Posts Tagged ‘giuliano ferrara’

Ferrara: Silvio sbaglia, pagherà un prezzo

luglio 30, 2010

«Ora si dividono ma poi dovranno rimettersi insieme o si suicidano entrambi. Ci voleva un divorzio razionale»

Maria Teresa Meli per “Il Corriere della Sera

L’altro ieri sera Giuliano Ferrara ci ha provato ancora a convincere Berlusconi alla tregua, ma non era aria. Anche la supercolomba Gianni Letta, raccontano, si era arreso.

Ferrara, come giudica la decisione di Berlusconi?

«È un errore. Berlusconi pagherà un prezzo notevole perché è brutta l’immagine di un leader politico che caccia una persona che dice di pensarla in modo diverso da lui e di voler continuare lealmente a collaborare dentro lo stesso partito. Per Berlusconi sarà sempre più difficile porsi come lo stabilizzatore e il riformatore politico di questo Paese e come “rassembleur”: questa è una scelta che lo condanna di nuovo a un’immagine di forte faziosità e di populismo spinto». (more…)

Il codice della superbia

luglio 29, 2010

Francesco Merlo per “La Repubblica

Reagiva come se se fosse stata la collega dell’Unità e non la Banca d’Italia a promuovere quel commissariamento del suo Istituto di credito che è stato firmato dal ministro Tremonti. Rivolgeva a un altro collega le insolenze che avrebbe voluto rivolgere ai magistrati che lo hanno interrogato per nove ore.

Era come se sui suoi presunti illeciti stesse indagando Rainews 24 e non tre Procure della Repubblica.  Ebbene, anche se fosse innocente, Denis Verdini non è degno di ricoprire una carica pubblica. Mai infatti si era vista una conferenza stampa più losca di quella messa in scena ieri. Neppure un imam di una repubblica islamica insulta, minaccia irride e offende i giornalisti come ha fatto lui. Nemmeno Berlusconi, che pure è uno specialista di guerre all’informazione, era arrivato a tanto. Il comportamento sguaiato e violento di Verdini ricorda quello dei boss che in aula sputano per terra quando hanno sotto gli occhi gli infami cronisti. Insomma il focoso Denis non si comporta da maledetto toscano ma da guappo napoletano: non indignazione ma coda di paglia. (more…)

silvio, stai lontano dai pierfurby

luglio 13, 2010

L’ELEFANTINO PRO-FINI CONSIGLIA L’AMICO SILVIO: “LO SCAMBIO IPOTIZZATO DA VESPA E BENEDETTO DALLA SEGRETERIA DI STATO È UNA COGLIONATURA” – “la partnership democristiana, benedetta quanto si voglia in alto loco e allo sportello del potere che conta, quello bancario, presenta più pericoli di quanti se ne vedano”….

Giuliano Ferrara per “Il Foglio

Adunata di banchieri e cardinali dal principe del giornalismo governativo. Era di giovedì, presso Trinità dei Monti. Berlusconi corteggia Casini, rinverdisce vecchi ricordi, seduce. Casini fa il ritroso, sotto gli occhi premurosi di Bertone, di Letta, di Draghi e Geronzi. Uno spettacolone sulla scia della eterna romanità salottiera della compianta Maria Angiolillo, che abitava dappresso.

Poi partono le solite veline: il Cavaliere gli ha offerto il ministero di Scajola, forse anche gli esteri, e tanto calore umano di cui è incapace “quel traditore di Fini”; Casini vuole la crisi, che al nostro Amore dispiace assai, ma forse una crisina pilotata si può fare. Anche un bambino capisce che lo scambio Casini-Fini, se fosse possibile, sarebbe a somma zero. Anzi, probabilmente in perdita.

Casini ha la stessa età di Fini, è anche più giovane, ed è democristiano e ambizioso come lui. A differenza di Fini, Casini in uno scontro virtuale o reale con Berlusconi ha l’alternativa della rendita a bassa intensità, l’elezione sempre possibile di un pattuglione di ex democristiani tutelati dalla Cei, già successo due anni fa; oppure ha spazio per manovre con i poteri forti, in mezzo all’affetto di parenti che si comportano bene nel mondo e sono assai ricchi, più giochi generazionali vari; e Casini non ha il residuo handicap di qualche foto col braccio alzato. (more…)

La memoria delle stragi

giugno 8, 2010
Nell’articolo: “Giuliano Ferrara chiami pure tutto ciò mania del law and order. Per parte mia non ho nulla contro la legge e l’ordine. È la mania di chi vuol conoscere la verità. E non la fugge, solo perché a volte in un’inchiesta o in un processo mancano le prove conclusive necessarie a una condanna giudiziaria, ma ci sono tutti gli elementi sufficienti a una condanna politica”GIULIANO FERRARA, da “La Stampa
Caro direttore,
domenica sono stato rimproverato da Barbara Spinelli per aver scritto nel Foglio che in un Paese civile non si può convivere con l’accusa di strage al presidente del Consiglio: o la si dimostra, e allora il presidente del Consiglio va in galera, oppure la si pianta lì. Io criticavo il malvezzo di elucubrare sulle stragi del 1993, collegandole a quelle del 1992 (Falcone e Borsellino) e poi all’attentato dell’Addaura e al fallito tentativo dinamitardo allo Stadio Olimpico. «Elucubrare» significa dire e non dire, mettere insieme «ipotesi e ragionamenti» (l’espressione è usata difensivamente ed eufemisticamente dallo stesso Pietro Grasso) che puntano in una direzione malamente dissimulata: suggerire che Forza Italia, il partito del premier e di Marcello Dell’Utri e di tanti altri, è quell’entità esterna (definizione buscettiana trasferita direttamente al linguaggio delle procure) che attraverso una strategia mafiosa della tensione doveva raccogliere il frutto politico di una campagna di disordine e assassinio. Anche Luciano Violante, che sul tema aveva concesso un’intervista al Foglio, è stato rimproverato per non aver difeso a sufficienza il procuratore antimafia Grasso, sebbene il rabbuffo fosse espresso con toni meno corruschi di quelli dedicati a Violante da Marco Travaglio, il focoso maniaco del law and order con il quale la vostra eccellente editorialista è sempre più spesso in sintonia. (more…)

Non si convive inerti con una accusa di stragismo a chi governa

maggio 31, 2010

Leggi l’articolo di Giuliano Ferrara

Ferrara: Giulio Tremonti è competente ma non sa creare consenso

maggio 31, 2010

Giuliano Ferrara per “Panorama

Il consenso è il cruccio di ogni governo. Tutti si domandano, specie dopo il varo dell’ultima manovra di salvezza nazionale, quale sia oggi il posto di Giulio Tremonti nel sistema di comando berlusconiano: commissario della crisi in nome dell’Europa, decisore di ultima istanza, nuovo leader del Paese? Il brusio del nome, un ministro arcigno e solo-contro-tutti, è sempre meno generico, e ormai «Tremonti» ronza nelle orecchie dell’élite e del popolo, diciamo così, con sempre maggiore autorevolezza. (more…)

Ferrara: L’appellismo è l’ultima malattia dei «bravi ragazzi» consigliati da cattivi maestri

maggio 24, 2010

Giuliano Ferrara per “Panorama”

Si fa presto a dire «appello». Nasce in tempi moderni come estrema risorsa della razionalità umanitaria che invoca e accusa. Con Emile Zola, è un canto repubblicano. È il costituirsi in partito dell’opinione pubblica, la decisione di far sapere con toni alti e forti che cosa pensa il paese reale. Poi, a Novecento inoltrato, sarà il santo manipolatore comunista Willy Münzenberg – grande organizzatore di cultura e di gride intellettuali sostenute dal Comintern, poi trovato morto ammazzato dai sicari di Baffone in un bosco dell’Île-de-France – a fare degli appelli politici e civili la malattia di un’epoca, lo stalinismo, che contagiò il meglio e il peggio dell’intellettualità europea, anche in Occidente. (more…)

CONSIGLIO PER LA FESTA DEL LIBRO: LEGGERE E SCRIVERE MENO, MA MEGLIO

maggio 17, 2010

Giuliano Ferrara per “Il Foglio

Uno dice la tv, e sputa. La tv è volgare. Poi la lingua: mediocre, oscura, povera lessicalmente. Per non parlare delle maniere e consuetudini, della moda: il trionfo del banale, dell’inestetico, del generico. Critichiamo tutto: i giornali quotidiani, i settimanali, i partiti, le accademie, la scuola. Dovunque rintracciamo il germe del mediocre, dello scadente, dell’insignificante. E il libro? Non si sputa.

No, il libro è circondato dall’aura del sensibile, della joie de lire, dell’intimità intelligente, dell’esclusività per ciascuno. Il libro è festivaliero, la sua presentazione è un’epifania, il rito celebrativo non perde apparentemente un colpo: scrivere e pubblicare equivale a incantare, a sottrarre se stessi alla brutalità dell’epoca, alla sua massificazione culturale, come dicono i sociologi della cultura che hanno leggiucchiato Walter Benjamin e le sue tesi sull’auraticità dell’arte e la riproducibilità tecnica delle opere. Ma è così? Dicono questo le classifiche, i saloni del libro, i libri che si pubblicano? (more…)

Ferrara: il dissenso fa bene a Berlusconi

aprile 26, 2010

Dicono che Gianfranco Fini sia un traditore. Ma che vuol dire traditore? Non mi pare che spari alle spalle: parla in pubblico e dice la sua quotidianamente. Non mi sembra abbia cercato e coltivato contatti trasversali con tanti dei nemici di Silvio Berlusconi, nel palazzo della politica e in quelli di giustizia, allo scopo di farlo fuori. La categoria del tradimento è un’arma difficile da maneggiare, bisogna evitare forzature di significato, facilismi, demagogie, altrimenti si rischia di proiettare la propria viltà sul comportamento degli altri, sublimando psicologicamente con la calunnia la propria inclinazione alla slealtà. Dare del traditore a qualcuno, al cospetto di un potente di cui si è al servizio, può essere, se non ne ricorrano precisamente i termini, un adottare il lessico dell’invidia, del servilismo più basso.

Il percorso di Fini in politica è disseminato di cadaveri, come sempre succede e come occorre a tutti i capi. La carriera politica è un flusso di promesse non mantenute, di abbandoni, di voltafaccia, di attese tradite, di ambizioni sbagliate, perché il potere ha questo volto maligno, oltre alla luce che lo giustifica da millenni agli occhi del mondo. Ma finora quel che caratterizza la storia di questo delfino del leader neofascista Giorgio Almirante, fattosi uomo delle istituzioni e aspirante costruttore di una destra politica normalizzata, di tipo democratico-europeo, non è il tradimento. Lo scambio ha funzionato. Bisogna onestamente riconoscerlo. Come fece Berlusconi a Fiuggi, quando disse ai neofascisti, mentre lasciavano «la casa del padre», che lui non li aveva affatto sdoganati, perché si sdoganano le merci, non le persone. Fini ha firmato contratti di alleanza politica e con scarti, stupidaggini, velleità, alla fine li ha sempre onorati. (more…)

Tratto da “Venerati maestri”, di Edmondo Berselli (Mondadori)

aprile 15, 2010

FERRARA SARÀ PURE COME AURELIANO BUENDÍA, CHE, RACCONTA GARCÍA MÁRQUEZ, PROMOSSE 34 SOLLEVAZIONI ARMATE, PERDENDOLE TUTTE, MA HA INVENTATO «IL FOGLIO», LA PIÙ IMPORTANTE E FASTIDIOSA INIZIATIVA CULTURALE ITALIANA DEGLI ULTIMI DUE SECOLI

Ma il punto fondamentale è che Giuliano Ferrara, sempre lui, scuote l’Italia. Lasciamo perdere tutta la prima parte della sua carriera televisiva, quando nella sigla di un cavolo di programma, truccato da gatto, gli occhi bistrati, rovista nei bidoni della spazzatura e ne salta fuori tutto allegro con una lisca di pesce in bocca; oppure canta l’aria di Leporello nel Don Giovanni di Mozart, «Voglio fare il gentiluomo, e non voglio più servir.».

E buttiamo alle spalle anche tutta la questione socialista, quando il suo moto d’amore per Bettino, a un congresso a Milano, lo portò a fare un numero «alla Italo Balbo», come disse di sé; mentre Giampaolo Pansa lo battezzò «Cicciopotamo, socialista islamico», un fondamentalista del craxismo quasi più di don Gianni Baget Bozzo, socialista teologico.

E buttiamo via anche i sette mesi del primo, sconclusionato, governo Berlusconi, quando lui, ministro dei Rapporti con il Parlamento, si aggirava per Roma con un improbabile completo bianco, inadatto perché, come gli avrebbe detto Guia Soncini, il colore è di quelli che allargano, compreso un indefinibile panama, o comunque un cappello a tesa larga da freak, forse per mascherare con l’immagine pubblica da mostro lo stress che lo divorava, e che gli costò alla fine un arresto cardiaco, prova provata che governare diverte ma stanca. (more…)

Il bacio della morte

aprile 12, 2010

di Marco Travaglio

Giuliano Ferrara è stato avvistato l’altroieri a pranzo con Gianfranco Fini che, scrivono i giornali, “l’apprezza molto” e si fa consigliare da lui. Già l’idea di farsi consigliare da un impiegato del suo peggior nemico non pare particolarmente brillante. Se poi si tratta di Ferrara, la trovata è doppiamente suicida. Stiamo parlando del maggior collezionista di fiaschi della storia moderna: la sua scia è lastricata di cadaveri politici, anche se lui passa sempre per “molto intelligente”. Solo per motivi anagrafici non potè augurare buon viaggio ai passeggeri del Titanic, ma fu come se l’avesse fatto. Ci permettiamo pertanto di consigliare il presidente della Camera di tenersi a debita distanza, per evitare le schegge in caso di esplosione. (more…)

Un prete cattolico contro il Dio di Giuliano Ferrara

febbraio 1, 2010

di Paolo Farinella, prete

Sul “Foglio” (30 gennaio 2010) a firma di Pietrangelo Buttafuoco è apparso un articolo dal titolo “Amano Dio e votano Emma”. Il riferimento è alle prossime elezioni regionali laziali, ma lo sguardo si allarga all’orizzonte dell’Italia e del mondo. Un nuovo «padrino della Chiesa» è sorto alla fine di gennaio dalla cattedra patriarcale del «Foglio» dei dintorni berlusconiani e come da programma, incluso nel cognome, butta nel fuoco delle Gehènna tutto e tutti, salvando solo il piccolo «dio» personalizzato, fatto a propria immagine e somiglianza. Un «dio» tascabile, utile in ogni circostanza. A luogo e fuori luogo.

Se fosse stato un tema da scuola media, l’insegnante l’avrebbe cassato tutto con la motivazione: fuori tema, da cima a fondo. L’impressione alla prima lettura è di depressione spinta perché sembra che da un momento all’altro l’autore si voglia suicidare perché incompreso in un mondo di atei, di senza Dio, in una chiesa traditrice dei bei tempi andati; in una parola di coloro che dicono di credere in Dio. La confusione è totale e non basta riordinare le idee, ma è necessario oltre ad un supporto psicologico, una rifondazione della teologia, specialmente tradizionale, perché l’autore deve avere studiato solo su un bignamino da bancarella. (more…)

Ferrara: D’Alema e la figuraccia a testa alta

gennaio 29, 2010

Massimo D’Alema è uno che le batoste se le merita. Nel senso in cui si augura a un avversario di meritarsi, lui e le sue idee, un fracco di metaforiche legnate. Ma anche nel senso moralistico cinque, secentesco: merita talvolta, sempre più spesso, l’onore di una sconfitta, il classico blasone dell’anima bennata. Ho sempre rilevato la natura sicaria di certi suoi comportamenti, ma con l’età e l’esperienza viene fuori un’altra dimensione dell’ex presidente del Consiglio, più da hidalgo, meno convenzionalmente opportunistica e machiavellica. Non lo vedo ancora come un eroe della Mancia, come un sublime evocatore di gesta cavalleresche, come un grande innamorato della bellezza e di Dio, ma il suo modo di perdere mi pare sempre meno banale.

D’Alema poteva tirarsi fuori con un po’ di formalistica prudenza dal casino pugliese, dove il vento populista e personalista gonfiava le vele di Nichi Vendola, tribuno lirico di un comunismo da parrocchia di borgata, e deprimeva qualunque ambizione d’apparato o, come si dice adesso, oligarchica. Invece ha voluto coltivare, a costo di perdere di brutto, la sua immagine grigia e perfino tetra di uomo di partito, riottoso alle sfide retoriche della società civile, rigido nel rivendicare un punto-nave fisso anche contro correnti e maree trascinanti; così si è messo in mezzo alla tempesta, ha perso la barca a Gallipoli, è andato alla deriva, ha rimediato una figuraccia, si è infranto sugli scogli, ed è stato ripescato da un accordo gentiluomo con Silvio Berlusconi (contro il parere di metà della sua corte) per la presidenza del Copasir, il Comitato sui servizi segreti, garanzia di sconfitte future nella società di sinistra, che non ama gli inguacchi con il nemico, detesta i servizi segreti, il ruolo dei partiti e dei loro leader, oligarchi per definizione. (more…)

Ferrara: Craxi, dieci anni dopo

gennaio 8, 2010

Non fu una «morte amabile», di quelle che conferiscono «grazia alla nazione» secondo la formula dello scrittore ed esteta francese Paul Morand.

Fu una morte amarissima, senza riscatto, profondamente disperata, una morte che generò esteso e profondo senso di colpa, e non solo nella masnada di sodali e ruffiani fattisi censori e liquidatori del suo onore politico. Perfino i suoi persecutori, i magistrati codini che ne fecero il capro espiatorio della Repubblica dei partiti, una Repubblica che doveva scomparire a viva forza nella vergogna, ebbero un momento di soprassalto.

Spirò da Hammamet, 10 anni fa, un sentimento ineluttabile di tragedia. Le cure mancate e la viltà politica che avevano consegnato alla latitanza e all’esilio quel socialista garibaldino dell’Ottocento diedero la misura, alle soglie di un secolo nuovo, della ferocia di una stagione italiana fertile di ingiustizia, di libidinosa demagogia, di morbosa violenza politica.

La telefonata di Silvio Berlusconi mi aveva raggiunto nella redazione milanese del Foglio nel pomeriggio inoltrato del 19 gennaio 2000. Era molto commosso, in lacrime, e mi aveva detto semplicemente che era morto Bettino. Il dolore mio si era presto raffreddato nel compito professionale e politico di fare un decente giornale intorno alla notizia. (more…)

Ora non si può nemmeno fare l’amore in pace con un trans

ottobre 26, 2009

imagesGiuliano Ferrara per “il Foglio”

Spiegatemi una cosa, parlando del caso Marrazzo. Non mi ci raccapezzo. Mi sono letteralmente perduto nei suoi dintorni. Forse è perché sono preso da intensa pietà per Giuseppe D’Avanzo, una prosa politica e civile costretta per l’eternità a inseguire lo scandalo privato in materia sessuale, un grande dell’informazione criminale indotto dal destino cinico e baro a occuparsi ormai soltanto di storie d’alcova, distribuendo torti e ragioni, e richieste di dimissioni per le diverse forme, come dice lui, di sexual addiction. Forse è per questo che non afferro il busillis. Ma insomma, spiegatemi. (more…)

Ferrara:niente bavagli, ma perchè solo Travagli?

settembre 30, 2009

imagesAssurdo ma vero: Silvio Berlusconi è un editore televisivo di sinistra, un padrone della tv che non riesce a impadronirsi del linguaggio della tv.

Sbaraccare i palinsesti e fare posto al capo del governo che adempie le sue promesse e taglia nastri non è il massimo dell’eleganza.
È una provocazione. Ma Berlusconi dell’eleganza se ne infischia, è un uomo pratico, bada al sodo, e delle provocazioni, specie delle sue, non ha alcuna paura.

La storia del terremoto e della grande impresa di umanità e solidarietà della ricostruzione lampo è in effetti una bella storia, che un Bruno Vespa abruzzese può raccontare con la necessaria simpatia umana, e il governo e il suo capo si sono dati parecchio da fare sotto la guida tecnica di Guido Bertolaso, il guru infallibile della Protezione civile. (more…)

Intorno all’articolo precedente

agosto 18, 2009

AEXMH16CAI54CPBCAZGWQW4CATX4BLACA7KF0CNCAOEE3M8CAUKT2N3CA4WVHCXCAFHHJABCAANGP44CAOKPJ2PCA6B8JALCAWJBZAOCAFECL2UCATHFIHXCA2Z0X9QCA0UT53ACAK91QQXCAK115N7Il nichilismo di B-XVI

Criticare le parole di Ratzinger è legittimo, ma bisogna leggerle bene

Bocciare in filosofia il professor Joseph Ratzinger è una tentazione irresistibile e anche Adriano Sofri, dopo Emanuele Severino, non vi si è sottratto. L’accostamento della barbarie nazista al nichilismo, contenuto in un discorso papale pronunciato a Castel Gandolfo, viene considerato da Sofri un doppio “errore”, che “offusca l’orrore nazista” invece di “indicare e svelare il male nichilista”. Per farlo, Sofri, per così dire, “semplifica” le parole papali che forse ha conosciuto solo da una sintesi di agenzia, così da ottenere l’identificazione tra lager e nichilismo, che poi può criticare più agevolmente. In realtà Benedetto XVI non ha parlato dei “lager nazisti, simboli estremi del male, come il nichilismo contemporaneo”, non ha insomma definito una teoria filosofica o un atteggiamento mentale nichilista come “male estremo”. Ha parlato “dell’inferno che si apre sulla terra quando l’uomo dimentica Dio e a Lui si sostituisce, usurpandogli il diritto di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di dare la vita e la morte”. (more…)

Fossi al posto di Minzolini

giugno 22, 2009

imagesMi spiace per gli amici di Repubblica, ma il direttore del Tg1 non ha alcun dovere di piazzare microfono e telecamera sotto le gonne della D’Addario. Non possono censurarlo perché non si comporta come loro. E’ vero che le notizie vanno date, ma nell’autonomia assoluta di valutazione editoriale, culturale, politica e civile delle notizie stesse. Fossi al posto di Minzolini, invece di eludere la questione, il che è sbagliato e non regge, io farei una controcampagna informativa, nel senso di dare le notizie e sottolinearne la povertà dal punto di vista dell’interesse giornalistico non tabloid, e Dio solo sa se il Tg1 non è e non deve diventare un Tg tabloid. Spiegherei la differenza tra una notizia politica e un pettegolezzo, tra la critica e la denigrazione sistematica, tra un’accusa e una insinuazione: farei cioè il dizionario mediatico della campagna, contrastandone il carattere suggestivo e diffamatorio. Forse è più efficace, da un punto di vista di Palazzo, la mera elusione del tema, ma appunto non regge: e il Tg1 non può permettersi buchi colossali. La notizia dunque è: continua la campagna scandalistica sul premier, seguono approfondimenti.

Giuliano Ferrara

http://www.ilfoglio.it/soloqui/2684