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Del Noce: gli orrori dell’uomo di Marx

agosto 11, 2010

Nell’articolo: Il marxismo è il punto di arrivo del razionalismo europeo, di un razionalismo che elude, con una decisione arbitraria, il problema dell’esistenza di Dio, che rigetta senza alcuna argomentazione ragionevole il dogma del peccato originale e che, di conseguenza, eleva la politica a religione, istituzionalizza il culto idolatrico di una umanità divinizzata e pretende di realizzare, per mezzo della pratica della rivoluzione, «il Regno millenario della libertà»

Dario Antiseri per “Avvenire”

Un punto essenziale che va subito precisato è che, di fronte alla linea Cartesio-Hegel-Marx, Augusto Del Noce (di cui ricorrono domani i cent’anni della nascita) ha proposto una diversa lettura della filosofia moderna. È un altro volto della filosofia moderna quello che Del Noce vede snodarsi da Cartesio in avanti per giungere a Rosmini e Gioberti passando attraverso Malebranche e Vico, un percorso che permette di recuperare la ricchezza tematica e la forza teorica del pensiero cattolico italiano dell’Ottocento – un pensiero in grado di contrastare quella dilagante secolarizzazione che fiorisce dall’abbraccio tra l’ateismo comunista e l’ideologia borghese nella loro lotta contro la religione cristiana.

E grande fu lo scalpore suscitato dall’interpretazione che Del Noce dette del marxismo. Erano anni, quelli dal Sessanta in avanti, in cui la cultura marxista poteva dirsi sostanzialmente egemone. Egemone e in grado di risucchiare al suo interno sia gran parte del mondo cattolico che di quello laico. L’alleanza dei cattolici con i comunisti si basava sul rifiuto, teorizzato soprattutto da Franco Rodano, del materialismo storico e dell’ateismo marxista e sull’accettazione dell’analisi marxiana come scienza della società capace di offrire una oggettiva lettura della realtà sociale, lettura che, considerata appunto oggettiva, avrebbe messo nelle mani dei rivoluzionari lo strumento più adeguato per cambiare finalmente la storia dell’umanità. (more…)

Un testo ungherese sul patimento teologico di Dostoevskij

luglio 20, 2009

imagesLeggere Hegel in Siberia e scoprire che la terra d’esilio è fuori dal Logos

 

Come si può sopportare l’orrore dell’esistenza? Ciascuno lo sperimenta e trova un modo per venirci a patti. Trovare la modalità per la sopravvivenza è, in fondo, lo sforzo di vivere. Laszlo F. Foldényi, professore di Letteratura comparata all’Università di Budapest, ha scritto un piccolo libro tradotto in Italia da Il Melangolo (8 euro), “Dostoevskij legge Hegel in Siberia e scoppia a piangere”, la prima delle sue opere tradotte in italiano. Dostoevskij legge “Le lezioni di Filosofia della storia” tenute a Berlino da Hegel tra il 1822 e il 1831, anno della sua morte, mentre si trova in Siberia, nella primavera del 1854. Il grande scrittore russo, dopo quattro anni di lavori forzati, era stato trasferito come soldato semplice in uno sperduto paese di circa cinquemila anime, Semipalatinsk, nella Siberia meridionale. Ciò che vi legge lo fa trasecolare. (more…)