Posts Tagged ‘marcello dell’utri’

L’Entità è il coltello buono per sventrare Dell’Utri

giugno 26, 2010

Le ragioni della strana staffetta tra don Masino Buscetta e il dottor Piero Grasso. Dopo Falcone cominciò il ballo infido sui legami tra mafia e stato. La diffusione del sospetto sulle stragi e il rinfocolamento alla vigilia della sentenza d’Appello

Nell’articolo: Il 16 novembre Buscetta compare dinanzi alla commissione e subito dichiara: “Dovrei dire delle cose che possibilmente creerebbero panico”. Sommerge i commissari con un delirio di grandezza, esaltando la sua storia di mafioso e: “Io ero l’astro nascente, il personaggio nuovo, il mio nome era cubitale, troppo eclatante, io ho suggerito agli altri, le mie riflessioni sono gravi, qui andiamo a fare la storia, posso suggerire alla commissione…”

Lino Jannuzzi per “Il Foglio

Il primo a parlare dell’Entità fu Tommaso Buscetta. Dello storico pentito non si sentiva parlare da molto tempo. Giovanni Falcone, dopo averlo spremuto a dovere per varare e portare a compimento il maxiprocesso, l’aveva spedito negli Stati Uniti, affidandolo alla protezione dei marshal. In Italia non c’era ancora la legge per i pentiti e bisognava in qualche modo tutelarlo dai pericoli e insieme tenerlo lontano dalle tentazioni. Bisognava soprattutto trovare il modo per graziarlo, condonandogli i crimini, e per pagarlo, mantenendo lui e la sua famiglia. Così Falcone aveva detto agli americani: prendetevelo voi, che una legge sui pentiti già l’avete, e Buscetta, come è stato utile a noi, vi potrà aiutare nell’inchiesta sulla “pizza connection”. Gli americani per un certo periodo l’avevano nascosto e pagato. Ma alla fine l’avevano scaricato per scarso rendimento: Buscetta, anche se si faceva chiamare “il boss dei due mondi”, aveva dimostrato di sapere molto poco dei traffici d’oltreoceano. Al processo per la “pizza connection”, quando si era trattato di parlare del suo vecchio amico Gaetano Badalamenti, aveva persino sostenuto che l’ex capo di Cosa Nostra non aveva mai trafficato in stupefacenti. “Non mi risulta”, aveva dichiarato, provocando le ire del prosecutor, che aveva malamente investito i marshal: avete portato qui, aveva domandato, un teste per l’accusa o per la difesa? (more…)

LE CIANCE DI CIANCIMINO

giugno 18, 2010

TUTTE LE CONTRADDIZIONI DI CIANCIMINO JR SUL BANANA – IL BLOGGER SCOVA-BUFALE METTE A CONFRONTO VERBALI, DEPOSIZIONI E INTERVISTE DEL FIGLIO DI DON VITO E SCOVA IL TRAPPOLONE DELLA LETTERA (TAROCCATA) DI COSA NOSTRA A BERLUSCONI – A GIORNI IL LIBRO SU INTERNET – LA CORSA ALL’ACQUISTO DI AVVOCATI, PM, SBIRRI E PROFESSIONISTI D’ANTIMAFIA…

Nell’articolo: Il Pm si guarda bene dal contestare al teste che negli interrogatori del 30 giugno e del 1 luglio 2009 sulla data di quel testo e su chi l’abbia scritto Ciancimino junior ha detto tutto e il contrario di tutto: prima che risale al 2000, ’99-2000; poi che è stata scritta tra il ’90 e il ’92, precedentemente all’arresto di don Vito del 23 dicembre del ’92, sicuramente prima del papello; poi genericamente il periodo in cui il padre era in carcere

Gian Marco ChiocciMariateresa Conti per “Il Giornale

Ricordate la letterina indirizzata al premier Silvio Berlusconi e a Marcello Dell’Utri e portata in aula al processo Mori da Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito, a riprova dell’origine mafiosa di Forza Italia? Letterina in cui don Vito avrebbe minacciato il Cavaliere di spiattellare, Ciancimino junior dixit, l’origine di Forza Italia? Che fosse una mezza bufala, guardando le versioni contraddittorie date da Massimo in più interrogatori precedenti al debutto d’aula l’8 febbraio del 2010, si capiva. Ma è molto probabile che si tratti di una bufala intera. O, almeno, di un testo manomesso (da chi?) che non era affatto indirizzato a Berlusconi e che soprattutto aveva chissà quale scopo.

A ricostruire la vicenda, individuando anche la prova delle menzogne che il figlio di don Vito avrebbe raccontato ai giudici, un libro-inchiesta, presto scaricabile on line o acquistabile in rete, «Prego dottore! Le lettere della mafia a Silvio Berlusconi nella mitopoiesi di Massimo Ciancimino». (more…)

La memoria delle stragi

giugno 8, 2010
Nell’articolo: “Giuliano Ferrara chiami pure tutto ciò mania del law and order. Per parte mia non ho nulla contro la legge e l’ordine. È la mania di chi vuol conoscere la verità. E non la fugge, solo perché a volte in un’inchiesta o in un processo mancano le prove conclusive necessarie a una condanna giudiziaria, ma ci sono tutti gli elementi sufficienti a una condanna politica”GIULIANO FERRARA, da “La Stampa
Caro direttore,
domenica sono stato rimproverato da Barbara Spinelli per aver scritto nel Foglio che in un Paese civile non si può convivere con l’accusa di strage al presidente del Consiglio: o la si dimostra, e allora il presidente del Consiglio va in galera, oppure la si pianta lì. Io criticavo il malvezzo di elucubrare sulle stragi del 1993, collegandole a quelle del 1992 (Falcone e Borsellino) e poi all’attentato dell’Addaura e al fallito tentativo dinamitardo allo Stadio Olimpico. «Elucubrare» significa dire e non dire, mettere insieme «ipotesi e ragionamenti» (l’espressione è usata difensivamente ed eufemisticamente dallo stesso Pietro Grasso) che puntano in una direzione malamente dissimulata: suggerire che Forza Italia, il partito del premier e di Marcello Dell’Utri e di tanti altri, è quell’entità esterna (definizione buscettiana trasferita direttamente al linguaggio delle procure) che attraverso una strategia mafiosa della tensione doveva raccogliere il frutto politico di una campagna di disordine e assassinio. Anche Luciano Violante, che sul tema aveva concesso un’intervista al Foglio, è stato rimproverato per non aver difeso a sufficienza il procuratore antimafia Grasso, sebbene il rabbuffo fosse espresso con toni meno corruschi di quelli dedicati a Violante da Marco Travaglio, il focoso maniaco del law and order con il quale la vostra eccellente editorialista è sempre più spesso in sintonia. (more…)

Ciancimino, ma quali ciance

febbraio 26, 2010

di Marco Travaglio

Lo scandalo Prostituzione&Corruzione Civile Spa ha scacciato dai giornali la lunga deposizione di Massimo Ciancimino sulle trattative Stato-mafia del 1992-93 e sui rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra. Così l’ultima parola, anzi l’ultimo delirio sul caso è rimasto in appalto ai troppi commentatori interessati o improvvisati, tutti volti a squalificare l’attendibilità del rampollo dell’ex sindaco mafioso di Palermo. Non solo Berlusconi e i suoi house organ (‘Le ciance di Ciancimino’ e via sproloquiando). Non solo il ministro Alfano, al quale qualcuno dovrebbe spiegare che il suo compito è far funzionare la giustizia, non insegnare il mestiere a giudici e pm né rilasciare patenti di inattendibilità a pentiti e testimoni. Ma anche il sociologo Pino Arlacchi, eurodeputato Idv, e l’ex magistrato Giuseppe Di Lello, esponente del Prc: i due hanno sentenziato – non si sa in base a quale competenza specifica – che Ciancimino jr. racconta balle. (more…)

Marcello Dell’Utri: io senatore per non finire in galera

febbraio 10, 2010

Viaggio in treno con Dell’Utri: spiega racconta, si confida. Un bilancio

“A me della politica non frega niente, io mi sono candidato per non finire in galera”. Frecciarossa Milano-Roma. Marcello Dell’Utri, senatore del Pdl condannato in primo grado a nove anni per mafia, si addormenta, seduto al suo posto, dopo aver mangiato un panino nella carrozza ristorante. Con lui, una guardia del corpo. Poi squilla il telefono e Dell’Utri – faccia dimessa – si sveglia e parla volentieri, a voce bassa.

Senatore, lei è su tutti i giornali per le dichiarazioni di Massimo Ciancimino.

Due sono le opzioni: o mi sparo un colpo di pistola, o la prendo sul ridere. Di certo farò un’interpellanza parlamentare per capire cosa c’è dietro queste calunnie.

Ma cosa ci guadagna Ciancimino a dire queste cose?

Guadagna molto: intanto gli sconti di pena. La sua condanna a cinque anni, dopo le sue prime dichiarazioni, è stata scontata a tre anni. Non è poco: tra indulti e cose varie non avrà nessuna pena. Poi ci guadagna la salvezza del patrimonio che il babbo gli ha lasciato. Sta tutto all’estero.

E chi è il regista che ha interesse a favorire Ciancimino perchè faccia i vostri nomi?

Sicuramente chi lo gestisce è lo stesso pubblico ministero che era il mio accusatore nel processo di primo grado: questo Ingroia. Antonio Ingroia è un fanatico, visionario, politicizzato. Fa politica, va all’apertura dei giornali politici, ha i suoi piani. Ciancimino padre io non l’ho mai visto né conosciuto, non ho preso il suo posto, quindi non c’è nulla: è tutto montato. Qui c’è un’inquisizione. C’è una persecuzione: Torquemada non mollava la sua preda finché non la vedeva distrutta. (more…)

LA VERSIONE DI DELL’UTRI

gennaio 15, 2010

TUTTE LE MINCHIATE DI CIANCIMINO JR.: QUANDO NON CONFONDE LE DATE, O I MINISTRI, O I DEPUTATI COI SENATORI, CI PENSANO I PENTITI CORLEONESI E QUELLI DELLA VECCHIA MAFIA (E PERSINO GELLI) A SMENTIRLO: DA GLADIO A USTICA, DAL SEQUESTRO MORO AL PATTO DELL’UTRI-PROVENZANO, FINO AGLI EX NAR PER L’OMICIDIO MATTARELLA, ECCO TUTTE LE MEGABALLE DEL FIGLIO DI DON VITO…

Gian Marco Chiocci per il Giornale 

Per non rischiare di perdersi nei labirinti dietrologici del Ciancimino-pensiero occorre una premessa: il figlio di don Vito, sindaco mafioso di Palermo, dopo aver cominciato a parlare con i pm delle stragi di mezza Italia, recentemente s’è visto dimezzare in appello la pena incassata in primo grado al processo che lo vede imputato per aver riciclato il presunto tesoro di Cosa nostra.

Sull’attendibilità delle sue dichiarazioni c’è ampio dibattito, specie ora che col deposito dei suoi 22 verbali ha allargato il tiro partendo della conoscenza decennale fra Dell’Utri e Provenzano (sic!) e finendo al caso Moro dopo esser passato per Ustica e Licio Gelli. Molti dei riferimenti del giovane Ciancimino sono smentiti dai riscontri. Ecco una sintesi.

«Sicuramente il Dell’Utri ha gestito i soldi che appartenevano sia a Stefano Bontade che a persone loro legate».

Accuse già smentite, con riferimento anche alle parole dell’imprenditore Rapisarda sui soldi scambiati a Milano con Bontade nella primavera del ’74. Al processo è stato però documentato come Bontade, in quel periodo, non si era mai mosso da Cannara, vicino Perugia, dov’era al soggiorno obbligato (l’unico sgarro lo pagò con l’arresto in autostrada) così come mai poteva esser presente allo stesso scambio il boss Teresi di cui ha parlato il pentito Di Carlo e per altri versi il pentito Cucuzza.

L’obiettivo segreto dei pm è quello di riaprire il filone sul riciclaggio a carico di Dell’Utri (compreso nel procedimento 6031/94) puntando sulle novità «finanziarie» raccontate da Spatuzza e Ciancimino. (more…)

E Marcello legge i diari di Mussolini. «Un duce a caccia di attimi di letizia»

settembre 27, 2009

25601_29977_casa147_1705672_mediumPresentazioni.  Metti una sera il co-fondatore di Forza Italia a Casa Pound

«Non concedo interviste, tanto meno sulla mia vita privata. Sono un uomo qualunque. Anche io sono soggetto alle debolezze, agli errori. Amori? Ma che amori! Ho altro per la testa. Nel mio animo non vi è più nulla di perverso. Sono incline alla indulgenza e alla comprensione. Mi interessa di aiutare i deboli. Ma ora basta, se no sto per tracciare la figura di un santo. Non sono un santo. Sono un padre di famiglia con un illimitato amore per i miei i figli e la Rachele a dispetto dei bene informati e dei maligni resterà sempre la donna prediletta».

Chi si aspettava l’altra sera una battagliera commemorazione di Mussolini dentro il fortino di Casa Pound, centro sociale dell’ultradestra romana, è rimasto deluso: oggetto della serata, le riflessioni intime e occasionali, dettate dall’agenda pubblica. Ma la lettura di brani dai controversi diari del duce (veri? falsi?) da parte del senatore Dell’Utri ha illuminato la gelida Casa Pound di riflessi d’attualità. (more…)