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Intervista a Marco Travaglio

aprile 21, 2011

1- CHE DIVI METTIAMO IN COPERTINA, OGGI? UN POLITICO (BERSANI), UN CANTANTE (JOVANOTTI), UN CHITARROSO (VASCO ROSSI), UN’ATTRICE (MARGHERITA BUY), UN TELEVISIVO (FACCHINETTI & BELEN)? MACCHÉ! OGGI LA VERA STAR È DI CARTA: MARCO TRAVAGLIO! – 2- “UNA VOLTA GRAN PARTE DEL TEMPO LA DEDICAVI A CERCARE NOTIZIE, OGGI LA PASSI A LITIGARE CON I CAPI PER FARTELE PUBBLICARE – HO SCRITTO UN LIBRO SULLE TANGENTI DELLA FIAT E MI SONO BRUCIATO OGNI CHANCE DI LAVORARE ALLA STAMPA – 3- “CON SANTORO LITIGO SOLO SU ISRAELE. LUI È PIÙ FILOPALESTINESE, IO PIÙ FILOISRAELIANO. LUI PIÙ LIBERTARIO, IO PIÙ GIUSTIZIALISTA: SE UNO RUBA, VADA IN GALERA” – 4- A DAR RETTA AI GIORNALI, HO AVUTO RELAZIONI CON TUTTE LE RAGAZZE DI “ANNOZERO”: BEATRICE, MARGHERITA, RULA. BASTA CHE CI VADA INSIEME AL RISTORANTE. A LIBERO, LELE MORA HA PERSINO DETTO CHE HO UN PIED-À-TERRE A BRESCIA” – 5- CONTRO IL COMMISSARIO DAVANZONI, “REPUBBLICA” ANTI-RICCI, SAVIANO E FABIO FAZIO –

Sara Faillaci per Vanity Fair, da “Dagospia

A Marco Travaglio avevo chiesto di raccontare l´origine della sua crociata contro Silvio Berlusconi.
Torinese, 47 anni, esperto cronista giudiziario e politico, autore di libri inchiesta di successo, da cinque anni punta di diamante di Annozero (durante i suoi monologhi lo share si impenna), dal 24 settembre del 2009 è anche uno dei fondatori (e da pochi mesi vicedirettore) del Fatto Quotidiano, giornale diretto da Antonio Padellaro che dopo un anno e mezzo di vita vende già centomila copie. Fenomeno editoriale tanto più sorprendente perché si regge economicamente sulle proprie forze, senza dipendere da poteri forti né da partiti e senza ricevere contributi statali.

Per le pungenti critiche al premier, e per il fatto di avere collaborato in passato a quotidiani schierati a sinistra (La Repubblica, l´Unità), viene considerato da molti riconducibile a quell´area politica. Ma la sua formazione è liberale e conservatrice, e Montanelli il suo riferimento prima ancora di diventare il suo direttore (l´ha assunto due volte, nell´92 al Giornale e nel ´94 alla Voce).

Proprio per ricordare il padre del giornalismo italiano a dieci anni dalla scomparsa (il 22 luglio del 2001), porta in teatro uno spettacolo che debutta a Bologna il 29 aprile. A lui il compito di parlare di disinformazione dei giorni nostri; all´attrice Isabella Ferrari quello di leggere i testi di Montanelli.

Quindi la sua crociata contro Berlusconi ha origini sentimentali.
«Quell´episodio mi ha aperto gli occhi. A quell´epoca erano ancora in molti a credere alla rivoluzione liberale che propagandava Berlusconi. Ma le pare che un liberale butti fuori un Montanelli perché è troppo libero?». (more…)

Il libro nero della classe dirigente italiana

novembre 9, 2010

La prefazione di Marco Travaglio a “Sotto Processo. Tutti i procedimenti in corso dei potenti d’Italia” di Benny Calasanzio (Editori Riuniti), ventisei ritratti di uomini e donne che nonostante i guai con la giustizia sono ancora saldamente al timone del paese.

di Marco Travaglio, da “Micromega

Conosco bene la materia piuttosto maleodorante in cui ha messo le mani Benny Calasanzio scrivendo questo libro. Insieme a Peter Gomez, ho scritto ben tre libri (La Repubblica delle banane, Onorevoli Wanted e Se li conosci li eviti) per fornire ai lettori-elettori le liste di proscrizione (e spesso anche di prescrizione) sui politici da non votare a causa dei loro guai giudiziari, e non solo per questi. Le famigerate “quote marron” del nostro Parlamento, sempre più simile a una comunità di recupero, fra pregiudicati, condannati in via provvisoria, prescritti, imputati, indagati. Ora Benny, giovane giornalista free lance e collaboratore del Fatto Quotidiano, amplia lo spettro d’indagine a tutta la classe dirigente italiana, raccontando le disavventure di magistrati, medici, imprenditori, senza ovviamente dimenticare i politici.

Storie molto conosciute (ma da quanti?), come quella dell’eterno imputato e impunito Silvio Berlusconi. Ma anche storie clandestine, come la vicenda di Emilio Riva, patron dell’Ilva di Taranto e socio della Cai-Alitalia, attualmente indagato per imbrattamento, disastro ambientale colposo, avvelenamento colposo di sostanze alimentari e getto pericoloso di cose, ma già nel 1998 condannato per tentata violenza privata (aveva ideato una sorta di ghetto in cui mettere a oziare gli operai anziani e i sindacalisti, così da costringerli a licenziarsi). (more…)

Gita fuori porta

settembre 11, 2010

Nell’articolo: invitato alle nozze del figlio del presidente Erdogan, tentò di dare una toccatina alla sposa tutta fasciata di veli e, per il rito islamico, assolutamente inavvicinabile. Subito dopo, in piena tempesta ormonale, fece arrossire il premier tedesco Schroeder: “Parliamo di donne: tu te ne intendi, ne hai cambiate tante, eh eh”. Resta però ineguagliata la performance del Cavaliere di Hardcore allo stabilimento Merloni in Russia, dove nel 2004 tentò di trascinare l’amico Putin in un concorso di bellezza improvvisato fra le operaie della fabbrica, dandogli di gomito: “Voglio baciare la lavoratrice più bella”

Marco Travaglio per “Il Fatto

Che Mr B. desse il meglio di sé nelle missioni internazionali, era cosa nota. Appena varca la cinta daziaria, forse perché sprovvisto di Gianni Letta e delle altre badanti che hanno il compito di sedarlo nelle circostanze ad alto rischio, esce al naturale. Ma l’idea di andare a Mosca per rammentare davanti agli ex comunisti sovietici PutinMedvedev i finanziamenti occulti dei comunisti sovietici al Pci, ecco, quella non gli era ancora venuta.

Quando poi il nostro ha attaccato la geremiade contro Fini e le toghe rosse, le delegazioni giunte da tutto il mondo han preso a picchiare sugli auricolari della traduzione simultanea, pensando a un’interferenza in cuffia. Invece era proprio lui che, tanto per cambiare, badava ai cazzi suoi. Così la sua collezione di trionfi mondiali s’è arricchita di un altro capitolo memorabile. Anche perché negli altri Paesi il ricambio della classe politica è così rapido che, a ogni vertice internazionale, c’è sempre qualcuno appena arrivato che non conosce ancora Mr B. Dunque, si meraviglia. (more…)

Berlinguer, chi era costui?

settembre 6, 2010

Marco Travaglio per “L’Espresso

Come se non ci fosse abbastanza confusione sotto i cieli della politica, giunge a proposito la polemica di mezza estate intorno a Enrico Berlinguer. L’ha innescata quel diavolo di Tremonti, elogiando i suoi “scritti del 1977 sull’austerity”. Tarantolata come il vampiro dinanzi all’aglio, la sempre equilibrata sottosegretaria Stefania Craxi ha versato litri di bile sul ministro dell’Economia del suo governo in una lettera al “Corriere della sera”: “Berlinguer non credeva una parola (sic, ndr) di quello che scriveva”, il suo “Pci ha sempre rappresentato il partito della spesa”, poi fu “messo ko da Craxi” e allora “inventò l’austerità e il moralismo per nascondere l’isolamento in cui la sua fobia verso i socialisti aveva condotto il Pci”. L’indomani Emanuele Macaluso le ha ricordato qualche data che, nella fretta, le era sfuggita: “Berlinguer pronunciò quel discorso il 16 gennaio 1977, quando Craxi era segretario del Psi da soli sei mesi” e nemmeno volendo avrebbe potuto metterlo ko. Intanto però un’altra autorevole vestale del socialismo, Fabrizio Cicchitto, aveva scritto alla “Stampa” per associarsi alla Craxi e dissociarsi da Tremonti. (more…)

Boffonchiando

settembre 3, 2010

Marco Travaglio per “Il Fatto

Gentile Dino Boffo, un anno fa Lei era costretto a dimettersi da direttore di Avvenire in seguito a una nota campagna del Giornale della famiglia Berlusconi. Campagna basata su una notizia vera e una falsa. Quella vera era la Sua condanna nel 2004 (decreto penale del Gip di Terni, da Lei non impugnato e dunque definitivo) per molestie su una donna. Quella falsa era una presunta (cito da Il Giornale) “nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio emesso dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto 2004: ‘Il Boffo – si legge – è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione’…”. (more…)

Zero tituli

agosto 28, 2010

Nell’articolo: Ma nessuno pensi che l’occultamento del caso Schifani sia censura o servilismo verso il Pdl. In attesa di tempi migliori, il Pompiere combatte B. con i messaggi subliminali. Ieri infatti pubblicava un succulento articolo sull’isola di Sant’Elena. Capìta la sottile metafora?

Marco Travaglio per “Il Fatto

Ogni tanto, leggendo i dati sulla diffusione del nostro giornale, aumentata anche in agosto, ci domandiamo il perché. In fondo siamo in quattro gatti a fare un piccolo quotidiano ancora pieno di errori e ingenuità, tipici della minore età. Poi però leggiamo altre gloriose testate e qualche perché salta fuori. L’altro giorno Mario Gerevini del Corriere della sera scopre che la società di famiglia di Corrado Passera, amministratore di Intesa San Paolo (prima banca italiana, azionista delCorriere), quello che l’altro giorno tuonava al Meeting di Rimini contro “la classe dirigente italiana che fa indignare”, ha fatto rientrare da Madeira, “zona franca al largo del Portogallo”, 10 milioni ivi parcheggiati dal 1999. La notiziona è finita a pagina 35 del Corriere, che nelle pagine precedenti doveva pubblicarne di ben più importanti, tipo: “Negli Usa vendono zoo e parchimetri”, “Il tesoro svizzero di Duvalier” (l’ex dittatore di Haiti, mica l’amministratore della prima banca italiana), “Il Maradona d’Asia via per un bicchier d’acqua”, “La figlia di Cameron nasce in Cornovaglia”, “Vietato non assumere con Facebook”, “Paris Hilton segnala un ladro su Twitter”, “A Natale la tv 3D senza occhialini”, “Il personal trainer in ufficio contro lo stress da rientro”, “Se Wall Street cucina italiano”, “L’acqua fa dimagrire”, “L’altro finale di Alamo”, il cruciverba dell’estate. Al confronto, il Tg1 di Minzolingua pare quasi un telegiornale. (more…)

Giri di Walter

agosto 25, 2010

Marco Travaglio per “Il Fatto

Nuovi arrivi da Saturno. Dopo Passera e Mancuso, l’astronave che riporta in patria gli italiani reduci dallo spazio, praticamente una navetta, ci ha restituito ieri Uòlter Veltroni. Il quale, appena atterrato, ha scritto una lettera agli italiani: “Scrivo al mio Paese e vi dico che cosa farei”. E, per risparmiare sull’affrancatura, l’ha mandata al Corriere. Il genere epistolare non deve stupire: tutti i migliori comici, da Totò a Peppino, da Benigni a Troisi, ne han fatto largo uso. Totò, salendo sul wagon lit, chiamava a raccolta “fuochisti, macchinisti, ferrovieri, frenatori, uomini di fatica”. Uòlter, scendendo dall’Ufo, si rivolge “agli italiani che tornano a casa”, ma anche “a quelli che non si sono mossi”; a quelli che non si sono mossi “perché lavoravano”, ma anche a quelli che non si sono mossi “perché non possono lavorare”; “agli imprenditori”, ma anche “ai nuovi poveri italiani” (a quelli vecchi no).

A tutti rammenta che “in fondo due anni fa quasi 14 milioni di italiani fecero la croce sul simbolo che conteneva il mio nome come candidato premier”. Ecco, 14 milioni di croci sul suo nome. Ma lui non sospettò nulla. Anzi seguita a interrogarsi su quella banale questione aritmetica che gli negò la vittoria: “Se un milione e mezzo dei 38 milioni di votanti avesse scelto il centrosinistra riformista invece di Berlusconi, ora saremmo noi a guidare il Paese. Ma non è successo, per tanti motivi. Come cercherò altrove di approfondire, credo più per ragioni profonde e storiche che per limiti di quella campagna elettorale che si concluse col risultato più importante della storia del riformismo italiano”. Ha perso, ma è come se avesse vinto (infatti ora spiega come si vince: “No a sante alleanze anti-premier, così si perde”, parola di esperto). (more…)

Travaglio stregato da Betty, “femme fatale” dei no Cav

agosto 25, 2010

Maestrino di doppiopesismo: invoca le femministe per difendere la compagna del presidente della Camera, ma insultava la Carfagna e la Gelmini con battute da caserma

Nell’articolo: E che dire dell’intervista di Travaglio alla finta Mariastella Gelmini imitata da Caterina Guzzanti e disegnata come una sprovveduta arrivata al ministero con un book fotografico? Le femministe tanto care a Travaglio non hanno nulla da dire?

Andrea Cuomo per “Il Giornale

Qualche mese fa gli fu attribuito un amorazzo (poi smentito) con la soubrette brasiliana e mora Ana Laura Ribas. Ma l’ultimo flirt di Marco Travaglio è una bionda: niente meno che Elisabetta Tulliani. Gianfranco Fini si tranquillizzi, la passionaccia del giornalista torinese per la di lui compagna non ha nulla di fisico: gli è che ella è il settebello al tavolino degli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo. (more…)

Balle spaziali ma garantiste

luglio 17, 2010

Marco Travaglio per “L’Espresso

Ogni giorno un nuovo scandalo. Dell’Utri mafioso anche in appello. Vecchie P2 e nuove P3 in azione. Ma ecco un libello che fin dal titolo mette il dito sulla vera piaga d’Italia: “Il morbo giustizialista” (Marsilio). L’hanno scritto Giovanni Fasanella, giornalista di “Panorama”, e Giovanni Pellegrino, avvocato, già senatore Ds, presidente della commissione Stragi e difensore di Previti: a loro avviso le anomalie italiane sarebbero i pm troppo indipendenti, il loro “indubbio accanimento” contro B. e una sinistra succube del “partito delle Procure” che, anziché separare le carriere come richiesto da Gelli, Craxi e B., si attarda in una “sterile” difesa della Costituzione. La parte più avvincente è quella che si addentra nella recente storia giudiziaria per avvalorare la tesi dei due Giovanni. Si parte dal “processo Mills in cui Berlusconi era imputato” (falso: è ancora imputato, congelato dal legittimo impedimento): “Qualsiasi persona dotata di un minimo di conoscenza della giustizia prevedeva che sarebbe andato in prescrizione” (falso: la prescrizione sarebbe scattata nel 2014, ma fu retrodatata al 2009 grazie alla legge ex Cirielli approvata dall’imputato B.). Altra rivelazione: “Nessuna iniziativa delle Procure contro Berlusconi è mai arrivata a una sentenza di condanna, nemmeno di primo grado” (falso: B. fu condannato in primo grado tre volte, nei processi Macherio, All Iberian e Guardia di Finanza). (more…)

La “cricca” delle toghe e il silenzio della stampa di regime

luglio 13, 2010

Nell’articolo:Uno come Lombardi che in un altro paese faticherebbe a entrare in un bar sport discettava con gran familiarità della sentenza sul lodo Alfano col presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli, detto “o’ professo’”: “La donna della Consulta è amica sua, possiamo intervenire su questa signora? Mi stanno mettendo in croce gli amici miei, che poi sono anche amici suoi…”.

di Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano, 13 luglio 2010

Chissà che fine han fatto gli inventori di fortunate cazzate tipo l’“uso politico della giustizia” o la “magistratura politicizzata”. Gli Ostellini, i Panebianchi, i Sergiromani, i Pigibattista, los Politos, i Gallidellaloggia e i Pollidelbalcone sono letteralmente scomparsi, proprio ora che gli allegri conversari chez Vespa e chez Verdini dimostrano che l’uso politico della giustizia esiste eccome. Solo che lo fanno il governo e i suoi manutengoli.

Il colore delle toghe politicizzate è l’azzurro-Verdini, il marron-Dell’Utri, il nero-Carboni/Carbone, come nella Prima Repubblica era il bianco-Andreotti, il rosé-Craxi, il grigio-Previti, il giallo-Gelli. Battaglioni di giudici furono trovati nelle liste della P2 o sul libro paga di Cesarone. Insabbiavano inchieste, aggiustavano processi, compravendevano sentenze, annullavano condanne di mafiosi per un timbro un po’ fané. Eppure – anzi proprio per questo – mai un’ispezione ministeriale, un’azione disciplinare, una convocazione al Csm, un dossier dei servizi, un attacco dalla stampa di regime.

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Voce del verbo abbranchèr

giugno 20, 2010

Nell’articolo: “Quando Brancher era a San Vittore – ha raccontato il Cavaliere – io e Confalonieri giravamo in auto intorno al carcere per metterci in comunicazione con lui”. La telepatia funzionò: Brancher tenne la bocca chiusa

Marco Travaglio per “Il Fatto

Basta, c’è un limite a tutto. Non si può seguitare a mortificareClaudio Scajola. Già dev’essere umiliante venire scaricato da uno come B, che in vita sua non ha mai scaricato nessuno, anzi ha sempre caricato di tutto. Figurarsi come deve sentirsi, lui che non è neppure indagato, ora che viene promosso ministro del Federalismo l’imputato Aldo Brancher, l’ex prete paolino poi spretato e divenuto dirigente della Fininvest e dunque deputato di Forza Italia. No, non si fa così. Ma come: cacciano dal governo un pover’ometto che s’è soltanto fatto pagare la casa da un altro, per giunta a sua insaputa, e poi aprono le porte a uno rinviato a giudizio per lo scandalo Bpl-Antonveneta? Ma allora lo dicano che vogliono provocare. (more…)

La sindrome di Salieri

giugno 15, 2010

Nell’articolo: Vent’anni fa, quando parlavano Falcone e Borsellino, c’era poco da discutere: non perché fossero infallibili, ma perché si erano conquistati il prestigio sul campo. Tra un Falcone e un Carnevale, la gente non aveva dubbi: l’uno era famoso per aver arrestato il Gotha di Cosa Nostra, l’altro per aver annullato centinaia di condanne di mafiosi.

Marco Travaglio per “Il Fatto

Se è vero che, come dice il Vangelo, “dai frutti conoscerete l’albero”, c’è una normetta nella legge-bavaglio che descrive meglio di qualunque altra l’albero al quale (ci) siamo impiccati da 16 anni. E’ l’articolo 6-ter: “Sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali loro affidati…”. E’ copiato pari pari dal Piano di Rinascita Democratica della loggia P2, scritto da Licio Gelli e dai suoi consulenti a metà degli anni 70 e rinvenuto nel 1982 nel doppiofondo della valigetta della figlia del Venerabile: “Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono: (…) il divieto di nomina sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari…”. Ora, è fin troppo facile capire perchè questa gentaglia non gradisce che si conoscano atti giudiziari e intercettazioni. Ma che fastidio possono dare il volto o il nome del tale o del talaltro magistrato? Domanda ingenua: oltre che mascalzoni, questi qua sono anche inguaribilmente mediocri. Sanno di non avere una reputazione, una credibilità, una rispettabilità. La loro faccia ha lo stesso prestigio del loro culo. Nessuno crede alla loro parola, continuamente smentita, rettificata, rimangiata, tradita. Possono sopravvivere soltanto se, intorno a loro, sono tutti come o peggio di loro. Se emergono figure autorevoli e popolari, esse diventano immediatamente una minaccia per l’intera banda. Perché poi, quando parlano, la gente dà loro retta. E, se criticano la banda, questa ne esce inevitabilmente con le ossa rotte. Nonostante le minacce, le aggressioni, le calunnie e i cedimenti interni, la magistratura conserva ancora un consenso intorno al 50 per cento, mentre quella della classe politica langue nei pressi del 10. Se un magistrato o un ex, meglio ancora se carico di onori per la lotta al terrorismo e/o alla mafia e/o alla corruzione, tipo Caselli, Colombo, Borrelli, Greco, Davigo, Scarpinato, Ingroia, Spataro, Maddalena, Almerighi, dice che una legge è una porcheria e ne spiega le conseguenze nefaste per la sicurezza dei cittadini, questi credono a lui e non agli Al Fano, Ghedini, Cicchitto, Gasparri, gente che basta guardarla in faccia per farsi una risata. (more…)

PIERCAZZEGGIANDO CASINI (TRAVAGLIO IN MISSIONE DI LESO SCIACALLAGGIO SULL’INTOCCABILE DI PIETRO)

giugno 9, 2010

Nell’articolo: “Volendo, poi, si potrebbe dare un’occhiata a quel tabernacolo di moralità che è l’Udc. In Sicilia, per dire, il suo uomo è Totò Cuffaro, condannato in appello per favoreggiamento alla mafia: nel 2006 Casini disse che non avrebbe candidato “nessun inquisito tranne Cuffaro” perché “sulla sua innocenza garantisco io”

Marco Travaglio per “il Fatto Quotidiano

Ancora nulla di fatto per la seconda puntata della serie “Silenzi e ambiguità dell’onorevole…” inaugurata dal Corriere apposta per Di Pietro, chiamato a discolparsi per le case che non ha affittato e non ha abitato, ma soprattutto per essersi laureato in quattro anni invece di andare fuoricorso e per aver segnalato il luogo e i protettori della latitanza del faccendiere Pazienza alle Seychelles anziché farsi i fatti suoi.

In compenso, al dossier del Corriere si appiglia un noto statista, già portaborse di Bisaglia e Forlani, poi assurto nientemeno che alla presidenza della Camera e ora finto oppositore del governo: Pier Ferdinando Casini. “Di Pietro – dice Piercasinando – è uno sciacallo che costruisce la sua fortuna politica sulle disgrazie del Paese e su un moralismo che non mi piace. Ci ha spiegato per anni, quando si parlava degli altri, che un conto sono le verità processuali, un conto la necessità che un politico sia al di sopra di ogni sospetto. (more…)

Il commissario Panebianco

giugno 8, 2010

Nell’articolo:  “Il concorso esterno esiste eccome, nel Codice: come il concorso in omicidio, in rapina, in occultamento di cadavere e così via. L’applicazione del reato concorsuale risale addirittura a metà Ottocento per il concorso esterno in brigantaggio da parte dei non briganti che si mettevano al servizio dei briganti”

Marco Travaglio per “Il Fatto

Ci vuole tanta pazienza, col Pompiere della Sera. Domenica auspicavamo che l’improvvisa aggressività usata contro Di Pietro dal quotidiano più conformista d’Italia segnasse una svolta e l’articolo “Ambiguità e silenzi di Di Pietro” inaugurasse una saga a puntate (“Ambiguità e silenzi di Berlusconi”, “diCasini”, “di Bossi”, “di Bersani”, “di D’Alema” e, perché no, “di Schifani”). Invece no: siamo fermi alla prima puntata. Almeno per i politici. Perché, sommerso dalle repliche e dalle carte di Di Pietro, il Pompiere incendiario ha deciso di aprire un altro fronte, appiccando il fuoco all’opera di un intellettuale che ha il brutto vizio di opporsi al regime berlusconiano: Andrea Camilleri. Si cura di lui e del suo commissario Montalbano, anch’egli inguaribilmente antiberlusconiano, il professor Angelo Panebianco. (more…)

Informazione disinformata

giugno 4, 2010

Marco Travaglio per “L’Espresso

Una delle riforme più urgenti in materia di giustizia dovrebbe essere l’obbligo di informarsi prima di parlare di giustizia. Il dibattito sulla legge-bavaglio rivela il problema dei problemi: chi parla non sa di che parla. Pigi Battista del “Corriere della Sera” deplora ad “Annozero” che le norme attuali abbiano permesso di screditare Francesca, la massaggiatrice del Salaria Sport Village che diede la famosa “ripassata” a Bertolaso, spacciandola per una escort. Ma chi ne ha pubblicato il cognome, rendendola identificabile, è già punibile per la legge sulla privacy del 1996 che consente alla vittima di denunciare il colpevole al Garante, il quale può pure agire motu proprio: accertata la lesione, scatta il procedimento penale in Procura. Dunque per tutelare Francesca e le altre non occorrono nuove leggi: bastano quelle esistenti. Battista chiede “limiti precisi” per evitare che “s’intercettino tutti per sempre”. Forse non sa che già la legge attuale impone limiti strettissimi (infatti le persone ascoltate sono appena 15-20 mila all’anno): le intercettazioni possono essere disposte dal gip su richiesta del pm solo per i reati puniti dai 5 anni in su, più quelli contro la pubblica amministrazione, il contrabbando, le armi, la droga, l’usura, l’insider trading e l’aggiotaggio. E solo se esistono “gravi indizi di reato” e se intercettare è “assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini”. (more…)

Le ultime due leggi ad personam

giugno 1, 2010

La prima riguarda i 20 milioni elargiti alla banda larga. Una mancetta per non mettere a rischio il monopolio Mediaset. La seconda è la cosidetta salva-Mondadori

Marco Travaglio per “Il Fatto

La marea marron che sommerge l’Italia da 16 anni non accenna a fermarsi: falliti anche gli ultimi tentativi di bloccare la falla a Palazzo Chigi da cui fuoriesce il liquame maleodorante pompato dalla compagnia Pdl, negli ultimi giorni si sono registrate altre due puzzolentissime leggi ad personam, la trentanovesima e la quarantesima dell’Era Berlusconiana. Che però, confuse nell’immensa chiazza scura, sono passate praticamente inosservate agli occhi di tutti, eccezion fatta per alcuni specialisti che le hanno notate, peraltro inascoltati. La prima (anzi, la trentanovesima), segnalata ieri da Giovanni Valentini su Repubblica, è la mancetta di 20 milioni elargita dal governo delle tre I (Impresa, Istruzione e Internet) ai giovani internettiani per lo sviluppo (si fa per dire) della banda larga o larghissima. Il governo Prodi ne aveva stanziati 900 di milioni ed era stato irriso dal centrodestra perché erano troppo pochi: per lo sviluppo della banda larga o larghissima occorrono almeno 3 miliardi. (more…)

Andavo alle elementari e non ho mai manifestato per Saccucci

maggio 29, 2010

Marco Travaglio replica alle accuse di Graziano Milia, dopo l’articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano mercoledì 26 maggio

Marco Travaglio per “Il Fatto

L’altro giorno, sulla prima pagina del Fatto, mi sono occupato del presidente Pd della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, ricandidato a quella carica da tutto il centrosinistra nonostante la recente condanna in appello a 1 anno e 4 mesi per abuso d’ufficio nell’ambito di un mega-scandalo di licenze edilizie facili, sanatorie indebite e autorizzazioni paesaggistiche fuorilegge perpetrate tra il 1999 e il 2003. Il signor Milia mi ha così graziosamente replicato sulla sua pagina Facebook e la sua replica è stata ripresa da un giornale vicino al Pd e da vari siti internet e organi di stampa locale: “Non accetto critiche da un ex militante dell’ Msi. Il valore dell’antifascismo per me è discriminante. Travaglio faceva parte della falange pura e dura (come oggi) contro gli Ebrei… Se ha cambiato idea mi fa piacere… anche se non dimentico quando manifestò contro l’arresto di Saccucci, deputato dell’ Msi accusato di aver ucciso un giovane comunista a Sezze Romano… Io non me ne strafotto se uno difendeva Saccucci, ex parlamentare Msi che uccise un mio compagno di partito… Dice bugie? Sì! L’unica motivazione che oggi si conosce sulla mia vicenda mi assolve, aspettiamo le motivazioni della seconda. Ergo il fascista Travaglio parla senza cognizione di causa. Possiamo chiamarlo a confrontarsi con me, ma chi paga il cachet delle sue esibizioni? Poi non vorrei che facesse come Grillo che firmò una petizione a favore dello scempio dell’Anfiteatro romano di Cagliari”. (more…)

Galli è caduto dalla Loggia

maggio 19, 2010

di Marco Travaglio per “Il Fatto

A furia di associare Tangentopoli ai magistrati che l’hanno scoperta anziché alle tangenti che l’hanno causata, gli intellettuali “liberali” sono un po’ a corto di argomenti sulla nuova Tangentopoli. Sabato, sul Pompiere della Sera, Ernesto Galli della Loggia si è prodotto in un collage di pensierini che farebbero arrossire uno scolaretto di prima elementare. Premessa: dagli scandali emerge “una vasta, capillare indifferenza alla correttezza e alla legalità”. Però, che acume. Segue un interrogativo angosciante: “Ma che razza di società è la società italiana?”. Bravo, ben detto. “Perché da noi più che altrove la corruzione politica non sembra trovare l’ostacolo di alcuna efficace forza dissuasiva? Perché la paura di essere scoperti e quindi puniti…in Italia non sembra svolgere la sua funzione in misura apprezzabile?”. (more…)

La prefazione di Marco Travaglio a “Assalto al pm” di Luigi de Magistris (Chiarelettere)

maggio 14, 2010

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo il testo introduttivo al volume “Assalto al pm. Storia di un cattivo magistrato” di Luigi de Magistris (Chiarelettere), da oggi in libreria

di Marco Travaglio

Ho conosciuto Luigi de Magistris otto anni fa, nel maggio 2002, quando mi invitò a un convegno che aveva organizzato a Napoli insieme ad altri giovani pubblici ministeri della sua città. In quel convegno c’era già tutto Luigi, fin dal titolo: «Le forme del dissenso tra riformismo e globalizzazione».

L’iniziativa suscitò polemiche ancor prima di svolgersi.
Sia perché a promuoverla erano fra gli altri Francesco Cascini e Marco Del Gaudio, che poco tempo prima avevano fatto arrestare otto agenti di polizia per le violenze commesse contro decine di giovani no-global al Social Forum di Napoli 2001, triste prova generale della mattanza del G8 di Genova del luglio successivo. Sia perché i magistrati promotori avevano firmato un «Manifesto per la Giustizia» che definiva la magistratura «il luogo privilegiato di emersione del conflitto tra l’affermazione di una società unilaterale e lo Stato di diritto»: un conflitto tra autorità e libertà che «può risolversi unicamente nella mediazione imparziale di un organo indipendente».

Quel giorno Luciano Violante, allora capogruppo Ds alla Camera, gettò definitivamente la maschera bacchettando i magistrati organizzatori: «Mi sembra un manifesto in parte infondato e in parte demagogico; credo che si abbia il pieno diritto di scrivere certe cose, ma poi si deve essere pronti a essere criticati. Considerare la magistratura come unico e ultimo argine della democrazia è un errore assai grave. Considerare se stessi come ultimo ridotto della democrazia significa innanzitutto fare un’analisi sbagliata della società e, secondo, caricare se stessi di responsabilità che non si possono rivestire proprio in quanto magistrati: sono due aspetti assai delicati e si rischia così di non essere credibili agli occhi dell’opinione pubblica quando si fanno affermazioni di questo genere».

Per fortuna a rimettere le cose a posto sul diritto-dovere dei magistrati di partecipare al dibattito giuridico e costituzionale, intervennero poi due persone serie come Armando Spataro e Piercamillo Davigo.
Un paio d’anni dopo, de Magistris si trasferì a Catanzaro, una delle sedi giudiziarie meno appetibili e appetite dai magistrati italiani. E affrontò subito con entusiasmo la nuova avventura in Calabria, terra d’origine di sua moglie: l’entusiasmo di un figlio del Sud che discende da una famiglia di magistrati (lo erano il bisnonno, il nonno e il papà, quest’ultimo autore della memorabile sentenza sul «caso Cirillo»). La prima indagine importante in cui fu coinvolto dai suoi capi, prima di capire chi davvero fossero, colpì due persone che conoscevo e ritenevo perbene: l’avvocato Ugo Colonna e l’onorevole Angela Napoli, dissidente di An, entrambi combattenti dell’antimafia. Il primo finì addirittura in carcere per violenza e minaccia a corpo giudiziario aggravate dalla volontà di favorire la ’ndrangheta; la seconda «soltanto» indagata con la stessa accusa. (more…)

Travaglio replica al ritratto di Marianna Rizzini, che fa altrettanto

aprile 27, 2010

Al direttore – Ho letto con attenzione l’agile biografia che il Foglio mi ha dedicato sabato a firma Marianna Rizzini e devo riconoscere che, a parte il fatto che: 1) non ho mai disapprovato “la presenza del premier alle esequie” di Vianello (semmai quel che è riuscito a farci); 2) i miei figli sono tutt’altro che “educatissimi” (per fortuna); 3) Gomez non può avere “risposto su Facebook al posto” mio (non sono su Facebook); 4) non ho mai avuto un “articolo 2 a Repubblica”; 5) non mi sono mai “travestito da Robespierre”; 6) mio padre non è “ingegnere”; 7) mia madre non è “dell’Azione cattolica”; né io né i miei genitori abbiamo mai pronunciato la parola “latroni” (che non esiste) né “con accento torinese” né con altra inflessione; 9) non ho mai conseguito una “doppia laurea”, ma più modestamente una laurea singola in Storia contemporanea, per giunta da superfuoricorso; 10) è impossibile che la vostra cronista abbia interpellato i miei “ex professori” del liceo Valsalice, tutti morti tranne uno; 11) non ho conosciuto mia moglie “in ambienti catechistici”; 12) mia moglie mi prega altresì di precisare che non è affatto “sobria” (l’astemio sono io); 13) non ho mai abitato sulla “collina di Chieri”; 14) non ho mai “disprezzato ‘er Pecora’”; 15) non è vero che al Nostro Tempo mi occupavo “soprattutto di esteri”; 16) non è vero che al Giornale mi occupavo soprattutto “di calcio”; 17) non mi sono mai occupato “di economia nel pieno della partita Berlusconi-De Benedetti” e nemmeno prima né dopo, visto che di economia non capisco nulla; 18) non mi sono mai autoeletto “unico fedele esegeta e seguace di Montanelli” né tantomeno suo “erede spirituale”; 19) non ho avuto alcun “incauto soggiorno in un hotel di Sicilia”; 20) non è vero che “la vacanza in quel residence isolano costava pochissimo” (1000 euro del 2003 per 10 giorni in un paio di stanzette senza piatti, posate né cuscini, erano anche troppi); 21) non mi sono mai arrabbiato con Michele Santoro per non avermi “difeso a spada tratta” dalle calunnie di Porro e Belpietro; 22) non ho mai avuto case “sulle colline di Superga”; il resto è quasi tutto vero.
Marco Travaglio

Berlusconi ha dichiarato domenica di non aver mai litigato con nessuno. Quando dice di non essersi mai arrabbiato con Santoro, la sua è un’imitazione perfetta dell’Amor Nostro. Per il resto della rettifica pittimista e vittimista, il lettore vedrà le risposte di Marianna Rizzini

la replica di Marianna Rizzini

Gentile Travaglio, ringraziandola per l’attentissima lettura le rispondo nel dettaglio, procedendo lungo il suo schema punto per punto. (more…)

Il signor Manette

aprile 27, 2010

Marco Travaglio e la sua vita da inquisitore nel ritratto di Marianna Rizzini

A Marco Travaglio non è piaciuto accendere la televisione nella quiete del sabato e vedere Silvio Berlusconi al funerale di Raimondo Vianello. Marco Travaglio il sabato si dev’essere ritratto orripilato con il telecomando ancora in mano, se la domenica, ancora colmo di basito sdegno, ha scritto sul Fatto che a quel funerale “imperversava dappertutto un altro comico, anzi un guitto tragicomico con le gote avvizzite e impiastricciate di fard fucsia e il capino spennellato di polenta arancione… era il presidente del Consiglio”. Marco Travaglio pensa che tra l’essere “politicamente un berlusconiano” (com’era Vianello secondo Travaglio e secondo Vianello) ed essere “antropologicamente e artisticamente un berlusconiano” (come Vianello secondo Travaglio mai fu) corra una differenza tale da far risaltare agli occhi “l’estremo oltraggio”: la presenza del premier alle esequie suddette. Sarà per questo che il martedì sul Fatto, giornale di cui Travaglio è cofondatore e azionista, è comparsa in prima pagina la foto (scandalo?) di Berlusconi che riceve l’eucarestia – “eppure ai divorziati risposati il sacramento della comunione è assolutamente negato”, recitava il sottotitolo. A Marco Travaglio, in seconda battuta, non è piaciuto neppure accendere la televisione e vedere, al medesimo funerale, “persino Lele Mora” incedere in un “festival di botulini e siliconi”. Non si sa in che cosa di preciso Lele Mora abbia infastidito Marco Travaglio – forse non è antropologicamente conforme ai suoi canoni di virtù. (more…)

Travaglio molla Di Pietro e ritorna da Fini

aprile 12, 2010

Bentornato a casa, Marco. L’avevamo sempre pensato che Marco Travaglio fosse un vero intellettuale di destra, e se a volte abbiamo avuto un dubbio, semmai era sul primo dei due termini, «intellettuale».

Comunque, noi del Giornale, dove Travaglio guadagnò i suoi primi stipendi, pagati – ironia della sorte e nemesi del moralismo – dall’editore Silvio Berlusconi, lo sapevamo che prima o poi quel giovane reazionario, clericofascista e furioso anticomunista (partito da una posizione a metà strada fra l’Msi e il tradizionalismo cattolico ed approdato ad una in bilico fra il giustizialismo giacobino e il terrorismo mediatico) avrebbe percorso a ritroso la strada incautamente abbandonata per tornare nella sua vecchia casa.

Giù in fondo, a Destra. Per un curioso e accidentato sviluppo di quel concetto che la filosofia chiama «eterogenesi dei fini», ossia il raggiungimento di esiti opposti a quelli che ci si era prefissi, il figliol prodigo è tornato a Fini. Chissà se lui lo rivede volentieri, poi. Ieri Marco Travaglio nel suo consueto editoriale sul Fatto Quotidiano ha dichiarato il suo futuro voto politico e ha investito ufficialmente il nuovo leader. Che non è più Di Pietro, e nemmeno De Magistris. Ma, appunto, Gianfranco Fini. La predica domenicale s’intitola metaforicamente «Il bacio della morte» ed è un argomentato suggerimento rivolto al presidente della Camera, avvistato due giorni fa a pranzo con Giuliano Ferrara. (more…)

Il bacio della morte

aprile 12, 2010

di Marco Travaglio

Giuliano Ferrara è stato avvistato l’altroieri a pranzo con Gianfranco Fini che, scrivono i giornali, “l’apprezza molto” e si fa consigliare da lui. Già l’idea di farsi consigliare da un impiegato del suo peggior nemico non pare particolarmente brillante. Se poi si tratta di Ferrara, la trovata è doppiamente suicida. Stiamo parlando del maggior collezionista di fiaschi della storia moderna: la sua scia è lastricata di cadaveri politici, anche se lui passa sempre per “molto intelligente”. Solo per motivi anagrafici non potè augurare buon viaggio ai passeggeri del Titanic, ma fu come se l’avesse fatto. Ci permettiamo pertanto di consigliare il presidente della Camera di tenersi a debita distanza, per evitare le schegge in caso di esplosione. (more…)

Se di notte Travaglio e De Luca

marzo 7, 2010

Chi di notte ferisce, di notte perisce. Se fosse una querelle tra vecchi amici, verrebbe da liquidare così l’attacco di Vincenzo De Luca a Marco Travaglio. Ma poiché si tratta di personaggi pubblici e, soprattutto, poiché questa campagna elettorale di tutto ha bisogno tranne che di minacce fisiche, cerchiamo di essere più seri

Breve preambolo. Alle regionali campane il centrosinistra ha candidato De Luca, sindaco di Salerno del Pd dai modi piuttosto sbrigativi che piacciono tanto a destra. Sennonché, De Luca è stato rinviato a giudizio per reati quali truffa e abuso d’ufficio. Per questo, Travaglio lo ha più volte attaccato. L’altra sera De Luca ha risposto. Ha utilizzato un’espressione poco felice, per usare un eufemismo. «Ho sentito quel grandissimo sfessato di Travaglio: spero di incontrarlo di notte al buio». Per fargli cosa? Non era stato De Luca ad autoproclamarsi candidato anti-camorra? E ora che fa, usa il linguaggio dei camorristi? Insomma, stavolta il sindaco si è lasciato trascinare dall’ardore e farebbe bene a chiedere scusa.

Ieri mattina il Fatto Quotidiano ne dava notizia in prima pagina, ricordando che Travaglio ha dato incarico ai suoi avvocati di denunciare De Luca per minaccia. Quel che il giornalista non ha ricordato è che anche lui, pochi anni fa, usò un’espressione simile al riguardo di Renato Curcio e Adriano Sofri. «Implorino l’indulgenza plenaria da quello Stato borghese che ancora vent’anni fa sognavano di rovesciare. Ma lo facciano alla chetichella, dietro le quinte, con un fil di voce, lasciando perdere le tv e i giornali, che non fanno per loro. E quando usciranno di galera, lo facciano in punta di piedi, strisciando contro i muri magari nottetempo, senza farsi vedere né sentire. Poi, possibilmente, evitino di impartire lezioni, di pubblicare articoli, libri, memoriali, mie prigioni… Meglio che scompaiano dalla circolazione. Perché a qualcuno, sentendoli ancora parlare, potrebbe venire la tentazione di ripensarci e di andarli a cercare. Lievemente incazzato». Chi di notte ferisce…

Massimiliano Gallo

Il Riformista

La verità sulla Pax Mafiosa

gennaio 29, 2010

Proponiamo un estratto dalla prefazione di Marco Travaglio a “Il patto” di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci (Chiarelettere, pp. 342, euro 16).

A un certo punto del loro racconto, Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci buttano lì una frase che è la chiave del libro: «Sarà un caso, ma dal 1994 in Italia non si è più verificata una strage». Poco più avanti, ricordano quando Salvatore Riina, dalla gabbia del processo Scopelliti, il 25 maggio 1994 diede la linea al primo governo Berlusconi appena insediato: «C’è tutta questa combriccola, il signor Caselli, il signor Violante, questo Arlacchi che scrive libri… Ecco, secondo me il nuovo governo si deve guardare dagli attacchi di questi comunista (sic)». Cinque mesi dopo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dichiarò da Mosca: «Speriamo di non fare più queste cose sulla mafia, perché questo è stato un disastro che abbiamo combinato insieme in giro per il mondo. Dalla Piovra in giù. (more…)

I craxiani sono peggio di Bettino

gennaio 8, 2010

di Marco Travaglio

Quanti Stati esistono in Italia, se uno condanna un corrotto e un altro lo celebra come statista?

Tra le fumisterie politichesi che precedono il decennale della morte di Bettino Craxi, nessuno è ancora riuscito a dare una risposta sensata a una semplice domanda: perché bisognerebbe riabilitarlo? Secondo Piero Fassino, “al di là delle responsabilità penali, a dimensione giudiziaria ha sovrastato a riflessione politica”. Come se non fosse un fatto politico gravissimo che un presidente del Consiglio infranga le leggi che lui stesso pretende di imporre agli altri. Fassino definisce Craxi “un capro espiatorio” perché “il problema del finanziamento illegale non riguardava solo il Psi, ma l’intero sistema politico”. Se le parole hanno un senso, sta confessando di essere stato complice del “problema”: cioè di un reato. (more…)

La prefazione di Marco Travaglio a “Il Caso Genchi: storia di un uomo in balia dello Stato”

dicembre 21, 2009

Non ho alcuna intenzione di riassumere, in questa prefazione, il libro che state per leggere. Anzitutto perché non voglio levarvi il gusto di sfogliare pagina per pagina questo giallo intricato ma semplice al tempo stesso, che incrocia quasi tutti gli scandali del potere d’Italia: quelli che i professionisti della rimozione chiamano «misteri d’Italia» e che di misterioso in realtà non hanno un bel nulla. Ma soprattutto perché riassumerlo è impossibile. Diversamente dai gialli, qui non è importante il canovaccio della trama: qui sono importanti i particolari, tutti.

Vorrei, invece, parlare un po’ di Gioacchino Genchi e spiegare perché ce l’hanno tanto con lui. Perché è diventato, prima segretamente e da qualche anno apertamente, un nemico pubblico numero uno. E dunque perché Il caso Genchi (ma io l’avrei intitolato Il caso Italia) curato da Edoardo Montolli è tutto da leggere. Questione di memoria: Genchi non ha soltanto una memoria di ferro, Genchi è una memoria di ferro. Quella memoria che, per vivere tranquilli, bisognerebbe ogni tanto resettare e azzerare. Invece lui non ha mai proceduto per reset, ma sempre per accumulo. Possono levargli i fascicoli su cui sta lavorando, possono portargli via i computer, possono sequestrargli tutti i file memorizzati. Ma lui continua a ricordare e a collegare tutto. Dovrebbero proprio eliminarlo fisicamente, per renderlo inoffensivo. Con quel po’ po’ di database nel cervello, Genchi avrebbe potuto diventare stramiliardario (in euro), senza neppure il bisogno di ricattare questo o quello: gli sarebbe bastato far sapere di essere in vendita e mettersi all’asta. La prova migliore della sua onestà è proprio il fatto che non ha mai guadagnato un euro in più di quello che gli derivava dal suo lavoro. Che non ha mai fatto uso delle informazioni che, incrociando i dati delle intercettazioni e soprattutto dei tabulati telefonici acquisiti da decine di uffici giudiziari, per vent’anni è stato chiamato a esaminare al servizio della Giustizia. Mettete insieme memoria e onestà, e avrete una miscela esplosiva, anzi eversiva. Che basta, da sola, a spiegare perché in un Paese come l’Italia Genchi è visto come un pericolo pubblico. Non ruba, non ricatta, sa che cosa sono le leggi e lo Stato e li serve fedelmente, e per giunta non è ricattabile. Riuscite a immaginare un nemico peggiore, per i poteri fuorilegge che si spartiscono l’Italia praticamente da quando è nata? (more…)

Mauro: “Chiamare Travaglio terrorista, un atto gravissimo e da incoscienti”

dicembre 18, 2009

La luce che entra dai vetri della stanza del direttore di Repubblica non restituisce l’idea del covo dei mandanti morali. Come il discorso composto, pacato per via delle radici, fermo per via della convinzione. Eppure Ezio Mauro dovrebbe essere uno dei capi del network dell’odio, evocato da Fabrizio Cicchitto nell’aula di Montecitorio.

Direttore, che effetto le ha fatto essere indicato come istigatore?

Mi ha colpito molto per il momento e per la sede. Cicchitto non si è reso conto che parlava in un’aula parlamentare o ha questa concezione del Parlamento? Era interesse di Berlusconi raccogliere i segnali positivi, arrivati dall’unanime condanna del gesto di un folle, dalla tempestiva solidarietà di tutti. Ma Cicchitto non rappresenta una corrente del Pdl, quanto piuttosto una pulsione interna al partito.

L’ha anche rivendicato: “Ho dato voce al popolo del Pdl”.

Certamente l’istinto profondo di Berlusconi è questo. Ed è facile per queste persone mettersi al riparo di una pulsione. Così non fanno politica, salvo che non abbiano un disegno: far saltare il tavolo. E andare alle urne, tentando un’ennesima prova di forza. Come se l’agire politico della destra in Italia si realizzasse in una serie di forzature successive, nell’ incapacità di esercitare la legittimità del governo per il quale hanno ottenuto mandato dagli elettori. Hanno una maggioranza straordinaria e la loro macchina non produce politica. In questi otto mesi, da Casoria in poi, si sono succedute diverse fasi. Prima quella della verità: Berlusconi ha mentito sui suoi scandali. Poi è diventata una questione di libertà: ha definito eversori i giornali di tutta Europa. E ora di legalità, perché attacca Corte costituzionale e capo dello Stato. E questo potrebbe essere ciò che muove i suoi verso il ribaltamento del tavolo. Andare alle elezioni con una piattaforma estrema: cambiamo la Costituzione e facciamola aderire all’anomalia Berlusconi. L’anomalia non è risolvibile: costituzionalizziamola. È come se Berlusconi dicesse al sistema politico: introietta la mia anomalia, sarai sfigurato per sempre. Ma così tutto diventa coerente. È la biografia del premier trasformata in ultima ideologia del paese. La tentazione suprema potrebbe essere andare al voto su questo. (more…)

DUELLO ALL’ULTIMO SANGUE (DI BERLUSCONI) TRA FELTRI E TRAVAGLIO

dicembre 15, 2009

ERA TUTTO ORGANIZZATO
Da “Il Velino

“Già nell’edizione di ieri – scrive Vittorio Feltri su IL GIORNALE – preparata a botta calda (è il caso di dirlo), il nostro Alessandro Sallusti ha raccontato e spiegato a dovere quello che c’era da raccontare e spiegare. Ho condiviso ogni sua parola. Vorrei solo aggiungere qualche considerazione.

Primo. Liquidare l’attentatore, quel Tartaglia da Cesano Boscone, come un povero pazzo in cura da un decennio perché ha dei fili staccati? Uno che la domenica sera, anziché andare a spasso con gli amici, va in Piazza Duomo con le tasche piene di oggetti contundenti, e quando gli si presenta l’occasione ne lancia uno in faccia al presidente del Consiglio, non si può ragionevolmente dire sia sano di mente.

Questo lo sappiamo perfino noi che grazie al cielo non abbiamo lauree in psicologia e materie affini. E ovvio che di solito chi compie atti del genere è uno squilibrato. Lo dimostra la storia. L’uomo che ferì gravemente papa Giovanni Paolo II non era un tipetto raccomandabile. In un paio di decenni di detenzione non ha pronunciato un discorso che avesse un capo e una coda. Solo frasi deliranti. Ricostruzioni sgangherate. Soprattutto un sacco di bugie. (more…)

Botta e risposta Travaglio-Polito

dicembre 13, 2009

1 – EL DRITO, LIBERISTA A CARICO NOSTRO
Marco Travaglio per “Il Fatto Quotidiano”

Ora che persino Antonio Polito s’è accorto che “questo è regime” e l’ha scritto sul Riformista, informando così i parenti stretti, potremmo dichiararci appagati e riposare sugli allori. Purtroppo il direttore del samizdat arancione, già organo del finto partito Le Ragioni del Socialismo (ovviamente a carico nostro), ora trasformatosi in una strana cooperativa che fa capo agli Angelucci (noti cooperatori di mutuo soccorso), è giunto alla drammatica conclusione in seguito all’unica cosa buona del governo Berlusconi: il taglio dei fondi pubblici ai giornali (la seconda saranno le dimissioni).

Intendiamoci: la norma, come chiede anche Fini, deve salvare le vere cooperative di giornalisti, come il Manifesto, e forse anche i giornali veri di partiti veri: Secolo d’Italia, Padania, Unità, Liberazione. Almeno finché resta il finanziamento pubblico, i partiti han diritto a dirottarne una quota per comunicare le proprie eventuali idee. Per tutto il resto, o un giornale si mantiene con i lettori e la pubblicità, o chiude. Come ogni impresa in ogni mercato libero. (more…)

Marco Travaglio: Il ruolo dei poteri di controllo nell’Italia degli anni 2000

dicembre 10, 2009

L’intervento di Marco Travaglio al convegno “Etica pubblica e poteri di controllo: la vicenda Baffi, Sarcinelli, Ambrosoli” organizzato dal SIBC (Sindacato Indipendente Banca Centrale) a Roma il 22 ottobre scorso.

Introduce Massimo Dary, Segretario Responsabile S.I.B.C.
Noi ringraziamo Gherardo Colombo per il suo appassionato intervento. Vorrei trarre due piccoli spunti. Il forte richiamo alla Costituzione come presidio delle pari opportunità e dell’eguaglianza fra tutti i cittadini – tema di cui si è parlato molto in questi giorni, per quelli che sono parsi tentativi di violare questo principio. L’altro elemento centrale che ho percepito è l’invito a non distrarsi dalle vere vicende del Paese. Ricordavo nella mia breve relazione che in quegli anni l’opinione pubblica era distratta, per cui l’omicidio Ambrosoli rimase quasi un elemento secondario, perché tutti pensavano ad altri avvenimenti ritenuti più importanti. Ma ci fu una precisa volontà di lasciare in sordina tutto quel che avvenne. L’ingresso dei carabinieri in Banca d’Italia per arrestare il vice direttore generale o il Governatore, allora, non fu motivo se non di qualche articolo su pochi giornali, eppure era la prima volta che succedeva. Quindi, credo sia molto importante questo richiamo a vigilare, ad essere presenti, a non lasciarsi distrarre troppo dalla quotidianità e a difendere i nostri diritti.
Ora vorrei dare la parola a Marco Travaglio. Marco Travaglio, editorialista del nuovo giornale “il Fatto Quotidiano”, ha raccontato in diversi libri, fra cui “Mani sporche”, tutti i passaggi delle scalate bancarie del 2005 dei “furbetti del quartierino”. Ma nei suoi scritti ha spesso evidenziato anche l’importanza del linguaggio per coprire interessi inconfessabili: attraverso la retorica, attraverso le parole spesso si nascondono altri disegni, altre volontà. Tutti ricordiamo la retorica su “l’italianità delle banche”. Anche nel 1972 il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia di Carli indugiarono a colpire le rilevanti irregolarità che già si erano scoperte sulle banche di Sindona per tutelare “l’ordinato funzionamento del sistema”.
Come fare a districarsi fra questi inganni verbali di chi ha il potere e attribuisce il significato alle parole?
Poi vorrei porre un’ultima questione, su un tema che ritorna spesso nei libri di Travaglio. I processi sono necessari per stabilire le responsabilità penali dei singoli. Ma sono anche importanti per l’opera di disvelamento dei reali meccanismi del potere, quello vero, sempre esercitato fuori scena, nell’ombra, mentre in pubblico il potere si mette in scena indossando mille maschere a uso e consumo degli spettatori.
Quindi, anche al di là degli aspetti penali, cosa ci insegnano la storia di Baffi, Sarcinelli e Ambrosoli, e le successive vicende che nel 2005 hanno coinvolto giudiziariamente la Banca d’Italia?
A Marco Travaglio la parola, per svelarci questi segreti. (more…)

Il prossimo “scoop”? Il premier mafioso

novembre 22, 2009

Il tam tam cresce ora dopo ora e preannuncia una nuova offensiva contro Silvio Berlusconi. Un copione già visto in altre occasioni. Partono i giornali amici delle procure politicamente schierate con articoli che introducono scenari loschi e sospetti. Ogni giorno spunta un nuovo tassello che infrange, senza l’indignata protesta dell’associazione nazionale magistrati o del Capo dello Stato, il segreto istruttorio. In un crescendo di veleni, allusioni e ipotesi suggestive, la morsa si stringe secondo copione. Ci siamo. A giorni scoppierà un nuovo presunto scandalo. Ve lo anticipiamo. Silvio Berlusconi è mafioso e responsabile delle stragi avvenute agli inizi degli anni Novanta. Non è uno scherzo. O meglio, è uno scherzo che i soliti noti stanno cercando di trasformare in una accusa giudiziar-politica. (more…)

Legge Alfano, la pietra tombale sulla giustizia

ottobre 28, 2009

ingroiaPer gentile concessione dell’editore pubblichiamo la prefazione di Marco Travaglio al volume “C’era una volta l’intercettazione. La giustizia e le bufale della politica” di Antonio Ingroia (Stampa Alternativa, 2009).

Se cercavate un trattato giuridico sulle intercettazioni telefoniche e ambientali e sulle norme che le regolano e le regoleranno, lardellato di commi e codicilli, avete sbagliato libro: affrettatevi a restituirlo al libraio e chiedete il rimborso. Se invece cercavate uno strumento divulgativo per capirci qualcosa nella giungla dei luoghi comuni, delle frasi fatte, delle bugie che inondano giornali e televisioni sull’ultima (ma solo in ordine di tempo) legge-vergogna del regime berlusconiano (ma, come purtroppo vedremo, non solo berlusconiano), avete fatto la scelta giusta. (more…)

Lei è educato si vergogni

ottobre 17, 2009
imagesdi Marco Travaglio
Nel regime di Berlusconia chi ha la sfortuna di aver ricevuto un’educazione, di aver imparato che non si dicono le bugie e si parla uno per volta, è fregato. Chi ha una reputazione fa di tutto per conservarla: ma chi ne è sprovvisto non teme di perderla, dunque parte avvantaggiato. Perché può fare e dire tutte le porcate che vuole, tanto da lui ci si attende il peggio. Prendete Gasparri, con rispetto parlando: continua a dire in tv che io vado in ferie a spese della mafia, ben sapendo che non è vero ma che nessun Vespa lo smentirà e nessuna Authority o Vigilanza interverrà. Prendete il miglior premier degli ultimi 150 anni, il più perseguitato della Storia (più di Gesù, per dire), il più buono e giusto: siccome è anche l’editore più liberale dai tempi di Gutenberg, una delle sue tv fa pedinare con telecamera nascosta il giudice Mesiano, per dimostrare che è un tipo strano e sospetto (infatti porta calzini turchesi, fuma e aspetta il suo turno dal barbiere, invece di andare a puttane o frequentare papponi e spacciatori). (more…)

Come l’utilizzatore finale ha conquistato il gruppo Mondadori

ottobre 6, 2009
imagesdi Marco Travaglio
 
Dal giudice Metta a Mills: Strategia di una corruzione continua.
Soltanto chi non ha mai letto le varie sentenze che, negli anni, hanno riguardato Silvio Berlusconi, può meravigliarsi se il 3 ottobre 2009 il giudice civile del Tribunale di Milano, Raimondo Mesiano, ha scritto che di fatto l’Italia è governata da un delinquente. Tecnicamente da un corruttore di giudici: “corresponsabile della vicenda corruttiva”, cioè della sentenza comprata dai suoi avvocati con soldi suoi che nel 1991 gli regalò il primo gruppo editoriale del Paese, sottraendolo al legittimo proprietario, Carlo De Benedetti. Di qui la condanna in primo grado, per la holding di famiglia, a restituire il maltolto dopo vent’anni di possesso abusivo della Monda-dori: 750 milioni di euro di danni. Che poi il presidente del Consiglio sia pure un corruttore di testimoni, lo si può leggere nella sentenza di primo grado a carico di David Mills (ora pubblicata da Peter Gomez e Antonella Mascali ne “Il regalo di Berlusconi”, Chiare-lettere): lì i giudici milanesi aggiungono che corruppe pure la Guardia di Finanza,ma si salvò in Cassazione per “insufficienza probatoria” proprio grazie alla falsa testimonianza prezzolata di Mills. (more…)

DUELLO TRAVAGLIO-MASSIMO FINI SU SANTORO “DI REGIME”, ZOCCOLE E BERLUSCONI

ottobre 3, 2009

images1 – CHISSENEFREGA DELLE ESCORT

Massimo Fini per Il Fatto

Una volta Fellini mi disse: “L’Italia è un Paese dove la realtà supera sempre l’immaginazione”. Assisto, incredulo, allo spettacolo di un intero Paese che discute ferocemente se il premier è andato a puttane e se sapeva che lo erano.

 

Ora, le vicende private di un premier, come di qualsiasi altro cittadino, qualora non si concretino in fatti di rilevanza penale, non possono essere oggetto di dibattito politico.

 

Sono fatti suoi. E invece sono mesi che la sinistra, politica e mediatica, batte il chiodo dei cosiddetti casi Noemi ed escort. Le 10 domande di Repubblica sono penose.

Riportano ai tempi in cui, ragazzini, il prete in confessionale, masturbandosi di nascosto dietro la grata, ti chiedeva: “Quante volte, figliolo?”. E l’altro ieri la trasmissione di Santoro (che non ho visto perché sono andato a onorare Gianfranco Funari, un conduttore che era conside rato volgare perché si lasciava sfuggire qualche parolaccia, ma che non si occupava di puttane, ma di politici-puttane) dove la star era Patrizia D’Addario. (more…)

Bugie di governo, giustizia di sabbia

settembre 26, 2009

imagesdi Marco Travaglio

Brutto affare le notizie, specie per chi non vi è abituato. In quattro giorni Il Fatto ne hapubblicate almeno due di un certo peso: l’indagine sul sottosegretario Gianni Letta e quella sul cosiddetto ministro della Giustizia, Angelino Alfano. In entrambi i casi gli interessati hanno replicato, com’era loro diritto. E hanno mentito, com’era loro dovere. Palazzo Chigi, di cui Letta è l’incarnazione mummificata, ha risposto che il gip di Roma ”ha definitivamente archiviato il procedimento giudicando del tutto inesistenti le ipotesi di reato formulate… La conseguente restituzione degli atti alla Procura di Potenza e la successiva trasmissione alla Procura di Lagonegro da parte della Procura generale della Cassazione nulla aggiunge al merito ed è legata a ragioni procedurali”. (more…)

La mosca Tzè Tzè di Marco Travaglio

settembre 25, 2009

imagesMax, tesoro non stai bene?

Massimo D’Alema ha ragione: in Italia c’è troppo “antiberlusconismo che sconfina in una sorta di sentimento antiitaliano”. Lo dice anche Berlusconi (“la sinistra è antiitaliana”), dunque è vero di sicuro. “Questa concezione di una minoranza illuminata che vive in un paese disgraziato – spiega ancora D’Alema – è l’approccio peggiore che possiamo avere. Piuttosto bisogna sforzarsi di capire le ragioni della destra”. Sante parole: a qualcuno basta sentir parlare D’Alema, ricordare la sua Bicamerale e il suo governo, o magari dare un’occhiata al lombrosario che lo circonda, per capire al volo le ragioni della destra. Segnaliamo dunque al Lìder Massimo alcuni truculenti esempi di antiberlusconismo antiitaliano, affinchè prenda buona nota e opportuni provvedimenti. Si aggira da anni per la politica italiana un noto esagitato che, del presidente del Consiglio in carica, è riuscito a dire in sequenza, con grave sprezzo del patriottismo: “Se perde le elezioni, Berlusconi dovrà rifugiarsi all’estero, in rovina” (5-3-94), “è una via di mezzo tra Marinho, il padrone della tv Globo brasiliana, e Giancarlo Cito (31-12-93), “ha una tipica mentalità totalitaria” (10-9-94), “è il compare di Craxi (24-6-94), “è come Ceausescu” (2-8-94), “mi ricorda Kim Il Sung” (13-7-94), “è il capo di una banda che antepone i propri interessi a quelli dell’Italia” (4-3-95), “un pericolo per l’E u ro p a ” (5-3-95), “buffone, grandissimo bugiardo, squadrista della tv” (5-3-95), “un barbaro” (3-5-95), “si nasconde sotto due dita di cerone per non arrossire delle cose che dice e porta i tacchi alti alla Little Tony” (24-8-95), “non riconoscerei Berlusconi come premier legittimo nemmeno se vincesse le elezioni” (23-9-95), “fa appello agli istinti peggiori del Paese, a quell’Italietta dei pavidi e dei conformisti pronti ad accorrere intorno al vincitore ” (19-3-2001), “di questo passo lo vedremo con lo scolapasta in testa” (6-4-2001), “siamo preoccupati della salute mentale di Berlusconi” (7-4-2001), “estraneo alle regole della civiltà politica” (17-4-2001), “vuol fare dell’Italia la Thailandia d’E u ro p a ” (30-4-2001). E questo per citare soltanto le carinerie. (more…)

Il monologo di Travaglio diventa un duello

settembre 18, 2009

travaglio01gResta aperto il nodo sulla sua partecipazione ad Annozero: giovedì l’opinionista, ancora senza contratto, potrebbe «fare l’ospite» di Michele Santoro

MARIA GRAZIA BRUZZONE
ROMA
La tragedia afghana ha finito per condizionare anche la riunione di ieri il cda Rai, smorzando i toni accesi delle polemiche su Ballarò, spostato per far spazio a Porta a Porta con Berlusconi. Il presidente Garimberti ha esordito con la prevista relazione sul «caso» e ha ribadito le sue critiche sia alla decisione in sè di spostare il programma di Floris, sia alle modalità in cui è stata attuata. E che la scelta sia stata «sbagliata» e «presa non per motivi editoriali» lo hanno ripetuto i consiglieri di opposizione, mentre quelli di maggioranza hanno approvato compatti l’operato del direttore generale Masi. Il quale comunque si è assunto in prima persona la responsabilità della decisione. Per il cda il caso è ormai chiuso (Masi però mercoledì prossimo sarà sentito in Vigilanza). Resta aperto il nodo Marco Travaglio ad Annozero anche se si va profilando una soluzione. E giovedì l’opinionista clou, ancora senza contratto, potrebbe intanto «fare l’ospite». Presente e parlante, sia pure gratis. (more…)

La mosca Tzè Tzè di Marco Travaglio

settembre 16, 2009

imagesRed carpet sui cadaveri

Il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto negli ultimi 150 anni va ripetendo in giro che la consegna di 47 chalet a 200 dei trentamila sfollati per il terremoto d’Abruzzo dopo appena 162 giorni rappresenta “il cantiere più grande del mondo”, nonché l’opera di ricostruzione più rapida e imponente della storia dell’umanità. Anche meglio della muraglia cinese e della piramide di Cheope. Non parliamo poi della bonifica delle paludi pontine e della battaglia del grano, che gli fanno un baffo. (more…)

La Mosca Tzè Tzè di Marco Travaglio

settembre 14, 2009

imagesRacket a mezzo stampa

Il diavolo si annida nei particolari. Il ricatto, invece, nelle ultime righe dell’odierno editoriale di Vittorio Feltri sul Giornale della famiglia Berlusconi. Destinatario, indovinate un po’: Gianfranco Fini. Il “compagno Fini”, come lo chiama Littorio da quando il presidente della Camera s’è permesso alcune critiche al padrone d’Italia e di Feltri (ricordate il “compagno Montanelli”? Ecco, ci risiamo). Bene, Feltri ammonisce amorevolmente Fini a non tirare troppo la corda: “non gli è permesso tenere un piede nella maggioranza e uno nell’opposizione. Deve risolversi subito”. E soprattutto deve smetterla di difendere i magistrati che indagano sulle stragi e sulle trattative Stato-mafia (“teoremi”). “Perché – butta lì Feltri – oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera”. Ohibò: Fini ha per caso a che fare con la mafia? Macchè. Sentite Feltri: “E’ sufficiente – per dire – ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza nazionale per montare uno scandalo”. Segue avvertimento: “Meglio non svegliare il can che dorme”. (more…)

La mosca Tzè Tzè di Marco Travaglio

settembre 10, 2009

imagesIl Giornale dei pregiudicati

Ebbene sì, lo confessiamo: ieri abbiamo organizzato un forum in redazione con scrittori, giornalisti, artisti e intellettuali per presentare il Fatto Quotidiano a un gruppo di persone che stimiamo, apprezziamo e speriamo di avere come collaboratori.

Fra queste, ci hanno fatto l’onore di essere presenti anche due magistrati antimafia, Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia, della cui amicizia personalmente mi vanto: sono due dei migliori eredi del pool di Falcone e Borsellino, in prima linea nel pool di Gian Carlo Caselli, fra i protagonisti delle stagioni più luminose della lotta alla mafia. Se vorranno, scriveranno sul Fatto in materia di giustizia e di mafia, insieme a giuristi, costituzionalisti, esperti di diritto, partecipando al dibattito sulla legalità che in Italia è ormai riservato ai delinquenti e ai loro onorevoli avvocati. (more…)

La Mosca Tzè Tzè di Marco Travaglio

settembre 10, 2009

imagesLe Procure complottano? Magari

Mentre muore Mike Bongiorno, il padre della televisione italiana, il killer della televisione italiana annuncia alla Nazione alcune buone notizie.

La prima è che non siamo ancora tecnicamente una dittatura perché “un dittatore di solito prima attua la censura e poi chiude i giornali” e lui s’è fermato per ora al primo punto del programma: i giornali, bontà sua, non li ha ancora chiusi. Anzi, “in questi giorni in Italia si è dimostrato che c’è stata la libertà di mistificare, calunniare e diffamare”, come dimostra il Giornale. Che naturalmente non è suo, ma del fratello Paolo: lui ne è soltanto l’utilizzatore finale. (more…)

La mosca Tzè Tzè di Marco Travaglio

settembre 4, 2009

imagesL’utilizzatore funzionante e altri delirii

Reduce da un piccolo intervento chirurgico in anestesia totale, riprendo la lettura dei giornali, ma non capisco alcune cose.

Davvero s’è dimesso Dino Boffo e non Silvio Berlusconi?

Davvero La Stampa, a proposito degli ultimi sviluppo di Puttanopoli, ieri ha titolato “Berlusconi già cerca Casini”?

Davvero il direttore del Giornale di Berlusconi, cioè del massimo difensore della privacy e del segreto investigativo al mondo, ha pubblicato la foto della vittima delle molestie di Dino Boffo e il certificato del casellario giudiziale del Boffo medesimo, che per legge è accessibile soltanto agli inquirenti e all’interessato?

Davvero Berlusconi ha detto “povera Italia con questa informazione che pubblica tutto il contrario della realtà”, dopo aver nominato o fatto nominare una ventina di direttori di tg, reti televisive e giornali e aver fatto cacciare e/o denunciare e/o sputtanare quelli che osano non appartenergli e/o non obbedirgli? (more…)

Carta Canta di Marco Travaglio

settembre 1, 2009

imagesEsperto offresi, ottime referenze

“Il ministro degli Esteri guarda avanti e spiega come e cosa dovrà cambiare a Kabul. Ministro Frattini, quali sono i nodi principali? ‘Intanto un piano di 100 giorni contro la corruzione, che é il vulnus più grande in Afghanistan’.”
(Il Messaggero, 21 agosto 2009).

“L’Italia sale di dieci posizioni nella classifica mondiale – stilata lo scorso 20 marzo dalla rivista americana Forbes – sui Paesi a maggior tasso di corruzione… A determinare il balzo in avanti del nostro Paese nella speciale gradutoria del malaffare politico – secondo il rapporto pubblicato da Forbes – grande peso sarebbe da attribuire alla recente approvazione del cosiddetto ‘Lodo Alfano’ che ha concesso immunità penale alle cinque maggiori cariche istituzionali italiane. (more…)