Posts Tagged ‘javier cercas’

ROMANZO (STORICO) CRIMINALE

settembre 2, 2010

Nell’articolo: Tutti cedono alla violenza. Tutti meno tre. Adolfo Suárez rimane al suo posto, seduto. Il numero uno dei comunisti, Santiago Carrillo, rimane al suo posto, seduto. Il generale Gutiérrez Mellado, vicepresidente e ministro della Difesa, affronta i militari […..]è possibile arrivare al bene attraverso il male? «Etica politica» è un ossimoro? Giudicare eticamente un politico è giusto o meschino? E ancora: la storia ha la simmetria della fiction, a causa risponde effetto, o è imponderabile? Rinunciare a saldare i conti col passato è un’offesa ai morti o l’unico modo di salvaguardare un futuro di libertà? A quest’ultima domanda, Cercas risponde così: «Non c’è nulla di più abietto che praticare un’etica al solo scopo di avere ragione…

Alessandro Gnocchi per “Il Giornale

Sono le diciotto e ventitré minuti del 23 febbraio 1981. Il Congresso dei deputati spagnoli, a Madrid, sta per eleggere presidente del governo Leopoldo Calvo Sotelo in sostituzione del dimissionario Adolfo Suárez, tuttora facente funzioni dopo un lustro in cui ha smontato pezzo per pezzo la dittatura franchista e rimontato una democrazia. Suaréz e i suoi ministri sono seduti nelle poltrone blu dell’emiciclo. Sulla tribuna degli oratori c’è Victor Carrascal, segretario del Congresso. A questo punto inizia il colpo di Stato guidato dal tenente colonnello Antonio Tejero, deciso a fare della Spagna il paradiso in terra (secondo lui): un’enorme caserma protetta da Dio. A questo punto inizia anche Anatomia di un istante(Guanda, pagg. 462, euro 18,5) straordinario reportage in forma di romanzo di Javier Cercas, già autore del bestseller Soldati di Salamina. (more…)

Il mendicante lettore che vive senza memoria

agosto 31, 2010

Leggeva un libro sporco e non alzò neanche la testa quando gettai una moneta nel suo barattolo di latta

Nell’articolo:  mormorò qualcosa, che non capii, poi disse: «Non ho ancora letto il suo libro. È bello?». «No», risposi. «Non lo so». Sapendo che il suo mestiere gli impediva di avere memoria, non mi passò nemmeno per la testa di chiedergli perché vivesse lì, in quell’angolo di strada, né se avesse una famiglia, una moglie o dei figli, perciò rimasi in silenzio; anche lui rimase in silenzio […..] «Perché piange?», mi chiese. «Non piango», risposi. «Perché mente?», domandò. «Non mento», replicai. Continuammo a fumare senza parlare; dopo un po’ me ne andai. Qualche giorno dopo, mostrando le fotografie della mia settimana a Parigi, mio figlio si soffermò su quelle che avevo scattato al mendicante. «Hai visto? », mi disse infine, ridendo. «Ti assomiglia»

Javier Cercas per “Il Corriere della Sera“, (Traduzione di Francesca Buffo)

Parigi è l’unica città al mondo dove anche i mendicanti leggono. O almeno questo è ciò che ho pensato lunedì mattina, quando sono arrivato in città per trascorrervi una settimana promuovendo il mio ultimo libro e ho visto un mendicante all’angolo tra la rue Saint- Jacques e la rue Des Écoles. Forse per prendermi un po’ in giro e farmi abbassare la cresta, il mio editore francese mi aveva alloggiato presso l’Hotel des Grands Hommes, nella piazza del Pantheon, e ogni giorno camminavo fino alla rue Séguier, scendevo lungo la rue Saint-Jacques per poi svoltare a sinistra nella rue Des Écoles e attraversare il Boulevard Saint-Germain e la rue Saint- André-des-Arts. Il mendicante era raggomitolato in un cartone, appoggiato al muro e con le gambe avvolte in una coperta; aveva i capelli lunghi e grigi, una folta barba grigia, un’età indefinita, e sembrava che fosse lì da secoli, seduto allo stesso angolo di strada. Il primo giorno che lo vidi stava leggendo un libro dalla copertina sudicia, e passando davanti a lui cercai di leggere il titolo; fui sul punto di fermarmi ma non osai farlo e mi limitai a proseguire per la mia strada pensando, felice ed esaltato, che Parigi è l’unica città al mondo dove anche i mendicanti leggono. (more…)