Posts Tagged ‘legge intercettazioni’

Le regole matte della legge-bavaglio

giugno 24, 2010

Nell’articolo I pasticheurs della Casa d’Arcore non valgono Gustave Flaubert o Marcel Proust in talento verbale e hanno idee sconnesse; lo scempio viene anche dal difetto nel manico ma è chiarissimo l’intento: moltiplicano le difficoltà d’una decisione affermativa imponendo ai motivanti corvées dialettiche su cui discutere all’infinito. Sarà molto più comodo rispondere no
Franco Cordero per “La Repubblica

Forse l’ostetrico rinvia all’autunno il parto mostruoso in tema d’intercettazioni (ne discorrevamo qui, 18 giugno), sotto unguento cosmetico, che figuri meno repellente, ma la macchina biologica berlusconiana lascia pochi dubbi: gli alligatori non hanno ripensamenti perché non pensano; aveva impegnato parola e maschera su questo slam, prova generale del futuro dominio, quindi vorrà schiudere l’uovo; desistendo non sarebbe più lui. Le sonde lo danno in calo e ne tiene un conto ossessivo. Vediamo cosa escogitano stregonerie leguleie. Nel sistema attuale il provvedimento autorizzativo viene da un giudice: lo stesso competente in materia cautelare o d’incidente probatorio; secondo l’art. 267, c. 1, littera Berlusconis, provvederà collegialmente il tribunale nel capoluogo del distretto, avendo sotto gli occhi l’intero fascicolo. Due colossali anomalie. Le tre teste stanno fuori d’ogni misura, visto che nell’udienza preliminare ne basta una, sebbene vi accadano cose importantissime: dispone il dibattimento o dichiara non luogo a procedere; e nel rito abbreviato assolve o condanna, anche su accuse da ergastolo, commutato in trent’anni. Nell’allegro manicomio italiota il permesso d’intercettare richiede la terna deliberante. Con una mossa il Joker dissesta apparati già poveri e sovraccarichi: i tempi morti imposti dalla distanza geografica allungano l’iter; costerà il triplo, col rischio che qualcosa trapeli; e i tre diventano inidonei a giudicare quel caso, sotto pena d’una nullità assoluta. Bel lavoro, i guasti erano calcolati a freddo. (more…)

La sindrome di Salieri

giugno 15, 2010

Nell’articolo: Vent’anni fa, quando parlavano Falcone e Borsellino, c’era poco da discutere: non perché fossero infallibili, ma perché si erano conquistati il prestigio sul campo. Tra un Falcone e un Carnevale, la gente non aveva dubbi: l’uno era famoso per aver arrestato il Gotha di Cosa Nostra, l’altro per aver annullato centinaia di condanne di mafiosi.

Marco Travaglio per “Il Fatto

Se è vero che, come dice il Vangelo, “dai frutti conoscerete l’albero”, c’è una normetta nella legge-bavaglio che descrive meglio di qualunque altra l’albero al quale (ci) siamo impiccati da 16 anni. E’ l’articolo 6-ter: “Sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali loro affidati…”. E’ copiato pari pari dal Piano di Rinascita Democratica della loggia P2, scritto da Licio Gelli e dai suoi consulenti a metà degli anni 70 e rinvenuto nel 1982 nel doppiofondo della valigetta della figlia del Venerabile: “Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono: (…) il divieto di nomina sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari…”. Ora, è fin troppo facile capire perchè questa gentaglia non gradisce che si conoscano atti giudiziari e intercettazioni. Ma che fastidio possono dare il volto o il nome del tale o del talaltro magistrato? Domanda ingenua: oltre che mascalzoni, questi qua sono anche inguaribilmente mediocri. Sanno di non avere una reputazione, una credibilità, una rispettabilità. La loro faccia ha lo stesso prestigio del loro culo. Nessuno crede alla loro parola, continuamente smentita, rettificata, rimangiata, tradita. Possono sopravvivere soltanto se, intorno a loro, sono tutti come o peggio di loro. Se emergono figure autorevoli e popolari, esse diventano immediatamente una minaccia per l’intera banda. Perché poi, quando parlano, la gente dà loro retta. E, se criticano la banda, questa ne esce inevitabilmente con le ossa rotte. Nonostante le minacce, le aggressioni, le calunnie e i cedimenti interni, la magistratura conserva ancora un consenso intorno al 50 per cento, mentre quella della classe politica langue nei pressi del 10. Se un magistrato o un ex, meglio ancora se carico di onori per la lotta al terrorismo e/o alla mafia e/o alla corruzione, tipo Caselli, Colombo, Borrelli, Greco, Davigo, Scarpinato, Ingroia, Spataro, Maddalena, Almerighi, dice che una legge è una porcheria e ne spiega le conseguenze nefaste per la sicurezza dei cittadini, questi credono a lui e non agli Al Fano, Ghedini, Cicchitto, Gasparri, gente che basta guardarla in faccia per farsi una risata. (more…)

Informazione disinformata

giugno 4, 2010

Marco Travaglio per “L’Espresso

Una delle riforme più urgenti in materia di giustizia dovrebbe essere l’obbligo di informarsi prima di parlare di giustizia. Il dibattito sulla legge-bavaglio rivela il problema dei problemi: chi parla non sa di che parla. Pigi Battista del “Corriere della Sera” deplora ad “Annozero” che le norme attuali abbiano permesso di screditare Francesca, la massaggiatrice del Salaria Sport Village che diede la famosa “ripassata” a Bertolaso, spacciandola per una escort. Ma chi ne ha pubblicato il cognome, rendendola identificabile, è già punibile per la legge sulla privacy del 1996 che consente alla vittima di denunciare il colpevole al Garante, il quale può pure agire motu proprio: accertata la lesione, scatta il procedimento penale in Procura. Dunque per tutelare Francesca e le altre non occorrono nuove leggi: bastano quelle esistenti. Battista chiede “limiti precisi” per evitare che “s’intercettino tutti per sempre”. Forse non sa che già la legge attuale impone limiti strettissimi (infatti le persone ascoltate sono appena 15-20 mila all’anno): le intercettazioni possono essere disposte dal gip su richiesta del pm solo per i reati puniti dai 5 anni in su, più quelli contro la pubblica amministrazione, il contrabbando, le armi, la droga, l’usura, l’insider trading e l’aggiotaggio. E solo se esistono “gravi indizi di reato” e se intercettare è “assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini”. (more…)

Dal Rodotà garante della Privacy al Rodotà garante degli origliatori

giugno 1, 2010

“Volto nuovo” delle piazze viola, il prof. a comizio nei teatri

Marianna Rizzini per “Il Foglio

Può ben capitare (è capitato) che questo giornale magari non ci vada leggerissimo nella tutela del colletto bianco intercettato. E può ben capitare (capita) che l’ex garante della Privacy, professor emerito Stefano Rodotà, magari non ci vada leggerissimo nella difesa dell’intercettante – all’occorrenza senza guardare in faccia l’amata privacy (secondo Rodotà c’è privacy e privacy, e quella del ddl Alfano è “truffa” e “ipocrisia” quando non “alibi”, a dir poco).

C’è privacy e privacy,
e l’ex garante della Privacy – insignito a Washington, nel 2009, dell’International Privacy Champion Award – lungi dal diventare, come un osservatore distratto potrebbe credere, il paladino dei difensori a oltranza della privacy, si è fatto, piuttosto, fiore all’occhiello del movimento pro intercettazioni. Come neppure il più nuovo dei volti nuovi, ricoperto di applausi da attore mentre incede, spedito e imbarazzato, lungo i corridoi del teatro Quirino, in mezzo a cartelli inneggianti ai “partigiani del Terzo millennio”, il pacato Rodotà, gentiluomo d’altri tempi che nel tempo libero volentieri passeggia al braccio della moglie tra rovine e librerie, oggi si spende generoso su questo e quel palco, contando i giorni effettivi di mobilitazione (ventitré) e rallegrandosi se “finalmente” l’opinione pubblica s’è desta. (more…)

Ferrara: L’appellismo è l’ultima malattia dei «bravi ragazzi» consigliati da cattivi maestri

maggio 24, 2010

Giuliano Ferrara per “Panorama”

Si fa presto a dire «appello». Nasce in tempi moderni come estrema risorsa della razionalità umanitaria che invoca e accusa. Con Emile Zola, è un canto repubblicano. È il costituirsi in partito dell’opinione pubblica, la decisione di far sapere con toni alti e forti che cosa pensa il paese reale. Poi, a Novecento inoltrato, sarà il santo manipolatore comunista Willy Münzenberg – grande organizzatore di cultura e di gride intellettuali sostenute dal Comintern, poi trovato morto ammazzato dai sicari di Baffone in un bosco dell’Île-de-France – a fare degli appelli politici e civili la malattia di un’epoca, lo stalinismo, che contagiò il meglio e il peggio dell’intellettualità europea, anche in Occidente. (more…)

Da D’Alema a Veltroni, quando la sinistra odiava le intercettazioni

maggio 21, 2010

Filippo Facci per “Libero

Giuseppe Caldarola, Giuseppe Giulietti, Franco Grillini e Marisa Nicchi, tutti dei Ds; Enzo Carra e Roberto Zaccaria della Margherita; Tana de Zulueta e Roberto Poletti dei Verdi; infine Salvatore Cannavò del Prc. Basta. Tutti gli altri, il 17 aprile 2007, alla Camera dei deputati, votarono tranquillamente la legge Mastella che proibiva la pubblicazione di carte & intercettazioni anche solo per «riassunto», esattamente come si vuole fare oggi. I sì furono 447, i no neanche uno e gli astenuti nove. Quella legge fu sostenuta da tutti i gruppi parlamentari. Ricordiamo che Massimo D’Alema (secondo «la Repubblica» del 29 luglio 2007) commentò così: «Voi parlate di tremila euro, di cinquemila euro… ma li dobbiamo chiudere, quei giornali».

Questo non per sostenere che la sinistra avesse una posizione diversa, sul tema: difatti, di posizioni, ne ebbe almeno sei. Posizione numero uno: durante il governo Berlusconi sorto nel 2001, mentre dilagavano le intercettazioni sui furbetti del quartierino e sul governatore Antonio Fazio, la sinistra si disse disponibile a una neo-secretazione delle intercettazioni a mezzo delle multe salatissime proposte dal Guardasigilli Roberto Castelli: l’8 agosto 2005, infatti, il diessino Guido Calci rilasciò un’intervista a Il Giornale in cui denunciava «un vuoto normativo che va colmato al più presto», mentre da capogruppo Ds nella Commissione giustizia si diceva d’accordo con Berlusconi sulla necessità di mettere mano alla normativa che regolava le intercettazioni, pur con una serie di distinguo. La convergenza tra il senatore diessino i sottosegretari Luigi Vitali e Giuseppe Valentino era totale: lo stesso Calvi, nel luglio 2001, aveva presentato un disegno di legge proprio sulla stessa materia (il n. 489) e la proposta di Calvi fu definita dal centrodestra «una buona base di partenza».  (more…)

Con la nuova legge neppure una riga

maggio 5, 2010

Se la nuova legge fosse già in vigore neanche una riga sulla casa di Scajola

Cosa c’entrano le intercettazioni con il caso Scajola? Niente: alla base della sua vicenda non ci sono microspie, ma solo assegni bancari e dichiarazioni di testimoni, atti peraltro tutti non più coperti da segreto perché depositati al Tribunale del Riesame. Eppure, se fosse già in vigore la legge proposta dal ministro Alfano sulle intercettazioni, gli italiani nulla saprebbero ancora della casa di Scajola. E nulla gli italiani ancora saprebbero perché nulla i giornali avrebbero potuto scriverne in questi 12 giorni, e ancora fino a chissà quanti altri mesi. Al contrario di quello che i promotori della legge raccontano, e cioè che con essa intendono impedire la pubblicazione selvaggia di intercettazioni segrete, l’attuale testo in discussione alla Commissione Giustizia del Senato vieta, con la scusa delle intercettazioni, la pubblicazione — non solo integrale ma neanche parziale, neanche soltanto nel contenuto, neanche soltanto per riassunto — degli atti d’indagine anche se non più coperti dal segreto, e questo fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza. In più, aggancia la violazione di questo divieto a un’altra legge già esistente (la 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle imprese per reati commessi dai dipendenti nell’interesse aziendale), e per ogni pubblicazione arbitraria fa così scattare non solo ammende maggiorate per i cronisti (da 2 a 10 mila euro, dunque con oblazione a 5 mila euro), ma soprattutto maxi-sanzioni a carico delle aziende editoriali fino a 465 mila euro a notizia. (more…)

‘Anche quest’intervista sarà illegale’

aprile 28, 2010

Gian Antonio Stella: una volta gente come Feltri e Cicchitto si sarebbe ribellata

“Sta registrando?”. Si. “Lo sa che non potrà più farlo? Con la nuova legge è illegale. Quando Renzo ‘Trota’ Bossi ha smentito di aver mai detto che non avrebbe tifato per la nazionale ai mondiali di calcio, Vanity Fair ha messo online la prova che la frase era stata detta. Domani, con la nuova legge, non potrebbe più farlo”.

Neanche se l’intervistato acconsente alla registrazione?

Da quel che si capisce, assolutamente no.

Come se lo spiega?

Evidentemente qualcuno è rimasto scottato dalle registrazioni fatte da Patrizia D’Addario.

Quindi è davvero un bavaglio anti-D’Addario?

Sì. Il problema è che non si sono resi conto di aver ideato per reazione una cosa assolutamente ridicola: vietano pure le interviste giornalistiche. “Voi del palazzo ci state paragonando a degli stupratori”, ha scritto Feltri. Condivido. (more…)