Posts Tagged ‘giovanni falcone’

“Io ho arrestato Riina: la politica rimase fuori i magistrati invece…”

luglio 22, 2010

Uno dei carabinieri di “Ultimo” racconta la storia della cattura: “Quando i pm intervennero non fu più possibile andare avanti”. Poi rivela: “Certi pm oggi fanno antimafia, ma prima erano contro Falcone e Borsellino”

Il maresciallo in congedo dei carabinieri Roberto Longu ha fatto parte del Crimor-Unità militare combattente, l’Unità della 1ª Sezione del 1° Reparto del Ros nata subito dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, nel settembre del ’92, con compiti di contrasto alla criminalità organizzata. Il gruppo, guidato da Sergio De Caprio, meglio noto come Capitano Ultimo, il 15 gennaio del 1993, a Palermo, mise a segno il colpo più grosso: l’arresto del capo dei capi di Cosa nostra, Totò Riina. Il maresciallo Longu nella sua lettera racconta come andò quella cattura. E spiega perché, quando intervennero i giudici, tutto finì.

Nell’articolo: Viene portato a Palermo, racconta che quando faceva da autista prendeva Riina lungo la strada, alla Rotonda di viale Michelangelo, vicino al famoso Motel Agip, senza però indicare un obiettivo preciso. Per noi quella zona era altamente strategica poiché avevamo individuato un obiettivo frequentato dal mafioso Domenico Ganci, da noi ritenuto molto vicino a Totò Riina. Mettiamo sotto osservazione un’abitazione e filmiamo chi entra e chi esce, li facciamo visionare al pentito il quale riconosce la moglie e i figli di Riina. L’indomani ci posizioniamo, esce Riina e l’arrestiamo. Questo in breve

Roberto Longu, da “Il Giornale

Egregio direttore,
sono un maresciallo dei carabinieri in congedo, nonché appartenente a Crimor, il gruppo del capitano Ultimo che ha arrestato Totò Riina. Le scrivo perché dopo aver sentito sciocchezze tra la trattativa di Stato e la mafia, il tentativo di colpo di Stato, l’arresto di Riina, le accuse al capitano Ultimo, al generale Mori e generale Ganzer, voglio offrire il pensiero e il racconto di chi le cose le ha vissute e fatte in prima persona.
Massimo Ciancimino parla e dopo vent’anni si torna a parlare con insistenza della morte di Falcone e Borsellino, trattativa tra mafia e Stato; politici e magistrati che parlano di tentativo di colpo di Stato, servizi segreti deviati, signor Franco eccetera… La grande mano del «livello superiore», intoccabile e soprattutto introvabile, la solita storia. Infangare il Paese e chi ha veramente lavorato per il bene dell’Italia. (more…)

L’Entità è il coltello buono per sventrare Dell’Utri

giugno 26, 2010

Le ragioni della strana staffetta tra don Masino Buscetta e il dottor Piero Grasso. Dopo Falcone cominciò il ballo infido sui legami tra mafia e stato. La diffusione del sospetto sulle stragi e il rinfocolamento alla vigilia della sentenza d’Appello

Nell’articolo: Il 16 novembre Buscetta compare dinanzi alla commissione e subito dichiara: “Dovrei dire delle cose che possibilmente creerebbero panico”. Sommerge i commissari con un delirio di grandezza, esaltando la sua storia di mafioso e: “Io ero l’astro nascente, il personaggio nuovo, il mio nome era cubitale, troppo eclatante, io ho suggerito agli altri, le mie riflessioni sono gravi, qui andiamo a fare la storia, posso suggerire alla commissione…”

Lino Jannuzzi per “Il Foglio

Il primo a parlare dell’Entità fu Tommaso Buscetta. Dello storico pentito non si sentiva parlare da molto tempo. Giovanni Falcone, dopo averlo spremuto a dovere per varare e portare a compimento il maxiprocesso, l’aveva spedito negli Stati Uniti, affidandolo alla protezione dei marshal. In Italia non c’era ancora la legge per i pentiti e bisognava in qualche modo tutelarlo dai pericoli e insieme tenerlo lontano dalle tentazioni. Bisognava soprattutto trovare il modo per graziarlo, condonandogli i crimini, e per pagarlo, mantenendo lui e la sua famiglia. Così Falcone aveva detto agli americani: prendetevelo voi, che una legge sui pentiti già l’avete, e Buscetta, come è stato utile a noi, vi potrà aiutare nell’inchiesta sulla “pizza connection”. Gli americani per un certo periodo l’avevano nascosto e pagato. Ma alla fine l’avevano scaricato per scarso rendimento: Buscetta, anche se si faceva chiamare “il boss dei due mondi”, aveva dimostrato di sapere molto poco dei traffici d’oltreoceano. Al processo per la “pizza connection”, quando si era trattato di parlare del suo vecchio amico Gaetano Badalamenti, aveva persino sostenuto che l’ex capo di Cosa Nostra non aveva mai trafficato in stupefacenti. “Non mi risulta”, aveva dichiarato, provocando le ire del prosecutor, che aveva malamente investito i marshal: avete portato qui, aveva domandato, un teste per l’accusa o per la difesa? (more…)

Stragi, servizi e depistaggi: così Genchi aveva anticipato i sospetti su La Barbera

giugno 11, 2010

Nell’articolo: “Il 14 un’autobomba esplode a Roma, in via Fauro. L’attentato pare diretto al giornalista Maurizio Costanzo, che ci stava passando, ma che al momento dello scoppio era ancora fuori bersaglio. Sulla stessa via, a una manciata di metri, c’è parcheggiata la Y10 di Lorenzo Narracci, vice di Contrada al Sisde, che abita lì. C’è chi si chiede se il vero obiettivo fosse lui”

di Benny Calasanzio, da “Micromega

Come nelle migliori trame tessute da esperti giallisti, sulle indagini per la strage di Via d’Amelio piomba l’ennesimo colpo di scena, che a dir la verità si annusava da qualche tempo a questa parte e che da quasi un anno, invece, giaceva accennato sulle pagine di un libro.

A restituire un ulteriore tassello di verità su quello che accadde dopo la strage del 19 luglio, sui depistaggi e sui processo “farsa” sono stati ancora una volta Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, ormai coppia fissa in delicate inchieste come L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino e Profondo Nero, e L’Agenda Nera che da oggi è nelle librerie.

Questa volta, il nome che viene fuori dalla carte che ora sono in mano alla Procura di Caltanissetta fa sobbalzare sulla sedia. Arnaldo La Barbera, ex capo della Squadra Mobile di Palermo e poi questore della città. Lo stesso La Barbera che era stato responsabile della sicurezza personale di Giovanni Falcone e successivamente, con un decreto ad hoc che, come vedremo, aveva già procurato dei sospetti a chi gli era vicino, nominato al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire le indagini sulle stragi. (more…)

Ma per Falcone era un falso problema

maggio 23, 2010

Affrontare la questione delle carriere separate «accantonando lo spauracchio della dipendenza dei pm»

Marco Galluzzo per “Il Corrierre della Sera

 La dipendenza del pubblico ministero dall’esecutivo? Un falso problema, «uno spauracchio». Una politica giudiziaria nazionale? Qualcosa da auspicare, come avviene negli Stati Uniti. La separazione delle carriere? Ovvero la «faticosa consapevolezza che la regolamentazione della carriera dei magistrati del pubblico ministero non può essere più identica a quella dei magistrati giudicanti». Come ogni anno si celebra l’anniversario della morte del magistrato siciliano, ma se ne dimentica in parte il pensiero giuridico. Un pensiero che scalfiva tabù, attuale come non mai, che resta a dimostrare come Giovanni Falcone non fosse soltanto un eccellente investigatore, ma anche un cultore del diritto, amante dell’analisi comparata con altri sistemi, in primo luogo quello americano, che aveva conosciuto direttamente per aver a lungo lavorato al fianco degli inquirenti degli Stati Uniti. Quelli che seguono sono soltanto alcuni estratti di un corpo di riflessioni poco conosciuto, certamente scomodo, spesso rimosso prima ancora che dimenticato. E’ disponibile quasi interamente in un volume ormai introvabile, Giovanni Falcone, Interventi e proposte, 1982-1992, edito da Sansoni insieme alla Fondazione Falcone. Eccone alcuni passi, sui temi di maggiore attualità.

CARRIERE – Ovvero «la faticosa consapevolezza che la regolamentazione della carriera dei magistrati del pubblico ministero non può più essere identica a quella dei magistrati giudicanti, diverse essendo le funzioni e, quindi, le attitudini, l’habitus mentale, le capacità professionali richieste: investigatore il pm, arbitro della controversia il giudice». Tema da affrontare senza paure, «accantonando la spauracchio della dipendenza del pm dall’ esecutivo e della discrezionalità dell’ azione penale, puntualmente sbandierati quando si parla di differenziazione delle carriere». (more…)

Grasso: «Così lottai con Falcone»

maggio 20, 2010

Pietro Grasso per “Avvenire

Nell’estate del 1991, con l’omicidio in Calabria di Antonino Scopelliti, uno dei tre magistrati che doveva sostenere l’accusa nel giudizio in Cassazione del maxiprocesso contro la mafia e con l’assassinio dell’ex sindaco di Palermo, l’europarlamentare Salvo Lima il 12 marzo, poco tempo prima delle elezioni politiche del 1992, si era creato un clima di particolare allarme e tensione. 

Dell’eliminazione di Lima, al quale, peraltro, i capi di Cosa Nostra attribuivano la colpa di non aver mantenuto la promessa di «aggiustare», come in passato, a loro favore le sentenze, che avevano resi definitivi gli ergastoli, lo stesso Falcone coglieva la portata eversiva, nel senso di una sostanziale rivoluzione dei rapporti tra mafia e politica, tant’è che commentando il delitto mi disse: «Adesso può succedere di tutto».  (more…)

“MILANO ORDINA, UCCIDETE BORSELLINO”

marzo 24, 2010

SEMBRA IL TITOLO DI UN POLIZIOTTESCO ANNI ’70, INVECE È IL NUOVO LIBRO DI ALFIO CARUSO: LA SANTA ALLEANZA TRA COSA NOSTRA E I POTERI ECONOMICI CORROTTI NEL CUORE FINANZIARIO DEL NORD (CHE TEMEVANO LE INDAGINI DEL GIUDICE SICILIANO) – FALCONE UCCISO DALLA MAFIA, APPOGGIATA DALL’ENTITÀ ESTERNA; VIA D’AMELIO, VOLUTA DALL’ENTITÀ ESTERNA, APPOGGIATA DALLA MAFIA…

Felice Cavallaro per il “Corriere della Sera” 18 marzo 2010

È un pugno allo stomaco alla Milano degli affari, di grandi gruppi industriali che si sono ritrovati a braccetto con gli straccioni armati di lupara, ma straricchi, accolti all’ ombra della Madunina sin dagli anni Settanta da chi avrebbe riciclato soldi di lordi traffici. Restituendo linfa vitale a una mafia pronta ad alzare il tiro, a puntare sempre più in alto, ad accordarsi, a condizionare con i suoi tentacoli chi, infine, avrebbe dato l’avallo o addirittura commissionato le grandi stragi di Cosa Nostra, da Capaci a via D’ Amelio, da Roma a Firenze e Milano.

Così, anche la copertina del nuovo libro di Alfio Caruso da oggi in libreria, con un secco “Milano ordina, uccidete Borsellino” (Longanesi), scaraventa nel cuore della capitale economica del Paese una ricostruzione che, pur con una tesi esposta a critiche e obiezioni, mette a nudo quanto meno le leggerezze di chi ha tollerato il contagio. (more…)

Falcone, la verità sui pentiti

dicembre 3, 2009

di Gian Carlo Caselli

Ci risiamo. Finché indaghi su Riina o Provenzano vai bene. Ma quando – facendo il tuo dovere – passi a occuparti, ricorrendone i presupposti in fatto e in diritto, anche di imputati “eccellenti”, devi mettere in conto che cominciano i guai.

Tornano in auge vecchi ma sempre verdi ritornelli. Anzi, dischi rotti. Ma suonati talmente a lungo da trapanare le teste. La tecnica è collaudata, un classico. Si comincia con la ricerca della verità svilita a cultura del sospetto e con l’accusa di costruire teoremi invece di prove; si prosegue con l’insinuazione di uso scorretto dei pentiti e con la loro pregiudiziale delegittimazione (mediante aggressioni strumentali che nulla hanno a che vedere con la fisiologica delicatezza e complessità di questo strumento d’indagine); e si finisce con le aggressioni contro i pm: sul banco degli imputati, invece dei mafiosi e dei loro complici, finiscono i magistrati antimafia.
Sulla torta così confezionata (maleodorante), ecco poi la “ciliegina”, un altro classico: arruolare arbitrariamente Giovanni Falcone per sostenere che il suo metodo di lavoro è violentato dai magistrati di oggi che osano indagare anche i potenti. Peccato che pure questa sia propaganda sleale. Perché Falcone sapeva bene che senza pentiti un’efficace lotta alla mafia è impossibile. E quando – negli anni Ottanta – era giudice istruttore a Palermo, spesso si era chiesto perché mai tardasse ad essere approvata   – nonostante le sue forti sollecitazioni – una legge sui pentiti (nota bene: la legge arriverà soltanto dopo le stragi del ’92, ed è perciò una legge impregnata del sangue delle vittime di Capaci e via D’Amelio). (more…)