Posts Tagged ‘julian assange’

Giù nella tana di Wikileaks

agosto 24, 2010

Perché l’ideologo della trasparenza altrui vive in un labirinto di segreti finanziari

Nell’articolo: In Australia Wikileaks è registrata come una biblioteca, in Francia è una fondazione, in Svezia è una testata giornalistica, negli Stati Uniti si sdoppia in due fondazioni (del tipo 501c3s, quelle che offrono sgravi fiscali ai donatori) che fanno da copertura al sito in cui vengono pubblicati segreti sgraditi al potere costituito. I nomi delle due fondazioni sono segreti e le loro attività di base potrebbero essere le più diverse, dalla ricerca sul cancro alla protezione del germano reale ed è grazie all’abilità di commercialisti arditi che finiscono per finanziare l’opera di Assange

Mattia Ferraresi per “Il Foglio

Di Wikileaks sappiamo tutto, cioè non sappiamo nulla. Per paradosso, il sito creato da Julian Assange per praticare l’arte della trasparenza perfetta, inchiodando governi e agenzie sulla croce delle loro colpe con pubblicazioni scomode, è un fiume torbido, una notte in cui tutti i segreti sono ugualmente pubblicabili, a eccezione dei propri. Se Wikileaks avesse uno statuto il primo articolo reciterebbe: pubblicare tutto. E tutti gli altri articoli rimanderebbero al primo. Ma proprio per onorare l’idea che ogni apparato sia malaffare in potenza, Wikileaks non ha uno statuto, non ha società registrate né strutture legali dai contorni definiti, soltanto cibernetici comandamenti incisi su server protetti in Svezia, Belgio, Islanda e chissà dove ancora.

Uno dei dogmi degli iniziati di Assange impone di non rivelare i nomi dei donatori che foraggiano Wikileaks. Per fare quello che fanno servono soldi, e non pochi. Ci sono le informazioni da acquisire, i server da mantenere, i collaboratori da ungere, il noleggio di alcune apparecchiature, i viaggi, le camere d’albergo dove Assange ama incontrare gli hacker che lavorano per lui, o, meglio, gli hacker che collaborano con lui, visto che le loro prestazioni non sono retribuite con stipendi fissi (e forse nemmeno con stipendi saltuari). Sembra impossibile però risalire con precisione ai nomi dei sostenitori che fanno confluire nelle casse di Assange almeno i 200 mila dollari l’anno che servono per coprire le spese. E’ la cifra minima, visto che lo stesso biondo venuto dall’Australia dice che dall’inizio del 2010 Wikileaks ha ricevuto più di un milione di dollari. La risalita finanziaria coincide con la preparazione del colpo da maestro dello spifferaio magico, che a luglio ha pubblicato 76 mila documenti del Pentagono sulla guerra in Afghanistan – i famosi “war logs” – con una grande operazione di marketing internazionale fatta con le testate di New York Times, Guardian e Spiegel. Il flusso di cassa di Wikileaks nel corso dell’anno è in contrasto con il bilancio di quello precedente, così scarso da costringere Assange a chiudere temporaneamente baracca. Ma che le vacche siano magre o grasse, rimane aperta la questione della loro provenienza. (more…)

“Occhio all’Islanda”

luglio 26, 2010

L’intervista al capo di Wikileaks, che quattro mesi fa annunciava un salto di qualità e il progetto islandese di difesa della libertà dei giornalisti. “Solo i media tradzionali hanno il tempo e i soldi per coprire i costi di tutte le verifiche e la competenza per comprendere i documenti e le storie”

Luca Sofri, da “ilpost

Questa intervista a Julian Assange, gestore dell’organizzazione Wikileaks che ha fornito i documenti segreti sull’Afghanistan, è stata pubblicata sull’edizione italiana di Wired di aprile 2010 (alla vigilia del festival del giornalismo di Perugia a cui Assange non poté poi partecipare per le ragioni di sicurezza che lo stanno tenendo molto alla larga dalle occasioni pubbliche). Il progetto islandese di cui si parla è stato nel frattempo approvato dal parlamento ed è in corso di attuazione legislativa.

Da quattro giorni rincorro Julien Assange, che mi risponde puntualmente a ogni mail confermandomi un’intervista, ma glissa ogni volta sui tempi e modi. Non so dove chiamarlo, mi ha chiesto i miei numeri e contatti: sto per andare a cena quando ricevo da Skype questo messaggio:

hi luca
this is iceland
can you respond?

“Iceland?”. È uno dei soliti spammers su Skype? E come fa a sapere come mi chiamo? E poi realizzo e mi ricordo i titoli “Iceland aims to become an offshore haven for journalists”: l’Islanda mira a diventare un rifugio sicuro  per i giornalisti. Faccio due più due: è Assange. Rispondo, e mi appare in video la faccia da attore e la chioma platino inconfondibile.

Ciao, come va?
Bene, grazie. Dove sei?
Sono in Islanda.
Per quel progetto?
Sì. Su quattro tappe, siamo alla due.
Ovvero?
Ovvero c’è una proposta di legge firmata da 19 parlamentari perché l’Islanda accolga tutta una serie di misure protettive della libertà di stampa e informazione e incentivi che le consentano di diventare un equivalente dei paradisi fiscali per il giornalismo investigativo. In Islanda il parlamento ospita 63 deputati, quindi parliamo di un terzo di loro. E ora una commissione sta esaminando la proposta. (more…)

WikiLeaks, il giornale più ricercato

giugno 24, 2010

Intervista a Julian Assange, fondatore di WikiLeaks inseguito dai servizi segreti di mezzo mondo (e soprattutto americani) per le verità scomode da lui rivelate. Ultimo caso, il video che mostra i marines Usa uccidere degli innocui civili a Baghdad sparando da un elicottero

Nell’articolo: Chiunque è al potere, di qualunque partito sia, si mescola con l’apparato burocratico, militare o dell’intelligence e questo è quello che accade negli Stati Uniti

Raffaele Mastrolonardo per “Il Manifesto

Non ha cellulare, cambia spesso numero di telefono fisso, usa almeno sei indirizzi email differenti e, quando non viaggia, divide il tempo tra la nativa Australia, il Kenya e l’Islanda. Solitamente difficile da rintracciare, Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, sito che permette a chiunque di pubblicare anonimamente documenti riservati, nell’ultimo mese è stato più imprendibile del solito: tra coloro che erano interessati a lui c’era infatti anche il Pentagono, che lo ritiene in possesso di informazioni molto delicate per la sicurezza nazionale.  
Le attenzioni del governo Usa risalgono alla fine di maggio dopo l’arresto da parte dell’esercito americano di Bradley Manning, soldato di stanza in Iraq accusato di essere una “talpa” del sito. Tra i materiali che il militare avrebbe “passato” all’organizzazione di Assange, un video, reso pubblico lo scorso aprile, che mostra un elicottero a stelle e strisce uccidere varie persone a Baghdad, in Iraq, tra cui due impiegati dell’agenzia Reuters. Nelle settimane di eclissi, inoltre, l’ex hacker australiano non ha certo rassicurato il Dipartimento di Stato: via email ha confermato di essere in possesso di un altro video, che documenta l’uccisione di oltre 100 civili (la maggior parte bambini) nel villaggio di Garani in Afganistan durante un attacco delle forze armate americane.  
Assange è riemerso in pubblico lunedì scorso in occasione di un convegno sulla censura organizzato a Bruxelles presso il Parlamento europeo dove il manifesto lo ha raggiunto per un’intervista. In questa chiacchierata si dice preoccupato per il soldato arrestato, conferma che la pubblicazione del nuovo video è imminente e ricorda ai giornalisti italiani preoccupati per la cosiddetta “legge bavaglio” che WikiLeaks è a loro disposizione.  
Perché  sei riapparso? Non hai paura?
Dopo avere analizzato la cosa ho capito che la situazione politica era tale che non sarebbe stato nell’interesse di nessuno interferire con la mia libertà di viaggiare.  (more…)