Posts Tagged ‘internet’

“Per capire il mondo servono ancora i giornali di carta”

Mag 4, 2010

Parla Derrick De Kerckhove, l’erede di McLuhan: “Rispetto alla Rete sono un’àncora di sicurezza. Indispensabili, saranno finanziati come le arti”

«Siamo come pesci nell’acqua. Nessun animale riconosce l’acqua meno dei pesci, che si accorgono della sua esistenza solo quando manca. Noi ci comportiamo allo stesso modo con le nuove tecnologie: ci sguazziamo dentro, ma non le capiamo granché».
Non rinuncia alla battuta, fatta in fluente italiano, il belga Derrick de Kerckhove, considerato unanimemente l’erede di Marshall McLuhan, professore con alle spalle torrenziali pubblicazioni sulla cultura digitale (l’ultimo pubblicato in Italia si intitola Dall’alfabeto a internet. L’homme «littéré»: alfabetizzazione, cultura, tecnologia, Mimesis 2009) e due cattedre sull’argomento, una all’Università di Toronto e una alla Federico II di Napoli. A Udine tra i principali ospiti del festival «Vicino/Lontano» (parlerà sabato 8 maggio, alle ore 15, nella chiesa di San Francesco), il teorico della web society riflette anche sul futuro del giornalismo. E lancia una previsione originale.

Professor de Kerckhove, viviamo nel paradosso di un’informazione pervasiva e della difficoltà a interpretare il presente. Il giornalismo stesso continua a interrogarsi, spesso con preoccupazione, sul suo futuro prossimo. Lei che cosa ne pensa?
«I giornali sono in pericolo: è vero. È una novità? Non mi pare. Il calo delle vendite è da tempo permanente e, in parte, irrecuperabile. La rete ha accelerato un processo iniziato già con la diffusione della televisione».

Il Wall Street Journal, per fare concorrenza al New York Times, in questi giorni ha deciso di puntare sulle edizioni locali: il futuro dei giornali è local?
«L’iper-localismo è indubbiamente una delle tendenze, ma non la sola. Credo tuttavia che i giornali potranno salvarsi quando davvero capiranno di doversi trasformare in any media, ovvero in un medium unico e versatile con contributi allargati su carta, tv, radio e web. Un ruolo importante per mantenere in buona salute i giornali potrebbe essere svolto dalle università». (more…)

La Jihad corre sul web: gli Usa sparano a salve

dicembre 14, 2009

I cinque giovani uomini arrestati in Pakistan nei giorni scorsi – al pari di un’intera nuova generazione di jihadisti – risultano aver fatto un uso frequente di Internet per il loro sospetto avvicinamento ad al Qaeda. La loro vicenda è significativa: a ben nove anni di distanza dall’11 settembre, i network dei terroristi non soltanto riescono a rimanere in contatto tra loro tramite il cyberspazio, ma oltretutto raggiungono orizzonti sempre più lontani grazie al fatto che lasciamo loro campo libero per farlo.

Silenzio dalla Casa Bianca
Il presidente americano Barack Obama accenna spesso all’obiettivo cruciale e strategico di impedire che al Qaeda trovi rifugio e protezione in Waziristan, ma non dice alcunché in relazione alla possibilità di privare i terroristi del loro “rifugio virtuale” nel cyberspazio. Va detto subito, comunque, che Obama non è di certo l’unico a omettere di farne parola, e in realtà nessuno tra i vari dipartimenti strategici delle forze armate, delle intelligence e delle forze di polizia del governo statunitense ha fatto alcunché per precludere ai terroristi l’uso di Internet.
Quanti cercano effettivamente di tenere d’occhio gli scambi e i contatti dei terroristi nel cyberspazio spesso affermano d’imparare moltissimo sui loro nemici monitorando le loro chat e gli interventi sui siti web della Jihad. Ma se questo avesse davvero potuto fare la differenza, avremmo già vinto la guerra al terrorismo. (more…)

Con i pirati web tutti ricchi tranne la musica

settembre 26, 2009

imagesTecnicamente il cosiddetto «peer to peer», lo scambio di file su internet, è una grande innovazione figlia della rete. Finché ci si scambia opinioni, idee, valutazioni è un grande strumento di condivisione. Se si usa per scambiarsi «tracce» audio o video o testuali tratte dalla propria biblioteca fatta di dischi, dvd e libri i cui autori, editori, produttori sono stati remunerati tramite regolare acquisto credo che rientri nella normalità di uno scambio, nel cosiddetto «fair use» (concessione d’uso) coperto in qualche modo anche dalla raccolta dei diritti di copia privata. Quando invece, come nella stragrande maggioranza dei casi, si usa questa opportunità tecnologica per scambiare milioni di files di audio, video e testi che non sono stati regolarmente acquistati (nemmeno una volta!) allora siamo di fronte a una distruzione di valore economico e morale. Come risolvere la questione è la domanda da dieci miliardi di dollari (quanto ha perso la sola industria discografica mondiale negli ultimi sette anni) perché ci sono in gioco gli interessi colossali dell’industria delle telecomunicazioni e dei nuovi giganti che presidiano la filiera digitale (providers, motori di ricerca, produttori di hardware e software di rete). (more…)