Posts Tagged ‘giudici’

Ecco la mappa che stana i giudici fannulloni

gennaio 18, 2010

Il dossier riservato del Ministero: nel civile in affanno i distretti di Campobasso e Caltanissetta. Nel penale Genova è in fondo alla graduatoria, mentre la Procura più virtuosa è Bari. Fotografia di un’Italia a macchia di leopardo

Una cascata di pallini verdi, rossi e gialli. Gli indici percentuali a misurare vizi e virtù di un sistema farraginoso, ma con punte di eccellenza. È il «cruscotto», il sistema di valutazione della macchina giudiziaria messo a punto dall’allora ministro Roberto Castelli. «Un quadro sinottico – precisa lui – capace di dare il polso della situazione in tempo reale». Macchie di colore rosso a raccontare l’Italia che non va, che arranca, che è ingolfata da migliaia e migliaia di procedimenti; il giallo a descrivere situazioni in equilibro, fra i processi in arrivo e quelli in partenza perché conclusi o definiti, infine il verde a mostrare l’Italia migliore, quella che, pur a corto di mezzi e risorse, si è rimboccata le maniche, ha ottimizzato le risorse, in una parola coniuga la giustizia con l’efficienza. Non assolve gli imputati dopo dieci o quindici anni, non chiude una controversia civile a distanza di un quarto di secolo, come pure capita in vaste zone del Paese.

Ecco una tabella con gli indicatori dei ventisei distretti di Corte d’appello, da Ancona a Venezia. L’anno è il 2008. Ma quel conta è il colore. Semaforo rosso, nel civile, per Reggio Calabria, Catanzaro, Napoli, e poi sempre più giù, fino a Lecce, Caltanissetta, Campobasso. I parametri sono disastrosi. Dall’altra parte della classifica, sopra l’indice di ricambio 100, ovvero la parità fra processi sopravvenuti ed esauriti, svettano Perugia e L’Aquila. L’Aquila è a quota 119,36 per cento, Campobasso, la maglia nera, è invece al 56,76 per cento. Come mai? (more…)

La scelta dei giudici: spiegarsi con i libri

agosto 12, 2009

imagesIl superprocuratore: per farmi capire scrivo. Come Caselli e Scarpinato prima di lui

 

È un fenomeno che va avanti già da qualche tempo, quello dei magistrati che scrivono libri per illustrare traguardi e problemi del proprio lavoro. E in particolare i magistrati antimafia. Lo stesso Pietro Grasso, che oggi denuncia il «grave problema» di non essere altrimenti ascoltato, due anni fa aveva dato alle stampe un altro volume, intitolato Pizzini, veleni e cicoria, per raccontare la sua esperienza alla guida della Procura di Palermo. E il suo predecessore in quell’incarico, Gian Carlo Caselli, ha dedicato metà del suo Le due guerre, uscito in primavera, alle contrastate vicende siciliane. Lo scorso anno Roberto Scarpinato, all’epoca procuratore aggiunto nella stessa città, ha scritto Il ritorno del principe, e prima ancora altri due ex pubblici ministeri nella «capitale della mafia», Michele Prestipino e Alfonso Sabella, avevano narrato quanto era emerso dalle loro indagini: il primo ne Il codice Provenzano, il secondo in Cacciatore di mafiosi. Tutti curati con l’aiuto di giornalisti esperti nel settore. (more…)