Posts Tagged ‘libano’

Scontro sui confini in mare. Tra Israele e Libano è sfida per i giacimenti di gas

luglio 11, 2011

Fabio Scuto per “la Repubblica”

Forse non c´è petrolio in Israele come hanno sempre lamentato i suoi governanti, ma nelle acque antistanti la costa sono stati scoperti giacimenti di gas che potrebbero soddisfare le esigenze energetiche per i prossimi trenta-quarant´anni, liberando il Paese dalla morsa energetica in cui si trova. Gran parte del fabbisogno infatti deve essere importato e la domanda interna cresce a un ritmo rapido: oltre l´8 per cento l´anno. Israele ha sete di energia. (more…)

Il Tribunale speciale sul Libano: tanto rumore per nulla?

luglio 2, 2011

Il Tribunale speciale sul Libano dovrebbe accusare anche quattro membri di Hezbollah dell’omicidio dell’ex premier Hariri. C’è chi prevede lo scoppio di una nuova guerra con Israele e chi assicura che l’estate passerà tranquilla. Sullo sfondo, la rivolta siriana

Lorenzo Trombetta per “Limes

Da troppi mesi il Libano non fa notizia. Circondato da un Medio Oriente in fermento, il paese dei Cedri seppelliti dal cemento potrebbe però presto tornare a far parlare di sé. Sono due gli eventi da tenere d’occhio: la formalizzazione delle accuse da parte del Tribunale speciale per il Libano (TsL), con sede in Olanda e incaricato di giudicare i presunti colpevoli dell’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri nel 2005 e degli altri crimini commessi dal 2004 al 2007; l’annuncio entro il 13 luglio del documento programmatico del nuovo governo del premier Najib Miqati, dominato dalle forze politiche alleate dell’Iran e della Siria, che deve ottenere la fiducia del parlamento. (more…)

L’isolato Hezbollah e il nuovo governo libanese

giugno 19, 2011

Original Version: Lonely Hezbollah

Il nuovo governo filo-Hezbollah in Libano segna la fine dell’accordo di Doha, in un momento in cui la Primavera Araba sta indebolendo gli alleati regionali del movimento sciita libanese; se non avvierà una politica di dialogo con i suoi avversari, Hezbollah potrebbe trovarsi a dover affrontare da solo imprevedibili sviluppi regionali – scrive il quotidiano libanese Daily Star

da “Medarabnews

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In un momento in cui Hezbollah è potente come sempre, all’interno del sistema politico libanese, il suo stesso interesse di sicurezza a lungo termine dovrebbe spingerlo ad aprire un dialogo con i suoi rivali nazionali ed a ricostruire i rapporti con essi.

Nel momento in cui i ministri hanno posato, mercoledì al palazzo presidenziale, per la foto ufficiale del nuovo governo, Hezbollah ha portato a compimento il processo che aveva avuto inizio il 12 gennaio, quando il partito sciita aveva fatto cadere il governo di unità nazionale dell’ex primo ministro Saad Hariri. L’allontanamento dal potere di Hariri, e la sostituzione del suo esecutivo con un governo in cui i ministri schierati con il movimento sciita hanno una netta maggioranza, porta a termine il consolidamento di un nuovo ordine politico. (more…)

‘Sterminiamo i germi israeliani’. Così parla l’allievo di Fadlallah

luglio 21, 2010

Nell’articolo: Teheran e Hezbollah hanno come candidato Afif Nabulsi, a lungo collaboratore di Fadlallah, fra i fondatori di Hezbollah e a capo degli ulema sciiti libanesi. Nabulsi è spesso ospite di Teheran e ha legami strettissimi con Damasco, dove recentemente è stato accolto dal capo dell’intelligence siriana, Muhammad Nassif

Giulio Meotti per “Il Foglio”

Durante la guerra civile a Beirut, l’ayatollah sciita Mohammed Hussein Fadlallah fu cacciato dalla periferia dove viveva e l’area fu occupata dalle milizie cristiane. Durante l’assedio, “alla luce delle candele e sotto pesanti bombardamenti”, il religioso sciita scrisse un libro cruciale, “L’islam e la logica della forza”. Vi affermava che gli sciiti dovevano liberarsi da secoli di sottomissione e di esclusione politica, per seguire la tradizione delle figure fondanti del movimento: Ali e Hussein, “nemici della tirannia” (leggi Israele e Stati Uniti). Ciò che Fadlallah scrisse in quei giorni avrebbe contribuito a portarlo alla guida del processo di trasformazione della comunità sciita nella principale forza paramilitare e politica del Libano. Secondo molti analisti quel libro fu all’origine di Hezbollah. Negli anni Fadlallah avrebbe però preso le distanze dall’eredità dell’ayatollah Khomeini e avrebbe sostenuto che nessun leader religioso, nemmeno Khomeini e tanto meno il suo successore, l’ayatollah Khamenei, detiene il monopolio della verità. (more…)

Preparativi di guerra

luglio 20, 2010

Nell’articolo: Un manifesto appeso nel villaggio di Khirbet Silim mostra il volto di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, e una frase in francese: “La mano che toccherà le armi della resistenza sarà tagliata”

da “Il Foglio”

“Non voglio criticare la missione Unifil in Libano, anzi, sono grato agli italiani che ne fanno parte”, dice al Foglio il capo dell’esercito israeliano, Gabi Ashkenazi, ieri a Roma per incontrare i partner italiani alla Difesa. “Ma Hezbollah 2010 è più forte che Hezbollah 2006: si è dovuta ritirare più in profondità nel Libano, ma ha capacità maggiori di colpire Israele. E Unifil manca dell’efficacia necessaria per colpa della risoluzione 1.701, i soldati non possono operare e condurre ispezioni nelle aree urbane se non chiedono prima il permesso ai libanesi. (more…)

In Libano si prepara la guerra: la farà Hezbollah in nome dell’Iran

luglio 15, 2010

Nell’articolo: L’ultimo accordo fra Iran e Siria parla di una fabbrica di M600 finanziata dagli ayatollah in territorio siriano: Assad se ne può tenere la metà, ma deve consegnare il resto agli Hezbollah. La fonte è francese, Intelligence on line, e in genere è affidabile

Fiamma Nirenstein per “Il Giornale”

Al nord: appena accadde, precisamente quattro anni fa ieri, noi giornalisti partimmo uno a uno verso il confine settentrionale. Viaggiavamo lenti oltre la valle del Giordano lungo una strada su cui già rollavano in file insuperabili i carri armati e mezzi corazzati di vario genere. Oltre Kiriat Shmone. Nella cittadina di Metulla, dove i carri armati occupavano la parte suburbana che bordeggiava con il Libano, verdeggiante, morbido, ma irto di postazioni di Hezbollah, chi fece in tempo prenotò una stanza nell’albergo locale. Io trovai posto poco lontano in un bed and breakfast senza rifugio, ma con una buona colazione. Era iniziata una guerra che non è mai finita se non nel suo aspetto più evidente, quello dei razzi che piovevano su Israele e che ci scoppiavano fra i piedi, facendo crateri nelle strade di comunicazione, distruggendo case e scuole fino ad Acco e a Haifa, incendiando i boschi di conifere orgoglio di Israele. (more…)

Libano: aggressione a Unifil è messaggio a Usa e Francia

luglio 10, 2010

Anche se Hezbollah smentisce il legame con l’incidente del 3 luglio tra residenti e caschi blu francesi, è difficile comprendere quell’improvvisa e violenta reazione contro la pattuglia Unifil da parte di innocui abitanti di due villaggi del sud del Libano. Il sociologo Sharara parla di “partito armato di civili”. Il generale Asarta corre ai ripari e pronuncia un mea culpa

Nell’articolo: L’anonimo ufficiale afferma che “bisogna capire che per gli abitanti del Sud del Libano ogni straniero e una spia potenziale, soprattutto quando quest’ultimo tenta di ficcare il naso nei villaggi e tra le abitazioni”

Lorenzo Trombetta per “Limes

Uno sciame di scooter guidati da ragazzini bloccano due veicoli blindati dell’Unifil nel sud del Libano. Decine di persone, adulti ma anche giovani, si approssimano ai veicoli, lanciano urla e uova contro la pattuglia francese che tenta di proseguire la marcia. Sale la tensione, dalle uova si passa alle pietre, alcune incrinano i finestrini dei due mezzi.

Da Qabrikha, villaggio a pochi km dalla Linea Blu di separazione con Israele nel settore centrale dell’area di responsabilità della missione Onu, i blindati tentano di salire la collina verso la vicina località di Tulin, ma anche lì trovano ad accoglierli non petali di rose ma altre pietre e bastoni. I locali inferociti bloccano di nuovo il convoglio Unifil, costringono i militari a uscire, strappano loro le armi e squarciano le gomme ai veicoli.

Dopo circa venti minuti dal primo assalto, sopraggiunge finalmente l’esercito libanese che allontana la folla, rassicura i caschi blu francesi e riconsegna loro le armi. E’ questo il racconto di quanto accaduto all’ora di pranzo di sabato 3 luglio 2010, desunto dalle versioni offerte dai portavoce del contingente francese di Unifil e dall’esercito libanese.

Come il 24 luglio 2009, quando soldati italiani e francesi furono feriti da una violenta sassaiola a Khirbet Silm, villaggio – guarda caso – nei pressi di Qabrikha e Tulin. Allora la reazione dei residenti era stata scatenata dal tentativo dei soldati Onu di recarsi sul luogo di una misteriosa esplosione (un deposito di armi di Hezbollah?). (more…)

«Israele non vuole la pace»

aprile 21, 2010

Intervista al premier libanese Saad Hariri

«Le minacce contro il Libano aumentano, e gli ostacoli alla pace cresceranno ogni giorno in cui non saremo capaci di ottenere la fine di un conflitto che dura da 63 anni». E’ il messaggio che Saad Hariri – premier libanese dal 2009, costruttore miliardario ed erede di una fra le più potenti dinastie della regione – ha portato agli ospiti italiani nelle 24 ore del suo soggiorno romano, durante il quale ha festeggiato i 40 anni: Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi (che gli ha garantito di mantenere le truppe italiane in ambito Unifil), Gianfranco Fini, Renato Schifani e Piero Fassino, responsabile Pd per la politica estera.
Lei accusa Israele di preparare un’altra guerra contro il Libano, ma Israele accusa il Libano di tollerare il riarmo di Hezbollah, il «partito di Dio» la cui ala militare è considerata terrorista da buona parte della comunità internazionale. L’intelligence israeliana sostiene che armi iraniane arrivano attraverso la Siria e, di recente, anche i potenti missili Scud sono stati forniti direttamente da Damasco.
«Queste accuse ricordano quel che si disse delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein: non sono mai state trovate, non esistevano. Israele sta tentando di riprodurre lo stesso scenario per il Libano. Le voci sugli Scud sono soltanto un pretesto per minacciare il mio Paese». (more…)

Scrittori arabo-israeliani banditi dal festival Unesco a Beirut

aprile 17, 2010

Non è soltanto perché Beirut quest’anno è “capitale mondiale del libro” designata dall’Unesco, l’organizzazione dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura. L’agenzia onusiana che nei mesi scorsi era stata al centro delle polemiche per la candidatura fallita del ministro egiziano Farouk Hosni finora è rimasta in silenzio sulla messa al bando di due scrittori arabo-israeliani, Ala Hlehel e Adania Shibli, da un festival sotto l’egida della stessa Unesco. Due autori arabi la cui “colpa” era soltanto quello di viaggiare con passaporto israeliano, quindi invisi alla diplomazia di tutto il medio oriente, ma soprattutto scaricati anche da quell’agenzia Onu che avrebbe dovuto difenderne il diritto a ritirare un premio letterario nella capitale libanese. Si spera ancora in un ribaltamento della decisione. Se il permesso di ritirare il riconoscimento arrivasse in extremis da parte del Libano e su pressione dell’Unesco, sarebbe la prima volta che dal 1948, l’anno della prima guerra arabo-israeliana, uno scrittore israeliano mette piede in Libano per un evento simile. (more…)

In Libano tutti cattivi tranne i soldati italiani

marzo 25, 2010

Il grande inviato di guerra Fisk racconta la storia del Paese mediorientale, diviso all’interno e occupato dagli stranieri. E salva il nostro eroico contingente

Sembra che in questi ultimi tre anni il Libano abbia preso a crescere, economicamente parlando, a un ritmo frenetico. Beirut è tornata a essere una capitale del piacere e degli affari, il suo porto commerciale è pieno, quello turistico vede ormeggiate le barche più lussuose, le pubblicità invitano a godersi la vita al massimo e a ogni istante. Ancora nel 2006 lì piovevano le bombe israeliane dell’operazione Grappoli d’ira e la capitale ripiombava in quella che nell’ultimo trentennio è stata la sua condizione naturale: sangue e distruzione. È un popolo ostinato il popolo libanese, eroico nella tenacia con cui si piega e sopporta l’insopportabile. Il martirio di una nazione (il Saggiatore, pagg. 848, euro 35) è il saggio che Robert Fisk le ha dedicato e che esce ora in edizione italiana, libro complesso nel suo essere storia e cronaca, analisi geopolitica, riflessione sul mestiere giornalistico e sul mestiere delle armi, scritto da quello che per il New York Times è «il più famoso inviato di guerra del mondo».
Ancora oggi negli alberghi, nei salotti borghesi, nelle baracche dei campi profughi ritrovi sotto forma di stampe gli acquerelli che nella prima metà dell’Ottocento l’artista inglese David Roberts dedicò a Tiro e ai templi di Baalbek, a Sidone e alle montagne dello Shuf. Rappresentano la visione idilliaca di un mondo violento dove l’impero ottomano esercitava ancora il suo dominio, ma le potenze europee già andavano erodendolo anno dopo anno, fino a ridisegnarne i confini all’indomani della Grande guerra. Il Libano che geograficamente conosciamo nacque allora, ritagliato dai francesi su una minoranza cristiano-maronita che era insieme garante e sovrana della maggioranza drusa musulmana. Nel secondo dopoguerra, il protettorato francese lasciò il posto a una nazione indipendente in cui la condivisione del potere fra le due comunità poggiava dunque su un compromesso, sino ad allora tutelato da una potenza militare straniera e ora elevato a dottrina di Stato: come tale, fragile. (more…)

Libano: per la pace e per Unifil il cammino è ancora lungo

gennaio 15, 2010

CONVERSAZIONE CON il generale Claudio Graziano, alla fine del suo mandato a capo di Unifil. L’eredità lasciata al collega spagnolo. L’impegno nel mantenere il cessate il fuoco

Un consuntivo di comando positivo. Al quartier generale di Naqoura, nel sud del Libano, vicino alla Blue Line, la linea armistiziale che divide questo paese da Israele, fervono i preparativi per il passaggio di consegne dal comandante italiano a quello spagnolo. Il generale Claudio Graziano, a guida della missione di forza di pace Unifil sarà, infatti, sostituito a fine gennaio dal collega Alberto Asarta Cuevas. “Due anni di comando durante i quali si sono fatti sensibili progressi per la pace, ma il cammino è ancora lungo” dichiara Graziano.

DOMANDA: Generale come è cambiato il Libano con la presenza di Unifil 2, che lei guida dal 2007?

GRAZIANO: “Unifil è presente in Libano dal 1978 e dal 2006 c’è Unifil 2 perché è cambiato il mandato, è cambiata la missione. Il Libano, non solo il Sud, è oggi molto diverso e i cambiamenti sono stati enormi non solo per la ricostruzione delle case o la rimozione delle cluster bombs, ma soprattutto per il fatto che, fino al 2006, l’esercito libanese era rimasto ai margini del sud del Libano, e che quest’area non era sotto la sovranità nazionale. Adesso dove prima c’erano le milizie, c’è la legalità. Un altro cambiamento importante è stato la mantenuta cessazione delle ostilità tra il Libano e Israele. Adesso si sta profilando la possibilità di muovere dalla cessazione delle ostilità al cessate il fuoco”. (more…)

Libano: il nuovo governo di Hariri ed Hezbollah

novembre 14, 2009

imagesCinque mesi dopo che la coalizione filo-occidentale aveva battuto di misura l’opposizione guidata da Hezbollah alle elezioni libanesi di giugno, le due parti hanno raggiunto un accordo per la formazione di un nuovo governo. La prossima sfida sarà quella delle armi di Hezbollah – scrive il giornalista Nicholas Blanford

I leader rivali in Libano hanno raggiunto un accordo per la formazione di un nuovo governo – cinque mesi dopo che la coalizione appoggiata dall’Occidente aveva ottenuto una risicata vittoria elettorale contro l’opposizione guidata da Hezbollah.

La formazione di un governo di unità nazionale, che comprende due membri di Hezbollah, potrebbe inaugurare un periodo di stabilità per il Libano, che tenta di trovare una via d’uscita da cinque anni di turbolenze politiche e spargimenti di sangue.

Molte sfide, tuttavia, restano; non ultime le tensioni sul carattere armato di Hezbollah, che sono state messe in evidenza ancora una volta la settimana scorsa, con il sequestro, da parte di Israele, di una nave da carico che trasportava 500 tonnellate di armi e munizioni destinate presumibilmente al gruppo militante sciita. Il Libano resta incastrato tra le rivalità regionali e gli interessi divergenti di Siria, Israele, Arabia Saudita e Iran – fattori che, secondo gli analisti, praticamente paralizzeranno la capacità decisionale di Saad Hariri, il primo ministro incaricato, e del suo nuovo governo, in materia di politica estera. (more…)

Libano: aspre accuse all’Egitto

ottobre 30, 2009

imagesL’Egitto è stato ultimamente accusato da diversi esponenti dell’opposizione libanese di ostacolare la nascita di un governo di unità nazionale in Libano. Il Cairo ha diversi interessi in Libano, tuttavia è solo uno fra i molti attori sulla scena libanese – scrive la ricercatrice Omayma Abdel Latif

All’inizio di questo mese, il politico libanese Rifaat Ali Eid, segretario generale del Partito Democratico Arabo, un partito politico che rappresenta la minoranza alawita a Tripoli, ha accusato “alcuni elementi dell’intelligence egiziana” di complottare per fomentare la violenza settaria tra gli abitanti sunniti indigenti di Bab Al-Tebana e gli alawiti che vivono nella vicina ed altrettanto povera comunità di Jebel Mohsen.

La violenza di natura settaria tra i due quartieri risale ai giorni della Guerra Civile libanese. Le tensioni sono cresciute a partire dal 2005 in seguito all’assassinio dell’ex Primo Ministro Rafik Al-Hariri. Esse hanno avuto un andamento altalenante a seconda della situazione politica. Gruppi salafiti finanziati dell’Arabia Saudita sono stati di solito accusati di celarsi dietro le violenze che hanno colpito Tripoli a partire dal 2005. (more…)

Due “S”, e una “W” a Beirut, siriani, sauditi e americani in Libano

ottobre 4, 2009

imagesMentre la costituzione di un governo libanese appare ancora lontana, a Beirut le principali potenze regionali continuano a tessere la loro tela. Se da un lato il riavvicinamento fra sauditi e siriani lascia ben sperare per il Libano, dall’altro resta l’incognita del contrastato rapporto fra l’Egitto ed Hezbollah – scrive l’analista siriano Sami Moubayed

Quest’anno, Nabih Berri, il presidente del parlamento libanese, ha coniato una frase che è apparentemente entrata a far parte del dizionario politico del Libano: l’influenza delle “due S” – in riferimento ai sauditi e alla Siria.

Alcuni politici libanesi hanno scherzosamente modificato la frase in “SS-W”, in riferimento a Washington. I pezzi grossi della politica a Beirut, tuttavia, sono ancora incerti su quanto il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sia impegnato in Libano.

Al di là di tutta la retorica ascoltata da parte di Washington negli ultimi nove mesi, essi temono che Obama sia troppo preoccupato dall’Iran, dall’Iraq, dal Pakistan e dall’Afghanistan per occuparsi di questo piccolo paese del Mediterraneo. (more…)

Il Madoff libanese e la vendetta del Partito di Dio

settembre 12, 2009

imagesWASHINGTON — Salah Ezzedi­ne è sempre stato considerato un uomo pio e dedicato alla lotta de­gli Hezbollah, altro esempio di «purezza sulla Terra». Ricco, intra­prendente, con i contatti giusti, l’imprenditore ha aperto due im­portanti case editrici che esaltava­no le azioni dei guerriglieri libane­si, ha coordinato pellegrinaggi al­la Mecca e soprattutto ha fatto af­fari in Medio Oriente. Greggio, co­struzioni, attività commerciali con partner tra gli sceicchi del Golfo. Dunque quando ha propo­sto ai massimi dirigenti del­l’Hezbollah e a migliaia di piccoli investitori sciiti di affidargli il de­naro per farlo fruttare nessuno ha avuto dubbi. Prometteva la rendi­ta del 40 per cento, assicurava guadagni sicuri e veloci. Una scor­ciatoia per gonfiare il conto in banca. (more…)

Così il “Bernie Madoff del Libano” ha fregato i risparmi di Hezbollah

settembre 6, 2009

imagesBeirut aveva superato bene la crisi economica, ma la truffa di un affarista sciita spalanca una voragine finanziaria

Si chiama Salah Ezzedine, è un imprenditore libanese con il senso degli affari e qualche amicizia scomoda ma conveniente. In patria è stato per anni un esempio da seguire con fede sincera: la sua rete di società comprende un canale televisivo per bambini – chiamato con il nome del figlio del leader di Hezbollah, ucciso in combattimento contro gli israeliani nel 1997 – alcune fabbriche di acciaio nell’Europa orientale, una casa editrice famosa per gli opuscoli di Hezbollah e una associazione benefica che organizza viaggi a Medina e alla Mecca. Da un paio di giorni, i giornali di Beirut lo chiamano il “Madoff del Libano” e dicono che ha messo a segno la truffa più grande nella storia del paese. Il paragone è esagerato, ma spiega le dimensioni dello scandalo che scuote il mondo della finanza araba e porta qualche imbarazzo ai leader del Partito di Dio. Bernie Madoff è il finanziere americano condannato a centocinquanta anni di prigione per la rapina del secolo, un guaio da sessanta miliardi di dollari combinato fra i listini della Borsa americana. Secondo gli investigatori della Banca centrale libanese, Ezzedine ha fatto sparire “soltanto” settecento milioni, che in confronto sembrano briciole, ma Beirut non è Wall Street. (more…)