Posts Tagged ‘gulag’

Questo è un uomo nonostante il gulag

giugno 29, 2010

Esce Visera, terribile preludio ai Racconti della Kolyma. Lo scrittore forzato Varlam Salamov racconta la nascita dei lager sovietici. Saviano: “Editori vicini al partito comunista lo ritennero reazionario e favolistico”

Nell’artcolo: Šalamov dimostra che si può essere fedeli a se stessi, alla propria coscienza, che si può evitare di cadere nella disperazione

Giuseppe Ghini per “Il Giornale

C’è una letteratura che spesso si preferisce dimenticare, rimuovere. Šalamov, l’autore dei Racconti della Kolyma, appartiene a questa letteratura. Non per ragioni ideologiche, almeno non noi. Per ragioni ideologiche l’ha rifiutato l’Einaudi degli anni Settanta, l’ha rimosso l’intelligencija di sinistra, quella che si dimetteva pur di non presiedere la Biennale del dissenso del 1977, quella che ancor oggi si scandalizza del revisionismo relativo ai Lager nazisti e che ha sulla coscienza un peccato identico di negazionismo per quanto riguarda i GULag sovietici.

No, non è (solo) per questo che viene rimosso e accantonato uno scrittore eccelso come Šalamov. Il fatto è che i suoi scritti ci ricordano implacabilmente di quali abissi di male è capace l’uomo, anzi gli uomini concreti. Di quali abissi di male siamo capaci noi. E questo proprio non siamo disposti ad ammetterlo, a ricordarlo.
Non solo. Šalamov ci ricorda anche qual è il prezzo che dobbiamo affrontare per rimanere uomini. E non nell’Unione Sovietica di Stalin, ma ora, qui, sempre. Per questo è uno scrittore scomodo; per questo, però, è uno scrittore eterno. (more…)

Perm-36, Siberia Il gulag dimenticato

ottobre 25, 2009

siberia01gChiuso nel 1987, oggi è l’unico museo russo sulla repressione politica. Gli ex detenuti: “Un’epoca rimossa, per i giovani contano solo i soldi”

PIOTR SMOLAR
PERM (Siberia)
A Perm-36 non bisogna andarci d’estate. Non bisogna lasciarsi stordire dal sole che picchia sulla strada sconnessa che attraversa la città di Perm, ai piedi degli Urali. Non bisogna lasciarsi fuorviare dalle nuvole di polline né dalla bellezza dei laghi dove la gente pesca e si bagna. Non bisogna venirci d’estate, si è troppo distesi. Meglio venirci d’inverno. Con -30°. Niente più vegetazione, niente più laghi. Ghiaccio, neve, grigiore. Allora si è nelle condizione giuste per entrare nel campo di lavori forzati Perm-36, immaginare come hanno vissuto qui, dietro queste palizzate sbiadite, centinaia di prigionieri politici condannati dal regime sovietico alla fame, al freddo, alla solitudine, alla sofferenza. E questo fino al 30 dicembre 1987, data della chiusura ufficiale del gulag. Sì, 1987. Le ultime metastasi dell’«Arcipelago», come lo chiamò Solženicyn, non sono state distrutte dalla sera alla mattina dopo l’arrivo al potere di Mikail Gorbaciov, nel 1985. (more…)

Nelle miniere-gulag dell’uranio sovietico

ottobre 10, 2009

139347_1010_P34_CulCom_A03_F01Alla fine della Seconda guerra mondiale Stalin si accorse in ritardo dell’importanza strategica del nucleare, ma l’Urss era svantaggiata nella corsa all’atomo perché non disponeva di uranio proprio. Nei primi anni ’40 i principali giacimenti di minerale di uranio si trovavano nell’allora Congo belga, nel Canada nord-occidentale e nel Colorado. In Europa era stato scoperto ai confini ceco-tedeschi nella zona di Jáchymov, sui Monti Metalliferi.

 (…). La Germania nazista, che aveva occupato quella regione nel ’38, non sfruttò il minerale per scopi militari. All’indomani della spartizione dell’Europa in due zone di influenza politico-militare, e ancor prima del colpo di Stato comunista del febbraio ‘48, la Cecoslovacchia fu attratta dall’orbita sovietica, sia per il ruolo avuto dall’Armata Rossa nella “liberazione” del Paese, sia per la presenza nel governo di forze politiche filosovietiche. (…)

 Nel corso degli anni fu sempre più evidente che l’attività estrattiva non era più vantaggiosa, ma in Cecoslovacchia si era ormai costituita una lobby dell’uranio capace di difendere i propri interessi, nonostante i problemi ambientali, la scarsa qualità del prodotto e soprattutto i bilanci in rosso sanati dallo Stato, che ancora nel 1989 stanziò 1.705 miliardi di corone. (more…)

Lev Razgon e l’umanesimo del dissenso

agosto 9, 2009

imagesLa sofferenza mai placata di un veterano del Gulag

Nel numero in uscita della rivista “La nuova Europa” viene ricordato il decimo anniversario della morte di uno dei veterani del Gulag staliniano che, dopo diciassette anni di prigionia, fondò insieme a Sacharov e Kovalëv l’associazione Memorial. Pubblichiamo un estratto dall’articolo.

di Marta Dell’Asta

Lev Razgon è stato un dissidente  sui generis, una figura che si presenta in maniera contraddittoria:  ex detenuto del Gulag staliniano, non ha mai partecipato alle battaglie del dissenso, eppure nel 1988 è stato lui, e non altri, a fondare con Sacharov e Kovalëv l’associazione Memorial (protagonista di un immenso lavoro di studio sul Gulag). Ancora:  un ex zek, che nonostante questo ha sempre lavorato per case editrici di Stato, ha accettato di essere reintegrato nel partito, e ha tenuto le sue memorie ben chiuse nel cassetto fino alla perestrojka. (more…)