Posts Tagged ‘goffredo fofi’

COMPAGNO SCOMODO

giugno 10, 2011

Luigi Mascheroni per “il Giornale

Colto, curioso, intelligente, e fazioso. L’intellettuale perfetto. Goffredo Fofi, che come tutti i veri intellettuali detesta l’intellighenzia, è una delle menti più lucide della sinistra, ed è forse per questo che la disprezza. Eterno contestatore, il critico militante che per decenni ha contribuito a dettare le linee letterarie e cinematografiche della Sinistra oggi ammette la sua delusione per il ’68; irride quello che fu il principale laboratorio di cervelli progressisti, ovvero il Dams e i suoi laureati («al Festival di Venezia il pubblico dominante sono loro, e ridono quando c’è da piangere e viceversa, battono le mani quando c’è da fischiare e viceversa: schiavi delle ultime mode, hanno gusti “barbarici”»); prende le distanze dai mammasantissima della politica, del giornalismo e della cultura della sinistra «ufficiale», tutti complici prezzolati di un regime ormai trentennale (dieci anni di craxismo e venti di berlusconismo), che compiacciono o accettano senza reagire; e smaschera il «vuoto di valori» e la «pochezza dei progetti» di una sinistra «che oggi è talmente di destra da non far più nemmeno parte dell’Internazionale socialista!». (more…)

Il viaggiatore leggero

gennaio 20, 2011

Sellerio ristampa la raccolta di articoli di Alex Langer, con la prefazione di Goffredo Fofi

da “ilpost

L’editore Sellerio ha ristampato una raccolta di articoli di Alex Langer che era uscita nel 1996 con il titolo “Il viaggiatore leggero“. Langer fu un intellettuale e politico ambientalista e pacifista, prima di uccidersi a 49 anni nel 1995. Di lui parla Goffredo Fofi nella prefazione del libro. Pubblichiamo anche l’ultimo articolo di Langer contenuto nella raccolta.

Se si dovesse chiudere in una formula ciò che Alex Langer ci ha insegnato, essa non potrebbe che essere: piantare la carità nella politica. Proprio piantare, non inserire, trasferire, insediare. E cioè farle metter radici, farla crescere, difenderne la forza, la possibilità di ridare alla politica il valore della responsabilità di uno e di tutti verso «la cosa pubblica», il «bene comune», verso una solidarietà tra gli umani e tra loro e le altre creature secondo il progetto o sogno di chi «tutti in sé confederati estima / gli uomini, e tutti abbraccia / con vero amor, porgendo / valida e pronta ed aspettando aita / negli ultimi perigli e nelle angosce / della guerra comun».

Dico carità nel preciso senso evangelico, poiché Alex era un cristiano, dei non molti che cercavano di attenersi agli insegnamenti evangelici che era possibile conoscere in quegli anni nel «movimento» (e oggi sono ancora di meno) e non, come tanti di noi che gli fummo contemporanei e amici, di fragilissime convinzioni «marxiste» oppure, al meglio, mossi confusamente da una visione solo etica del cristianesimo. La «diversità» di Alex, la sua superiorità sui suoi amici e compagni, gli veniva anche da una storia famigliare più ricca, a cavallo tra lingue e culture, tra Germania e Italia e tra ebraismo e cattolicesimo, ma nessuno vide mai in questo il marchio del privilegio, poiché essa era caratterizzata in lui da una convinzione di umiltà reale e non esibita, non appariscente, dalla propensione all’ascolto degli altri, di tutti, dalla libertà dei collegamenti e dalla scelta di «far da ponte». Quante volte Alex Langer non ha teorizzato nei suoi testi la funzione e l’imprescindibile necessità dei «ponti»? (more…)

COME TI AFFOGO IL FESTIVAL DEL CINEMA

agosto 30, 2010

GOFFREDO FOFI PICCONA IL LIDO DI MULLER – I NOMI DEI GIURATI E DEL LORO PRESIDENTE TARANTINO? UN INSIEME PIUTTOSTO CASUALE DI BRAVI E DI STOLTI, MA PREFERIBILMENTE NELLA VESTE DI FUNZIONARI DEL CINEMA PIUTTOSTO CHE IN QUELLA DI ARTISTI – FILM ITALIANI, SENZA NESSUNA SELEZIONE – E ALLA FINE SI RESTERÀ CON UN PUGNO DI COSE BUONE IN MEZZO A UN DILUVIO DI BANALITÀ…

Goffredo Fofi per il Domenicale del Sole 24 Ore, da “Dagospia

Alcune osservazioni sul programma, e su altro. Non sui film, che non si sono ancora visti, ma sì sullo stato del cinema, e sull’impostazione del Festival (dall’1 all’11 settembre) che azzarda più di altri, accettando tutte le regole di un gioco sempre più povero e più noioso.

Non vale discutere i nomi dei giurati e del loro presidente, per la semplice ragione che rispondono alla confusione primaria, alla scena primaria: un insieme piuttosto casuale di bravi e di stolti, ma preferibilmente nella veste di funzionari del cinema piuttosto che in quella di artisti.

I mediatori contano più di tutto, nelle arti odierne, in tutte. Hanno in generale sostituito i critici, che non contano più niente se non si trasformano anch’essi in funzionari di questa o quella squadra o banda riconosciuta,di questa o quell’impresa, di questo o quell’ente. (more…)

Da 50 anni il «Buio» illumina

luglio 19, 2010

Nell’articolo:  Atticus deve difendere un nero accusato ingiustamente di violenza carnale a danno di una ragazza bianca e questo gli crea (e crea per i suoi figli) una situazione di pericolo. La fine del nero sarà tragica e a salvare i bambini dalla vendetta bianca sarà il misterioso abitante di una casa vicina, un giovane pazzo che vi è segregato dal padre e con il quale i bambini hanno intessuto nel corso del romanzo un silenzioso rapporto di messaggi e attenzioni

Goffredo Fofi per “Avvenire

Leggemmo Il buio oltre la siepe (nell’originale To kill a mockingbird, “Uccidere l’uccello beffatore”) che rileggiamo oggi a cinquant’anni di distanza dalla prima edizione americana, nella prima edizione italiana del 1962, quando il vento della rivolta nera cominciava a scuotere gli Stati Uniti, ma ancora in lenta progressione, tra ingiustizie evidenti e risposte necessarie.

Esse sarebbero state sia violente (Malcolm X) che nonviolente (Martin Luther King) e nel corso del decennio avrebbero visto molte vittime, distrutto molte esistenze ma alla fine avrebbero portato a un radicale cambiamento nelle condizioni di vita della maggioranza degli afroamericani. Insieme ad alcuni film dello stesso periodo (di Stanley Kramer, di John Cassavetes e altri, spesso interpretati dall’attore nero Sidney Poitier), fu il romanzo di Harper Lee, che narrava in modi più dolci una storia non troppo diversa da quella di Non si fruga nella polvere di William Faulkner, a ricordarci la situazione di tremenda disparità in cui erano costretti i cittadini statunitensi di pelle nera. In modi decisamente più duri negli Stati del Sud, che avevano edificato la loro ricchezza sulla mano d’opera degli schiavi “importati” a viva forza dall’Africa. Il romanzo di Faulkner è del 1948, quello di Harper Lee del 1960 e i fatti che narra si svolgono nel lontano 1932. Non molte cose erano cambiate nella condizione dei neri nel corso di tanti anni. (more…)