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Mel Ramos

gennaio 18, 2013

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Mel Ramos. The Nile Queen

agosto 27, 2012

Sesso, sigari e Pop Art

agosto 31, 2010

C’erano una volta Warhol, Lichtenstein, Rauschenberg. E Ramos, che mixava donne nude e ketchup. Come fa ancora oggi. Grazie a un segreto

Nell’articoloAd alcuni piacciono le rosse alte e magre e altri amano le bionde grasse piccole e paffute, a me piace la donna normale […..] Su dieci cose che faccio me ne vengono buone due. Spero di arrivare a quattro prima di morire. La mia intenzione è semplicemente quella di migliorare. Mi piace andare ogni giorno nel mio studio, e quando qualcuno mi paga per ritrarre la moglie io prendo i soldi per guardarla mentre si spoglia […..]  In realtà il sesso è un’attività e la nudità è una condizione

Sven Shuman per “L’Espresso“, altre foto qui

Corre quest’anno il 60esimo anniversario della Pop Art, il movimento artistico che ha creato leggende come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg e Mel Ramos. Il 75enne Ramos è l’unico ancora in vita, e continua a creare. Il segreto della sua longevità? Due sigari al giorno, rivela.

I quadri di Ramos mixano donne nude a icone del 20esimo secolo come Coca Cola e Lucky Strike. Il quadro della bella donna nuda che esce da una Banana Chiquita è un’icona della Pop Art, ma il suo stile gli ha guadagnato forti critiche da femministe e conservatori. Gli è stato dato del sessista, c’è chi ha cercato di boicottarne le mostre, ma lui ha continuato a coltivare la passione di una vita: l’arte. In quel mondo Ramos è molto rispettato. Amato dai collezionisti, disgustosamente ricco, è rimasto fedele a se stesso. Il libro “Mel Ramos: 50 anni di Pop Art” è stato appena pubblicato da Hatje Cantz.

Pablo Picasso diceva che il principale nemico della creatività è il buon gusto. È d’accordo?
“Picasso era un uomo cattivo, ha fregato un sacco di amici. Diciamo che è vero, ma non sempre. Io ho la mia idea di cosa sia il buon gusto. Non mi interessa disturbare. Picasso ha fatto molti disegni erotici, alcuni li definirebbero pornografici. Anch’io, ma per divertirmi e per scambiarli con i miei amici artisti”.

Ci sono ancora persone che posano per lei?
“Sì. Non molto tempo fa è venuta Pamela Anderson nel mio studio in California, voleva che le facessi un ritratto. Le ho fatto molte foto, e quadri con lei. Uno è stato venduto a una fiera d’arte in Corea, l’altro non me lo ha mai pagato perciò ora si trova in Austria nella mia galleria a Vienna. Speriamo lo vendano. Capita spesso che questa gente vede il quadro, non gli piace e non lo paga. Lei mi ha detto: “Sto costruendo una casa a Malibù, i costi mi sono sfuggiti di mano e non ho i soldi”. Vecchia storia, vada al diavolo. Non ha pagato neanche il costruttore, l’idraulico, un mucchio di gente. Comunque io ho un archivio di corpi femminili generici. Modelle che ho fotografato e ancora utilizzo. Cambio i volti”.

// Lei disegna spesso una bellezza classica, ma negli ultimi 15 anni la percezione generale della bellezza nel pubblico è cambiata, con queste ragazze estremamente magre e alte che un tempo non erano affatto considerate attraenti. Si va in una direzione sbagliata?
“In altre epoche le donne erano paffute, avevano corpi formosi. Definisco le mie donne bellezze generiche perché si tratta di persone “generalmente attraenti”: donne normali, con un seno di dimensioni normali e una bella figura. Ad alcuni piacciono le rosse alte e magre e altri amano le bionde grasse piccole e paffute, a me piace la donna normale”.

Le capita ancora di vederne una per strada e sentire il bisogno di ritrarla?
“Non proprio, anche se tempo fa ad un’inaugurazione diverse giovani donne molto belle mi hanno avvicinato per chiedermi di autografare un libro o un poster. Avessi avuto 35 anni di meno gli avrei chiesto di farmi da modelle, ora non più”.

Il suo ultimo libro si chiama “50 anni di Pop Art”. Ma la Pop Art esiste ancora?
“No. È successo molto tempo fa, negli anni Sessanta. Quando un gruppo di artisti – Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Jim Rosenquence, Jim Dime – sono arrivati a New York tutti insieme e nello stesso momento. Quella era la Pop Art. La Pop Art ha preso vita negli anni Sessanta ed è finita piuttosto rapidamente. Io però vivevo in California, ho passato diverso tempo a New York ma mai più di sei settimane per volta. Andavo là per stampare le litografie: e sei settimane e basta. La Pop Art è stato uno stile di vita breve, ma le ondate scioccanti che ha prodotto colpiscono ancora oggi, dopo quarant’anni anni. Ricevo continuamente lettere di giovani che mi chiedono autografi, che hanno appena scoperto la mia arte. L’influenza della Pop Art è stata profonda”.

Oggi si parla più di Pop Culture che di Pop Art. Cosa pensa di personaggi come Bansky, che critica la società così come faceva la Pop Art?

“Che c’è un’agenda politica dietro al suo lavoro. Io cerco solo di fare un bel quadro e non me ne importa nulla di ciò che la gente ci vuole leggere. Anzi, definiscono il mio lavoro “arte Pin-up” e questo mi fa infuriare. A me piace fare quadri su lavori preesistenti, per esempio di Manet. Ho dipinto sulla base di alcuni suoi quadri cambiando solo i personaggi e intensificando il colore per renderli più contemporanei, rispetto al 19esimo secolo. Se la mia arte deve essere qualcosa, è parodia della storia dell’arte”.

Lei è rimasto fedele al suo stile per cinquant’anni. Quanto ego serve per riuscirci?
“Cerco di non rovesciarlo addosso agli altri, ma nella mia maniera ribelle ho un ego enorme. La gente pensa di dover cambiare di continuo, io invece inseguo sempre gli stessi concetti, per coglierli in modo giusto. E un giorno ci riuscirò. Su dieci cose che faccio me ne vengono buone due. Spero di arrivare a quattro prima di morire. La mia intenzione è semplicemente quella di migliorare. Mi piace andare ogni giorno nel mio studio, e quando qualcuno mi paga per ritrarre la moglie io prendo i soldi per guardarla mentre si spoglia”.

Come sono i rapporti con gli altri artisti pop? Eravate amici?
“Oh sì, di Roy Lichtenstein. Quando andavo a New York stavo da lui. Sua moglie lavorava nella mia galleria a New York e ogni giorno alle 17.30 veniva a prenderci e andavamo a cena, si restava fuori. Tom Wesselman era un caro amico: sia lui che io ed Allen Jones dipingevamo corpi femminili ed eravamo bersaglio dell’ira femminista. Molte femministe ce l’avevano seriamente con noi”.

Non l’hanno stancata i dibattiti che da quasi 50 anni dicono che suoi dipinti sono sessisti?
“Le ho sotterrate tutte! Si sono calmate. Le persone sono più tolleranti di questi tempi. Judy Chicago venne ad una mia mostra in un museo di San Francisco, vide il mio lavoro e cominciò ad inveire contro il direttore che lo aveva messo in mostra. Ma alla fine non ha alcuna importanza”.

La nudità dovrebbe esser maggiormente accettata?
“Certo, perché non dovremmo poter stare nudi in pubblico? Ci sono spiagge pubbliche dove la gente lo fa. “America” è un luogo che si trova tra New York e la California, quella è la vera America. New York e la California non ne fanno parte. In realtà il sesso è un’attività e la nudità è una condizione”.

Qual è la cosa più bella di una donna nuda?
“Tutto. È legato al concetto di naturalezza. È il mondo in cui sei arrivato. Ed è il modo in cui te ne andrai”.