Posts Tagged ‘HAROLD BLOOM’

Quando la critica fa onore alla letteratura

novembre 26, 2011

Giuseppe Conte per “il Giornale

Questo nuovo libro di Harold Bloom (Anatomia dell’influenza, Rizzoli, pagg. 438, euro 22), che si può considerare il suo testamento intellettuale e la summa del suo pensiero, ha avuto su di me un effetto antidepressivo.  Leggendolo mi ripetevo: «Ma allora la grande letteratura esiste ancora, non è come vogliono certi critici italiani, perduti nel loro culto di uno specialismo inerte, di un ideologismo ammuffito. Allora esistono ancora la memoria, la storia, la grandezza, l’individualità. E la critica letteraria, quando è personale e appassionata, si risolve davvero in qualcosa di sapienziale». Di fronte a un libro così ho ripreso respiro. Harold Bloom scrive queste pagine per rispondere ad alcune domande essenziali. Perché ha provato tanta preoccupazione ossessiva intorno al tema dell’«influenza», di cui già parlava uno dei suoi libri maggiori? Come le sue esperienze di lettura hanno modellato il suo pensiero? E infine, domanda delle domande: qual è lo scopo di una vita dedicata alla letteratura?
Gli autori intorno a cui ruota il libro sono Shakespeare e Whitman. Shakespeare metabolizzò ogni influenza subita e assunse la coscienza umana in sé come materia della sua poesia, e divenne sommo inventore di personaggi, di eroine così vive che i lettori adolescenti se ne innamoravano: successe a Bloom, io non fui immune dal fascino metamorfico di Rosalind, la protagonista di Come vi pare. Walt Whitman è influenzato da Ralph Waldo Emerson. Waldo, il filosofo trascendentalista, è la mente dell’America, Walt, con il suo Foglie d’erba, ne è il canto, l’anima e la carne. Nella ragnatela di influenze reciproche che è la struttura diramata e complessa di un libro come questo, scopriamo che D.H. Lawrence accantona la democrazia di Whitman, è vero, ma coglie perfettamente la sua poesia come quella del «momento istantaneo», quella di un «grande modificatore del sangue nelle vene degli uomini». Scopriamo che Percy Bysshe Shelley, creatore di miti che Bloom aveva messo al centro dei suoi interessi a inizio carriera, esercita la sua influenza su William Butler Yeats, l’arcipoeta reazionario irlandese. E che i due condividono con Lawrence stesso il grido profetico. In un libro dove le passioni, come quella dell’autore per il poeta Hart Crane, amato dall’infanzia, vengono così esaltate, non mancano le idiosincrasie. Eliot e Pound sono messi in seconda fila e visti come «monologhisti drammatici» e come fascisti antisemiti, Edgar Allan Poe è detto «pessimo». E non mancano momenti di leggerezza: al poeta Auden, l’autore dell’Età dell’ansia, è dedicato un pungente ritrattino extraletterario, che ce lo mostra mentre arriva a casa Bloom, posa una valigia con dentro soltanto una grossa bottiglia di gin, una piccola bottiglia di vermouth, un bicchiere di plastica e i fogli delle sue poesie, e comincia a lamentarsi e a mercanteggiare sul compenso di 1000 dollari per una sua conferenza. Il lettore italiano potrà soffermarsi su un esempio di influenza che Bloom riporta: la rivisitazione elegantissima che un contemporaneo come Mark Strand fa di una poesia di Leopardi. Si tratta del rifacimento attualizzante, con tanto di semafori e di auto in corsa, della Sera del dì di festa. All’autore dei Canti viene dedicato un capitolo intero, e le influenze più forti su di lui vengono identificate non in Petrarca e Dante, ma in Omero, Lucrezio e Rousseau.

E si elogia quell’eroismo morale che sprigiona dalla Ginestra. È bello che Leopardi ci sia in un simile libro-pantheon.

LETTERA-DURA AMERICANA – LE PAGELLE DI HAROLD BLOOM, “IL CRITICO LETTERARIO PIÙ FAMOSO E CONTROVERSO DEI NOSTRI TEMPI”

luglio 20, 2011

Alessandra Farkas per il “Corriere della Sera“, da “Dagospia

Il libro di Harold Bloom, che in Italia sarà pubblicato da Rizzoli in autunno col titolo “L’anatomia dell’influenza. La letteratura come stile di vita”, è stato salutato in America da un profluvio di elogi da parte dei più autorevoli critici letterari, molti del quali suoi ex studenti a Yale. Tra questi Sam Tanenhaus, capo dell’influente «Book Review» del «New York Times» che oltre a dedicargli una recensione stellare e a tutta pagina nell’inserto domenicale da lui diretto, ha intervistato l’ex maestro per un cliccatissimo video sul «NYT online» .

Per generazioni di americani cresciuti leggendo i suoi quasi 40 libri che hanno rivoluzionato la storia della critica letteraria mondiale, Harold Bloom è e resta, nelle parole di Tanenhaus, «il critico letterario più famoso e controverso dei nostri tempi» . Una sorta di celebrità, come oggi lo sono solo le star dello spettacolo, cui è bastato definire il suo nuovo libro «il mio canto del cigno virtuale» per gettare nell’ansia schiere di fan. (more…)

SILENZIO, PARLA HAROLD BLOOM

aprile 21, 2011

IL PIÙ CELEBRE CRITICO LETTERARIO SBATTE AL MURO I BLUFF DI CARTA: “NON RIUSCIRÒ MAI A CAPIRE L´ENTUSIASMO PER DAVID FOSTER WALLACE E JONATHAN FRANZEN. HO FINITO DA POCO ’’FREEDOM’’ E MI SEMBRA PYNCHON IN VERSIONE ANNACQUATA” – “NON CI SI PUÒ SUICIDARE INTELLETTUALMENTE DIVORANDO AUTORI COME LA ROWLING O STANDO NEL GRIGIO OCEANO DEL WEB” – “CORMAC MCCARTHY HA SCRITTO IL LIBRO PIÙ BELLO E IMPORTANTE: “MERIDIANO DI SANGUE” È QUASI AL LIVELLO DI MOBY DICK”…

Antonio Monda per “la Repubblica“, da “Dagospia

A ottant´anni, Harold Bloom pubblica un libro di critica letteraria che si presenta come una summa della propria opera, e sceglie come titolo ”L´anatomia dell´influenza”. La letteratura come stile di vita, con riferimento evidente a L´angoscia dell´influenza, uno dei suoi testi più importanti scritto 40 anni fa. Il nuovo libro – in uscita negli Stati Uniti all´inizio di maggio (in Italia lo pubblica Rizzoli in autunno) – ha un tono crepuscolare ed estremamente personale, più vicino a un testo di memorie («mi sono innamorato della poesia di Hart Crane nell´estate del 1940, quando stavo per compiere dieci anni») che ad uno di critica, al punto che lo stesso autore lo definisce il proprio “canto del cigno virtuale”.

Bloom parla degli autori che ama come se si trattasse di amici personali, anche nel caso di scrittori del passato, perché dalla loro lettura ha tratto un nutrimento esistenziale. A cominciare da Shakespeare e Whitman, le passioni di sempre sono analizzate con un misto di erudizione e giudizi tranchant, cercando di capire qual è il rapporto tra arte ed esistenza, e come la prima possa aiutare a capire il mistero della seconda.

Bloom scrive a lungo di Lucrezio e Leopardi, James e Eliot, Dante e Petrarca, Milton e Marlowe, interrogandosi sul perché l´influenza di alcuni scrittori sia superiore a quella di altri, e ribadendo che le influenze letterarie seguono un percorso labirintico.

«Ritengo che la critica, per come ho sempre tentato di interpretarla, sia in primo luogo letteraria, e con questo intendo personale e passionale. Non si tratta di filosofia, politica o religione: nei casi più alti è una forma di letteratura sapienziale, e quindi una meditazione sulla vita».

Cosa sarebbe stata la sua vita senza la letteratura?
«Sarei morto molto tempo fa, e non voglio che questa appaia come una dichiarazione romantica, ma come qualcosa di molto concreto. Ho superato gli ottant´anni e a cominciare dai sessanta ho avuto una serie di crisi di salute, che si sono accentuate negli ultimi tempi, con un infarto, un´operazione a cuore aperto, una brutta caduta e una misteriosa infezione al ginocchio. Nei lunghi periodi di riabilitazione la mia vera terapia è stata la lettura, in particolare la poesia: l´ho letta, recitata e meditata». (more…)