Posts Tagged ‘manlio cancogni’

Gli angeli neri dell’anarchia

aprile 27, 2011

Il volume di Manlio Cancogni

Arturo Colombo per “Il Corriere della Sera

Manlio Cancogni lo conosciamo soprattutto come geniale scrittore, fin dalle pagine di Una parigina (1960), La linea del Tomori (’66), Il ritorno (’71) o anche l’intimo Perfidi inganni, appena uscito da Elliot. Ma con la storia degli anarchici italiani da Pisacane ai circoli di Carrara, che ci ripropone nel volume Gli angeli neri (Mursia, pp. 144, e 14), Cancogni – «oggi allegramente oltre i novanta» (come precisa Beppe Benvenuto nella prefazione) – ci offre un singolare, vivacissimo viaggio fra i personaggi chiave e gli episodi più eloquenti, che hanno caratterizzato il movimento libertario di casa nostra. E lo fa cominciando da Carlo Pisacane, pronto a solidarizzare anche con i detenuti del penitenziario di Ponza, perché – se erano diventati «ladri, rapinatori, assassini» – la colpa andava pur sempre «alla società» che con le sue ingiustizie aveva negato loro «i più elementari diritti alla vita». (more…)

Cancogni: “Giovani cronisti, il mestiere s’impara scrivendo racconti”

luglio 20, 2009

imagesLucca – Le sue mani non tremano. Ha appena compiuto 93 anni e quando guarda fuori dalla finestra un punto imprecisato al largo dell’amatissimo Tirreno, Manlio Cancogni non si interrompe, non si lascia distrarre né dalle azzurre lontananze né dalla nostalgia, ma continua a parlare, preciso come un giornalista – lo è stato, tra i maggiori degli ultimi cinquant’anni – e poetico come un narratore di razza – ed è stato anche questo, con più di venti libri di romanzi o racconti alle spalle. Oggi ha smesso di scrivere. «Con mio grande sollievo», dice scherzando. «Era come una malattia».Lo incontriamo nella sua casa a Marina di Pietrasanta e, trattandosi di un «maledetto toscano», la prima cosa che definisce, campanilisticamente, è la «sua» Versilia: «Tra il Motrone e il Cinquale. Già verso Viareggio, tre chilometri e mezzo più a sud di qui, la luce cambia, perché finisce l’abbraccio delle Apuane. La vera Versilia è questa». Manca poco che aggiunga: «Fin dai tempi di Dante». Sul divano, c’è il Doctor Faustus di Thomas Mann. «Le prime cento pagine sono state difficili. Ora procedo meglio. Ma so già che poi mi rinfrescherò l’animo con Puškin o Stevenson. Dunque lei è del Giornale?». (more…)

Cancogni: «I letterati? Al capolinea»

luglio 8, 2009
imagesÈ l’ultimo grande “maestro” di una generazione di scrittori che ha segnato profondamente il corso della letteratura italiana degli ultimi sessant’anni. Parliamo di Manlio Cancogni, scrittore quasi per caso, per come racconta la sua lunga vita, che ora raggiunge il traguardo dei novantatré anni, compiuti in questi giorni, sempre in continuo movimento tra la Viareggio in cui è cresciuto, Roma, a Firenze negli anni della guerra, in compagnia di Romano Bilenchi e un sodalizio con Carlo Cassola, una tappa a Milano alla fine degli anni Cinquanta e lunghi soggiorni in America, negli anni Settanta, nel Massachussetts, luogo da lui molto amato: «Dove si stava noi era tutto una foresta fino al confine con il Canada. In quella zona c’è un punto che è sede di un osservatorio, che sarà un’altura di circa seicento metri. Da questo belvedere si può osservare una distesa di boschi che, specialmente in autunno, è uno spettacolo unico per i colori delle foglie, gialle, arancioni, in certi punti scarlatte. Una cosa straordinaria: per un raggio di circa cinquanta chilometri non vedi un’abitazione. (more…)