Posts Tagged ‘giorgio israel’

APPRENDISTI STREGONI

luglio 29, 2010

Giorgio Israel per “Il Giornale

«Quando giunsi all’Institute of Advanced Study di Princeton – raccontava nel 1964 il premio Nobel per la medicina Albert Szent-Györgyi – speravo che gomito a gomito con quei grandi scienziati atomisti e matematici avrei appreso qualcosa sulla “vita”. Appena dissi loro che in ogni sistema vivente vi sono più di due elettroni, i fisici smisero di parlarmi. Con tutti i loro calcolatori, non potevano neppure dire cosa avrebbe fatto il terzo elettrone».
Szent-Györgyi non faceva che descrivere in modo sarcastico la consapevolezza dei fisico-matematici dei limiti di previsione della loro disciplina. Fin dalla fine dell’Ottocento è noto che in meccanica classica non si può prevedere in modo esatto la dinamica del moto di più di due corpi celesti. Non solo. Per fare questa previsione occorre conoscere i dati che definiscono lo stato iniziale del sistema. Ma può accadere che una perturbazione anche minima di quei dati conduca a prevedere un’evoluzione completamente diversa e, siccome la determinazione dei dati è inevitabilmente soggetta a errori, la previsione sul medio-lungo periodo è inattendibile. Poi ci si è resi conto che anche i modelli matematici usati per prevedere i fenomeni atmosferici sono soggetti a questa «patologia», il che spiega come mai le previsioni meteorologiche sul medio e lungo periodo siano inattendibili. Ma anche nel caso del sistema solare si è calcolato che oltre i 100mila anni le previsioni perdono valore. (more…)

Il sapere è tutto un test. Per questo va in rovina

giugno 24, 2010

Dalle scuole all’università, insegnamento e valutazione s’inchinano a nuovi totem: crocette e statistiche. Sembra un telefilm americano..

Nell’articolo: Alla fine il caso esplode e allora l’estrema trovata è di imputare il numero cadaveri alla statistica degli omicidi relativa alla gestione del sindaco precedente… Insomma, più che il successo nella lotta alla malavita, conta il successo nelle statistiche

Giorgio Israel per “Il Giornale

The Wire è una serie televisiva statunitense considerata da molti critici come la migliore di tutti i tempi. Essa racconta una serie di indagini di polizia nella città di Baltimora, e ne trae spunto per mettere a nudo i drammatici problemi di legalità, di ordine pubblico, di gestione politica, dell’istruzione e dell’informazione in una metropoli che vanta (si fa per dire) un numero di omicidi sette volte maggiore della media federale. Tra i tanti aspetti descritti dalla serie vi è un tema ricorrente: l’ossessione per le statistiche e per i numeri. Uno dei capi della polizia, il colonnello William Rawls, ha come massima preoccupazione di ottenere che la percentuale dei delitti risolti si mantenga sempre al disotto di una percentuale attorno al 40% dei delitti denunciati. I detective che non risolvono un numero minimo di casi all’anno entrano nel suo mirino. E fin qui niente da dire. Ma Rawls non sopporta che sobbarchino il dipartimento di polizia di nuovi casi mettendo a rischio la percentuale di «successo». Meglio ignorare i nuovi cadaveri. (more…)

Il riciclaggio dei docenti: da antisemiti a democratici

giugno 15, 2010

Nell’articolo: “C’è una lettera (1 luglio 1946) del fisico Enrico Persico al suo amico e collega Franco Rasetti che merita di essere citata: «L’epurazione», scrive Persico, «come forse saprai, si è risolta in una burletta, e fascistoni e firmatari del manifesto della razza rientrano trionfalmente nelle università”

Paolo Mieli per “Il Corriere della Sera”

Nel 1998 Giorgio Israel e Pietro Nastasi scrissero un libro, Scienza e razza nell’Italia fascista (Il Mulino), nel quale puntavano l’indice contro la «clamorosa insufficienza della storiografia» nel campo degli studi sulle leggi razziali del 1938. Riconosciuto a Renzo De Felice il merito di aver intrapreso, già all’inizio degli anni Sessanta, lo scavo sull’argomento con la sua Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo (Einaudi), i due autori si applicavano a temi che erano stati successivamente solo sfiorati. Infatti fino agli anni Novanta la materia era stata a lungo disattesa — con qualche eccezione come i saggi di Roberto Finzi L’università italiana e le leggi antiebraiche (Editori Riuniti) e di Michele Sarfatti Gli ebrei negli anni del fascismo. Vicende, identità, persecuzione (Einaudi) — e meritava perciò molti approfondimenti. Poi, nel decennio successivo, nuovi libri (e nuovi documenti) hanno proiettato sul tema ulteriori fasci di luce. È il caso— per citare solo alcuni — di L’espulsione degli ebrei dalle accademie italiane (Zamorani) di Annalisa Capristo; di Scienza e fascismo (Carocci) di Roberto Maiocchi; de L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei (Il Mulino) di Marie-Anne Matard-Bonucci; dell’assai interessante Leggi del 1938 e cultura del razzismo a cura di Marina Beer, Anna Foa e Isabella Iannuzzi; e di alcuni saggi pubblicati su «Nuova Storia Contemporanea» da Paolo Simoncelli (sul suicidio di Tullio Terni) e da Eugenio Di Rienzo; oltre a uno assai importante di Tommaso Dell’Era su «Qualestoria». C’era di che tornare sull’argomento ed è quel che ha fatto Israel (stavolta senza Nastasi) con Il fascismo e la razza. La scienza italiana e le politiche razziali del regime, edito anche questo dal Mulino.

Il nuovo libro si sofferma meritoriamente sulla tortuosità e le contraddizioni con cui l’Italia, dopo l’uscita di scena di Mussolini, si liberò delle famigerate leggi. Il fascismo cadde come è noto il 25 luglio del 1943, ma nessuno si preoccupò di chiudere in tempi brevi la stagione dell’antisemitismo di Stato. Lo notò già Piero Calamandrei in una pagina del suo diario agli inizi dell’agosto di quello stesso 1943. Il padre gesuita Pietro Tacchi Venturi, a nome della Segreteria di Stato vaticana, intervenne addirittura nei confronti del governo Badoglio per suggerire cautela nell’abrogazione di quelle leggi. Al ministro dell’Interno Umberto Ricci, Tacchi Venturi fece presente che «secondo i principi e la tradizione della Chiesa cattolica» quella legislazione aveva «bensì disposizioni che vanno abrogate», ma ne conteneva «pure altre meritevoli di conferma». Così il processo di abrogazione delle leggi razziali fu, secondo Israel, di una «lentezza esasperante» e si dovette attendere il 20 gennaio 1944 (!) per la promulgazione di un testo organico abrogativo. Un testo, peraltro, «sofferto e insufficiente». Tant’è che per regolare le eredità degli ebrei deceduti in seguito ad atti di persecuzione ci fu bisogno di un’apposita legge del maggio 1947. Per l’estensione alle vittime delle leggi del ’38 dei provvedimenti già emanati per i perseguitati politici si dovette attendere addirittura una legge del 10 marzo 1955. Per una serie di riconoscimenti agli israeliti colpiti dalla Repubblica sociale italiana si aspettò l’11 gennaio del 1971, quando erano trascorsi oltre ventisette anni dalla seduta del Gran Consiglio che provocò la destituzione di Mussolini. È quindi evidente, sottolinea l’autore, che «la caduta del fascismo non segnò per gli ebrei italiani un trionfale reingresso nella comunità nazionale». È altresì indubitabile che per alcuni decenni la sensibilità pubblica nei confronti di quel che era stata la persecuzione antisemita in Europa — e nella fattispecie in Italia — fu piuttosto tenue. (more…)

L’illuminato Odifreddi non tollera il «sionista»

settembre 26, 2009

imagesLa Ragione, l’Illuminismo, la Tolleranza, il Laicismo, l’Evoluzione, la Democrazia e tante altre belle maiuscole. E Voltaire sempre in bocca. E giù mazzate agli oscurantisti. Per poi finire, alla prima occasione o quasi, come un qualsiasi nuotatore o lottatore iraniano che si rifiuta di gareggiare contro un avversario israeliano per motivi ideologici. Con la differenza che gli atleti di Teheran e dintorni sono costretti dal loro governo e si adeguano, spesso a malincuore, solo per evitare terribili ritorsioni da parte dei pasdaran, mentre il professor Piergiorgio Odifreddi ha fatto tutto quanto da solo.

 Sconvolto all’idea che il premio “Peano” (intitolato al grande matematico cuneese Giuseppe Peano, 1858-1932, e riservato a «libri di argomento matematico accessibili ad un pubblico non specializzato»), vinto da lui nel 2002 per il saggio C’era una volta un paradosso (Einaudi), quest’anno sia stato conferito a Giorgio Israel e alla moglie Ana Maria Millan Gasca per la biografia dello scienziato ebreo ungherese John von Neumann Il mondo come gioco matematico (Bollati Boringhieri, versione ampliata rispetto all’edizione del 1995), ha pensato bene di inviare all’Associazione Subalpina Mathesis, istitutrice del premio, una dura lettera per restituire al mittente il “Peano”. (more…)

Libertà (troppa) di spazzatura online

settembre 16, 2009

imagesDopo l’attacco a Giorgio Israel, la tentazione di ronde elettroniche anti-razzismo

Raglio d’asino non sale al cielo, dice un vecchio adagio. E c’è da sperare che Giorgio Israel, docente di matematica alla Sapienza di Roma, autore di numerosi libri e centinaia di articoli scientifici e collaboratore di Mariastella Gelmini non se la prenda troppo per quelle scritte idiote e razziste apparse in un blog.

Incassata la solidarietà non solo del ministro dell’Istruzione ma di tanta gente che magari non condivide né lo spirito né la lettera della riforma ma trova insopportabile quell’infamia online («La Gelmini a questa riforma sta dando solamente il nome e la faccia. In realtà, l’artefice dietro le quinte di essa, il puparo, è l’ebreo Giorgio Israel. Come lo era Biagi, il riformatore della legge del lavoro, come lo è quel nano malefico di Brunetta»), il professor Israel ha buoni motivi per fare spallucce. (more…)