Posts Tagged ‘giulio tremonti’

Tremonti flop

settembre 11, 2010

I soldi dello scudo fiscale sono andati a tutti tranne che alle imprese, il grosso resta all’estero

Nell’articolo: Poco male, allora. Nonostante le polemiche e perfino il rischio di incidenti diplomatici con il governo di Berna, l’offensiva di Tremonti contro le banche svizzere, definite dal ministro “caverne di Alì Baba”, ha prodotto più fumo che arrosto. Con i più diversi espedienti i colossi finanziari della Confederazione sono riusciti a trattenere o a recuperare una quota importante del denaro dei loro vecchi clienti italiani. E questi ultimi, come segnalano tutti gli operatori al di qua e al di là del confine, hanno già ricominciato a portare il denaro in Svizzera

Vittorio Malagutti per “Il Fatto

I soldi dello scudo fiscale? Serviranno per “mantenere aperte le aziende, per non licenziare, per continuare l’attività”. Parola di Giulio Tremonti, che nel dicembre scorso magnificava così le straordinarie virtù della legge pro evasori sul rimpatrio dei capitali esportati all’estero. Già all’epoca le dichiarazioni del ministro avevano lasciato perplessi gli osservatori più attenti nelle banche e nei grandi studi di commercialisti. Ma adesso, a distanza di qualche mese, arriva la conferma ufficiale che le previsioni di Tremonti erano campate per aria. Pie illusioni, o forse, peggio ancora, pura propaganda. (more…)

QUEL VITTORIO HA MOLTI GRILLI PER LA TESTA

giugno 15, 2010

SILENZIOSO. RISERVATO. PALLIDO E SOBRIO, COME UN POMERIGGIO AUTUNNALE – RITRATTO DI VITTORIO GRILLI, IL SEMPRE PIÙ POTENTE DIRETTORE DEL TESORO, CONSIGLIERE DI TREMONTI E PUPILLO DI DRAGHI, CHE GIULIETTO TREMENDINO SOGNA AL VERTICE DI BANKITALIA AL POSTO DEL POCO AMATO GOVERNATORE…

Nell’articolo: Legatissimo e fedelissimo a Tremonti di cui ha saputo conquistare la fiducia, e si sa, non è per niente facile, anche grazie alla comune ossessione per la riservatezza, Grilli è stato capace negli anni di istituire alleanze con establishment nascenti, di saper convivere nell’orbita di leadership emergenti

Denise Pardo per “l’Espresso

Sarà perché il suo ministro, Giulio Tremonti, difficilmente si fida, e quando si fida, si fida davvero, ma due fra le nomine più complicate delle partite pubbliche (la Cassa depositi e prestiti) e bancarie (il Consiglio di gestione Intesa Sanpaolo) hanno il sigillo della sua influenza. Non che Vittorio Grilli, il direttore generale del Tesoro, il dicastero più caliente del momento, abbia fatto nulla per farlo sapere in giro.

Da parte sua, mai (quasi) un’intervista. Raramente una dichiarazione. Ha scelto l’ombra, solo in attesa, probabilmente, di una luce per cui valga sul serio la pena di uscire allo scoperto.

Questa volta però, il peso e la sintonia con il gran capo carismatico dell’Economia sono apparsi a tutta la comunità economica e finanziaria più assordanti del suo prevedibile silenzio. Alla Cdp, la società finanziatrice piena di dobloni controllata dal ministero e, per il 30 per cento, dalle fondazioni bancarie, è stato nominato amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, un galantuomo, secondo tutti molto capace, ex capo di Mittel, anche suo compagno di banco nel cda di Borsa Italiana. (more…)

Tremonti vs Bersani? Tre a zero

giugno 8, 2010

Bersani condizionato dalla sua armata Brancaleone

Nell’articolo:  “Chi comanda nel Pd? Certo, Bersani è il segretario, ma a circondarlo c’è un gruppo dirigente pronto a scannarlo. Sto pensando a signori e signore come Veltroni, Franceschini, Marino, Bindi e il loro seguito. Un club che sta distruggendo il proprio partito. C’è da sperare che almeno D’Alema riesca a difendere il parroco e la parrocchia”

 Giampaolo Pansa per “Il Riformista

Di solito non guardo Annozero. Michele Santoro è bravo, ma la sua trasmissione mi annoia. Nonostante la varietà degli ospiti, è troppo faziosa, si capisce sempre da che parte tira. E la parte è una sola: Silvio Berlusconi è come il colera, o ci ammazza lui o lo ammazziamo noi, in senso figurato s’intende. È la stessa solfa che sento suonare da tanti media. La conosco a memoria e mi ha stancato. Per questo, quando sta per cominciare il talk show di Michele, cambio canale.
Giovedì ho fatto un’eccezione. Sapevo che ad Annozero ci sarebbe stato un faccia a faccia fra due big: Giulio Tremonti, il ministro dell’Economia, e Pierluigi Bersani, il leader del Partito democratico. Me lo sono goduto dal primo minuto all’ultimo. Ed è stato come assistere a una partita di calcio. Conclusa con un risultato netto: la vittoria per tre a zero di Tremonti su Bersani.Perché Tremonti ha vinto? Prima di tutto, perché giocava in casa. Nel senso che il campo di gioco era quello che lui conosce meglio: la crisi economica e finanziaria, con la manovra decisa dal governo.
In materia Bersani non è uno sprovveduto, lo so bene. Ma il segretario del Pd ha dei problemi a muoversi su quel terreno. E tra un istante ne parlerò. Pure Tremonti ha dei vincoli politici, però è stato bravo a fingere di non averne. (more…)

Tremonti, un ministro dal cuore surgelato

giugno 4, 2010

L’esatto opposto di Berlusconi, Giulio Tremonti è l’uomo del momento: incarna il sacrificio, è spietato, misogino, mistico dell’euro e asceta delle finanze. Quando parla lui i colleghi diventano timidi come scolari

Marcello Veneziani per “Il Giornale

Sarò perverso, ma Giulio Tremonti mi ispira un’infrenabile simpatia. Le sue crudeltà mentali e le sue crudità ministeriali mi mettono di buonumore, i suoi tagli mi eccitano, quando si arrabbia mi diverte più dei suoi imitatori Guzzanti e quando tradisce in una battuta, in una smorfia, perfino in un balbettio sottovoce, la sua meticolosa cattiveria e il suo disprezzo per l’interlocutore, mi fa godere come un pazzo.

Quando ti guarda sembra che stia prendendo la mira. Mi piace vederlo quando fa soffrire Bondi, mi ricorda er Canaro quando chiudeva in gabbia le sue vittime e gli praticava dolorosi tagli. Mi esalta quando prende a calci Brunetta, realizzando il sogno di milioni di fannulloni. O quando gela ministri, governatori e sindaci che battono cassa, chiedono stralci e clemenze e lui con sadico rigore li riduce sul lastrico. O quando bisticcia con le ministre donne, impermeabile al loro fascino; anche se lo vedrei magnificamente insieme con Mara Carfagna a la Pupa e il Secchione (a ruoli invertiti, vedrei bene Calderoli e la Gelmini, il Pupo e la Secchiona). Ma quando fa coppia con Berlusconi raggiunge il top. (more…)

Ferrara: Giulio Tremonti è competente ma non sa creare consenso

maggio 31, 2010

Giuliano Ferrara per “Panorama

Il consenso è il cruccio di ogni governo. Tutti si domandano, specie dopo il varo dell’ultima manovra di salvezza nazionale, quale sia oggi il posto di Giulio Tremonti nel sistema di comando berlusconiano: commissario della crisi in nome dell’Europa, decisore di ultima istanza, nuovo leader del Paese? Il brusio del nome, un ministro arcigno e solo-contro-tutti, è sempre meno generico, e ormai «Tremonti» ronza nelle orecchie dell’élite e del popolo, diciamo così, con sempre maggiore autorevolezza. (more…)

Giulio Tremonti

maggio 25, 2010

Colbertista sarà lei

Marco Ferrante per “Il Foglio” del 7 febbraio 2007

Giulio Tremonti è nato a Sondrio nel 1947. Ha fatto il liceo classico Piazzi di Sondrio, lo stesso di Palmiro Togliatti e Francesco Forte. L’università l’ha fatta a Pavia, in uno dei quattro collegi storici della città, Ghisleri, Cairoli, Borromeo e Fraccaro. Il suo era il Fraccaro. Studi giuricidi, per la tesi ha frequentato l’Istituto di finanza fondato da Benvenuto Griziotti, che aveva come caratteristica una posizione culturale intermedia tra economia e diritto: quel tipo di formazione definita dagli inglesi cultura istituzionale. Nella sostanza, un misto di visione politica e di concreta capacità tecnica, una tradizione che in Italia non si è formata solo a Pavia: va da Enrico Cuccia, a Guido Carli, da Bruno Visentini a Beniamino Andreatta fino a Giuliano Amato. Il maestro di Tremonti fu Gian Antonio Micheli che era succeduto a Calamandrei nella cattedra di Diritto processuale civile a Firenze.
I collegi di Pavia sono istituzione complessa, fabbrica di classe dirigente, con un elemento elitario: lo studio viene considerato, cioè, fattore di promozione personale e di progresso. Tremonti, di famiglia liberale, si avvicina alle idee socialiste dopo l’università, durante il servizio militare prestato come soldato semplice. Nella prima metà degli anni Settanta, ventisettenne, diventa professore universitario. Alla fine degli anni Settanta comincia a fare attività professionale, in una società di consulenza e revisione internazionale dove impara l’economia moderna. A partire dagli anni Ottanta si avvicina alla politica. Comincia a collaborare per il Corriere della Sera chiamato da Piero Ostellino (collaborerà dal 1984 al 1994) e a scrivere libri politici per il Mulino, Laterza e Mondadori. Nell’estate del 1993 partecipa alla fase di riorganizzazione del quadro politico dopo Mani pulite. Entra nel Patto Segni, viene eletto alla Camera e quando si tratta di decidere l’atteggiamento da tenere con Berlusconi, Tremonti spinge perché il cartello giscardiano promosso da Segni non voti contro, ma si astenga. Il patto si sfalda, perché inizia il bipolarismo. Tremonti si avvicina a Berlusconi. Parlamentare dal 1994, è stato ministro delle Finanze nel primo Berlusconi, ministro dell’Economia nel secondo, vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Economia  nel terzo. Attualmente è professore ordinario presso la facoltà di Giurisprudenza a Pavia. E’ stato visiting professor a Oxford. E’ presidente dell’Aspen Institute Italia. Ha inventato il meccanismo dell’otto per mille. Tiene a far sapere – visto che qualche volta lo legge sui giornali – che non ha fatto il Sessantotto, che non ha scritto il programma fiscale della Rete (ma ringrazia Leoluca Orlando per una colazione), e che sul Manifesto ha scritto solo due articoli, non politici ma tecnici. Uno critico verso l’operazione di acquisizione della Buitoni da parte di Carlo De Benedetti, l’altro contro la politica fiscale di Bruno Visentini. A quel tempo, non c’era altro giornale che gli consentisse di farlo e, comunque, resta grato per l’ospitalità. 

A Washington Giulio Tremonti ha presieduto un convegno internazionale dell’Aspen Institute sull’energia sicura e la sfida per un futuro sostenibile, chiuso dal capo della banca mondiale Paul Wolfowitz. La questione ambientale è uno dei temi su cui Tremonti ritiene che si riorganizzerà la polarizzazione delle forze politiche nei prossimi anni. Pensa che per le forze di destra l’ambiente sarà una delle occasioni per elaborare una visione politica. In una lunga conversazione con il Foglio, in cui si analizzano alcuni aspetti del tremontismo – dalla critica alla globalizzazione all’analisi dello stato criminogeno – Tremonti spiega alcune posizioni, la sua azione di governo, ragiona sull’andamento della spesa pubblica nella scorsa legislatura. Difende la sua posizione antiglobal fatta di dazi e quote europee e di lotta alle regole suicide che l’Europa fabbrica contro se stessa. Nega, invece, di essere mai stato interventista in economia, dice che quella del colbertismo è una vulgata, e spiega, per esempio, che la Cassa depositi e prestiti serviva solo come strumento tecnico per avviare il processo di privatizzazione di alcune partecipazioni dello stato e per finanziare opere pubbliche. Dalla Cassa depositi e prestiti nasce il fondo infrastrutturale F2I, avviato lo scorso anno, di cui si discute in questi giorni. Tremonti spiega che la cultura del nuovo intervento pubblico – attribuita dagli osservatori a Romano Prodi – è fuori dallo schema da lui immaginato quando era ministro.  (more…)

Tremonti ha puntato l’oro di Draghi

aprile 5, 2010

Il ministro infila una sorpresa sulle riserve auree di Bankitalia nel testo del decreto legge fiscale

Imposta del 6% sulle plusvalenze. In ballo 250 milioni di gettito.

Che tra i due ci fosse la guerra si sapeva. Ma che il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, avesse in preparazione un’autentica cannonata non era minimamente previsto. E invece il titolare del dicastero di via XX Settembre sembra proprio avere esploso un colpo che fa male nei confronti del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Il tutto all’interno del decreto legge fiscale che è stato approvato ieri dal consiglio dei ministri. Ebbene, nel testo compare un articolo, intitolato «imposta sulle plusvalenze su oro non industriale di società ed enti», che di fatto si concretizza in una stangata fiscale nei confronti delle riserve auree di palazzo Koch. Una stangata che, fatti due calcoli, può valere fino a 250 milioni di euro destinati a entrare dritti dritti nelle casse dello stato. Lo strumento con il quale l’operazione viene condotta in porto è un’imposta sostitutiva del 6% che dovrà essere applicata sulle plusvalenze prodotte dalla valutazione, e non dalla cessione, dell’oro. Ma entriamo nel dettaglio dell’articolo. La norma, per essere più precisi, dice che «le plusvalenze iscritte in bilancio derivanti dalla valutazione, ai corsi di fine esercizio, delle disponibilità in metalli preziosi per uso non industriale, anche se depositate presso terzi o risultanti da conti bancari disponibili», saranno assoggettate «a tassazione separatamente dall’imponibile complessivo mediante applicazione di un’imposta sostitutiva». Quest’ultima viene individuata in un’«aliquota del 6%». Importante rilevare che, sempre sulla base del testo, questa imposta sostitutiva non si applica alle plusvalenze «conferite in adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza alle Comunità europee». Ora, già il fatto che l’articolo faccia riferimento ai metalli preziosi «per uso non industriale» contribuisce a far pensare che nel perimetro della disposizione ricada anche la Banca d’Italia. Senza contare il fatto che si parla di plusvalenze derivanti dalla valutazione e non dalla cessione dei metalli preziosi, ovviamente oro compreso. Certo, rimane l’esclusione delle plusvalenze conferite sulla base di obblighi derivanti dalle Comunità europee (il riferimento è al sistema della Bce). A ben vedere, però, solo una piccola parte degli aumenti di valore ottenuti da palazzo Koch sulle riserve auree è conferita alla Bce, circa il 18%. Tutto il resto non è conferito, al massimo depositato presso terzi. E in quest’ultimo caso, come precisa l’articolo in questione, è soggetto comunque all’imposta sostitutiva. (more…)

Ci salvano i cinesi

dicembre 17, 2009

Tremonti scopre il feeling con la Cina perché Pechino investe nel debito italiano

di Francesco Bonazzi e Stefano Feltri

Dio benedica la Cina e il suo capitalismo a corto di democrazia, ma non di denari. Da nemico pubblico numero uno, buono per gli slogan più beceri della base leghista e le macrovisioni geopolitiche di
Giulio Tremonti a silenziosi partner. Niente più polemiche. Niente più insulti. Anche la Chinatown di via Sarpi (Milano) o dell’Esquilino hanno smesso di preoccupare. Una volta a Roma perfino i tassisti malignavano su tutti “’sti cinesi amici di D’Alema”.Oggi sono amici di Tremonti?

Il viaggio del ministro dell’Economia a Pechino, con tanto di lezione alla scuola quadri del Partito comunista ha sollevato qualche domanda. E’ lo stesso ministro che si vantava (nel libro Rischi fatali del 2005) di essere stato “il primo politico occidentale” a individuare nella Cina “non solo una fantastica opportunità” ma anche “una incombente drammatica negatività”. Che i rapporti siano sempre più stretti lo dimostra anche la visita imminente dei dirigenti del Cic, il China Investment Corporation, opaco fondo sovrano (cioè che gestisce per conto del governo i surplus del bilancio cinese) che arriverà in Italia per trattare accordi con la Cassa depositi e prestiti, braccio operativo della politica economica tremontiana.E non può essere una coincidenza che circolino voci – poi smentite – dell’interesse di un’azienda cinese per acquisire lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. (more…)