Posts Tagged ‘immigrati’

Negozi, cinese e arabo cancellati dalle insegne

aprile 24, 2010

di Francesco Merlo

Il sashimi a Verona lo venderanno sotto il nome di pesse cruo, il kebab a Napoli sarà o piecoro fatto a felle e la bottega di sushi, in italiano ‘involtino di riso e pesce’, a Palermo diventerà sfinciuni. L’italiano che la Lega sta inventando, a colpi di emendamenti come quello proposto ieri sulla lingua del commercio, è uno sproposito. La parodia della famosa e già ridicola purificazione fascista, quando al posto di bar fu imposto mescita, i magazzini Standard divennero Standa, il film era la pellicola e un artista di nome Rachel dovette cambiarsi in Rascel (resistendo a Starace che voleva imporgli addirittura Rascele disse: “forse che Manin diventerà Manino?”).

Davvero non ci danno pace i creativi leghisti. Vogliono dunque abolire le insegne in lingue extracomunitarie, tradurle in italiano coltivando l’illusione violenta e impossibile di oscurare i cartelli per strozzare le culture di riferimento, non vedere più le tracce dei cinesi, dei tailandesi e dei musulmani come primo passo verso la loro abolizione, vessarli intanto con il manganello della lingua italiana o peggio ancora del dialetto locale perché la differenza con il fascismo è che alla nazione è stato sostituito il paese, all’Impero il Condominio, alla Lupa di Roma il Pitu (tacchino) di Scurzolengo, al salto nel cerchio di fuoco la gara dei birilli delle donne cuneesi e all’olio di ricino il nativismo e il folklore bergamasco. (more…)

Gli immigrati ci stanno già pagando la pensione

febbraio 1, 2010

Integrazione con il lavoro. Gli extracomunitari contribuenti sono 1,5 milioni: 1 milione i dipendenti, poi collaboratori domestici, operai agricoli e pure autonomi

di Giuliano Cazzola

Osservando i dati riguardanti la previdenza obbligatoria si vede che il processo di integrazione dei lavoratori stranieri non è un obiettivo da realizzare, ma un processo in atto da tempo. Basta considerare il fenomeno dal lato delle entrate e da quello delle uscite osservando, cioè, quanti sono i lavoratori extra comunitari che versano i loro contributi all’Inps e quanti, invece, percepiscono un trattamento pensionistico a vario titolo. Gli stranieri contribuenti sono più di 1,5 milioni. In maggioranza (1,1 milioni) sono lavoratori dipendenti (il loro numero è in costante crescita dal 2003), a cui vanno aggiunti i collaboratori domestici (quasi 260mila) e gli operai agricoli, ma non mancano i lavoratori autonomi (artigiani e commercianti, persino coltivatori diretti), gli operai agricoli e i cosiddetti parasubordinati (titolari di un contratto di collaborazione). È questa complessità di profili professionali la prova più vera dell’integrazione.I contributi versati ammontano – su base annua – a poco meno di 6 miliardi di euro, un ammontare rilevante che si aggiunge a quanto proviene dalle ritenute fiscali (per la sola imposta sul reddito sono stimate 1,5 miliardi di entrate). Va da sé che sono tanti di più i lavoratori stranieri contribuenti rispetto a quelli che percepiscono le prestazioni. La questione è facilmente comprensibile. Vengono da noi persone sostanzialmente giovani allo scopo di trovare lavoro e, con il lavoro, una migliore condizione di vita. Essi percepiranno la pensione dopo aver maturato i requisiti anagrafici e contributivi richiesti dalla legge. Eppure, non sono pochi i trattamenti erogati a persone di nazionalità extra Ue. Le pensioni vigenti al primo gennaio 2010 sono più di 190 mila per un importo medio mensile di 630 euro circa. Come si vede, attraverso una semplice moltiplicazione (630 x 13 mensilità x 190 mila prestazioni) emerge una spesa complessiva (1,5 miliardi) allineata con l’entrata; ma questo è un conteggio che – pur essendo significativo – non porta da nessuna parte, perché anche per i lavoratori stranieri verrà il momento in cui i pensionati saranno in aumento e comunque in un numero equivalente a quello delle persone attive. (more…)

La sanatoria per le colf, l’inferno della clandestinità per i lavoratori agricoli

settembre 3, 2009

schiaviPerché deve essere regolarizzato chi lavora nelle case e condannato alla maledizione della clandestinità chi si spacca la schiena nei campi di pomodoro? E’ iniziato un processo che nega l’ingresso regolare, condanna alla schiavitù del lavoro nero e ricattabile, sana solo chi serve e quando serve. Intanto peggiorano sempre più le condizioni dei lavoratori agricoli stranieri nel Sud: una gambizzazione in Campania, uno sgombero in Calabria, mille braccianti senza casa in Basilicata.

di Antonello Mangano

E’ l’Italia dei condoni e del tutto s’aggiusta, quando e come ci fa comodo, che fa la faccia feroce con i deboli. La Lega, il partito del rigore e della fermezza, non fa eccezione. Nel 2002 la sanatoria “Bossi-Fini” fu la più grande della storia italiana, perché serviva manodopera per le industrie e l’economia italiana. Oggi si preferisce forza lavoro in condizione schiavile. Le forme di ingresso regolare non esistono più, il “decreto-flussi” è una farsa che sta creando un immenso mercato nero di falsi contratti di lavoro, ed un ceto parassitario di mediatori e speculatori, secondo la “migliore” tradizione italiana. “Abbiamo da troppo tempo una legge sull’immigrazione nella twilight zone, ai confini della realtà, che vive nella finzione che gli immigrati possano venire selezionati e assunti prima ancora di entrare nel nostro paese, come se potessimo far funzionare in Burkina Faso quel servizio di collocamento pubblico che non riesce a trovare un lavoro a chi lo cerca neanche in Italia”, dice l’economista Tito Boeri. La regolarità, quando serve, si produce dunque con le sanatorie. (more…)

London DREAMING

luglio 19, 2009

imagesAhmed, sfuggito alla repressione dell’«onda verde» da parte del regime di Ahmadi Nejad, è una delle centinaia di immigrati che tentano di attraversare la Manica nascosti sul fondo di un tir. Ora è uno degli «invisibili» che vivono nei boschi della cittadina francese

Un tir sfreccia sulla bretella autostradale che collega il porto di Calais all’entroterra, attraverso cui sfilano gli autotreni che sbarcati dalla Gran Bretagna si riversano sul continente. Il telone di poliestere bianco che copre il rimorchio vibra violentemente sotto le folate di vento. «Era come quello lì – fa Ahmed puntando il dito – Noi stavamo sotto il telone, stesi sopra i container. Si stava al buio per ore». Ha 28 anni Ahmed, i capelli corvini tagliati corti, i pantaloni neri, la camicia blu scuro. L’aspetto è ordinato e pulito, quasi che non dormisse ogni notte in mezzo alle ortiche della periferia di Calais, assieme a decine di altri iraniani fuggiti a frotte nelle ultime settimane dal paese di Ahmadi Nejad, finito nel tritacarne della repressione. Lui il viaggio lo vorrebbe fare nel senso opposto rispetto all’autocarro verso cui punta il dito indice dal quale due settimane fa la polizia francese gli ha preso le impronte digitali. Pagare 1000 euro per montare su un rimorchio. Stare in silenzio per ore in attesa che il conducente metta in moto. Passare sotto il naso dei cani della Police Aux Frontiers e della Uk Border Agency. Massaggiare le gambe rattrappite mentre il traghetto ara le acque che separano la Francia dall’Inghilterra. Aspettare che il camion sbarchi a Dover, che il conducente apra la porta e urli «go! go!». Raggiungere la stazione ferroviaria più vicina. Prendere un treno per il Nord dell’Inghilterra, dove lo aspetta un amico. Presentarsi con una camicia stirata all’ufficio per i rifugiati. Riempire il modulo per ottenere il diritto d’asilo. (more…)

Il traffico di immigrati non conosce crisi (anzi, la sfrutta)

giugno 25, 2009

AJUIDQZCAMHF9V4CAGA2SHWCAWFPY1YCAPCWOMACAZZF8RYCAGVLU84CAPVJ6IKCA68NCX3CANRQCUBCAVGIKYQCAS56OBLCAW4OEFXCA1EY3QLCARDO19ACA41CSXRCAKU3EIMCAFC3MTSCAR9A64TA Phoenix (Arizona) e nelle altre grandi città statunitensi del sud, i quartieri fantasma creati dalla crisi immobiliare diventano teatro di un nuovo business della malavita messicana, quello dei sequestri. A farne le spese, ancora una volta, gli immigrati irregolari

 

Picchiati e minacciati, pistola alla tempia, poi lasciati mezzi nudi, in piena estate come in pieno inverno, ammassati nelle stanze di un anonimo villino unifamiliare alla periferia di Phoenix, San Diego o Houston. Dove, se tutto va bene, sono trovati dalla polizia dopo una richiesta d’aiuto al 911, sussurrata da un telefono cellulare. È questo il destino di un numero crescente di aspiranti immigrati messicani, che provano ad entrare illegalmente negli Stati Uniti e a cui, negli ultimi due/tre anni, le stesse organizzazioni criminali cui essi si affidano per il viaggio chiedono riscatti fino a 5 mila dollari, per essere lasciati liberi (e vivi). Un prezzo alto, molto più alto dei circa mille dollari (pagamento anticipato) sborsati di solito per l’attraversamento del confine. (more…)