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Quando l’epitaffio è uno sberleffo. La «Spoon River» di Montanelli

ottobre 5, 2011

In un volume le lapidi funerarie con cui Indro seppelliva vivi i suoi contemporanei

Antonio Carioti per il “Corriere della Sera“, da “Dagospia

Sembra incredibile che il sarcasmo di Indro Montanelli potesse raggiungere vette ancor più acuminate rispetto ai leggendari «Controcorrente», i suoi corsivi quotidiani sul «Giornale». Eppure è così. Lo dimostra il volume Ricordi sott’odio. Ritratti taglienti per cadaveri eccellenti, in libreria da oggi per Rizzoli (pagine 223, 17). Qui troviamo un’antologia di epitaffi, quasi tutti inediti, che Montanelli – spiega nell’introduzione il curatore Marcello Staglieno – aveva scritto per le tombe di vari personaggi, a partire dagli anni Cinquanta, buttandoli giù di volta in volta su tovagliette di carta, su bloc notes, su fogli sparsi. «Una Spoon River all’acido prussico», la definisce Staglieno.

Scrittori come Alberto Moravia e Riccardo Bacchelli, politici come Guglielmo Giannini e Pietro Nenni, attrici come Alida Valli e Ingrid Bergman, perfino il sommo pontefice Pio XII: tutti vengono messi alla berlina attraverso lapidi funerarie che ne sbeffeggiano i difetti e le debolezze umane in modo fulminante e crudele.

Non c’è pietà per nessuno, come si vede dagli esempi riportati qui a fianco: Piero Calamandrei viene inchiodato al suo assillo di essere sempre più a sinistra di tutti; Wanda Osiris alla sua vanità di soubrette; Palmiro Togliatti all’ipocrisia del suo credo ideologico; Mario Soldati alla smania di protagonismo; Enrico Mattei all’ambizione smodata di progetti faraonici pagati dal contribuente. Giudizi a volte ingenerosi, sempre divertenti

Vi traspare nitida la lezione del maestro di Montanelli, Leo Longanesi, che per la bassa statura si definiva appunto «carciofino sott’odio». Un’autoironia che non mancava neppure a Indro, capace di dedicare a se stesso il seguente epitaffio: «Genio compreso / spiegava agli altri / ciò / ch’egli stesso / non capiva».
2 – MORAVIA, NENNI, ALIDA VALLI, PIO XII: NON C’È PIETÀ PER NESSUNO

di Indro Montanelli

Qui riposa Mario Soldati,
padre, figlio, autore, regista, interprete
di Mario Soldati.

Silenzio!
Sua Santità Pio XII
sta insegnando alla morte come si arrota la falce.

Qui
per la prima volta
Alida Valli giace sola.

Qui riposa Pietro Nenni
Bonario, rivoluzionario, abitudinario
Sognò barricate su cui passeggiare in pantofole.

Qui giacciono i centoventi libri
e i centoventi chili di Riccardo Bacchelli.
Liberata di tanto peso la letteratura italiana con sollievo pose.

Qui riposa Enrico Mattei
a nostre spese
senza badare a spese

Qui riposa
Palmiro Togliatti
impiegato modelli di rivoluzioni parastatali.

Qui giace
Arnoldo Mondadori editore.
Infido visse di fido.

Qui Curzio Malaparte
ha finalmente cessato di piangersi, di compiangersi e di rimpiangersi.
Imitatelo.

Qui alla Morte
è tornato Dino Buzzati
che con lei visse dolcemente abbracciato.

Qui giace
il più rappresentativo e completo
di tutti i personaggi di Moravia: Alberto.

Qui riposa un uomo
che per tutta la vita si sforzò di diventare Giovanni Ansaldo.
E purtroppo ci riuscì.

Qui giace
Guglielmo Giannini
ucciso dal dolore di essere un uomo qualunque.

Qui giace
Piero Calamandrei.
Cercatelo nella tomba di sinistra.

A Guido Piovene
marito impagabile
la vedova paga.

Qui giace
Wanda Osiris scenditrice di scale.
Per non salirle rifiutò il paradiso.

Qui riposa in piedi
Mario Pannunzio
che tanto faticò a sedere.

Qui giace
Ingrid Bergman.
La signora Ingrid Rossellini con inconsolabile pianto pose.

AD OGNI ANNIVERSARIO O DIATRIBA SU INDRO MONTANELLI SBUCA L’INDIGNAZIONE SU QUELLA “FAMIGERATA” PRIMA PAGINA DEL CORRIERE DEL 3 GIUGNO 1977 QUANDO, GAMBIZZATO DALLE BIERRE, VENNE “CENSURATO” IL NOME DEL GIORNALISTA DI FUCECCHIO

luglio 28, 2011

CRONISTA DEL SUO FERIMENTO
Enzo Biagi intervista Indro Montanelli dal “Corriere della Sera” del 3 giugno 1977, da “Dagospia

L’ho visto a mezzogiorno, subito dopo l’intervento. C’era un po’ il clima da “Asso nella Manica”, quella tensione da edizioni straordinarie: fotografi, TV, radio, si accalcavano davanti alla porta, stanza 210. “Sono ancora qui” mi ha detto, e ha sorriso. Appena un po’ pallido, ma sereno.

Molti sono poi entrati nella camera, in quell’aria calda, che sapeva di disinfettante. Mi sono allontanato. Sul marciapiede, stava arrivando Giorgio Bocca; è uno, anche lui, che sgobba, non si era fatta la barba, mi sembrava che avesse gli occhi rossi: “E adesso – ha detto – a chi tocca’”.

Sono tornato verso sera, C’erano due agenti in borghese, in piedi nel corridoio, è ho pensato che la patria si potrebbe servire anche seduti. Abbiamo un po’ chiacchierato, non pareva neppure stanco. Gli stavano facendo la fleboclisi.

“È successo verso le dieci. Ero appena uscito dall’albergo. Passeggiavo ma non pensavo a niente; andavo, come sempre, in redazione. Mi hanno sparato alle spalle, da tre passi, sai, come delle sassate brucianti, che ti vanno dentro. Mi sono girato, ma ero confuso, mi hanno mostrato molte foto, ma non me la sento di dire: li riconosco”

Come erano?
Giovani, venticinque, forse trenta. Due giardinieri li hanno visti”. (more…)

Congedo dal Piemonte

luglio 22, 2011

La Stampa, 21 aprile 1974

Indro Montanelli, da “La Stampa

I casi della vita hanno voluto che all’età in cui si usa passare nella riserva, io venissi richiamato in servizio permanente effettivo come direttore di un nuovo quotidiano che sta per nascere a Milano. Qualcuno considera eroica questa impresa, qualche altro pazza: solo i fatti diranno chi ha ragione. Ma intanto mi vedo costretto a prendere congedo da questo giornale e dai suoi lettori. E lo faccio con sincero rammarico anche perché questo mi capita proprio nel momento in cui mi pareva di aver cominciato a stabilire con essi un certo rapporto fiduciario. Se m’illudo, scusatemi. Ma lasciate che vi dica cosa prova un nonpiemontese quando si trova improvvisamente a parlare a un pubblico piemontese: vi servirà a capire non il Piemonte, ma come il Piemonte è visto da chi non vi appartiene. Quando, in un momento piuttosto delicato della mia vita professionale, La Stampa m’invitò a collaborare, ebbi un soprassalto di gioia subito, seguito da un brivido di paura. Rimasto orfano, mi vedevo adottato da una famiglia che, come rango e prestigio, non aveva nulla da invidiare a quella da cui provenivo, e nella quale ritrovavo vecchi amici e compagni di lavoro. A porte chiuse, mi ci sentivo a casa mia. Ma era la finestra che mi atterriva. Io sono un lavoratore di penna piuttosto facile. Il foglio bianco non m’intimidisce. (…) Una volta sola la penna mi pesò come una croce, e fu quando il direttore Borelli m’invitò al Corriere. (…) Da allora — e saranno passati trentacinqu’anni — non avevo più sofferto i tormenti dell’ impotenza.  (more…)

Indro Montanelli dieci anni dopo, spiegato a un diciottenne

luglio 20, 2011

Indro Montanelli e Beppe Severgnini in un dipinto a olio di Luciano Perolini, da una foto di Guido Harari

Era disposto a sacrificare molto alla chiarezza e alla semplicità. Sosteneva che se un articolo di giornale contiene due idee, una è di troppo

Beppe Severgnini per “Il Corriere della Sera

Era un irregolare. Troppo alto, troppo magro, troppo bravo, troppo malinconico, troppo buono, troppo orgoglioso per darlo a vedere. Come spiego un soggetto così, a te che hai diciott’anni e sei nato ai tempi di Manipulite? Potrei dirti, per cominciare, che le sue mani erano pulite davvero. Visto cosa maneggia un giornalista, oggi come allora, aggiungerei: conosceva bene se stesso e gli italiani. Per fortuna, ogni tanto si sbagliava.

L’Italia, diceva, ha molti rimpianti e alcuni rimorsi, ma poco orgoglio e nessuna memoria. Per questo, Montanelli era convinto che tutti si sarebbero presto scordati di lui. Sostenevo il contrario, sfidando la sua collerica misantropia. Sono arrivato a proporgli una scommessa, sapendo di non poterla riscuotere. Perché l’ho vinta. Di Montanelli ci ricordiamo eccome, in tanti, anche per merito dell’uomo che lo ha impegnato e amareggiato negli ultimi anni, e oggi continua a fare lo stesso con tanti di noi: Berlusconi.

Indro conosceva perfettamente Silvio, avendolo visto crescere: era informato di vezzi, vizi, virtù e volontà di potenza. Ne temeva il fascino, gli abbracci e le promesse. Sapeva come la destra italiana volesse cancellare un complesso d’inferiorità; e fosse disposta a seguire chiunque l’avesse fatta vincere, perdonandogli tutto: pressapochismo, incoerenza, interessi personali. (more…)

“IO VE LO AVEVO DETTO”

giugno 28, 2011

NESSUNO MEGLIO DI MONTANELLI POTEVA COMPRENDERE LA MUTAZIONE GENETICA CHE TRASFORMÒ IL ‘SILVIO DI ARCORE’ IN ‘CAVALIERE’ – L’EPICA BERLUSCONEIDE ATTRAVERSO I SUOI ARTICOLI SUL “GIORNALE”, “LA VOCE” E “CORRIERE” – “SOFFRÌ MOLTISSIMO PER LA MORTE DEL PADRE. LO VIDI PIANGERE COME UNA VITE TAGLIATA. QUALCHE GIORNO DOPO, MI DISSE: “D’ORA IN POI MIO PADRE SEI TU”. MI CHIEDO A QUANTI ALTRI LO AVEVA GIÀ DETTO, O STAVA PER DIRLO”…

1 – INDRO E SILVIO UNA TELENOVELA
Antonio D’orrico per il “Corriere della Sera“, da “Dagospia

Una volta si facevano tanti dibattiti sul tema: «Può un giornalista essere scrittore?» . Lo so che, detto in questo modo, può far venire in mente i dibattiti nelle case del popolo toscane che ogni tanto Roberto Benigni ama ricordare («Compagni e compagne, l’argomento della nostra discussione odierna è: “Pole la donna essere uguale all’omo?”» ), ma le cose andavano così. Adesso abbiamo la risposta a quell’annosa querelle: «Pole un giornalista essere uno scrittore?» . La risposta esatta è: «Sì, se il giornalista è Indro Montanelli» .

E se qualcuno non vuole chiudere la questione qui, possiamo aggiungere un’altra cosa. Molti anni fa lo scrittore colombiano e premio Nobel Gabriel García Márquez si sottopose pazientemente a una raffica di domande postegli dal suo vecchio amico Plinio Mendoza, che voleva scrivere un libro su di lui (Odor di guayaba). Márquez rispose a tutte le domande con generosità. Solo davanti a una ebbe un’esitazione, cominciò a guardare fuori dalla finestra e rimase zitto. (more…)

Montanelli volontario in Abissinia: «Che fatica essere il dio degli ascari»

dicembre 1, 2010

Nelle lettere inedite dall’Africa, l’amore per i genitori e il peso del comando

da “Il Corriere della Sera

Memorie d’Etiopia
Anticipiamo in questa pagina le lettere inedite pubblicate in appendice alla riedizione del romanzo di Indro Montanelli «XX Battaglione eritreo» (Rizzoli, pp. 242, € 19,50), a cura di Angelo Del Boca, che esce in libreria mercoledì 1˚ dicembre
– Si tratta di un’opera del 1936, liberamente ispirata all’esperienza di Montanelli come ufficiale in Africa orientale, dove il grande giornalista trascorse un periodo di circa quattordici mesi, dal giugno 1935 all’agosto 1936
– In precedenza Montanelli aveva scritto un altro libro, «Commiato dal tempo di pace» (1935), e in seguito ne pubblicò altri due sull’impresa d’Etiopia: «Guerra e pace in A.O.» (1937) e «Ambesà»
(1938)

Giugno 1935
Carissimi,
domani siamo a Porto Sahid dopo quattro giorni di navigazione splendida e tutto lascia sperare che arriveremo a Massaua senza crisi di stomaco. Anche il caldo, per ora, non è noioso, anche perché ammonta solo gradualmente e perché qui a bordo si sta tutti in costumi primitivi. Per il resto, vita gaia e uguale. Spero che sia successo a voi quello che è successo a me: che l’impressione del distacco – penosissima la prima sera, quando il piroscafo si mosse – si sia andata smontando. In realtà, guardando le cose freddamente, ci si avvede che non è assolutamente il caso di angosciarsene: fra noi ci son moltissimi ufficiali che hanno passato anni e anni in Eritrea e, più che i loro racconti, è rassicurante la tranquillità con cui ci ritornano. Vi dirò anche in piena sincerità che, nel fare la domanda, non avevo immaginato quanto la mia partenza sarebbe costata a voi e a me; ma che, anche se l’avessi esattamente valutato, l’avrei fatto lo stesso. Piuttosto, devo ricredermi invece nei miei doveri verso voi: che esistano è inutile discutere, ma il fatto è che li sento e questo basta. Ora capisco che, prima di far qualunque cosa, devo pensare anche a voi. (more…)

Montanelli, antifascista rifiutato

ottobre 5, 2009

_g_001[1]--140x180Un’inedita intervista autobiografica con Marcello Staglieno sul ventennio e il dopoguerra

C’è una scena madre nell’inatteso e inedito ritratto autobiografico di In­dro Montanelli che la casa editrice Le Lettere manda in libreria martedì nella collana Il salotto di Clio con il titolo Le passioni di un anarco conservatore (prefazione di Francesco Perfetti, pagine 88, 9,50 euro). È l’episo­dio centrale per capire la vita e la visione storica che del Novecento ebbe il nostro maggiore gior­nalista.

Arrivato in Svizzera attraverso la frontie­ra di Bellinzona, nell’agosto 1944, dopo l’evasio­ne dal carcere di San Vittore per fuggire dalla condanna a morte, venne ac­colto con grande freddezza nel circolo dei fuorusciti. «In quella fine del 1944 i tem­pi erano davvero duri, so­prattutto in Italia, e capisco che anche i fuorusciti avesse­ro i nervi a fior di pelle. Mi trattarono con sospetto, qualcuno addirittura si spin­se ad accusarmi di ‘apologia di fascismo’. A me, che ave­vo appena rischiato la pelle, quell’accusa giunse davvero inaspettata. Poi capii: erano loro che non capivano, non potevano, che noi giovani, da soli, avevamo fatto nasce­re, dal di dentro del fasci­smo, un altro antifascismo, ben diverso da quello di quanti erano andati in esi­lio». Questa confessione è il nu­cleo centrale della lunga e appassionante intervista, che ci restituisce un Montanelli in tutto il suo sti­le e carattere, realizzata da Marcello Staglieno nel maggio 2000. Quel dialogo doveva fare da in­troduzione ai Diari 1945-1950 di un’altra grande penna del Novecento, Giovanni Ansaldo, con cui Montanelli aveva collaborato alla redazione di Omnibus, nella casa editrice Longanesi e nell’avventura del primo Borghese, quando un gruppo di intellettuali inseguiva il sogno di una destra normale. Una destra che aveva come numi tutelari Quintino Sella e Max Weber. Niente a che fare con la linea missina che il settimanale avrebbe poi assunto sotto la direzione di Mario Tedeschi. (more…)

La morte di Montanelli

settembre 8, 2009

MONTA--180x140Mike Bongiorno: a San Vittore ero il suo messaggero

«Nascondevo in bocca un bigliettino scritto da Montanelli e lo portavo a “Maggiolino”, la donna cui Indro era allora intimamente legato», racconta Mike Bongiorno e spiega: «Eravamo a San Vittore, ma io come scopino potevo entrare a portare acqua nel reparto femminile». Mike fu arrestato dai tedeschi nel ‘ 44 assieme a Montanelli. «Fummo arrestati per ragioni diverse, certo, ma per lui, che pure se ne stava protetto in infermeria, rischiai più di una volta la vita. Se mi beccavano…».

Montanelli fu liberato con un blitz rocambolesco, mentre il diciannovenne italo-americano Mike venne deportato in un lager in Austria. «Ci rimasi male. Ma poi ce la feci anch’ io, e con uno scambio di prigionieri fui rimpatriato negli Stati Uniti. Da allora restammo amici, noi, i “vecchi” di San Vittore». Tanto amici che Montanelli si lasciò convincere a debuttare in televisione. “Per la Rai?” mi chiese. Macché, di nascosto realizzavo i programmi nell’ allora piccolissima stanza di Telemontecarlo. E lì lui fece il suo primo commento dei fatti del giorno. Subito, speditissimo, a differenza di Gianni Brera che scappò». (more…)

Montanelli: in Rai serve un mastino

luglio 22, 2009

imagesInediti/A 8 anni dalla morte di Indro, una lettera a Nenni del ’64 sulle nomine a viale Mazzini

 

Caro Presidente,
per maggior precauzione, le mando questa lettera al suo indirizzo privato, affidandola (e so di poterci contare) alla sua discrezione più assoluta. La sua domanda mi piomba nel più grande imbarazzo. Sono un vecchio amico di De Feo, personalmente la sua nomina mi farebbe piacere; ma dopo avere acerbamente criticato i partiti per il loro spirito di clientela nella ripartizione dei posti, non posso praticarlo a mia volta. L’imbarazzo, però, diventa ancora più grande di fronte alla responsabilità di suggerire altri nomi. (more…)