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La Fininvest sta peggio del capo

settembre 5, 2010

Viaggio nei bilanci di Fininvest e delle controllate: Mediaset, Mondadori, Mediolanum e Milan. Dai debiti degli anni ’90 alla ristrutturazione finanziaria, con ricca distribuzione degli utili alla famiglia padrona. Adesso i numeri volgono al peggio: siamo agli anni del declino. In quest’articolo si spiega perché

di Pitagora da “Sbilanciamoci.info

E’ opinione diffusa che la situazione economica e finanziaria del gruppo Fininvest fosse critica nei primi anni ’90 mentre sia florida quella attuale. L’esame delle informazioni di bilancio, delle operazioni realizzate sui mercati finanziari, dei punti di forza nei confronti dei concorrenti e dei rischi che gravano sulle società del gruppo mostra una realtà differente.

All’inizio degli anni ’90 il gruppo Fininvest era fortemente indebitato: nel bilancio consolidato del 1993, i debiti finanziari assommavano a circa 4.500 miliardi di lire e quelli commerciali superavano i 2.200 miliardi, ma le società operative si trovavano in una situazione favorevole nei mercati di riferimento. I rischi che gravavano sul gruppo riguardavano comportamenti degli amministratori censurabili sul piano penale, ma con improbabili ricadute sulle società operative. L’assetto proprietario, benché opaco e improprio, consentiva un’elevata flessibilità della gestione.

Le tre principali società del gruppo (Mediaset, Mondadori, Mediolanum) esprimevano elevate potenzialità di reddito perché operavano in mercati in espansione in una posizione di vantaggio rispetto ai concorrenti; in particolare:

  • Mediaset si trovava in una situazione di duopolio con la Rai, ma aveva una struttura organizzativa più agile, una gestione più flessibile ed era sottoposta a minori vincoli amministrativi;
  • La quota di Mondadori nel mercato dei libri e dei periodici era maggioritaria e la carta stampata non subiva la concorrenza di altri media;
  • Il modello commerciale di Mediolanum, incentrato sulla rete di promotori finanziari invece che di sportelli fissi rappresentava uno schema più aggressivo e flessibile ma meno costoso rispetto a quello dei concorrenti; inoltre il mercato della previdenza privata e del risparmio gestito si trovava in una fase di espansione.

    I punti di forza delle società operative consentirono la ristrutturazione finanziaria del gruppo attraverso l’apertura dell’assetto proprietario al mercato. (more…)

Farsa su Kakà per tenere buoni gli elettori-milanisti

marzo 23, 2010

Pubblichiamo l’anticipazione del libro. “Non solo coppe. Berlusconi e il Milan” del nostro Massimo Solani e di Francesco Luti, da giovedì in libreria (edizioni Limina).

Riccardo Kaká ha giocato 270 partite con la maglia del Milan. Novantacinque gol distribuiti lungo sei stagioni indimenticabili in cui col rossonero addosso ha vinto tutto: dallo scudetto alla Champions League, dalla Supercoppa al Mondiale per club, dal Fifa World Player al Pallone d’Oro. Abbastanza per diventare uno degli oggetti del desiderio dei club di mezza Europa. Il Manchester City era quasi riuscito a convincerlo già nel gennaio del 2009, ma alla fine “Riccardino” aveva puntato i piedi e detto no sia alle valigie piene di sterline della Premier League che ai progetti di mercato dei dirigenti rossoneri. Ai quali invece erano bastati pochi minuti per accettare senza rimpianti la maxi offerta di quasi 130 milioni di euro fatta dallo sceicco Al Mubarak. «Le bandiere non si vendono», ripeteva vent’anni prima Berlusconi di fronte alle lusinghe della Sampdoria che avrebbe voluto portare a Genova Franco Baresi. Ma siccome nel calcio come nella vita tutto ha un prezzo, anche Kaká può essere venduto. (more…)