoPalmiro Togliatti per il fatto che andasse a letto con Nilde Iotti. C’era comunque un rispetto delle persone e della loro vita privata. Oggi invece tutto può essere usato come arma per la lotta politica. Non ci sono più direttori capaci di stabilire confini di tipo etico. Imperversa lo stile di giornalismo di Vittorio Feltri, uno che è stato cacciato dal Corriere perché faceva scandalismo e ora, da direttore, ha imposto il suo modello a tutti. (more…)

Giorgio Bocca: “Non sono uno snob ma odio la gente”

gennaio 30, 2010

Il giornalista: “Questa Italia è ladra e corrotta. Il popolo sovrano? E’ pronto a tutti i delitti”

MASSIMO GRAMELLINI
Il pessimismo allunga la vita. E mantiene dritta la schiena. Quella di Giorgio Bocca è drittissima, e non solo per metafora. All’alba dei novant’anni l’arzillo catastrofista cuneese ha pubblicato un saggio dal titolo molto giorgiobocchesco – Annus Horribilis (Feltrinelli) – scritto in una lingua limpida e densa come i torrenti delle sue valli.

Prima pagina del libro e subito un cittadin per terra: Gianfranco Fini. La sinistra lo adotta e lei gli spara addosso?
«È il tipico carrierista che difende le forme della democrazia, ma nella sostanza permette al sultano di continuare a governare».

Bene, siamo partiti leggeri.
«Chi vuol fare carriera non dovrebbe mai dire quello che pensa. Nel 1948, ero alla Gazzetta del Popolo, mi chiesero per chi avrei votato al referendum. Ma per la Repubblica, risposi io, ingenuo. Stupore assoluto. La Sip, padrona del giornale, sapeva che la sinistra voleva nazionalizzare l’azienda e tifava per i monarchici. Da allora il direttore Caputo mi fece mangiare merda. Ogni notte in tipografia urlava: chi è il coglione che ha passato questa notizia? I colleghi si aprivano come il Mar Rosso e in mezzo rimanevo io… Il mondo è pieno di servi». (more…)

BOCCA DI FACCIA, BETTINO DI NUCA

gennaio 4, 2010

IL VENERATO MAESTRO PARLA AL “FATTO” DEL “BANDITO” CRAXI, REO TRA L’ALTRO DI ESSERSI FATTO INTERVISTARE (DA LUI) IN STILE SUDAMERICANO SUI CANALI DELL’AMICO SILVIO – GRANZOTTO RISPONDE: FU FASCISTA FINO ALL’8 SETTEMBRE E HA CAMBIATO PIÙ GABBANE DI FREGOLI…

1 – “LA VIA DI UN BANDITO”

Gianni Barbacetto per “Il Fatto Quotidiano”

Giorgio Bocca in via Craxi proprio non ci abiterebbe. È ormai abituato ai periodici tentativi di riabilitazione, o addirittura di santificazione, del segretario socialista.

E dietro la voce del sindaco di Milano Letizia Moratti, che ha lanciato la proposta d’intitolare una via o un parco a Bettino proprio nei giorni in cui ha preso la tessera del Pdl, vede l’ombra di Silvio Berlusconi, di cui – dice – Craxi era il gemello politico.

Stupito della proposta di Letizia Moratti?

No, non mi stupisce affatto. La vicenda di Craxi è così assurda, come del resto la vicenda di Berlusconi, che ormai sono pronto a tutto. Tutti sanno che Craxi ha rubato miliardi alle aziende pubbliche e a quelle private e alla fine li ha passati a un barista di Portofino che è andato a spenderli in parte in Sudamerica: se pensano che questo sia normale, va bene così. A me invece non pare affatto normale che uno possa ignorare le leggi e fare i comodi suoi come ha fatto Craxi.

 Ma Letizia Moratti dice che Craxi è come Garibaldi, l’eroe dei due mondi, o come Giordano Bruno: anche loro furono condannati, ma oggi hanno piazze e vie a loro dedicate.

Che una sindachessa come la Moratti dica queste cose dimostra che siamo arrivati a un livello di follia impensabile. E rivela un grado di ignoranza abissale. Roba da pazzi: Garibaldi, Giordano Bruno… Ma Craxi era uno che faceva politica come un bandito. Per questo piace tanto a Berlusconi. Perché era uno che, se qualcuno non gli andava a genio, chiedeva che fosse licenziato.

 Lo ha fatto anche con un Giorgio ‍Bocca che lavorava a Canale 5… Sì. Allora lavoravo per la tv di Berlusconi. E Craxi chiese all’amico Silvio di mandarmi via. Io ero di idee socialiste, ma con Craxi si entrava in un’area di illegalità totale, per cui se uno dava noia, veniva cacciato. Ricordo che ero appena arrivato a Canale 5 e Berlusconi mi disse: “Arriva Craxi, dovresti intervistarlo tu”. Craxi arrivò e venendomi vicino mi disse: “Ciao professore, come va?”. Me lo disse con la stessa voce, con la stessa superbia con cui aveva detto “intellettuali dei miei stivali” a Norberto Bobbio e ad altri professori di area socialista. Feci l’intervista, in cui lui era ripreso sempre di faccia e io sempre di nuca. Ormai in Italia si era creato un clima sudamericano. (more…)

Intervista a Giorgio Bocca

ottobre 9, 2009

imagesSpero nel miracolo» risponde Giorgio Bocca a un amico partigiano, che gli chiede un confronto tra ieri e oggi, tra i vent’anni di Mussolini e i quindici di Silvio. Cioè: ci siamo liberati del fascismo, ci salveremo anche dal berlusconismo. E poi spiega: “Il popolo italiano ha già dimostrato altre volte una forza straordinaria e insperata… “. Prima di tutto dovrebbe rendersi conto del precipizio morale, della corruzione, della devastazione culturale. Più che Berlusconi c’è a spaventare l’esito diffuso della sua politica e della sua cultura. Parlano le immagini: “Basta guardare una fotografia: lui, il piccolo dittatore, vestito di nero, sempre circondato da cinque o sei energumeni vestiti di nero”.

Giorgio Bocca, partigiano e giornalista, a che punto siamo dopo la bocciatura del lodo Alfano? Che succederà?

«Berlusconi rimarrà al governo, i suoi avvocati inventeranno mille cavilli perchè i suoi processi cadanoin prescrizione e se anche Berlusconi dovesse cadere resterà il berlusconismo, il male profondo di un paese che ha così poca dignità d’accettare la guida di un uomo corrotto che sta distruggendo la democrazia… ». (more…)

Intervista a Giorgio Bocca

settembre 8, 2009

imagesOrmai si sente più Dio di Dio

«Più che feroce direi che è assurdo. L’attacco alla stampa italiana da parte di Silvio Berlusconi ha dell’assurdo, essendo lui padrone di tre reti televisive, controllandone altre tre o quattro, e poi di giornali. Insomma essendo lui il padrone di un terzo buono dell’informazione italiana, come fa a dire che l’informazione è ridicola? A meno che non parli di sé». Giorgio Bocca è Giorgio Bocca: un partigiano, un decano del giornalismo, un veterano dell’antiberlusconismo. Che pure un passaggio in Fininvest l’ha fatto, negli anni 80, i tempi in cui l’uomo del Biscione a qualcuno era sembrato un innovatore, dall’altra parte c’era la Rai dei Bernabei e degli Agnes. «L’antitaliano», la sua rubrica sull’Espresso, è ormai da tempo un’osservatorio dell’Italia berlusconiana, come dire ai tempi del colera, «il paese delle fiction», «il verissimo della saga familiare». Aderisce alla manifestazione per la stampa senza bavaglio dei 19 settembre, «arriva anche troppo tardi».
Come giudica lo scontro in corso fra il presidente del consiglio, attraverso il suo Giornale, e il Vaticano?
Ho l’impressione che Berlusconi sia in vera difficoltà. Non vorrei che fosse solo un mio desiderio, ma stavolta si è trovato contro la Chiesa, che è la sola che può mettere fine al suo potere. Quindi è terrorizzato che stia arrivando la fine. E ha perso il controllo. La pretesa di dire che Vittorio Feltri (il direttore del Giornale, ndr) abbia pubblicato quell’attacco a Dino Boffo (l’ormai ex direttore di Avvenire, ndr) senza che lui ne sapesse niente, poi, non sta né in cielo né in terra. Chi lo conosce sa che nulla nelle sue aziende avviene senza il suo permesso. Io, del periodo in cui ho lavorato per Canale 5, ho un ricordo kafkiano. Una volta mi scelse per farsi intervistare sul tema della tv. Arrivò, con tutti i suoi aiutanti, facemmo l’intervista, e io proprio perché ero un dipendente del ‘padronissimo’ cercai di fare qualche domanda poco simpatica. L’intervista non venne mai trasmessa. Più tardi cercai di sapere chi l’aveva soppressa. In un palazzo di mille persone non ce n’è fu una che ebbe il coraggio di dirmi che l’aveva deciso lui. (more…)