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JACK KEROUAC INEDITO

maggio 20, 2012

Jack kerouac

da “Satisfiction.me

Orlando, Florida, 27 Marzo 1962

Caro Jacques,

non sono scomparso “senza tanti complimenti”. Ero ad Hicksville L.I., vicino l’aeroporto di Idlewild, (a casa del mio avvocato), e ho preso il primo volo che sono riuscito a trovare, perché continuavo a tossire di una tosse soffocante come se avessi la tubercolosi. Ed ero sicuro che il sole della Florida in una settimana avrebbe messo a tacere la tosse. Mi senti mai tossire a New York? (Perlopiù è insonnia per 7 notti consecutive, quindi questione di fumo e nervi) (E comunque, la bronchite aveva messo radici). Ho avuto davvero paura di finire in qualche ospedale di New York.

E tornare a Manhattan da L.I. e ricominciare a bere con Gregory, o con il povero Hugo.

Non sono arrabbiato con te, Jacques, amico mio. Con Lois sì, senza nessuna ragione in realtà, perché lei ha sempre avuto altri uomini. Ma lei, a me, mi ha avuto per la prima volta, per quello che intendo dire, perché questo fottuto coglione psicolabile è andato perso per lei. Ma non sono nemmeno arrabbiato con Lois, in fondo, perché tutte le volte che ho avuto l’occasione di fare l’amore con lei mi sono deliberatamente ubriacato, perché non credo più nel Sangsara, come non ci credevo già quando ci siamo incontrati per la prima volta e lei mi ha inseguito per mesi per fare l’amore con me e io non volevo mai. Sangsara è lavoro per Mara il Tentatore, e io non ho più intenzione di lasciarmi tentare così facilmente. Io nel cuore sono un prete, anche se tiro fuori un “animo” fanfarone e deciso quando sto bene da sbronzo. Io non sono un “duro”, solo un imbecille dal cuore tenero, e Lois e Janet e tutte le altre ragazze mi spaventano fin nel profondo (Dodie non mi ha mai spaventato neanche la metà di così!): mi spaventano per la loro affascinante bellezza da serpenti. Cosa vogliono? Qualcosa di me? Se non hanno intenzione di darmi neanche un pezzo di culo perché sono un monaco chiassoso, distratto e ubriacone, perché vogliono vedermi?

Mi fanno paura come il Diavolo. Le loro intenzioni non sono degne di rispetto. Inoltre mi rendo conto che le donne non mi piacciono e non mi sono mai piaciute:mi piacciono solo i loro corpi per fare sesso, ma penso che le donne siano il male assoluto per la loro freddezza nel trattare gli uomini, causando loro un dolore ingovernabile.

Lasciamo che il Diavolo si riprenda Eva.

Io sono Adamo e ho ancora tutte le costole intatte.

Quanto a New York, hai visto cosa è successo… Se non posso nemmeno prendere una stanza d’albergo per dormire, leggere e pensare in pace… che ci vado a fare a New York se non per essere sempre disastrosamente ubriaco? E un peccato che tu non mi abbia conosciuto quando ero sobrio, nei boschi. Non dico altro. Un giorno mi conoscerai.

Ora sono tornato al mio lavoro di scrittura, in questa fredda notte di luna piena.

Mi siedo per un pu’ sul mio nuovo albero di cumquat e aspetto che la mia mente riesca a organizzare un altro damma per il necessario esercizio della mia narrativa poetica. Come Handel, a volto cado in ginocchio e prego per riuscire a lavorare.

Anche adesso sto aspettando – mentre batto a macchina vecchie poesie, haiku e brani di prosa per metterli insieme in diversi volumi rilegati- e a breve ho intenzione di iniziare a studiare in dettaglio la storia d’Europa. Nel frattempo, mi diletto con il Vecchio Testamento, la “Settimana di Concord e Merrimack” di Thoreau, i Salmi di Davide, la poesia sacra di George Herbert , Haiku del Giappone:

Pioggia di primavera

Raccolta sotto gli alberi

In gocce

– Basho

Harusame no / Koshita tsutau Ni / Shizuku kana

ETC.

A proposito, Jacques, perché non infili quei 3 libri in una busta (Morley e Singer) e me li spedisci – con la posta ordinaria, 25 cents o giù di lì.

Sto pagando 52 dollari al mese per la ragazzina che dicono sia mia figlia – so già che non è una Kerouac, ma la legge me lo impone e comunque in questo momento posso permetterlo – ma non voglio avere niente a che fare né con lei, né con la madre, né con gli amanti di sua madre.

(Il giudie mi ha detto che la corte suprema di New York non ammette illeggitimità, e che il medico addetto ai test di consanguineità lavora per la Corte Suprema, ed è nominato dalla stessa Corte, per cui non ci sono bastardi nella giurisdizione di New York).

Avrei voluto vedere di nuovo Lucien e Cessa, ma di’ loro quanto sono stato malato.

In allegato trovi una lettera per il caro Hugo (DAGLIELA O SPEDISCILA).

A plus tard,

Jean Copain

(traduzione di Claudia Bertozzi)

On the road

settembre 14, 2010

Ecco la versione originale del capolavoro di Kerouac

Nell’articolo: Ero d’accordo con Neal. «La gente cambia, amico, è questo che devi capire». «Spero che tu e io non cambieremo mai». «Lo sappiamo, lo sappiamo »

DI JACK KEROUAC, da “Il Corriere della Sera

Quando conobbi Neal mio padre era morto da poco… Ero appena guarito da una malattia grave della quale mi limiterò a dire che aveva certamente qualcosa a che fare con la morte di mio padre e la mia atroce sensazione che tutto fosse morto. Con l’arrivo di Neal cominciò davvero quella parte della mia vita che potremmo chiamare la mia vita sulla strada. Prima di allora avevo sempre sognato di andare nel West, vedere il Paese, ma erano sempre progetti vaghi e non ero mai partito. Neal è il compagno perfetto per la strada perché ci è nato sulla strada, mentre i suoi genitori erano di passaggio a Salt Lake City nel 1926, su un’auto scassata, in viaggio per Los Angeles.

Nel cuore del territorio del Pecos ci mettemmo a discutere su quali personaggi saremmo stati nel Vecchio West. «Neal, tu saresti certamente un fuorilegge» dissi «ma uno di quegli svitati e spassosi fuorilegge che attraversano le pianure al galoppo e si divertono a sparacchiare nei saloon». «Louanne sarebbe la bella della sala da ballo. Bill Burroughs abiterebbe in fondo alla città, un colonnello confederato a riposo, in una grande casa con tutte le imposte chiuse e uscirebbe solo una volta all’anno per incontrare il suo spacciatore in un Vicolo del Quartiere Cinese. Al Hinkle passerebbe le giornate a giocare a carte e raccontare storie seduto in poltrona. Hunkey vivrebbe con i cinesi; lo vedremmo passare sotto i lampioni senza degnarci di uno sguardo con una pipa d’oppio e la coda di cavallo». «E io?» dissi. «Tu saresti il figlio dell’editore del giornale locale. Ogni tanto perderesti la testa e andresti a divertirti con la banda degli altri pazzi. Allen Ginsberg—sarebbe un arrotino che affila le forbici e scende dalla montagna una volta all’anno con il suo carretto e predice gli incendi e la gente arrivata dal confine lo farebbe ballare a suon di schioppettate. Joan Adams… vivrebbe nella casa con le imposte, sarebbe l’unica vera signora in città ma nessuno la vedrebbe mai». Andammo avanti a lungo, passando in rassegna la nostra galleria di canaglie. Anni dopo Allen sarebbe sceso dalla montagna con la barba lunga e non avrebbe avuto più le forbici, solo canti di catastrofe; e Burroughs non sarebbe più uscito di casa una volta all’anno; e Louanne avrebbe sparato al vecchio Neal mentre usciva di casa barcollando; e Al Hinkle sarebbe sopravvissuto a tutti noi e avrebbe raccontato storie ai giovani di fronte al Silver Dollar. Hunkey sarebbe stato trovato morto un freddo inverno in un vicolo. Louanne avrebbe ereditato la sala da ballo e sarebbe diventata una signora e una dei cittadini più influenti. Io sarei scomparso nel Montana e nessuno avrebbe più sentito parlare di me. All’ultimo tirammo dentro anche Lucien Carr—sarebbe scomparso da Pecos City e tornato anni dopo scurito dal sole africano con una regina africana per moglie e dieci bambini neri e una fortuna in oro. Bill Burroughs sarebbe impazzito un giorno e avrebbe cominciato a sparare all’intera città dalla finestra; avrebbero dato fuoco alla sua vecchia casa e tutto sarebbe bruciato e Pecos City si sarebbe trasformata in una città fantasma di rovine carbonizzate tra le rocce arancioni. Ci guardammo intorno in cerca di un sito possibile. Il sole stava tramontando. Io mi addormentai sognando la leggenda. (more…)

BOTTE GENERATION

luglio 15, 2010

IN UN LIBRO LE DURISSIME LETTERE TRA GINSBERG E KEROUAC – MEGA SCAZZO TRA I DUE EROI DELLA BEAT GENERATION PROPRIO SU “ON THE ROAD” IL TESTO BIBBIA DEL MOVIMENTO – GINSBERG LO BOCCIA: “SE NON VUOI CHE ABBIA UN SENSO, CAZZO, ALLORA METTI TUTTO IL NONSENSO CONCENTRATO IN UNA PAGINA SOLA” – KEROUAC SI OFFENDE A MORTE: “ME NE RENDO CONTO CHE NON SONO PIÙ ATTRAENTE PER VOI CHECCHE… VOI MALEDETTE MERDINE DA QUATTRO SOLDI SIETE TUTTI UGUALI”…

Gabriele Pantucci per “la Repubblica“, da “Dagospia

Queste lettere sorprenderanno non solo cultori ed appassionati della beat generation, offrendo nuovi sviluppi ai loro studi. In realtà chiunque s´interessi di letteratura sa che cosa abbia rappresentato in quella americana e addirittura in quella mondiale la beat generation: il fenomeno culturale che raggiunse prominenza negli anni 50 con i beatniks: i giovani che rigettavano il materialismo e sperimentavano con droghe forme alternative di sessualità e s´interessavano delle religioni orientali.

La relazione tra Jack Kerouac ed Allen Ginsberg rappresentò l´asse su cui si sviluppò il fenomeno culturale della beat generation. Si erano conosciuti studenti alla Columbia University nel 1944 ed avevano simpatizzato per la passione che condividevano per letteratura, innovazione e genio.

Il volume di 528 pagine che Viking pubblica negli Stati Uniti l´8 luglio (“The letters”) raccoglie 200 delle 300 lettere che si scambiarono per un quarto di secolo. Una corrispondenza illuminante di cui dobbiamo essere grati allo scarso uso che si faceva in America del telefono sino alla metà degli anni ´60 quando le tariffe diminuirono. Le lettere sono spesso lunghe: quanto un articolo o forse un racconto. Riflettono le loro visioni letterarie intervallate dai brani dei lavori che avevano in corso e da caustiche osservazioni sugli autori ed i personaggi del mondo editoriale che li hanno influenzati.

Ma la lettera che maggiormente farà parlare di sé è quella del 12 giugno 1952 in cui Allen Ginsberg rigetta quello che l´amico Kerouac considera il suo capolavoro: “On the Road” (oggi celebrata come la Bibbia della beat generation). (more…)