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Khodorkovsky, l’oligarca che dal Gulag punta al Cremlino

dicembre 18, 2011

Mikhail Khodorkovsky

In Russia molti lo considerano l’unico vero oppositore di Putin. L’ex magnate si racconta in una biografia ancora inedita

Federico Varese per “La Stampa

La democrazia ha il potere di sorprendere. Anche quando è imperfetta e limitata, riesce a togliere il sonno ai tiranni. Le ultime elezioni in Russia ne sono un esempio: il partito di Putin, Russia Unita, non ha raggiunto la soglia del 50%. Nonostante i brogli, l’apparato statale non è riuscito a falsificare del tutto la volontà degli elettori. Come il regime sovietico mentiva a se stesso e al resto del mondo con la retorica socialista, così il regime di Putin mente dicendosi democratico. Ma è una menzogna che a volte dimentica se stessa e mostra dei frammenti di verità.

Eppure i partiti d’opposizione che entreranno nella nuova Duma non sono credibili. Da quasi vent’anni Vladimir Zhirinovsky, il leader della destra razzista, e Ghennady Zyuganov, capo del Partito Comunista, convivono comodamente con gli inquilini del Cremlino: gli uni fingono di fare opposizione mentre gli altri gli permettono di fare affari. Il terzo partito di opposizione ad entrare nella Duma sarà Russia Giusta. In teoria una formazione che si professa social-democratica, in pratica è una costola del regime: nel congresso di fondazione, il leader Mironov espresse la sua ammirazione per Putin e la speranza che fosse il loro candidato. Secondo il professor Richard Sakwa, dell’Università del Kent, Russia Giusta è stata fondata per volere degli apparati militari e di sicurezza alleati a Putin con l’intento di creare una parvenza di dialettica democratica.

Esiste dunque un leader in grado di liberare la Russia dal putinismo? Come spesso accade nei regimi autoritari, gli oppositori credibili vanno cercati in galera. Uno dei prigionieri più famosi è Mikhail Khodorkovsky, già proprietario della compagnia petrolifera Yukos, che era l’uomo più ricco di Russia quando è stato arrestato nel 2003 dopo aver osato criticare apertamente Putin e finanziare l’opposizione liberale. «Data la carenza di leader carismatici e la crescente crisi del regime – dice Sakwa -, uno scenario nel quale Khodorkovsky diventi un politico di primo piano non è improbabile. La dignità con la quale ha accettato i verdetti contro di lui ne fanno una figura senza eguali in Russia».

La trasformazione da oligarca senza scrupoli a difensore dei diritti umani confinato in un carcere in Karelia è una delle vicende più straordinarie della Russia postcomunista. Oggi può essere ripercorsa grazie al documentario «Khodorkovsky» (2011) di Cyril Tuschi, presentato al Festival del Noir di Courmayeur, e all’autobiografia ancora inedita dal titolo provvisorio «La Casa dei Morti. Prigioniero di Putin», un libro che contiene ampi brani scritti da Khodorkovsky con testi di raccordo della giornalista Natalia Gevorkyan. Per ora sono pronti solo quattro capitoli. Nessuno fino ad ora ha parlato in pubblico di questa opera. Io ho avuto modo di leggere il testo e quanto segue è basato sul racconto inedito dell’ex oligarca russo.

Khodorkovsky è figlio del sistema sovietico e di una transizione al capitalismo convulsa. Nato in una famiglia di umili origini e con padre ebreo, negli Anni 80 è un giovane che studia sodo e lavora di notte. Legge distrattamente i classici russi, ma preferisce i romanzi cult di fantascienza dei fratelli Strugatsky, soprattutto «È difficile essere Dio» (pubblicato in Italia nelle edizioni Urania nel 1989), la musica degli Abba e di Patricia Kaas. Insieme alla futura moglie è un membro fedele dell’organizzazione dei giovani comunisti (il Komsomol). È tutto tranne che un dissidente. Dopo la laurea in chimica nel 1986, comincia a lavorare presso il Komsomol della sua università. Di lì a poco apre una delle prime banche private. Sfruttando le differenze tra cambio ufficiale e reale del dollaro e un vuoto legislativo, la sua banca rastrella dollari in Russia e compra computer che rivende a peso d’oro. Quando la Banca Centrale cambia la normativa, il Governatore gli permette di continuare a condurre operazioni in valuta. Il giovane Mikhail si fa crescere i baffi per sembrare più vecchio, coltiva contatti con la nomenklatura, è spregiudicato e ben integrato nel sistema della corruzione post-sovietica.

La svolta arriva con le presidenziali del 1996: Boris Eltsin svende i gioielli dell’industria sovietica agli oligarchi in cambio del loro appoggio nelle elezioni, e Khodorkovsky entra in possesso di Yukos per 300 milioni di dollari (il valore effettivo stimato era di circa 6 miliardi). Mentre gli oligarchi si spartiscono il Paese, il sistema sanitario è al collasso, Eltsin è impantanato in Cecenia in una guerra che non riesce a vincere, e i mafiosi si uccidono per le strade.

Dietro la fortuna di Khodorkovsky si nasconde, secondo alcuni, un grande crimine. Nel 1998, viene assassinato il sindaco di una cittadina nella Siberia occidentale che si opponeva alla vendita di un’impresa estrattiva locale a Yukos. Khodorkovsky è informato dell’omicidio mentre sta celebrando il suo 35esimo compleanno nel club privato dell’azienda, a pochi metri dalla Piazza Rossa. Per chi, come me, ha visitato quel palazzo dallo stile vagamente moresco che era stato la sede di un sindacato sovietico, è facile immaginare l’arrivo di un messaggero che scivola sul parquet immacolato dell’ingresso, inforca l’immensa scalinata e raggiunge Khodorkovsky in una delle tante salette private del primo piano. Il magnate è inorridito, raccontano i testimoni, e ha sempre negato ogni responsabilità.

L’arrivo di Putin al potere cambia le regole del gioco. Il nuovo «uomo forte» fonda la sua legittimità sulla lotta al caos e alle umiliazioni subite negli Anni 90. Khodorkovsky forse è ingenuo o forse crede di poter influenzare il nuovo zar, che invece lo considera un pericoloso rivale politico. Dopo l’arresto di alcuni suoi collaboratori, Khodorkovsky capisce di essere il prossimo, ma decide di restare in Russia. Nel 2003 inizia così il suo viaggio nella «casa dei morti» descritta da Dostoevskij, un viaggio fatto di molte notti in cella d’isolamento, di attacchi da parte di altri detenuti, di apparizioni in tribunale e di verdetti palesemente partigiani. Come i dissidenti sovietici, non chiede la grazia. E comincia a scrivere.

Khodorkovsky descrive la prigione come «una lente d’ingrandimento dei processi sociali: oggi si trovano in galera non tanto ladri di strada e pedofili, ma uomini d’affari vittime dello Stato che ha confiscato i lori beni e la loro vita». Sembra aver raggiunto una consapevolezza superiore di se stesso («nella mia cella mi metto le cuffie e mi sento in rapporto con l’universo») e ha maturato un progetto politico: liberato dalla tirannia dei beni materiali, oggi combatte per il diritto «di essere se stesso», e dar voce alle vittime di un sistema di cui lui stesso era parte. Dopo aver stretto un patto col Diavolo, ora si sente come Faust nel quinto atto: «Chi sempre faticò a cercare/noi possiamo redimerlo».

Khodorkovskij: «Uscirò dal carcere. Il futuro della Russia è la democrazia»

gennaio 26, 2011

Il magnate prigioniero: «Putin sa quanto è debole il suo potere e cosa potrebbe farlo cadere»

Fabrizio Dragosei per “Il Corriere della Sera

Mikhail Khodorkovskij, ex uomo più ricco di Russia e patron della grande compagnia petrolifera Yukos è certamente il detenuto più celebre e più imbarazzante (per il potere) di Russia. La nuova condanna comminatagli alla fine dell’anno scorso prevede 14 anni di detenzione, di cui 8 già scontati. Rimarrà in carcere fino al 2017, ben dopo la prossima scadenza presidenziale. Vladimir Putin o Dmitrij Medvedev potranno essere tranquillamente rieletti senza doversi preoccupare di lui, al sicuro dietro le sbarre. Khodorkovskij ha accettato per la prima volta di parlare dopo il verdetto, rispondendo, tramite i suoi avvocati, alle domande di quattro giornali europei: International Herald Tribune, Süddeutsche Zeitung, Le Monde e Corriere della Sera.

In passato lei ha detto che la Russia ha comunque un futuro democratico. Conferma questo giudizio?
«Sì, anche se la strada non sarà breve né semplice. Adesso sappiamo dove siamo; e vedendo come la società reagirà al verdetto capiremo quali siano le prospettive a breve termine». (more…)

La parabola del tycoon che sfidò Putin

dicembre 27, 2010

Ascesa e caduta di Khodorkovski

da “La Stampa

Mikhail Khodorkovski, 47 anni, ex patron del colosso petrolifero Yukos, un tempo tra gli oligarchi più brillanti e ricchi, è oggi il carcerato più celebre di Russia, per aver osato sfidare Vladimir Putin. Secondo le autorità russe Khodorkovsky è un criminale comune colpevole di aver rubato e rivenduto illecitamente enormi quantità di petrolio. Il premier Putin lo accusa di avere le mani sporche di sangue, paragonandolo a un mafioso del calibro di Al Capone e un truffatore quale l’ex finanziere americano Bernard Madoff.  (more…)

«Mi vergogno del mio paese»

novembre 9, 2010

La difesa di Mikhail Khodorkovsky dal tribunale di Mosca dove è sotto processo

da “ilpost

Lo scorso martedì Mikhail Khodorkovsky, l’ex magnate russo in carcere dal 2003, ha pronunciato un sentito e toccante discorso dall’aula di tribunale davanti ai giudici di Mosca, che il prossimo 15 dicembre emetteranno una nuova sentenza, già scontata, che manterrà in carcere lui e il suo ex socio Platon Lebedev probabilmente per altri 14 anni.

Nel discorso Khodorkovsky spiega quanto ciò che gli è accaduto sia il simbolo del baratro in cui è caduta la Russia in questi ultimi anni. Khodorkovsky è stato l’uomo più ricco di Russia prima che la sua compagnia petrolifera, la Yukos, dichiarasse bancarotta. È stato arrestato per frode ed evasione fiscale, ma i motivi della sua detenzione sono di natura politica ed economica. Negli ultimi anni, anche per il suo potere economico, viene sempre di più considerato un punto di riferimento dell’opposizione a Putin. La condanna del 2003 scadrà tra un anno, poco prima le elezioni presidenziali del 2012, ed è quindi puntualmente arrivata una nuova accusa che tra l’altro, scrive il Washington Post, contraddice la prima. Ora Khodorkovsky è accusato di appropriazione indebita, cioè di aver rubato alla propria azienda lo stesso petrolio sul quale era stato accusato di evadere le tasse. In questi anni gli avvocati dell’accusa hanno ricattato e minacciato diverse persone per convincerle a fornire una falsa testimonianza.

Qualche estratto dal discorso di Khodorkovsky.

Non voglio parlare degli aspetti legali del caso, questa volta. Chi voleva capire ha capito da molto tempo. Nessuno sta davvero aspettando una mia confessione. Dubito fortemente che qualcuno potrebbe davvero credermi, se dicessi che ho davvero rubato tutto il petrolio prodotto dalla mia azienda. E nessuno potrebbe nemmeno credere a un’assoluzione del tribunale di Mosca. Malgrado tutte le difficoltà, voglio parlarvi della speranza. La speranza, la cosa più importante che esista. Ricordo quando avevo 25 anni, alla fine degli anni Ottanta. Il nostro paese stava vivendo nella speranza della libertà, una speranza che ci avrebbe permesso di raggiungere la felicità nostra e dei nostri figli. Abbiamo vissuto con questa speranza. Per certi versi si è materializzata, per altri no. Credo che le responsabilità della mancata piena realizzazione di questa speranza siano di tutta la nostra generazione, me compreso. (more…)

Prigioniero politico

Mag 17, 2010

La CNN è riuscita a intervistare Mikhail Khodorkovsky, l’ex oligarca russo nemico di Putin detenuto in un carcere siberiano dal 2005

Nel 2004 Mikhail Khodorkovsky era l’uomo più ricco della Russia, e il sedicesimo più ricco del mondo. Un uomo d’affari, proprietario del colosso petrolifero Yukos, diventato ricco durante gli anni di Eltsin come molti altri oligarchi. Contrariamente a quel che facevano i suoi omologhi, però, Khodorkovsky si muoveva in modo piuttosto sbarazzino: con una mano sosteneva finanziariamente un largo numero di partiti di opposizione al governo di Vladimir Putin, con l’altra contrattava la cessione di un ramo della sua compagnia a un gruppo petrolifero straniero. Due mosse che a Putin non piacevano affatto.

Nel 2003 Khodorkovsky viene arrestato insieme al suo vice Platon Lebedev con l’accusa di evasione fiscale, frode e peculato: due anni dopo, il 31 marzo 2005, sarà condannato a nove anni di lavori forzati in Siberia. La sua azienda viene smantellata, costretta a pagare una cifra enorme in risarcimenti e multe, e poi viene acquistata dallo stato. La storia del processo di Khodorkovsky è stata analizzata e raccontata per anni da diverse associazioni per i diritti umani, e tutte sono arrivate alla conclusione che si sia trattato di quanto di più lontano da un processo equo: udienze spostate in località improbabili per tenere alla larga i giornalisti, accuse fabbricate a tavolino, forti pressioni da parti delle autorità governative. In mezzo tutta una storia da film di spionaggio fatta di prove artefatte e misteriosi omicidi di altri dirigenti della Yukos.

La pena di Khodorkovsky verrà poi ridotta a otto anni, ma proprio mentre la data del rilascio si avvicina – e quando Khodorkovsky da ricco oligarca è diventato ormai simbolo dell’opposizione al regime di Putin – saltano fuori delle nuove accuse e un nuovo processo per appropriazione indebita di denaro. Il processo è ancora in corso, l’accusa ha richiesto altri ventidue anni di detenzione.

Nonostante si trovi in carcere in Siberia, nel corso degli anni Khodorkovsky è riuscito più volte a comunicare con l’esterno, inviando articoli e messaggi. Qualche giorno fa la CNN è riuscita a far arrivare nella sua cella una lista di cinque domande, e Khodorkovsky è riuscito a far arrivare ai giornalisti le risposte.

Perché queste nuove accuse contro di lei? Sospetta che ci siano delle ragioni politiche?
Lo scopo delle nuove accuse è evitare che il mio rilascio. Ci sono indubbiamente delle motivazioni politiche, visto che non esistono motivazioni di altro genere. A oggi, i procuratori non sono riusciti come gli sia venuto in mente che tutto il petrolio prodotto da Yukos possa essere stato rubato, che in sostanza è la cosa di cui mi accusano. (more…)

Il detenuto Khodorkovsky

Mag 1, 2010

Storia dell’oligarca che non si piegò a Putin e di un secondo processo infame

Anche per chi sia convinto, non senza buoni motivi, che il decennio di Putin rappresenti, nella storia russa, un’esperienza tutto sommato positiva, il caso Khodorkovsky appare oggi come un’autentica pietra dello scandalo. L’ex capo del Cremlino e il suo attuale successore possono indubbiamente vantare al proprio attivo un’energica politica di restaurazione dell’autorità dello stato, dopo l’anarchia degli anni eltsiniani; e la lotta contro lo strapotere degli oligarchi – con l’episodio chiave del processo all’ex padrone della Yukos – è stata parte fondamentale di questa impresa. Ma, per l’appunto, si tratta di una lotta ormai coronata dal successo. Così stando le cose, il secondo processo che vede sul banco degli imputati Mikhail Khodorkovsky e il suo vice Platon Lebedev (quando i due hanno ormai scontato gran parte degli otto anni di reclusione a cui sono stati condannati per frode fiscale), che si è aperto a Mosca un anno fa e che in queste settimane sta entrando nel vivo, si rivela, anche allo spettatore meno prevenuto, come un atto di accanimento e di persecuzione senza uguali.

Si può capire il primo atto del dramma
. Il caso Khodorkovsky, infatti, ha rappresentato uno spartiacque tra i caotici anni di Eltsin e l’era Putin. Nel decennio Novanta, gli oligarchi tenevano di fatto in ostaggio il governo. E questa situazione è radicalmente cambiata in una gelida giornata dell’ottobre 2003 quando, all’aeroporto di Novosibirsk, gli agenti del Fsb hanno circondato l’aereo privato dell’uomo più ricco di Russia, consegnandolo a una magistratura che aveva l’incarico di condannarlo al massimo della pena.

La reale posta in gioco è stata chiara fin dall’inizio. Khodorkovsky aveva violato il tacito patto stabilito da Putin con i miliardari russi: il potere avrebbe chiuso un occhio sui modi in cui avevano accumulato la loro immensa ricchezza se in cambio si fossero tenuti lontani dalla politica. Il padrone della Yukos, la più grande impresa petrolifera del paese, aveva invece continuato a finanziare le forze di opposizione. E con il suo rifiuto aveva lanciato una sfida al potere. Esistono varie versioni della famosa riunione al Cremlino in cui Putin aveva chiesto la sottomissione degli oligarchi, e tutte concordano su un punto: Khodorkovsky aveva mostrato l’atteggiamento impavido e sprezzante di chi non accetta diktat dall’alto. “Quando apparve Khodorkovsky – ha poi raccontato Elena Bonner, vedova Sakharov – ho pensato che fosse troppo intelligente e troppo rilassato, coraggioso e incosciente, e che l’avrebbe pagata cara”. (more…)

La mia vita nel gulag

luglio 3, 2009

imagesGli interessi politici ed economici dietro il suo caso. La difficile vita in carcere. Il suo nemico Putin. La voglia di riscatto. In esclusiva l’intervista a Mikhail Khodorkovsky, l’ex uomo più ricco di Russia

 

Darà battaglia, Mikhail Khodorkovsky, “fino alla morte o alla mia liberazione”. L’ex oligarca e patron della Yukos, in galera da quasi sei anni accusato di evasione fiscale, frode, riciclaggio, sta subendo il secondo processo. Denuncia, in questa intervista esclusiva con ‘L’espresso’, resa possibile dai suoi avvocati che gli hanno portato le domande in carcere, gli interessi non solo politici, ma anche economici che sono alla base dei suoi guai giudiziari. Parla di Putin, Medvedev. Di Berlusconi. Racconta le sue prigioni e i momenti in cui ancora adesso, nel 2009, la detenzione in Russia può trasformarsi in un gulag. Ma non ha perso la speranza. Per se stesso. E per il suo Paese . (more…)