Posts Tagged ‘massimo d’alema’

Io intercetto, voi no

maggio 13, 2010

Le ultime rivelazioni sulle intercettazioni di D’Alema e Fassino illegalmente e gentilmente offerte a Berlusconi, riportano alla mente un altro episodio della sua luminosa carriera, ovviamente dimenticato: quando era lo stesso Cavaliere a intercettare di nascosto i suoi ospiti per carpire loro false accuse contro Di Pietro. È l’autunno ‘95 e Di Pietro, uscito da un anno dalla magistratura, è nel mirino della Procura di Brescia. Ma le inchieste languono e rischiano di finire archiviate. Si avvicina l’entrata in politica del pm più popolare d’Italia e Berlusconi ne è terrorizzato.

Così invita ad Arcore un suo vecchio dipendente e amico, il costruttore Antonio D’Adamo, che era amico pure di Di Pietro e nuota in pessime acque, con 40 miliardi di debiti con le banche. Berlusconi s’impegna ad aiutarlo finanziariamente, ma in cambio vuole una sola cosa: la testa di Tonino. Quando, alle 12:55 del 7 settembre, D’Adamo esce dalla villa di Arcore, chiama la figlia che gli domanda: “Papà, ma tu sei riuscito a fare qualcosa per lui?”. E D’Adamo: “Certo, Patrizia, c’è tutta una contropartita…”. L’amico Silvio gli ha appena promesso un po’ di respiro dalle banche creditrici e un intervento per sbloccare certi affari edilizi in Libia. Passano due anni e il 13 maggio 1997 Cesare Previti produce a Brescia un memoriale scritto da D’Adamo che rievoca creativamente il famoso prestito di 100 milioni fatto dal costruttore all’ex pm e poi restituito, e altri particolari opportunamente ritoccati per accreditare l’ipotesi accusatoria dei pm bresciani: che Di Pietro abbia concusso il banchiere Pacini Battaglia per salvarlo da Mani Pulite in cambio di una tangente parcheggiata sui conti di D’Adamo. (more…)

IL MEZZANINO DELLE LIBERTÀ / LE FIGURACCE DI D’ALEMA, UNA CASA A 633MILA LIRE: LO SCANDALO DIMENTICATO

maggio 6, 2010

Marco Travaglio per Il fatto Quotidiano

Ma davvero qualcuno può pensare che il caso Scajola si chiuda con le dimissioni di Scajola? Ma davvero, come scrive Pigi Battista sul Pompiere della Sera, il caso Scajola è “una vicenda personale i cui contorni restano ancora enigmatici”? Queste piacevolezze sarebbe il caso di lasciarle agli addetti ai favori.

Tipo Littorio Feltri, che addirittura si “leva il cappello” dinanzi al “valore del gesto” di Sciaboletta che “non risulta indagato” eppure s’è addirittura dimesso, dunque il cavalier padrone se lo deve riprendere al mercatino dell’usato per “utilizzarlo nel (e per il) partito allo scopo di riorganizzarlo specialmente in periferia” perché “in questo genere di incarico il dimissionato ci sa fare”.

O tipo Maurizio Belpietro, che se la prende con i “pm prevenuti” che hanno impedito a Scajola di “spiegare com’erano andate le cose e dimostrare di non aver nulla di cui vergognarsi”, poi assicura che il pover’uomo è “sconfitto, ma non vinto” (però…) e “sogna di tornare e ricominciare”. Magari da un altro appartamento in saldo. (more…)

Ferrara: D’Alema e la figuraccia a testa alta

gennaio 29, 2010

Massimo D’Alema è uno che le batoste se le merita. Nel senso in cui si augura a un avversario di meritarsi, lui e le sue idee, un fracco di metaforiche legnate. Ma anche nel senso moralistico cinque, secentesco: merita talvolta, sempre più spesso, l’onore di una sconfitta, il classico blasone dell’anima bennata. Ho sempre rilevato la natura sicaria di certi suoi comportamenti, ma con l’età e l’esperienza viene fuori un’altra dimensione dell’ex presidente del Consiglio, più da hidalgo, meno convenzionalmente opportunistica e machiavellica. Non lo vedo ancora come un eroe della Mancia, come un sublime evocatore di gesta cavalleresche, come un grande innamorato della bellezza e di Dio, ma il suo modo di perdere mi pare sempre meno banale.

D’Alema poteva tirarsi fuori con un po’ di formalistica prudenza dal casino pugliese, dove il vento populista e personalista gonfiava le vele di Nichi Vendola, tribuno lirico di un comunismo da parrocchia di borgata, e deprimeva qualunque ambizione d’apparato o, come si dice adesso, oligarchica. Invece ha voluto coltivare, a costo di perdere di brutto, la sua immagine grigia e perfino tetra di uomo di partito, riottoso alle sfide retoriche della società civile, rigido nel rivendicare un punto-nave fisso anche contro correnti e maree trascinanti; così si è messo in mezzo alla tempesta, ha perso la barca a Gallipoli, è andato alla deriva, ha rimediato una figuraccia, si è infranto sugli scogli, ed è stato ripescato da un accordo gentiluomo con Silvio Berlusconi (contro il parere di metà della sua corte) per la presidenza del Copasir, il Comitato sui servizi segreti, garanzia di sconfitte future nella società di sinistra, che non ama gli inguacchi con il nemico, detesta i servizi segreti, il ruolo dei partiti e dei loro leader, oligarchi per definizione. (more…)

Contro Max

novembre 3, 2009

imagesNon esiste un candidato peggiore di Massimo D’Alema per la carica di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea. La nuova carica, prevista dal Trattato di Lisbona, è una specie di ministro degli Esteri dotato di un corpo diplomatico autonomo e destinato a diventare la figura più importante dell’Unione, specie se il presidente non sarà Tony Blair, ma un grigio euroburocrate, un “europigmeo” secondo la definizione dell’Economist, sconosciuto anche ai suoi più stretti familiari. D’Alema è tutto tranne che un pigmeo, anzi è l’unico vero capo della sinistra italiana. Nessuno discute la sua leadership né la capacità politica – più tattica che strategica, in realtà – e nemmeno la splendida e forse necessaria mitomania di cui è portatore sano, al punto da lasciar credere alle folle adoranti che sia sua, invece che del Don Chisciotte di Cervantes, la formidabile battuta “capotavola è dove mi siedo io”. (more…)

Intervista a Massimo D’Alema

ottobre 11, 2009

images«In un paese normale si sarebbe già dimesso, lo avrebbe costretto il suo partito», dice Massimo D’Alema di Silvio Berlusconi. E se il Pd non ne chiede le dimissioni, spiega D’Alema, è perché «non è l’opposizione che può cambiare il capo del governo, e in un momento così delicato la priorità è limitare il danno alle istituzioni». L’ex premier consegna al Riformista la sua preoccupazione per la stagione che si apre dopo la sentenza della Consulta sul lodo Alfano, ma anche il suo ottimismo in vista delle primarie democratiche del 25 ottobre («La credibilità di Bersani è enormemente superiore a quella di Franceschini»), allontanando lo spettro di un ribaltone rispetto al responso dei circoli. «Un ruolo interessante», dice poi D’Alema della nuova figura di “ministro degli Esteri Ue”, incarico che secondo molti osservatori sarebbe in cima alle sue ambizioni future.
Onorevole D’Alema, dopo la sentenza della Consulta il paese è di nuovo precipitato in un clima da guerra civile.
Andiamo alla sostanza del problema. Abbiamo un presidente del Consiglio che ha diversi problemi con la giustizia. Per difendersi, aveva costruito un argine totalmente inappropriato. Siamo però un paese democratico e abbiamo una costituzione che sancisce un principio di eguaglianza tra i cittadini. Questo non significa che non ci possa essere un sistema di garanzie e tutele, ma dal momento in cui le abbiamo abbattute per i parlamentari con la sostanziale abrogazione dell’articolo 68 della Costituzione, diventa molto difficile costruire una tutela ad personam, anche se ingegnosamente estesa alle più alte cariche istituzionali. (more…)

La sinistra europea disarmata

settembre 29, 2009
imagesMASSIMO D’ALEMA
La crisi attuale segna un profondo cambiamento d’epoca. Non si tratta soltanto di una crisi finanziaria, economica e ormai pesantemente sociale; si tratta di una crisi politica e culturale.

Si chiude un ciclo caratterizzato da una globalizzazione senza regole, dal dominio dell’ideologia ultraliberale. Tramonta l’illusione dogmatica dell’infallibilità del mercato. Al centro del dibattito pubblico tornano idee fondamentali che sono proprie della tradizione socialista.

Ma – ecco il paradosso – di fronte a questa grande svolta sembra proprio il socialismo in Europa a essere più in difficoltà. Non mancano speranze e segnali di novità, tuttavia gran parte del nostro continente è oggi governata da una leadership conservatrice e il declino della destra neoliberista sembra andare non a vantaggio dei progressisti ma, in molti paesi europei, a vantaggio di un’altra destra nazionalista, populista, talora apertamente reazionaria e razzista. Eppure, mentre in Europa accade questo, nel resto del mondo sono le grandi forze progressiste che guidano l’impegno per aprire una nuova prospettiva oltre la crisi e gettare le basi di una nuova stagione economica e politica. Sono i Democratici negli Stati Uniti d’America, così come sono progressisti di diversa natura i leader e i partiti alla guida dei grandi Paesi emergenti, dall’India al Brasile all’Africa del Sud. Persino il Giappone, dopo 54 anni di egemonia politica liberale e conservatrice, si è affidato a una forza democratica e progressista. Non solo, ma in massima parte questi partiti non appartengono alla tradizione e alla cultura socialista, anche se con l’Internazionale socialista collaborano o dialogano intensamente. Perché dunque proprio qui, nella vecchia Europa, sembra essere così difficile la sfida per i progressisti? (more…)

Quella faida tra Prodi e D’Alema che ha lasciato solo macerie

settembre 19, 2009

imagesIl rinvio a giudizio di Antonio Fazio e quello di Giovanni Consorte non mi rendono allegro. È interessante prendersela con i potenti (e con Fazio ho polemizzato quando era nella pienezza dei poteri e ritornava sonori ceffoni a chi lo criticava) e non con chi è caduto. È inevitabile, poi, notare come certi reati connessi al mondo finanziario appaiono essere contestati solo a chi non è ben protetto. Il che in parte è inevitabile, anche per evitare disastri in un sistema bancario che nasce con Giuliano Amato nel 1992 in una consistente confusione tra pubblico (vedi fondazioni) e privato (proprietà formale delle nuove banche). In cui l’influenza della politica non è forse inferiore a quella esercitata nella Prima Repubblica ma senza dubbio è più opaca. Certo, in molte situazioni negli anni più recenti è sembrato che fossero più le banche a comandare ai partiti che viceversa (come avveniva fino agli anni Novanta in Italia). Ma questo andazzo non migliorava certo la situazione. (more…)

Travaglio: Max e la Bicamerale a ore

settembre 18, 2009

3351476875_bbd2d382fcdi Marco Travaglio, da L’espresso, 18 settembre 2009

Appena deflagrò lo scandalo delle ragazze a tassametro chez Berlusconi, si cominciò a scommettere su quale leader del Pd si sarebbe precipitato questa volta in soccorso del Cavaliere. Pochi, in ossequio al principio dell’alternanza, puntavano sul solito D’Alema, che già aveva dato tanto alla causa berlusconiana (i 20 milioni in nero presi da un imprenditore malavitoso, la ‘merchant bank’ del caso Telecom, la Bicamerale, le bombe sulla Serbia, il pellegrinaggio a Mediaset “grande risorsa del Paese”, il ribaltone anti-Prodi). Invece, con una prontezza inversamente proporzionale alla fantasia, l’ottimo Max s’è confermato una garanzia. Per il centrodestra. La cena elettorale a Bari pagata dal pappone ufficiale di Palazzo Grazioli, Giampi Tarantini, e il viaggetto sulla di lui barca non sono paragonabili a quanto emerge sul conto del premier. (more…)

La libertà di stampa che piace a D’Alema è quella di Pol Pot

settembre 15, 2009

imagesdi Giampaolo Pansa

«I giornali? È un segno di civiltà non leggerli. Bisogna lasciarli in edicola». Chi ha sentenziato così? Il maledetto Caimano, ossia Silvio Berlusconi? Macché, è stato il democratico Massimo D’Alema. Max ha anticipato tutte le ire del Cavaliere nei confronti della carta stampata. Con assonanze sorprendenti. Compresa la strategia di darci dentro con le cause civili e le richieste astronomiche di danni. La prima scena risale al 31 ottobre 1992. Aeroporto di Lecce. Incontro D’Alema che aspetta il volo per Roma. È mattina presto, ma lui già schiuma di rabbia contro una masnada di pessimi soggetti. I giudici di Mani Pulite. Gli editori. I giornali e i giornalisti. Primo fra tutti, Eugenio Scalfari, direttore di “Repubblica”. Ringhia: «Scalfari ha leccato i piedi ai democristiani che stavano a Palazzo Chigi, da Andreotti a De Mita. E adesso fa il capo dell’antipartitocrazia». (more…)

LA LETTERA AL CORRIERE

settembre 10, 2009

imagesD’Alema: la cena? Un incontro elettorale Ignoravo chi l’aveva organizzata e pagata

Caro direttore, mi sembra opportuno, all’indomani della pubblicazione da parte del suo giornale di stralci dei verbali degli interrogatori dell’imprenditore Giampaolo Tarantini, chiederle un po’ di spazio per alcune precisazioni e alcune osservazioni. Io non conosco Giampaolo Tarantini. Pur essendo da oltre 20 anni parlamentare della Puglia ed avendo certamente molte conoscenze comuni con l’imprenditore di Bari non ho mai avuto occasione di incontrarlo, di frequentarlo, di ricevere da lui richieste o di chiedergli qualcosa. Non mi occupo di appalti della sanità pugliese né di altri rami di attività in cui opera in modo industrioso il poliedrico imprenditore. Nei verbali si parla di una cena elettorale per D’Alema. (more…)

Intervista a Massimo D’Alema

settembre 5, 2009

images«Atto di barbarie, è allarme democrazia»

 

Onorevole D’Alema, inevitabilmente la prima domanda è sul «caso Boffo». Anche lei è convinto che le dimissioni del direttore dell’«Avvenire» rappresentino un fatto grave?
«È un caso che desta grande preoccupazione. Come desta preoccupazione il degrado impressionante della vita pubblica di cui il presidente del Consiglio è il principale responsabile».

Secondo lei le frequentazioni femminili del presidente del Consiglio influiscono sul serio sulla politica del nostro Paese o lo dice solo per fare propaganda?
«Essendo Berlusconi capo del governo è ovvio che la sua condotta ha una rilevanza politica soprattutto per il modo in cui egli ha reagito non spiegando i suoi comportamenti, non rispondendo a interrogativi legittimi, il che avrebbe probabilmente chiuso la questione. Al contrario, Berlusconi ha utilizzato il suo potere politico, mediatico e finanziario per perseguitare e colpire le voci critiche. Si è creata una situazione pesante e allarmante: l’episodio del direttore dell’Avvenire segna uno spartiacque: un qualsiasi giornalista che abbia una notizia imbarazzante o fastidiosa per il presidente del Consiglio sa che da oggi in poi, se la pubblica, è a rischio di pesanti ritorsioni. Al fondo di questa barbarie c’è l’anomalìa italiana». (more…)

Massimo D’Alema

luglio 9, 2009

imagesCapo in surplace. Nelle vite precedenti cantante, musicista, giocatore d’azzardo, teologosofista

Dal Foglio del 20 agosto 2000

Dopo aver traslocato da Palazzo Chigi a palazzo Cecchi Gori, una mattina incontra per caso due vecchi compagni, dei tempi lontani della Fgci, oggi uomini di mondo, di successo e sempre di sinistra. I tre parlano simpaticamente, c’è anche il tempo per un caffè. Poi appena lui gira l’angolo, per tornare in fondazione, uno dei due dice all’altro: “Aho’ me sa che questi se so’ rimpannucciati, hanno la faccia de quelli ch’hanno svortato”. Tira un’aria così, attorno al primo ex premier ex post comunista, a colui che colse l’occasione della sua nomina a capo del governo per dare l’annuncio storico della fine della Guerra fredda. (more…)