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L’inno di Ferretti Lindo Giovanni a Langone (e non solo)

dicembre 22, 2009

C’è un creatore, le creazione, le creature. Creazione e creature van difese

 Tengo il “Manifesto della destra divina” sul mio tavolo, a portata di mano destra e la copertina bianca s’è già scollata per l’uso, s’è ombreggiata e imbrunita perché in concomitanza col surriscaldamento globale qui fa un freddo niente male: tutto un maneggiare legna e attizzatoi, giorno e notte. Dovrò rilegarlo in cuoio per salvaguardarlo. Camillo Langone già da tempo s’è intrufolato nei miei pensieri. Se fossi una valle Lui sarebbe un boscaiolo capitato per caso che si è costruito una capanna poi ha seminato l’orto. La capanna è diventata casa e sono spuntati stalle e recinti. Adesso ha eretto solide mura tutt’intorno: è una fortezza. Al centro dell’insediamento c’è una Chiesa con cripta e campanile, vi si officia una divina liturgia (cinque candele cinque messali). Sui suoi stendardi ha impresso l’arma: difendi conserva prega! Se fossi una valle ne sarei felice e onorata. Sono un uomo, montano italico cattolico romano, leggerlo mi consola, mi sprona, mi rasserena. (more…)

Bella gente d’Appennino

novembre 9, 2009

giovanni_lindo_ferretti_tif_big-1Così Ferretti balza in sella e da cavallante cattolico brandisce il suo credo

Sono uomo di Appennino e quindi ho sempre desiderato le Alpi. Le mie montagne, lucane o emiliane cambia poco (l’Appennino è sud anche al nord), mi hanno sempre parlato di miseria, emigrazione, lutti, cani sporchi e cattivi, vacche con le costole sporgenti, boscaglie bruciate, terremoti, frane, siccità, mentre vedevo le Alpi ricche di prati ubertosi, foreste vergini, folletti, cervi, trofei, baite, castelli, cameriere in costume, ragazze coi pomelli rossi, scrittori ebbri, turisti vanziniani, trenini a cremagliera, fiori sui balconi. Sulle Alpi ho mangiato galli forcelli da leccarsi i baffi, in Appennino volpi tigliose e puzzolenti. Gli inverni alpini sono torridi per via di muri spessi, infissi doppi, legni isolanti, mentre quegli appenninici sono gelidi, vetri rotti e riscaldamento spento. Oggi però c’è Giovanni Lindo Ferretti che mostra il senso nascosto nella nostra geografia di dolore. Lo fa partendo da Pasolini, da cui è sempre più difficile prescindere. “Bella gente d’Appennino” (Mondadori) si apre con versi del poeta che come Ferretti partì comunista e arrivò alla destra divina: “E disegna l’Appennino nel cielo l’ombra /di una esistenza più antica”. Antico è ancora poco, il bardo della montagna reggiana è più precisamente romanico, come ben colse la signora europea che lo ascoltò in un concerto africano: “Quando lei ha cominciato a cantare mi sono ritrovata in una chiesa romanica di Francia”. La sua faccia in copertina sembra scalpellata dall’Antelami e alcune pagine ricordano Fra Salimbene. “La mia venerabile dimora”. “La spada brandita è emblema del diritto, implica il giudicare e infliggere la giusta punizione”. (more…)

Intervista a Giovanni Lindo Ferretti

settembre 28, 2009
imagesQuella con Giovanni Lindo Ferretti è un’intervista che bisogna «guadagnarsi». In parte perché l’ex cantautore punk dei CCCP ha scelto di restare volontariamente in disparte, ora, e si concede pochissimo ai media. E poi perché Giovanni («chiamami così» mi chiede quando mi accoglie in casa sua, appena uscito dalla stalla dove accudisce i suoi cavalli) abita in un posto sperduto, sull’Appennino tosco-emiliano, a quasi 70 km di curve e tornanti da Reggio Emilia: Cerreto Alpi, 70 abitanti, un ristorante, una chiesa (senza parroco residente), due soli bimbi, tanti vecchi. Conoscere e parlare con l’ex leader dei CCCP significa ripercorrere un tratto della storia del costume e della cultura italiana del secondo dopoguerra: quello che va sotto il nome di ’68 e post-contestazione. (more…)

Giovanni Lindo Ferretti

agosto 30, 2009

imagesAnima in croce e musica di crocevia. Tra Berlino, l’Appennino, il punk e l’Unione sovietica

Dal Foglio del 15 settembre 2002

Canta ancora, canta per grazia ricevuta. Canta dopo che tutto è cambiato, dopo che il tempo si è portato via gli amici e le idee. Dopo che il tempo gli amici glieli ha riportati. Con idee nuove, anzi antiche. E canta con la solita faccia scavata, senza età, con una voce che rischia continuamente la stonatura. È per questo che all’inizio dei concerti non ha mai gli occhi rivolti verso il pubblico. Guarda in basso, o in alto verso qualcosa che non si vede, o che vede solo lui. Lo fa per non perdere ritmo e cadenza, ma forse lo fa perché è semplicemente sua abitudine guardare in modo diverso dagli altri. Di questa diversità è conscio, paragona il suo sguardo a quello di un cavallo: “Cieco da distorsione nell’immediato fronte, docile e tranquillo, temerario e ardito…”. E con i cavalli ama parlare bisbigliando. Perché dice che chi non sa allevare gli animali non è capace di allevare i propri figli. Il buon allevatore capisce cosa un animale può dare e cosa no, lui vorrebbe riuscire a fare altrettanto con gli uomini. (more…)