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Intervista a Luciano Canfora

Mag 21, 2010

«Oriente, quel concetto è solo ideologico»

Vittorio Bonanni per “Liberazione
E’ “Orienti” il tema della sesta edizione del Festival internazionale della storia che da oggi prende il via a Gorizia fino a domenica prossima per iniziativa dell’associazione “èStoria” e a cura di Adriano e Federico Ossola. Un tema appassionante, vastissimo, che ha sempre suscitato nel mondo occidentale i sentimenti più svariati come fascino, paura, demonizzazione, attrazione, voglia di indagare o di immedesimarsi. Tanti gli storici e gli studiosi invitati, italiani e stranieri. Tra questi c’è anche Luciano Canfora. filologo classico, appunto storico, saggista, un intellettuale di levatura internazionale con il quale abbiamo cercato di dipanare questa matassa aggrovigliata che sta intorno al concetto di “Oriente”. 

Professor Canfora, difficile dare una definizione univoca di Oriente. Gli stessi organizzatori del Festival sostengono «l’impossibilità di pensare, individuare o circoscrivere un “Oriente” tout court». Che cosa ne pensa?
La domanda è curiosa. Si tratta di un concetto vago. E a rigore non c’è e non può esserci un atteggiamento unitario nei confronti dell’Oriente. Dal punto di vista geografico poi basta cambiare posizione e l’Oriente cambia. Per esempio la Grecia è stata considerata per tanto tempo Oriente. Però nello stesso tempo è considerata la culla dell’Occidente essendo quel paese la matrice della nostra cultura. La contraddizione appare dunque di immediata evidenza. Sono, quelli che usiamo, termini convenzionali che cambiano continuamente di valore. Tornando alla Grecia questa faceva parte dell’Impero turco fino a che non si liberò nei primi decenni dell’Ottocento. Dopo, comunque, la Turchia e l’Impero ottomano fino alla Prima guerra mondiale con la rivoluzione di Ataturk costituirono un problema, determinando la cosiddetta “questione d’Oriente”. L’Italia pensò di contribuire a risolverla con la forza quando nel 1912 aggredì la Libia, determinando peraltro una spinta non lieve verso la Prima guerra mondiale. La Libia è situata un po’ più a Occidente, e non di meno la si considerava, essendo parte dell’Impero ottomano, un pezzo dell’Oriente. Dopo di che Oriente è anche il Giappone che è il più occidentale dei paesi occidentali. Un paese iperoccidentale ma non soltanto da dopo la guerra. Già dalla seconda metà dell’Ottocento prese la Germania come modello, tanto che la cultura tedesca cominciò ad essere molto presente in Giappone. Werner Sombart, un grande sociologo tedesco, ha lasciato tutta la sua biblioteca all’Università di Tokyo e sta ancora tutta lì. Poi copiò il nazismo, e ancora l’America. Insomma il Giappone ha fatto suoi sempre modelli occidentali. Però a rigore, possiamo dire che il concetto di “Oriente” è inutile e tutto sommato vago. A conferma di questo basti pensare che i francesi hanno sempre considerato i tedeschi, soprattutto i prussiani, dei centro-orientali. Durante la contrapposizione Francia-Germania, con il secondo impero francese di Napoleone III da un lato e il cancellierato di Bismarck dall’altro, i tedeschi erano considerati l’avamposto dell’Oriente. Ma lo stesso cancelliere prussiano considerava se stesso un grande statista dell’Occidente che aveva buoni rapporti con un grande rappresentante del mondo orientale che era lo Zar. Ma se la geografia non ha cambiato natura, la stessa Russia è un pezzo dell’Europa ma nello stesso tempo un grande Stato orientale.  (more…)