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L’ultima poesia di Javier per il figlio ucciso dai narcos

agosto 30, 2011

Il dolore e ha posato la penna: si è messo in marcia, non si è più fermato

Ettore Mo per “Il Corriere della Sera”, video

CITTÀ DEL MESSICO – «Mio figlio era un niño ingenuo e con un’anima nobile». Lo chiama ancora così, niño , bambino, anche se quando lo ammazzarono, Juan Francisco aveva già compiuto 24 anni. E ricorda pure che era «chiquito», piccolo piccolo, quando sognava un ingaggio nella Cruz Azul (squadra campione di Serie A in Messico), ma non ce la fece perché le sue ginocchia erano assai più deboli e vacillanti del suo spirito. Così si esprime il poeta messicano Javier Sicilia, 56 anni, onorato due anni fa nel suo Paese con il massimo premio letterario.
La notizia della morte di Juan Francisco gli giunse per telefono di prima mattina, mentre si trovava nelle Filippine per una conferenza. «Come sempre – lamenta ora – le brutte notizie arrivano all’alba». È un uomo di statura leggermente inferiore alla media, gracile, gli occhiali, pochi e già un po’ grigi i capelli. Quel mattino, subito dopo la telefonata, giurò a se stesso di non scrivere più poesie. L’ultima, dedicata al figlio, comincia col verso «Il mondo non è degno di parole» e termina col saluto estremo a Juanelo (così lo chiamava con tenerezza paterna) attraverso «il tuo e il mio silenzio». Il massacro ebbe luogo lo scorso 27 marzo, quando otto energumeni dello scellerato gruppo di narcotrafficanti soavemente etichettato «Pacifico Sur» irruppero in un bar di Cuernavaca e, dopo averli imbavagliati e insaccati come merce da scarto coi nastri adesivi, portarono via una mezza dozzina di giovani, tra cui Juan Francisco, che furono poi trovati cadaveri la mattina seguente in un campo fuori città. Il dramma ha aperto molte ferite nel cuore di Javier Sicilia, che sanguina ancora: «In realtà – ammette ora – ne rimasi sconvolto e la mia creatività poetica ne fu come asfissiata. Poi gradualmente mi sono ripreso e ho pensato che sarebbe stato più utile svolgere un’attività che richiamasse l’attenzione della gente sui problemi concreti: come il livello d’impunità, spaventoso, la corruzione dilagante nell’amministrazione e nella polizia, l’incontenibilità del narcotraffico che in quattro anni ha fatto più di 40 mila morti, per lo più civili innocenti». (more…)