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Comunismo e ironia, il Manifesto fa quaranta

aprile 28, 2011

Il 28 aprile 1971 usciva il primo numero del quotidiano. Fin dall’inizio scomodo, anticonformista, spesso libertario

Fabio Martini per “La Stampa

Tutto finì per precipitare nell’estate del 1969. La Rivista del Manifesto pubblicò un editoriale dal titolo eloquente, «Praga è sola», e dall’argomento scomodo: l’isolamento dei comunisti cecoslovacchi, un anno prima soffocati dai carri armati sovietici e poi dimenticati da tanti compagni. Nel Pci «venne giù il mondo», come ricorda Rossana Rossanda, tanto è vero che nel giro di qualche settimana il gruppo del Manifesto viene espulso dal Partito comunista italiano. Diciassette mesi più tardi – il 28 aprile 1971, esattamente 40 anni fa – nasce il Manifesto, quotidiano comunista che rivela subito un profilo originale, anticonformista, spesso libertario. Da allora sono trascorse due generazioni e molto è cambiato nell’identità di quel giornale, come dimostra la recentissima pubblicazione dell’articolo del professor Alberto Asor Rosa, nel quale si sosteneva che la «democrazia si salva, forzando le regole», con l’aiuto dei carabinieri e della polizia. Una sorta di «pronunciamento» dal vago sapore golpista che l’indomani è stato difeso dalla direttrice Norma Rangeri: «Che tristezza: Asor Rosa è un intellettuale che esprime liberamente il suo pensiero, talvolta in modo paradossale». (more…)

CARTA ANNO ZERO

luglio 23, 2010

«Dimissionata» la coppia dei fondatori, Gigi Sullo e Anna Pizzo, è uno strappo storico quello che lacera Carta, il settimanale nato per separazione consensuale da una costola del manifesto. Tra le onde della crisi e dei tagli all’editoria, i fondatori immaginavano un 2011 praticamente «a carta zero», con un quotidiano on line a pagamento e un mensile. Ma la redazione ha detto no: «Stiamo lavorando per far sopravvivere il giornale, non serve un altro quotidiano, ma la nostra linea non cambia»

Nell’articolo: Rifiutando le inserzioni delle multinazionali e quelle non considerate «etiche», un giornale come Carta si alimenta soprattutto degli spot degli enti locali. Che affluiscono in due modi: per via diretta, sotto forma di pubblicità istituzionali; e per via indiretta, da parte di associazioni e cooperative sociali che pubblicizzano iniziative realizzate con contributi pubblici

Angelo Mastrandrea per “Il Manifesto

L’asfissia cui questo governo ha condannato il giornalismo indipendente miete le prime vittime. Difficile leggere altrimenti il tormento che sta vivendo una delle creature più vicine al manifesto per cultura, storia e storie individuali. Parliamo del settimanale Carta e dell’annessa rete dei Cantieri sociali, nata in parallelo alla gestazione di quello che alla fine del ’98 fu pensato come un mensile di «comunicazione sociale» allegato al manifesto del giovedì.
Nella sede di via dello scalo di San Lorenzo dove la sala conferenze è intitolata a Luigi Pintor, per la prima volta dopo dodici anni di direzione unica e ininterrotta a curare la fattura del settimanale non c’è più Pierluigi Sullo e non c’è nemmeno l’altra fondatrice Anna Pizzo. Non solo perché il giornale a giugno ha dichiarato lo stato di crisi e prepensionato i due fondatori, coppia inseparabile nella vita e sul lavoro, prima al manifesto per oltre vent’anni poi nella nuova impresa editoriale dopo una «separazione consensuale» dal quotidiano comunista, di cui Sullo è stato anche vicedirettore (per quattro anni nella prima metà dei ’90, con Rina Gagliardi prima e con Guido Moltedo poi, direttore Pintor). (more…)