Posts Tagged ‘giovanni paolo ii’

Wojtyla teologo antitotalitario

ottobre 27, 2011

Maximilian Heim per “Avvenire

Quando nel 1959 il giovane Joseph Ratzinger tenne la sua prima lezione da professore, l’Università di Bonn non era molto grande, le varie cattedre non avevano assistenti e dattilografi, ma c’era un rapporto diretto fra i professori e fra questi e gli studenti. E il fatto che un’università avesse una facoltà di Teologia era motivo di orgoglio. L’università formava un “tutto” al di là delle sue diverse facoltà e in questo tutto, in questa dimensione universale dell’intelligenza si svolgeva il lavoro accademico. Una facoltà teologica trova il suo posto nell’università proprio per questo motivo, perché in tale disciplina da sempre fede e ragione si rapportano l’una all’altra. La ragione appartiene all’interrogarsi dell’uomo, al suo impulso verso la conoscenza e la verità che conosciamo già con Socrate. All’uomo non basta ciò che è apparente e superficiale ma è alla ricerca dell’Essere. L’università è il luogo in cui attraverso la ragione l’uomo indaga la struttura del cosmo. Perciò la teologia chiede la ragionevolezza della fede, anche se non tutti condividono questa fede. Un docente di Teologia dogmatica come Erwin Dirscherl ha scritto in un commento al discorso di Ratzinger a Ratisbona: «Il cuore della relazione tra fede e ragione consiste in un appello all’apertura al dialogo, dialogo in cui sosteniamo la nostra posizione ma consci dei nostri limiti e con una disponibilità all’apprendimento e ai cambiamenti». In che rapporto stanno filosofia e teologia? (more…)

La rivelazione del cardinale: Wojtyla ha protetto un pedofilo

aprile 18, 2010

Secondo Castrillon, il papa elogiò l’insabbiamento di un caso

Un cardinale trascina Giovanni Paolo II nella vicenda degli abusi non denunciati. Castrillon Hoyos afferma che papa Wojtyla autorizzò la lettera di elogio a un vescovo francese per aver fatto ostruzionismo alla giustizia. La fragorosa rivelazione cade mentre Benedetto XVI, arrivando a Malta, ha confessato ai giornalisti che il “corpo della Chiesa è ferito dai nostri peccati” e l’unica via di salvezza consiste nel Vangelo, “vera forza che purifica e guarisce”. Il cardinale Dario Castrillon Hoyos non è un porporato qualunque. Colombiano ottantenne, duro e tenace, è stato presidente del consiglio dell’episcopato latino-americano (Celam) negli anni in cui Wojtyla faceva terra bruciata intorno alla Teologia della liberazione, poi dal 1996 al 2006 prefetto della Congregazione per il Clero. Quando Benedetto XVI liberalizza la Messa preconciliare, il cardinale celebra a Loreto il primo rito solenne dopo il decreto papale. Quando scoppiò il caso del vescovo negazionista lefebvriano Williamson, Castrillon Hoyos era a capo della commissione Ecclesia Dei, incaricata di negoziare con i seguaci di Lefebvre. Pur appassionato di Internet, non si era accorto (o non aveva voluto) che il vescovo Williamson contestava la Shoah.

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Karol e Wanda, un’amicizia tra i misteri

marzo 7, 2010

Rosario Priore: «La Poltawska mi aiutò nell’inchiesta sull’attentato a Giovanni Paolo II»

GIACOMO GALEAZZI, FRANCESCO GRIGNETTI

Giudice Priore, il nostro libro è focalizzato sul ruolo di Wanda Poltawska e sulla sua amicizia protettiva verso il Papa. Che cosa ricorda di lei, sotto il profilo umano?
«La professoressa Poltawska è un personaggio di altissima statura. Ha giocato ruoli fondamentali durante gli anni del pontificato di Giovanni Paolo II, continuando così la frequentazione, la prossimità e la condivisione di ideali che avevano preso le mosse dalla comune resistenza agli invasori tedeschi e russi durante il secondo conflitto mondiale. Emerse nella nostra mastodontica inchiesta allorché apparvero delle fotografie a dir poco inquietanti, che mostravano il Pontefice convalescente su una terrazza del palazzo apostolico. Erano foto scattate senza alcun dubbio dall’alto della cupola di San Pietro mediante un’apparecchiatura non occultabile agli occhi della vigilanza. Si trattava di teleobiettivi di una certa lunghezza, con relative custodie, che richiamavano alla memoria gli appunti di preparazione all’attentato custoditi da Agca in cui questi prevedeva due opzioni: arma corta, come avvenne quel disgraziato 13 maggio, o arma lunga per colpire da lontano. Di qui le preoccupazioni della professoressa, l’ansia per l’incolumità del Pontefice, oltre a quelle che nutriva per cure mediche che riteneva inadeguate e che l’assillavano. La signora Poltawska a me appariva animata da un forte affetto sororale nei confronti di un uomo e di un Papa che non aveva mai mostrato paura e si esponeva continuamente di persona. Indomito al punto da dire agli inviati del servizio segreto francese, che lo informavano di un piano ai suoi danni, che si rimetteva alla Provvidenza divina. Di fronte a uomo siffatto, con tale carattere e determinazione, le preoccupazioni non potevano non insorgere in Wanda». (more…)