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LEHMAN, QUANDO WALL STREET FINÌ SULL’ORLO DELL’ETÀ DELLA PIETRA…

settembre 14, 2010

Nell’articolo: Le analisi dei “media” si concentrano sugli eccessi del mondo della finanza: l’abitudine dei banchieri di attribuirsi “megabonus” dopo aver gonfiato i profitti seguendo strategie d’investimento estremamente rischiose, l’inefficacia dei controlli delle società di “rating”, i perversi meccanismi di incentivazione […..] Ma sarebbe miope dare una spiegazione della crisi come una pura manifestazione di eccessi dei professionisti della finanza: l’avidità dei Gordon Gekko di vent’anni fa più l’invidia sociale e lo spirito di emulazione dei banchieri d’affari del terzo millennio che il regista Oliver Stone e Michael Douglas hanno riportato sugli schermi cinematografici di tutto il mondo col nuovo film dedicato a Wall Street che uscirà a giorni

Massimo Gaggi per “Il Corriere della Sera“, da “Dagospia
La catastrofe era evitabile? Due anni dopo, le cause del crollo della Lehman Brothers e del conseguente infarto del sistema finanziario americano e mondiale sono abbastanza chiare, ma ci si chiede ancora se governo Usa, autorità monetarie e banche avevano i margini per intervenire, impedendo la caduta di uno dei pilastri di Wall Street.

Quello che emerge ormai con chiarezza è che il fallimento di Lehman, col successivo «shock anafilattico» che ha colpito i mercati, non solo ha prodotto una gelata del credito che ha messo in ginocchio le economie di tutto l’Occidente, ma è stato anche il chiodo che ha fatto scoppiare il palloncino del «sogno americano».

Un sogno – la possibilità per chiunque avesse voglia di lavorare sodo di raggiungere un discreto livello di benessere – che per decenni ha avuto una sua concretezza, ma che nell’ultimo quarto di secolo si è trasformato in una bolla: quella del continuo aumento dei debiti di gente che, con i redditi che non crescevano più come un tempo, si era rifugiata nel credito per difendere il suo tenore di vita.

I segni premonitori del cataclisma c’erano tutti almeno dal 2007. E all’inizio dell’estate di quell’anno che esplode la crisi del settore immobiliare: saltano alcuni grandi erogatori di mutui, ma le autorità monetarie riescono a circoscrivere la crisi. Poi, all’inizio del 2008, va al tappeto la banca d’affari Bear Stearns che la Federal Reserve riesce a far acquistare dalla JP Morgan Chase. Il sollievo dei mercati dura poco: ben presto inizia la caccia alla Lehman, l’altro gigante malato di Wall Street.

Nella primavera del 2008 Dick Fuld, ultimo capo della banca fondata 158 anni prima da tre fratelli fuggiti da una Germania in preda alle persecuzioni antisemite, le prova tutte per mantenere la banca sopra la linea di galleggiamento: tratta coi fondi sovrani di mezzo mondo per cercare di farli entrare nell’istituto appesantito dagli investimenti in titoli immobiliari ormai ridotti a spazzatura, cerca di tranquillizzare i mercati mostrando che anche in un periodo difficile l’istituto guadagna: il conti trimestrali si chiudono in attivo per la 55esima volta consecutiva. Ma è l’ultima.

In estate si apre la voragine delle perdite, poi arriva la resa dei conti. I fulmini che annunciano la tempesta si scatenano nel primo week end di settembre: gli investitori abbandonano precipitosamente Fannie Mae e Freddie Mac, le finanziarie miste pubblico-private che garantiscono mutui per ben 5.300 miliardi di dollari, la metà dei prestiti-casa concessi negli Usa. Henry Paulson, ex capo di Goldman Sachs e ministro del Tesoro del governo liberista di George Bush, decide che non può far fallire questi due pilastri del sistema finanziario e li nazionalizza. (more…)

TI METTO LEHMAN ADDOSSO

ottobre 7, 2009

imagesLA LUNGA FILA DEGLI ITALIANI VITTIME DEL CRAC: LE BANCHE, LO STATO, 3 REGIONI, LA FIAT, I GRUPPI DEL CAV E DI CDB – LO SCARPARO CI HA RIMESSO 3,5 MLN € DI INVESTIMENTI PERSONALI – E I TOP MANAGER LEHMAN CHIEDONO ADDIRITTURA BONUS PER OPERAZIONI CON CUI HANNO MESSO NEI GUAI I CLIENTI…

Franco Bechis per “Libero”

 

La lista è lunghissima, gli importi spesso a sei cifre- anche se in dollari. È un piccolo esercito quello degli italiani in fila con il cappello in mano per il fallimento della Lehman Brothers. Sono in tutto 678 quelli che entro la terza settimana di settembre hanno presentato domanda di risarcimento diretta o indiretta ai curatori fallimentari della banca americana che ha suonato il gong per la crisi finanziaria internazionale.

Ci sono società, singole persone, manager e dipendenti della filiale italiana della Lehman. Quasi tutte le banche italiane, Banca Intesa, Monte dei Paschi, Unicredit, Ubi , Mediobanca e Banca popolare di Milano in testa. Lo Stato, in primis il ministero dell’Economia e le sue società controllate. (more…)

Così Paulson fece fallire Lehman

agosto 11, 2009

imagesPerché le accuse di conflitto di interessi all’ex segretario al Tesoro sono un segnale della fine dell’emergenza

 

di Stefano Feltri
Un anno dopo il fallimento di Lehman Brothers, il 15 settembre, chi in quei giorni prese decisioni di emergenza forzando i regolamenti, oggi comincia a pagarne il prezzo. È toccato prima a Ben Bernanke, il presidente della Federal Reserve la banca centrale americana. L’accusa è di aver fatto pressioni sui vertici di JP Morgan perché si comprassero la malandata Merrill Lynch, banca d’affari il cui fallimento era giudicato un pericolo per la tenuta del sistema. (more…)