Posts Tagged ‘giuliano amato’

Imprese e agenti segreti quella strana accoppiata

luglio 26, 2010

Giuliano Amato per “Il Sole 24 Ore

I libri di storia economica e di diritto dell’economia indicano una varietà di strumenti con i quali gli stati hanno protetto e proteggono le loro industrie contro la concorrenza straniera. Disponiamo di trattazioni approfondite delle tariffe, delle regole tecniche escludenti, degli aiuti finanziari, delle commesse pubbliche, ma assai raramente leggiamo qualcosa sulla protezione che più sta prendendo piede al nostro tempo, quella di mettere a disposizione delle imprese i servizi segreti, tanto in chiave difensiva, quanto a volte in chiave offensiva.

Abituati come siamo ad accoppiare i servizi segreti alle istituzioni politiche e alla difesa militare, quella fra gli stessi servizi e le imprese ci appare un po’ una strana coppia. Ma a pensarci bene ci si accorge presto che la coppia è assai meno strana di quanto non sembri. Nel mondo di oggi sarebbe certo esagerato dire che per dare forza a un paese il potenziale militare ha smesso di contare, ma certo accanto ad esso conta sempre di più l’economia e quindi la capacità delle imprese di ciascun paese di generare innovazione, di esportare, di produrre fuori dai propri confini, di far dipendere gli altri da sé, più di quanto in un mercato globale ciascuno dipenda sempre dagli altri. (more…)

IL SISTEMA BANCARIO / Fuori dalla foresta di pietra

marzo 2, 2010

di Giuliano Amato

Ho appena letto il bel libro di Pier Francesco Assi e Sebastiano Nerozzi, Storia dell’Abi – 1972-1991 e la prima constatazione che il libro suggerisce è che il nostro sistema bancario è da allora davvero cambiato. Io lo definii in quegli anni una foresta pietrificata e la mia definizione fu forse eccessiva. Ma chi legga queste pagine, scritte con grande scrupolo scientifico sulla base dei documenti dell’Associazione bancaria oltre che dei verbali del suo Consiglio e del Comitato esecutivo, non può non convenire con la mia constatazione. Nel periodo trattato dal libro, nell’Associazione e tra le banche prevalevano la chiusura all’esterno, la diffidenza nei confronti della concorrenza che la Comunità europea stava portando e la preoccupazione per quel mutuo riconoscimento (uno dei principali grimaldelli usati dalla stessa Comunità per aprire il mercato unico) grazie al quale sarebbero venute da noi banche straniere più forti e meno gravate da vincoli operativi. (more…)

” Amato: Teheran non s’addice ai filosofi “

gennaio 15, 2010

Una difesa della filosofia, poiché per dirla con Gorgia la parola è un signore potentissimo, e una difesa della democrazia. Anche in Iran. Giuliano Amato ha preso carta e penna e ha scritto una lettera all’Unesco perché non si tenga a Teheran, proprio a Teheran, la Giornata mondiale della Filosofia. In calce all’appello, perché di questo si tratta, anche la firma di Ramin Jahanbegloo, filosofo iraniano e intervistatore prediletto di Isaiah Berlin, di cui in Italia si può leggere il pamphlet Leggendo Gandhi a Teheran (Marsilio), che già nel titolo rivela il profilo di musulmano «fante di pace», come di lui dice proprio Amato. Da ex presidente del Consiglio, da padre nobile della sinistra riformista non solo italiana, da docente di casa nelle università d’oltreoceano, l’attuale presidente della Treccani avrebbe potuto rivolgersi direttamente alla Farnesina, e creare un caso politico. Il che avrebbe probabilmente aperto il fianco alle inesauste polemiche sulle inanità politiche che accompagnano gli organismi multiculturali e multilaterali sin dalla Società delle Nazioni, senza raggiungere lo scopo. (more…)

«Treccani, il futuro è su Internet»

dicembre 30, 2009

Intervista a Giuliano Amato

«Non l’ho certo scoperto ora, ma ai tempi in cui ero al governo… La politica italiana si genuflette la domenica davanti alle icone della cultura, ma si guarda bene dall’impegnare se stessa e le risorse per qualcosa che, ai suoi occhi, elettoralmente non significa granché perché non influenza i grandi numeri come facevano il sindacato e i partiti organizzati. La cultura, insomma, agli occhi del potere è meritevole di salamelecchi a non finire. Ma, tutto sommato, è ritenuta marginale».

Giuliano Amato è da dieci mesi alla presidenza dell’Enciclopedia italiana e traccia, nel suo meraviglioso studio nel cinquecentesco palazzo Mattei Paganica, un primo bilancio di un’esperienza che «è una via di mezzo tra una favola e una storia piena di ansie». Vedremo perché. Ma intanto, presidente, cosa dovrebbe fare la politica per la cultura italiana? «La cultura certo non dev’essere “assistita”, ma deve zampillare autonomamente, soprattutto nelle realtà locali. Per la mia generazione il Minculpop è sigla che ha tuttora un brutto significato… Ma lo Stato dovrebbe assicurare una quota essenziale di denaro pubblico per mantenere dignitosamente il patrimonio culturale di cui è costituzionalmente titolare: biblioteche pubbliche e universitarie, musei, quei teatri rimasti di sua proprietà». Infine, circa il capitolo politica, Amato chiude un conto personale: «Quando si polemizzò sul Dizionario biografico gli interventi della politica furono sgraziati, maldestri, disinformati, perciò caduti nel dimenticatoio senza conseguenze. Ricordo un’interrogazione parlamentare fondata sul principio che la cultura non tollera le ragioni del profitto. Trovai l’argomento particolarmente pertinente». (more…)